Ritorno a Seattle

Pubblicato da Davide Piasentini il

Seattle, Washington

5 Ottobre 2018

Sono le 6:30 del mattino quando Dave, operaio navale di quasi quarant’anni, inizia la sua ultima giornata di lavoro della settimana. Fuori fa piuttosto freddo per essere uno dei primi giorni d’autunno. Il sole deve ancora sorgere sulla Emerald City ma è solo una questione di minuti. Non è stata una nottata semplice per Dave. È andato a letto molto tardi, nonostante fosse molto più esausto del solito dopo la giornata appena trascorsa. Ad Harbor Island, dove lavora da diversi anni, le ore sono diventate sempre più pesanti. Specialmente verso la fine della settimana.

Insomma, non è stata certo la mancanza di stanchezza a togliere il sonno a Dave. No, decisamente no. È stata pura e semplice agitazione, di quelle che non ti fanno chiudere occhio nemmeno per sfinimento.

Quel mattino, Dave inizia la giornata come se non aspettasse altro da molto, moltissimo tempo. Nel frattempo, il sole su Seattle inizia a mostrarsi timidamente. I suoi raggi avvolgono delicatamente l’anima della città. Le sue strade. I suoi grattacieli. Il suo mare. È solamente luce al momento. Scopre pian piano, senza scaldare.

Dave beve il suo caffè fumante come ogni mattina, guardando fuori dalla finestra alla ricerca di non si sa che cosa. Non è una giornata come le altre. Non per lui. Prima di uscire si ferma davanti all’armadio, frugando dentro il cassetto con poca cura dell’ordine. Eccola, finalmente l’ha trovata.

Una canotta dei Seattle SuperSonics con il numero 35 in bella vista sul petto e sulle spalle. La maglia di Kevin Durant. L’ha indossata l’ultima volta il 13 Aprile del 2008 per l’ultima partita dei Sonics alla KeyArena. Fu una vittoria meravigliosa, strappata ai Dallas Mavericks nei secondi finali. Dave quel giorno era sugli spalti a tifare la sua squadra, dimenticandosi della pessima stagione che quest’ultima stava vivendo dal punto di vista sportivo. Quella sera il numero di vittorie non contava. Tutti sapevano che sarebbe stata l’ultima volta dei Sonics nella Nba. L’ultima volta di Seattle nella Nba. Perdersi quella partita non era assolutamente possibile.

Prima di uscire, Dave infila la canotta di Durant dentro il suo zaino ed esce di casa. Direzione Harbor Island. Sembrerebbe l’ennesima fottuta giornata al cantiere navale e, invece, non lo sarà affatto. Infatti, dopo le solite nove, più probabile dieci, ore di lavoro tornerà di nuovo alla KeyArena per vedere una partita di pallacanestro dopo più di 10 anni. Una sfida di preseason fra i campioni Nba dei Golden State Warriors e i Sacramento Kings. 

Quel viaggio verso il cantiere, fatto da Dave ogni mattina quasi automaticamente, oggi sembra diverso dal solito. La città stessa è avvolta da una luce differente.

Dave ne rimane sopraffatto. Nelle orecchie, per l’occasione, suonano i Temple of the Dog con “Hunger Strike”, una delle più belle canzoni grunge di tutti i tempi. La voce di Chris Cornell arriva dritta dove deve arrivare.

“I don’t mind stealin’ bread from the mouths of decadence

But I can’t feed on the powerless when my cup’s already overfilled, yeah

But it’s on the table, the fire’s cookin’

And they’re farmin’ babies, while the slaves are all workin’

Blood is on the table and the mouths are all choking’

But I’m goin’ hungry, yeah”

Nella mente di Dave volano ricordi e sensazioni dolorosamente sedimentate nel suo cuore romantico. Il basket è sempre stato parte fondamentale della sua vita. I Sonics ne sono stati la rappresentazione più reale e profonda. La KeyArena il luogo dove i suoi sogni hanno vissuto per tanti anni senza paura di essere fatalmente infranti. Senza paura di finire nell’oscuro dimenticatoio dei suoi pensieri.

Sam Forencich/NBA

Shawn Kemp. Gary Payton. Nate McMillan. Ray Allen.  Rashard Lewis. Xavier McDaniel. Detlef Schrempf. Nick Collison. Kevin Durant. Jeff Green.

Quanti straordinari giocatori i suoi occhi hanno potuto ammirare. Difficile trovare le parole per descrivere quel genere di talento. Così come cercare di raccontare le sensazioni provate dopo il trasferimento della franchigia a Oklahoma City. Non è nostalgia. Non potrebbe mai essere così semplice. Non lo sarà mai.

Dave arriva ad Harbor Island contando le ore che lo separano dalla palla a due. Come non faceva da troppo tempo, ormai. Quando sono quasi le sei di sera, finalmente, lascia il cantiere. Si toglie la tuta da lavoro e s’infila la #35 di Kevin Durant, un talento meraviglioso, visto solamente per una stagione con la maglia dei Sonics. Che cosa avrebbe potuto regalare alla città un giocatore del genere. E poi Westbrook e Harden…

Una delle sue fantasie cestistiche ricorrenti.

L’arrivo alla KeyArena. L’ingresso nel palazzo e poi, eccolo lì, il parquet. I giocatori che si riscaldano, i palloni che rimbalzano ritmicamente. Le scarpe che strisciano per terra e il suono muto delle retine che si muovono dopo ogni canestro. Il cuore di Dave sembra vivere separatamente dal suo corpo.

I suoi occhi si muovono velocemente, attratti da ogni cosa e da nessuna allo stesso tempo. Poi si fermano. Dave lo vede, lì dietro la linea da tre punti. Sono passati più di  ieci anni e finalmente i suoi occhi si posano nuovamente su di lui. È Kevin Durant e quel tiro che sfiora appena il fondo della retina sembra essere la cosa più bella mai vista su un campo da basket. Probabilmente lo è.

https://ftw.usatoday.com

Dave vorrebbe che il tempo si fermasse e che la sirena finale non arrivasse mai.

Non esiste nulla che desidera di più.

Seattle torna ad illuminarsi di pallacanestro. Torna a respirarla. A viverla.

In realtà il basket non se n’è mai andato da questa città. Così come i sogni di Dave e di ogni tifoso dei SuperSonics. Sono lì ad aspettare una seconda occasione.

Ad aspettare nuove pagine della storia.

La loro storia.


Davide Piasentini

Davide Piasentini

Nato a Padova nel 1986, è scrittore e analista sportivo per passione. Figlio adottivo di Seattle, del grunge e dei Supersonics. Rodmaniano convinto da sempre affascinato dai "Beautiful losers" della pallacanestro. Autore dei libri "Shots for the Ages" (2016), "Ten. Storie di Grunge Basketball" (2017) e "Sotto il cielo di Rucker Park" (2018).