Bucks Revolution

Pubblicato da Leandro Nesi il

“Ho visto il futuro in 2 secondi, molto prima della schiacciata, sul cambio di direzione:

Questo è il futuro, tra 10 anni saranno non tutti, ma molto così: è che lui è già ADESSO così”. 

Flavio Tranquillo

4 novembre 2018.

Bucks vs Kings.

Giannis Antetokounmpo supera la metà campo, Lopez porta un blocco un metro oltre la linea da tre punti. Il #34 dei Bucks incrocia il palleggio, un palleggio di sinistro e inizia il terzo tempo, prima ancora di arrivare alla linea del tiro libero. Nulla può Koufos, se non finire in uno dei poster che sembra destinato a diventare una possibile icona di questi anni di NBA. 

Il preludio ad un futuro che potrebbe materializzarsi tra 5-10 anni come dice Flavio, ma che con il greco stiamo vivendo in parte già oggi. Merito del suo lavoro, indubbiamente, ma merito anche del lavoro di una franchigia abile a percepire i problemi nati nel corso della scorsa stagione, scegliendo di rivoluzionare tutto in estate. Merito, soprattutto, di coach Mike Budenholzer,  che  con concetti semplici ma applicati alla perfezione sta mettendo The Greek Freak nelle condizioni ideali per esprimere al meglio le sue qualità.

Le condizioni ideali non solo a livello tecnico, ma anche psicologico. Budenholzer infatti ha rivoluzionato mentalità e modo di giocare di questa squadra.

Pochi giorni dopo il poster su Koufos, Giannis e compagni si sono abbattuti su Golden State, rendendo ancora più chiaro quanto dei vecchi Bucks oggi sia rimasto poco o nulla e quanta fiducia ci sia ormai negli uomini del coach ex Hawks. Poche, ma signficative le parole del greco alla fine di quella partita:

“Siamo arrivati”

No. Non ancora, almeno. 

I Bucks non sono diventati una contender. Non dopo lo scorso anno, non dopo così poco tempo, non dopo un mese di regular season. Sono diversi, però. Giannis è diverso. E i concetti chiave sui quali Budenholzer ha deciso di investire per cambiare la storia di Milwaukee sono essenzialmente 3:

  • Spacing
  • Transition
  • Early Offense

Spacing: le spaziature. Il concetto di distanza fra un giocatore e un altro. Quel concetto, insieme al passarsi la palla, che ogni allenatore del mondo cerca di far entrare nella testa dei propri giocatori. Nei Bucks, spacing vuol dire lasciare il più possibile tutti e cinque i giocatori fuori dall’area da tre punti, per favorire le scorribande di Brogdon, Middleton, Bledsoe e ovviamente Giannis. 

Transition: la transizione. Attaccare il più possibile con la difesa non ancora schierata. Attaccare l’area e forzare la difesa a collassare dentro, liberando così il tiro da tre. 

Early Offense: entrare velocemente nel gioco. Coach Bud ha costruito un sistema di entrata nell’azione estremamente semplice, ed estremamente efficace. 

Tutti e tre i punti hanno un unico minimo comune denominatore: mettere Giannis nelle condizioni ideali per passare dall’essere un All-Star all’essere uno dei principali candidati al premio di MVP. Un processo che ha radici ben precise.

Nel momento in cui coach Budenholzer mette piede in Wisconsin il piano è già sulla scrivania di Jon Horst, il GM della squadra. No, non è un qualcosa di deciso con il roster davanti, ma parte da più lontano. L’ex Spurs ha studiato la squadra, pensato a chi potrebbe migliorarla, e soprattutto ha pensato al modo migliore per far rendere la sua stella.  È da quando Kidd è stato esonerato che Mike sogna di allenare Giannis Antetokoumpo. Quest’anno, finalmente, ne ha avuto la possibilità. Questo incontro ha probabilmente salvato il greco e la franchigia intera, che nella confusione tattica dell’ex coach stava dilapidando un capitale tecnico e umano di primissimo livello.

Pronti-via e i Bucks sono aggressivi sul mercato, partendo però da una dolorosa ma ponderata scelta, quella di rinunciare alla qualifying offer su Jabari Parker, lasciato andare a Chicago. Vengono firmati Brook Lopez ed Ersan Ilyasova, reduci dalle esperienze con Lakers e Sixers. Due giocatori apparentemente finiti nel dimenticatoio NBA e non più di primo pelo. Il centro arriva da una stagione in chiaroscuro coi giallo-viola, il turco ha giocato da backup di Saric ai 76ers ma è stato poi lasciato per fare spazio nel cap al grosso free-agent nel target da mesi (spoiler: non è arrivato alle loro condizioni ma hanno fatto dietro-front e sacrificato due starters per Jimmy).

Dal draft è arrivato Donte DiVincenzo e, dalla free-agency, Pat Connaughton, ex Trail Blazers.

Milwaukee cambia. Le parole di Giannis sono chiarissime: 

“From day one we were able to pick up the coach style of play, move our body, move the ball, if you’re open you shoot, if you’re guarded you pass.”

Il greco non è ancora, oggi, un tiratore affidabile. Di contro, è un giocatore di uno contro uno formidabile. Forse, uno dei migliori nell’intero panorama NBA. Quel che serve, quindi, è spazio (spacing) : Budenholzer trova immediatamente il modo di applicarlo, proprio puntando su Lopez e Ilyasova. Proprio avendo quelle spaziature fondamentali perché la difesa non possa tenere un centro stanziale a protezione del ferro.  Spacing and stretch five.

Contemporaneamente, chiede di spingere la transizione ogni volta si presenta l’occasione: se la difesa non è schierata, Giannis riesce quasi sempre a prendere velocità. Se prende velocità, arriva al ferro con costanza. Se arriva al ferro con costanza, son dolori per tutti. 

Come ultimo punto, l’attacco a difesa schierata. Entrare presto nell’azione, in modo facile. Early Offense, creare continuamente e velocemente situazioni di vantaggio con un gioco semplice, ma efficace: cinque giocatori che partono oltre l’arco, chi porta palla centralmente apre lateralmente il gioco con il primo passaggio e blocca dal lato opposto. Da lì diventa un attacco di lettura, che cambia a seconda degli interpreti: si passa dall’entrata al tiro da tre, dal post-up di Middleton a quello di Giannis, dal consegnato per Antetoukompo al taglio backdoor. Tutto molto semplice, si, ma estremamente funzionale. 

Le parole di Antetoukompo descrivono meglio di ogni altra cosa la rivoluzione guidata dal coach nativo dell’Arizona: Playing together, playing hard. The game plan, the way we’re playing is so easy.” 

In parte, già i primi due punti programmatici (spaziature e transizione) avrebbero fatto sì che Milwaukee potesse diventare enormemente più pericolosa. Rimaneva, però, il problema dell’attacco alla difesa schierata, indescrivibilmente confusionale nella scorsa stagione.

Su questo mi piace pensare che nella storia degli attuali Bucks ci sia stata una partita più di tutte ad aver rappresentato il momento di svolta nei piani del GM Jon Horst.

25 marzo, Bucks-Spurs. Milwaukee vince ma dopo un primo quarto da 12/21 dal campo Popovich e Messina provano una difesa a zona 2-3 che manda letteralmente in tilt l’attacco dei padroni di casa. In quel secondo quarto i Bucks tirano 7/20 e si vedono costretti, per trovare spaziature altrimenti impossibili, a tenere in campo Jason Terry nella disperata mossa di aumentare la pericolosità sul perimetro, o a servire Giannis in mezzo a tre avversari nel pitturato, come si vede nel video qui sotto. 

Oltre questo, un efficacissimo penetra e scarica che proprio da quelle spaziature cercate fino all’ossessione sta facendo la fortuna del team. I numeri innanzitutto sono dalla parte di Coach Budenholzer. Non le vittorie, che ad inizio anno contano il giusto, ma le tendenze, questo sì, possono essere analizzate: Middleton tira di più, Milwaukee tira di più da 3 (in 11 prendono almeno 2 tiri oltre l’arco a partita). Da 24 triple tentate a gara alle attuali 40, con 14.8 segnate di media (primi in NBA). Oggi la squadra di coach Mike è seconda per triple tentate in stagione, nona per percentuale da tre. L’anno scorso ha chiuso 25ima per triple tentate e 27ima per percentuale. Il giorno e la notte.

La stella, Giannis, non ha cifre enormemente diverse da quelle dell’anno precedente. Ma la sua efficacia è aumentata tantissimo. La squadra ed il sistema di gioco sono costruiti su di lui, sulle sue caratteristiche e, soprattutto, sulle sue debolezze.

È migliorato lui? Sì, sicuramente. Migliora ogni partita, è evidente. Ma, in parallelo, sono migliorate le linee guida su cui la squadra si basa. Ora, i Bucks non giocano più con lui. Giocano per luivia tutti dall’area, per permettergli l’uno contro uno. Ogni volta che può. Ogni volta che vuole. Il tiro da tre verrà. Ad oggi stà tirando con percentuali inaccettabili, 12% su 2.5 tentativi a partita, ma è un percorso che ha intrapreso insieme al coaching staff e ai suoi compagni. Tutti pronti a migliorare da tre, tutti pronti a garantire lo spazio necessario alle sue scorribande. Un esempio per tutti: John Henson era 1/13 da 3 in carriera prima di quest’anno. Il che vuol dire che in 6 anni di carriera aveva tirato circa due triple l’anno, peraltro sbagliandole sostanzialmente tutte. Quest’anno ha già mandato a bersaglio 11 triple, su 31 tentativi. Non numeri da capogiro, ma numeri che segnalano la voglia di migliorarsi e la tendenza introdotta da coach Mike. 

Ultimo punto interessante, la difesa. Anche in questo caso l’ex Hawks e vice di Popovich agli Spurs ha fatto una scelta in linea con quelle che sono le potenzialità fisiche e atletiche del roster, ma in feroce controtendenza rispetto al resto della Lega:

Non si cambia sui blocchi, ma chi è bloccato “insegue” il palleggiatore. Il tutto grazie a giocatori molto lunghi, da Bledsoe a Brogdon, da Giannis a Snell, senza dimenticare Maker, capaci di dar fastidio con le loro lunghe leve, inseguendo sul blocco e puntando sulle loro caratteristiche fisiche e atletiche. Anche le stoppate, 6.6 a partita, vedono la squadra terza nella lega in questa classifica.

Inseguire sui blocchi, spingere dentro l’area e poi intasarla sfruttando le braccia lunghissime dei difensori. Tutto, per generare transizione e ottenere punti facili. Tutto, per lavorare su quelle lacune che hanno fino ad ora fermato Giannis e i Bucks. In attacco e in difesa, arrivando a questo risultato…

 

Flavio Tranquillo sul cambio di mano del #34 ha visto il futuro. 

Coach Budenholzer, entrando nell’ufficio del GM Jon Horst, ha visto il presente: come rendere i Bucks una possibile contender, e Giannis uno dei principali candidati all’MVP. 

Pic by Getty Images

Leandro Nesi

Leandro Nesi

Leandro Nesi, nato in Scozia ma Romano di Roma, 28 anni, felicemente sposato. Dottorando in ingegneria meccanica teorica e applicata. Amo il Gioco, detesto il tifo, specie quello con la t minuscola, che impedisce le discussioni. Simpatizzo per i Jazz e per LeBron, che mi hanno fatto innamorare della palla a spicchi. Di una partita guardo i giochi e gli schemi, di un giocatore gli aiuti in difesa e i tuffi sul parquet. Se c'è tattica, sono nel mio mondo. L'NFL e il tennis sono sul podio dei "miei" sport, dopo il Grande Amore (sportivo) che è il Basket.