Never stop dreaming

Pubblicato da Luca Mazzella il

La straordinaria avventura di Jayson Tatum.

È il 4 luglio del 1997. Una ragazza di 18 anni, Brandy Cole, diplomatasi appena 3 settimane prima, scopre di essere incinta. Il compagno, Justin, è un buon giocatore a St.Louis, uno da 10 punti scarsi a partita, ma non ha modo di stare vicino al figlio durante infanzia e adolescenza perché sceglie di tentare la carriera da pro in Europa, con fortune alterne.

A questo punto Brandy deve lavorare per mantenersi ma lo fa continuando a frequentare l’Università perché di fermarsi proprio non ne vuole sapere. Nonostante sia sola, non si arrende e porta con se il piccolo addirittura a lezione perché crede che non possa essere una gioia a frenare i tuoi sogni…semmai può spronarti ancora di più e così succede con lei. Durante una lezione, una professoressa le fa notare che non potrebbe portare il bimbo in classe, ma lei infastidita evidenzia che pagando le tasse e non dando disturbo a nessuno, è un suo diritto portare il piccolo con se.

Studia alla University of Missouri…di giorno. 

Lavora part-time…il pomeriggio. 

Studia e si prende cura del figlio…di notte. Fino a dormire in media tre ore al giorno per un paio d’anni, decisa a conseguire il suo obiettivo. In 13 anni prende 3 lauree, in legge, scienze politiche e marketing, grazie soprattutto alle ore notturne sui libri come ripeterà più volte negli anni successivi.

No Excuses, Brandy!”

Lo ripeteva a se stessa e lo ripeteva a suo figlio. Glielo ha continuato a ripetere durante gli anni di High School, lo ha fatto a Duke, e lo fa anche ora. Il ragazzo cresce con la testa sulle spalle, ha un grande senso di responsabilità e una maturità che stona con la carta di identità.

Alle lezioni, quando mi annoiavo lei mi dava il Game-Boy e qualche snack, e nel frattempo continuava a prendere appunti con me vicino. Mamma è stata fortissima”.

Credits: Bleacher Report

A 10 anni il piccolo, che nel frattempo è cresciuto un bel po’, approccia allo sport nella squadra di softball della Black Law Students Association. Ma è solo uno svago, perché è scritto sul suo corpo che nel destino c’è la pallacanestro. Brandy era alta quasi 1.80, Justin 2.05, non poteva che uscirne un portento.

Quel portento si chiamava Jayson, e oggi è uno dei giovani più interessanti del panorama NBA.

Da freshman, a Chaminade Prep, una scuola privata, fa registrare una tripla doppia contro la Montrose Christian School, dove allora gioca il futuro Warrior Patrick McCaw, e da lì qualcuno inizia a notarlo. La stagione è un crescendo di prestazioni positive, e a fine anno tutti credono che la scelta del giovane prodigio cadrà su un trasferimento a CBC, dove il padre aveva iniziato da giocatore e, dopo il lungo girovagare europeo, era stato nominato allenatore. 
Sebbene fosse stata una figura praticamente assente nella sua vita, Jayson passa dei mesi complicati col dubbio se accettare o meno.

Arrivato il momento però, fa le spalle larghe e comunica che, nel suo interesse, restare a Chaminade è la miglior cosa. Nel frattempo, dalla numero 2 del rank ESPN Tatum sale alla 1 superando Harry Giles, fermo per infortunio, e vede proprio il padre vincere il titolo statale con CBC mentre lui è sugli spalti a fare il tifo, ovviamente con Brandy. Nel 2016 riuscirà a condurre la sua Chaminade al trionfo, chiudendo in bellezza la carriera alla High School. In quegli anni aveva anche vinto la medaglia d’oro con la Nazionale under 19 ai mondiali di categoria.

Arriva il momento di scegliere cosa fare da grande, e nella scelta di Duke c’è sempre lo zampino della mamma, che memore dei suoi sforzi sui libri fa subito notare al figlio che coach K non avrebbe mai fatto ritirare la canotta di un campione se questo non si fosse laureato, indirizzando Jayson a sceglierla.

Associated Press Photo

A Duke l’esperienza di Jayson è entusiasmante, al punto che su di lui mette gli occhi con sempre maggiore attenzione Danny Ainge, che ad ogni occasione utile combina subito un viaggio per vederlo da vicino. L’impressione? Sempre la stessa, ogni volta: il ragazzo è il migliore sul parquet, per distacco su tutti i suoi compagni. La prima volta al Nike Hoop Summit in Oregon: era il 2016, e Jayson sembra un gigante tra i bambini. E ancora, AAC a Brooklyn: l’impressione di Ainge diventa certezza.

Quei 2 giorni allo Hoop Summit mi mostrarono un giocatore superiore sia ai pari età americani che agli internazionali. Sapeva tirare, recuperare palla, prendere rimbalzi, aveva forza, sapeva portare la palla. Ma la cosa che più mi colpì era il suo equilibrio. Aveva un controllo totale di se stesso

Il 25 ottobre del 2016 la grande paura. Brandy non è con Jayson per una volta quando si fa male alla caviglia durante una partita. Il telefono è collegato in una presa nel corridoio di un ospedale di St.Louis, un’infermiera gli si avvicina per darle indicazioni sull’operazione alla cataratta che il padre dovrà subire. Il telefono intanto sta squillando e si sta illuminando per tantissimi messaggi ma lei non ci fa caso. Quando lo recupera, non sa da dove iniziare. Trova le chiamate di Don Scheyer e Jeff Capel, da Duke. 
Li richiama ma non rispondono. Manda un sms:
Qualcuno mi risponda. Come sta il mio bambino?”

Scheyer chiama dopo 15 minuti circa. Jayson si è infortunato al piede ma non ci sono ancora notizie precise.

E’ grave?”

Francamente non lo so Brandy”.

Sono minuti difficilissimi, ma mentre era ancora a telefono col Scheyer, assistente di Duke, Brandy aveva già prenotato un volo da St.Louis a Raleigh in North Carolina. Poco prima dell’imbarco un messaggio al figlio:

Sarò lì stasera figliolo. Prega, lo stiamo facendo tutti”.

L’infortunio non sarà niente di che e nulla si metterà tra Jayson e il suo sogno.

Arriva il draft 2017 e per una serie di scambi e combinazioni datate 2013, i Celtics chiamano con la numero 1. C’erano però una serie di dubbi legati ad alcuni problemi al tiro emersi durante i work-out pre-draft, ma man mano che il sogno NBA si avvicinava per Jayson, le circa 3 ore al giorno di tiro (250 triple da segnare prima di lasciare il campo) con un coach privato e una squadra al seguito, quei dubbi si affievolivano. In uno degli ultimi allenamenti pre-draft con Boston e davanti a tutto lo staff tecnico, Tatum appare diverso, più sicuro, e quel tiro sembra decisamente più fluido. Come dirà un compagno attuale che in quei mesi lo vide tirare e migliorare man mano, Al Horford, “una delle prime perplessità risiedevano nel suo tiro perimetrale. Immaginavo potesse migliorare nel tempo, ma non che dopo 4 mesi di NBA arrivasse a queste percentuali”

L’impegno mostrato e la voglia di migliorare però aveva ormai fatto breccia in Boston, in Ainge e in Stevens. Tatum è il ragazzo scelto.

Scambiano la scelta 1° coi Sixers, loro chiamano Markelle e loro alla 3 pensano di scegliete uno tra Tatum e Jackson. È un rischio, ma puntano sul ragazzo di Duke.

Succede molto raramente che una squadra decida di fare trade-down, ma un po’ per motivi salariali (1,4 milioni in più di spazio usati, con un altro bel gruzzolo, per poi firmare Hayward) un po’ perché la prospettiva di Thomas-Fultz non sembrava entusiasmare Stevens, lo scambio si fa. Il coach ragiona a lungo termine e pensa a quanto sarebbe interessante veder crescere assieme Jaylen Brown e il neo-arrivato da Duke.

Addirittura, prima che la stagione inizi, Paul Pierce viene interpellato sui rookie e le parole migliori vengono spese proprio per Jayson. Dice che nessuno è migliorato così tanto a vista d’occhio, e i movimenti offensivi del figlio di Brandy sono così assortiti da superare quanti ne avesse sviluppati lui stesso in carriera. Inizia a osservarlo, è presente agli allenamenti, lo incoraggia e gli dà consigli. Anche The Truth resta piacevolmente colpito per la maturità e per la stabilità.

Con l’inizio della pre-season, Jayson fa innamorare di se anche i compagni. A Ottobre i Celtics si stanno allenando e gioca un 1 contro 1 con Marcus Morris, che non si risparmia dal provocarlo fisicamente e verbalmente. Marcus sta recuperando da un problema al ginocchio e non inizierà la stagione col resto della squadra, ma anche al 50% non vuole mancare l’occasione di forgiare il nuovo arrivato. 2-3 tiri dalla media, tutti a canestro, con trash talking annesso. Jayson però ha un sussulto, inizia ad attaccarlo ripetutamente puntando il ferro e mettendo il suo corpo contro quello di Morris, pur sapendo che il giocatore non può ancora subire contatti fisici al 100%.

Ciò nonostante, a fine allenamento, rivolgendosi ai giornalisti a bordo campo esclama con soddisfazione: “È sempre bello e ci sente sempre benissimo a battere 1 contro 1 un rookie”.

Questo perché Marcus è un tipo orgoglioso e mai si sarebbe sbilanciato diversamente davanti alle telecamere. La verità è un’altra però, ovvero che quel giovanotto gli diede così tanti grattacapi che rivide un po’ di se stesso e del suo essere coraggioso e spavaldo senza mai tenere la testa bassa con nessuno. 
Si promette, dopo quell’intenso testa a testa, di fornirgli quei consigli e quegli insegnamenti che da rookie non gli furono dati.

“Ha appreso tutto con esperienza, guardando e osservando ogni cosa. Tanti rookie vengono in NBA pensando di sapere già tutto, chiusi di mente. Jayson è aperto, vuole imparare. È come fosse mio fratello più piccolo, motivo per cui gli starò sempre addosso. Anche quando le cose non andranno al meglio, lo incoraggerò e lo aiuterò a superare ogni momento”

Marcus adora quel rookie. Non si tira mai indietro, non si arrende, può sfidarlo in 1 contro 1 per ore e non sarebbe mai indietreggiato. Adora attaccare con la palla tra le mani, si vede che ha qualcosa in più.

Dice davanti alle telecamere:
Questo ragazzo sarà una super star”ed è affascinato non solo dal rendimento sul parquet ma anche dal suo rapporto con Brandy. Marcus spesso indossa dei gadget come polsini e fascette con una sigla, FOE, Family Over Everything, e l’attaccamento che Jayson hai nei confronti di Brandy lo colpisce al punto da volerla conoscere.

Man mano che si avvicina l’inizio della stagione già tutti sono innamorati del figlio di Brandy.

Mancano poche ore alla prima palla a 2 NBA nella carriera di Tatum. Un giornalista gli si avvicina, è al Ritz Carlon Hotel e non riesce ad accostarsi alle altre star della squadra. Scruta quel volto preoccupato e impaurito mentre parla a telefono con qualcuno, e “intercetta” alcune parole:

Ci credi? Sto per marcare il miglior giocatore del mondo stasera, te ne rendi conto papà?”

Jayson aveva incontrato LeBron quasi 12 anni prima grazie al suo padrino: Larry Hughes, proprio lui. Il grande colpo che Gilbert mise a segno per affiancare al giovanissimo James un calibro pesante che, secondo il proprietario dei Cavs, avrebbe garantito chance di titolo addirittura. Jayson conserverà quella foto per anni, e a distanza di 6 per l’esattezza invierà una richiesta di follow al suo idolo, che risponderà postando proprio quella foto per dargli il benvenuto “social”.

www.nba.com

La partita inizia, e poco prima che il cronometro parta Jayson è concentrato con lo sguardo verso il pubblico. Chi cerca? Logicamente mamma Brandy, colei grazie alla quale quel sogno sta per diventare realtà. Diventerà una sorta di rituale, gara dopo gara. Jayson la cerca, non sa sempre dove si siederà, ma solo una volta incrociato il suo sguardo rilasserà quelle ciglia corrucciate in cerca della sua migliore amica.

Dopo 2 minuti il suo primo tiro viene battezzato nel peggiore dei modi proprio dal suo idolo. Quasi non ci crede che sia proprio lui a strozzare quella prima gioia in carriera, ma LeBron non fa sconti e respinge al mittente la proposta con una stoppata. La partita sarà ricordata per il KO di Hayward, avvenuto a pochi metri da lui, che giocherà un secondo tempo ancora sotto choc ma con 5 canestri e un totale, a fine gara, di 14 punti e 10 rimbalzi: è la prima doppia-doppia per un Celtics all’esordio dai tempi di Larry The Legend. Due chiacchiere col padre a fine partita, il tempo di dirgli che dopo il tremolio iniziale il secondo tempo è apparso in discesa e il peggio, a livello emotivo, pare essere stato somatizzato.

Il resto sono una serie di tragiche o fortunate coincidenze: da giovane gregario Tatum diventa uno dei giocatori chiave della squadra. Stevens lo conosce, ha imparato a conoscerlo anzi, e davanti alle telecamere dopo appena 5 giorni dal dramma del neo-acquisto ex Jazz non ha problemi a indicare Tatum come uno dei ragazzi che dovrà diventare grande in fretta.

“La nostra idea è affiancargli Kyrie e Al così da crearne un giocatore versatile con abilità da interno e da giocatore perimetrale. Mostrargli la dedizione fisica di Aaron Baynes e Daniel Theis, così da trasmettergli anche l’importanza della cura del proprio corpo

La seconda gara va un po’ peggio: Tatum è emozionato, è la prima casalinga e segna appena 8 punti. Anche in quel caso, il dopo-partita lo passa col padre mentre torna a casa e non prima di salutare la mamma appena 2 piani più su, sia per farsi rincuorare che per mangiare i suoi appetitosi tacos, senza dimenticare di passare un po’ di tempo coi suoi 2 boxer.

Parla anche un po’ di basket con lei, che senza scendere nei dettagli gli dice poche ma semplici cose:

Fai la scelta corretta, ma senza dimenticare l’istinto che ti ha portato qui”.

Sono forse queste parole che echeggiano nella sua mente quando, 1 minuto e 10 secondi dopo l’inizio della sua quarta partita in carriera, Jayson mette una schiacciata paurosa saltando sulla testa di Tim Hardaway Jr. A quel punto il TD impazzisce letteralmente e fa definitivamente amicizia col suo nuovo fenomeno.

Qualcosa cambia in quel momento e Jayson non si ferma più. Segna da 3 per quattro volte, a fine gara ha 22 punti, 4 palle recuperate e 2 stoppate e soprattutto si becca le parole di stima di Jeff Hornacek, coach avversario, che parla di lui come un ragazzo atletico che ogni squadra della Lega vorrebbe con se.

È forte, sa palleggiare, è veloce, sa tirare e fare giocate di classe, può cambiare su tanti giocatori e per questo è stato una scelta altissima

A fine partita Jayson si gode i meritati complimenti ma prima di partire coi compagni per festeggiare il compleanno di Brown che compie 21 anni chiama la mamma e si raccomanda di non preparargli la cena, perché mangerà fuori.

Qualche settimana dopo, alla vigilia della gara con gli Spurs che inaugura una 4 giorni di viaggi con la squadra con altrettante partite. Jayson non parte, c’è un evento più importante a cui non può mancare: sta nascendo il suo piccolo. Si gode la nascita, resta vicino a lui e alla compagna per qualche ora e poi con un volo privato arriva in Texas. Appare stanco, emozionato ma provato, ma vuole giocare, chiede a Stevens di giocare: chiude a 20 punti e 8 rimbalzi.

A dicembre poi esplode: segna 14.6 di media, tira col 53% dal campo e col 45 dall’arco: è giustamente il Rookie del Mese a Est.

Stevens ha saputo in anteprima del premio e vuole comunicarlo al ragazzo, ma c’è un problema. Gli telefona, Jayson non risponde. Gli manda un messaggio, a cui non segue la risposta. Il motivo? Pur avendo concluso 2 ore prima di allenarsi, Tatum era ancora in palestra a tirare.

Da quella sera Jayson non si è più fermato. Prestazioni in crescendo, una media punti che, di pari passo con la leadership, è salita dalla regular season ai Playoff, culminati con la sontuosa serie giocata contro LeBron James. Esattamente colui che gli diede il benvenuto con una sonora stoppata. Si, proprio lui. Solo che qualche mese dopo le cose vanno diversamente…

No fear, no limits. Sky is the limit, Jayson!