Luka Doncic senza limiti: l’intervista!

Pubblicato da Luca Mazzella il

Grazie a NBA Italia e Connexia abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad una Conference Call con il rookie delle meraviglie Luka Doncic, protagonista di un ottimo inizio di stagione in Texas coi Dallas Mavericks, registrando 19.8 punti, 6.5 rimbalzi e 4.4 assist a partita e affermandosi da subito come il principale terminale offensivo della squadra. 

Foto di Matteo Marchi

Luka è stato molto disponibile nel rispondere alla marea di domande provenienti da Messico, Stati Uniti, Singapore, Mongolia (si, c’era ESPN Mongolia) e ovviamente da tanti giornalisti e media italiani. Qui le sue parole: 

Con Dirk che forse si ritira a fine stagione e il nuovo talento che ha aggiunto questa squadra, quali sono i tuoi obiettivi personali e della squadra per questa stagione?

Come dico sempre. Voglio andare ai Playoff. Questo è il mio primo obiettivo. Solo dopo averli conquistati, voglio vincere il Rookie of the Year. Quella è l’altra cosa su cui sono focalizzato. Ma prima di tutto viene la squadra: solo così posso avere grandi obiettivi anche io.

So che hai avuto occasione di parlare con Pau Gasol, credo dopo la partita contro gli Spurs. Ti ha dato qualche consiglio?

No, niente consigli, ma ho parlato con lui e ci avevo anche già parlato prima. Mi ha augurato buona fortuna. È un grandissimo giocatore, parlargli mi ha dato grande motivazione e grande fiducia.

Quale pensi sia la più grande sorpresa per te da quando sei arrivato in NBA? È più veloce, il ritmo è più alto come pensavi, o è più tosta fisicamente?

Il gioco è più veloce, sicuramente. Ma me lo aspettavo, non è stata una grandissima novità, per me. Nessuna sorpresa direi. Però è sicuramente sia più rapido che molto più fisico.

Vorrei chiederti, secondo te, quale maglia #7 del Real Madrid manca di più, la tua o quella di Cristiano Ronaldo?

Direi quella di Cristiano, per tanti motivi. Primo fra tutti, lui è uno dei migliori giocatori del mondo, io devo ancora arrivare a quel livello, ma è un mio obiettivo.

Che sensazione hai per aver ottenuto da subito la stima e la fiducia di un coach come Rick Carlisle, un grandissimo allenatore che ha portato la propria squadra fino alle Finals vincendo anche un anello? Come hai guadagnato la sua fiducia?

È un grandissimo allenatore, sicuramente. Mi piace tantissimo giocare per lui. Faccio del mio meglio, ogni giorno, in partita e in allenamento. Cerco di imparare. Lui ha vinto un titolo, è un grandissimo coach per definizione.

Foto di Matteo Marchi

Volevo chiederti se hai provato ad adattare il tuo gioco all’atletismo dell’NBA e se stai allenandoti e lavorando in quel verso.

Sì, chiaramente. Cerco di lavorare su tutto quel che è in mio potere, il fisico è una delle tante. Sicuramente è una di quelle cose in cui devo migliorare di più, l’atletismo nella Lega è incredibile, ci sto lavorando molto.

Volevo chiederti se pensavi che il nuovo formato dell’EuroLega, con due partite a settimana, ti abbia aiutato ad adattarti all’NBA, e se questo formato possa aiutare più europei ad adattarsi più in fretta all’NBA

Beh, non sempre due, a volte tre a settimana. Credo che il formato sia molto migliore ora, con più partite.

Sei tranquillo, fino ad ora, col tuo gioco? Voglio sapere se pensi tu stia giocando al tuo meglio, o se il limite ancora lo devi raggiungere.

Sì, sono molto tranquillo. Mi piace, amo avere la palla in mano, creare gioco per gli altri. Cerco di giocare sempre tantissimi pick and roll. Ma qui la differenza con l’Europa si vede, ci sono tantissimi grandissimi giocatori, tantissimi giocatori di talento, tutti sono ad un livello altissimo. Sto facendo del mio meglio, ma sicuramente posso migliorare in tante cose.

Quando hai deciso di voler giocare a basket, venendo da un continente in cui il calcio la fa da padrone?

Ho sempre amato il gioco. L’ho amato fin da bambino, è stato amore a prima vista. Ho sempre voluto giocare a basket, mai avuto nessun altro sport per la testa.

Quando hai deciso esattamente di andare in NBA e lasciare il Real?

Non so dirti un momento esatto, ma ho sempre voluto giocare in NBA, era il mio sogno da bambino. Ho sempre voluto provare, ho sempre voluto essere qui in NBA.

Sembri molto sciolto, non sembri faticare in questo inizio dal basket europeo a quello NBA. Stai avendo delle difficoltà che dalla televisione non possiamo vedere?

Sono andato via dalla Slovenia quando avevo solo 13 anni. Ho lasciato casa mia per andare in Spagna. Quello è stato molto più complicato, adesso è tutto molto più semplice. Mi sono sentito subito a casa, a Dallas.

Hai iniziato alla grandissima. Lo sai che l’ultimo Rookie che ha avuto numeri come i tuoi in NBA è stato Michael Jordan? Cosa significa per te?

Significa tutto. Voglio dire, lui è stato… è il più grande ad aver mai giocato. Ma non posso rapportarmi a lui, che ha avuto una straordinaria carriera e io sono solo agli inizi. Lui è il migliore di tutti i tempi.

Dopo tutto quel che è successo la notte del Draft fra te e Trae Young, credi che fra voi adesso ci possa essere una sorta di rivalità? Come se tutto quel che farete nelle vostre carriere verrà comparato con i risultati dell’altro?

No, non credo. Per me non esiste proprio il concetto di rivalità individuale. Ci sono rivalità fra le squadre, e io sono un ragazzo competitivo. La competizione per me è contro ogni squadra, non esiste un team contro il quale potrei competere più che contro gli altri.

Come vivi il fatto che sei passato da una squadra abituata a vincere ad una che, almeno inizialmente, potrà fare fatica?

La vivo male. È molto dura, per me. Voglio vincere. Io quando perdo esco arrabbiato dalla partita. Per me è sempre durissima perdere. Ma credo che sia solo l’inizio della stagione, ci sono tantissime gare di qui alla fine, dobbiamo trovare chimica di squadra, migliorare, e vinceremo partite.

Quanto è importante, per te, vincere il Rookie of the Year?

Sarebbe speciale, non lo nego. Ma per me passa tutto dalla squadra. Voglio entrare nei Playoff, prima. Quello, è il mio obiettivo. Solo dopo penserò ai traguardi individuali. Però ripeto, sarebbe speciale vincerlo.

C’è qualche chiaro Leader nel vostro spogliatoio? Ti vedi come un futuro Leader? Giudicando solo dalla media punti, saresti già tu il Leader.

Abbiamo i nostri Leaders, credo, ma io mi vedo come un futuro Leader. Voglio diventare un Leader. Sono focalizzato su quello. Spero che la mia squadra mi possa aiutare a diventare il tipo di giocatore che voglio essere.

La scorsa settimana hai giocato contro LeBron James e i Lakers. Cosa ti è passato per la testa, avendo la possibilità di stare sullo stesso campo di LeBron, giocando contro il tuo idolo?

Beh, che ti devo dire. È stato pazzesco. È stato speciale, per me. Ho vissuto idolatrandolo, per me è stato fantastico giocarci contro. Un giorno da ricordare, per me.