The Doncic Effect

Pubblicato da Leandro Nesi il

Raramente per un giocatore europeo c’è stato cosi tanto hype come quello che sta circondando Luka Doncic, da Lubiana, classe 1999. Forse mai.

Sono passati 2 mesi di regular season, si sono giocate poco meno di 30 partite, ma per la terza scelta dell’ultimo draft si stanno scomodando paragoni importanti, sia a livello di potenziale carriera che a livello statistico. I suoi 17.8 punti, 6.8 rimbalzi e 4.5 assist sono numeri che negli ultimi 40 anni hanno avuto pochissimi rookie e con nomi piuttosto pesanti: Magic Johnson, Larry Bird, Michael Jordan, Grant Hill.

Insomma, Luka assomiglia tanto a un predestinato, con numeri da predestinato.

Chiaramente però va tutto inquadrato nel verso giusto e, cosa più importante, serve equilibrio quando si parla di un ragazzo con così basso chilometraggio in NBA. Donovan Mitchell e Jayson Tatum, i rookie delle meraviglie della scorsa stagione, hanno trovato non poche difficoltà dopo una stagione di esordio sorprendente. Tutto normale quando le difese imparano a conoscerti e si adattano alle tue caratteristiche.

T. W. Henderson, Getty Images

Ad oggi, quanto dell’esaltazione attorno a Luka è giustificata? Molta. Moltissima. Tutta? Forse no. Ci sono alcune domande da porsi.

Partiamo da un assunto fondamentale e, dopo quanto visto finora, addirittura banale: Doncic è forte. Fortissimo, anzi. Dalla sua ha anni di esperienza di basket giocato ad altissimo livello, con enormi responsabilità offensive in una delle migliori squadre d’Europa. Ha vinto l’Europeo da protagonista, ha vinto la Liga ACB, ha vinto l’Eurolega da MVP. È un giocatore che è molto più di un NBA ready, nel comune senso dato a quelli che salgono dal College: è un giocatore ready. Punto. È pronto, è già maturo e sa giocare con pressione addosso, come provano i numeri nel clutch time, evidenziati qualche riga più avanti.

Tutte queste componenti fanno sì che sia molto meglio paragonato agli altri rookies, oggi, per impatto. Un po’ la maggiore competitività della squadra infatti, un po’ i suoi numeri, lo rendono totalmente inavvicinabile agli altri teenager esordienti nella lega.

Tutto bellissimo. Finita qui? No. Non è neanche cominciata.

Proprio per il suo “essere pronto” oltre ogni rosea aspettativa forse ha un senso limitato confrontarlo alla sua rookie class. Ha piuttosto senso analizzarne pregi e difetti considerando proprio il fatto che, essendo pronto, è destinato ad avere un margine di miglioramento minore rispetto a tutti gli altri rookies.

Doncic fra 3 anni sarà esattamente lo stesso giocatore di ora? No, sarà ovviamente più forte. Ma sarà enormemente più forte di oggi? Difficile crederlo. 

Per Luka, quindi, e solo per Luka fra le matricole, ha senso andare in profondità dei suoi (enormi) pregi e dei suoi difetti, analizzando dove è già fortissimo e dove lo è meno, cercando di capire su cosa possa migliorare e quali siano i suoi effettivi e ulteriori margini di miglioramento. Si parte.

Dove è già fortissimo

Stepback Three: uno dei due marchi di fabbrica per quanto riguarda lo scoring. Lo segna con ottime percentuali, nonostante la sua lentezza di piedi rispetto allo standard NBA. Ha un rilascio pulito e rapido, il che vuol dire che necessita di poco tempo per tirare. Il passo con cui crea separazione dal difensore è profondissimo e la sua “bassa” velocità  di esecuzione risulta paradossalmente un vantaggio, perché il tiro è sempre preso in eccellente equilibrio e il difensore è spesso mandato fuori tempo. Cercando un paragone fra i grandi, ricorda Paul Pierce e la sua capacità di mandare fuori tempo i difensori giocando sotto ritmo. Fatta eccezione per i grandissimi (Harden, LeBron, Lillard) si può parlare di un movimento che lo colloca già nell’èlite degli specialisti di questo particolare tiro. Il video dello stepback contro Kyrie, ad esempio, ha fatto il giro del mondo.

Floater: lo tira letteralmente da qualsiasi angolo. È bravissimo in questo fondamentale, anche qui fra i primi della classe . Anticipa bene l’aiuto del difensore, ha un tocco molto morbido, parabola molto alta per impedire la stoppata. Non una semplice impeccabile esecuzione, ma una lettura ben precisa di tempi di intervento e elevazione dei lunghi avversari. Anche qui, élite. 

Tagliafuori: il #77 ha il giusto atteggiamento a rimbalzo difensivo, ha fondamentali europei e si vede: taglia fuori quasi sempre, anche molto distante da canestro. Sfruttando una corporatura già importante.

Passaggio: si, lo state vedendo. Luka sa passare bene la palla. È un ottimo giocatore di pick and roll, dopo aver preso il blocco sa tagliar fuori il difensore con il corpo, giocare il due contro uno e concretizzare il vantaggio preso. Con il runner, di cui sopra, o alzando l’alley oop. In questo senso, giocare con DeAndre che è uno dei migliori rollanti della lega lo sta sicuramente aiutando.

Gioco in Post: in virtù del suo portar tantissimo palla, è spesso marcato da giocatori che gli rendono parecchi centimetri. Anche quando non è evidente la differenza di altezza, spalle a canestro ha tante soluzioni che producono moltissimo e in maniera efficiente. Sa avere pazienza, sfruttando più secondi in attesa della scelta del difensore.

Tecnica: ball handling non necessariamente spettacolare, ma efficace. La cosa gli consente di sopperire alla mancanza di esplosività fisica o, meglio, alla mancanza di un primo passo bruciante. 

IQ: il suo quoziente intellettivo cestistico è di primo livello e questo gli consente di scegliere spesso la soluzione più giusta possibile. Legge bene le difese, sa quando alzare un alley oop per DeAndre, quando punire l’aiuto con uno scarico, quando mettersi in proprio e tirare. La cosa che sorprende tantissimo è il suo saperlo fare anche sotto pressione, con la gara in equilibrio, con la difesa pronta ad una sua giocata. In questo il basket europeo è stato la palestra migliore in termini di competitività.

Leadership: un dato su tutti esprime al meglio il concetto. Luka ha il 64% dal campo (14 su 22) nel clutch time, ovvero con meno di 5 minuti da giocare e partita sul filo. Già oggi, in questa prima fetta di stagione NBA, è il migliore della lega. Non tra i rookies, tra tutti i giocatori con almeno 15 tiri in clutch time. Lui, a dirla tutta, non sembra sorprendersi: 

“It’s just basketball. If you’re going to make shots there in Europe, you’re going to make shots here. It’s just confidence”. 

Da aggiungere a tutto questo, c’è il suo atteggiamento: è uno che vuole vincere, e dai successi di squadra è convinto passeranno quelli individuali.

Dove deve lavorare

Palle perse: tantine. Non tantissime, ma ancora un numero troppo elevato, specie se rapportate agli assist. Un portatore palla primario dovrebbe essere almeno attorno ai 2 assist ogni palla persa (Lowry è a 3.6, Conley a 3.4), lui è a 1.25.

Off the ball: in attacco, se lontano dalla palla è decisamente poco mobile. Fa fatica a muoversi sull’arco per rendersi pericoloso, fa fatica a fornire buoni angoli di passaggio e favorire la visione del portatore di palla, sostanzialmente non taglia mai backdoor per provare a sorprendere la difesa. 

Difesa: qui è dove deve lavorare di piùHa piedi lenti e un corpo non esattamente esplosivo, il che fa sì che venga battuto abbastanza regolarmente dal palleggio. Per evitare che venga preso di mira, coach Carlisle lo schiera quasi sempre in marcatura sullo spot up shooter avversario. Gli attacchi, invece, lo puntano spesso e volentieri e in situazioni di cambio difensivo, oggi, è quasi disastroso nel fronteggiare le point-guards. Quando non impegnato nell’1 vs 1 la situazione non migliora: il posizionamento difensivo non è ancora all’altezza, a volte per distrazione, a volte per pessime scelte.

Margini di miglioramento

I pregi lo rendono un giocatore potenzialmente devastante. L’arsenale offensivo molto ricco lo rende una minaccia continua e il gameplan difensivo deve necessariamente passare per lui. Il tutto, rapportato all’età, è oggettivamente molto vicino allo stupefacente. Se però nelle cose che sa fare è già eccellente, nelle cose che gli riescono meno i margini ci sono, come è giusto che sia per un ragazzo di 19 anni, ma in almeno un caso su tre questi margini non sono così ampi. 

Le palle perse si possono limitare, e sicuramente saranno limitate. Di fatto perdere qualche pallone di troppo fa parte del fisiologico assestamento a ritmi molto diversi cui Luka era abituato, pur se ai massimi livelli europei. Il movimento lontano dalla palla, è facilmente migliorabile con un po’ di lavoro e una buona guida. Non si dubita neanche per un istante dell’etica di lavoro del ragazzo di Lubiana nè, tantomeno, del fatto che Coach Carlisle sia una buona guida, forse la migliore che potesse capitagli se consideriamo anche la presenza di Dirk, finalmente tornato a vedere il campo.

Sulla difesa: Luka non manca di voglia di difendere. A tratti, fa vedere buone cose, contro Toronto si è esibito in un paio di eccellenti difese contro Kawhi. Rispetto allo standard NBA, però, è di fatto lento. Coach Carlisle, proprio perchè è un coach di estremo valore e proprio per l’importanza che oggi riveste Luka per Dallas, lo protegge difensivamente mettendolo in marcatura sul tiratore in spot up degli avversari o sul meno pericoloso offensivamente. Il potenziale timore è che quando gli attacchi saliranno fisiologicamente di colpi, Luka possa essere coinvolto continuamente nei pick and roll avversari e attaccato regolarmente dal palleggio. Quando accadrà, avrà bisogno che la squadra giochi per lui e lo aiuti molto. 

Accadrà? Probabilissimo, al limite del certo, proprio per l’importanza che il #77 riveste nello scacchiere offensivo di Coach Carlisle. 

Advanced stats

Per andare ancora più a fondo, gli interessantissimi dati forniti da bball-index.com forniscono ulteriori spunti. I dati danno un rating, un voto ad alcune categorie (in foto sotto) facendo un raffronto fra il singolo giocatore e TUTTI i giocatori transitati in NBA dal 2013-2014 con ALMENO 500 minuti giocati a partita. 

I primi dati che si notano: 

Post play: A- . Meglio di Doncic nelle giocate in post solamente il 10.7% fra i giocatori presi in esame. Dato mostruoso, considerato che Luka tutto è tranne che un lungo. 

Perimeter Shooting: B+ . A dimostrazione di quanto il suo stepback sia efficiente e quanto anche piedi per terra sappia punire. 

Defensive Rebounding: B+ . La capacità di tagliar fuori anche lontano da canestro, specie in NBA, è merce rara, paradossalmente. Saperlo fare bene, e farlo sempre, gli garantisce un alto numero di rimbalzi catturati rispetto al numero di rimbalzi idealmente a disposizione. 

Off-Ball Movement: C+ . Lo si è detto. Lontano dalla palla si muove poco, il che di fatto lo penalizza molto in un altro dato, interessantissimo, la Roll Gravity.

Roll Gravity: D . La Roll Gravity misura quanto la difesa debba starti vicina anche quando non hai la palla. Più è alto il valore, più la difesa si concentra su di te. Nel caso di Luka, proprio per il suo scarso movimento off the ball la difesa può staccarsi da lui. Questo, che di per sè sembra un dato poco utile, è un dato invece che dice che se Doncic si muovesse di più off the ball, la difesa sarebbe costretta ad essere concentrata su di lui anche quando non ha la palla (proprio perchè nel tiro perimetrale è forte) e si potrebbe concentrare meno negli aiuti a centro area. Di fatto, Luka muovendosi di più senza palla alzerebbe le percentuali di tiro di tutti i suoi compagni anche non la toccasse mai. 

Perimeter Defense: F . IL punto che fa “paura”. Questa “paura” va sempre parametrata all’età di Luka e ai margini che ha. Di fatto però, numeri alla mano, è peggiore del 96.7% di giocatori che sono passati in NBA nel lasso di tempo in cui viene preso il campione nella difesa perimetrale. Nel video sopra, si vede Luka battuto da Harden e CP3 dal palleggio. Da un lato, tutto “normale”: Harden e CP3 battono difensori molto più atleticamente adatti di Doncic, non c’è niente di male che venga battuto anche lui. Dall’altro, questa tendenza dello sloveno sarà tanto più esposta tanto più Dallas andrà lontana nella stagione. Non quest’anno, ma in assoluto. Il che vuol dire che ai Playoff, quando le squadre giocano sulle debolezze degli avversari molto più che in Regular Season, Doncic rischia di essere coinvolto in tanti pick and roll dagli attacchi avversari. 

Di cosa ha bisogno

Lo ripeto: Luka Doncic è, oggi, fortissimo. Sarà probabilmente ancora meglio di qui a 2-3 anni, andando a lavorare sui piccoli difetti e limando quelle piccole sbavature che oggi si notano, dalle palle perse di troppo al gioco lontano dalla palla. Senza infortuni, la prospettiva è sicuramente quella di essere un All-Star NBA. Una Super-Star? Forse, ma non per forza. 

Sarà, o è un giocatore su cui costruire le fortune di una franchigia? Probabilmente sì. Ma come insegna Flavio Tranquillo il basket è una somma di due metà campo, quella offensiva e quella difensiva. Se vale per il basket in generale, vale anche per il singolo: un giocatore è sempre la somma della sua metà campo offensiva e quella difensiva.

I difetti nell’uno contro uno difensivo probabilmente rimarranno, o almeno è possibile rimarranno. Potrà sicuramente lavorarci su e sicuramente lo farà. Ma quei difetti risalteranno tanto di più quanto più lontana Dallas dovesse arrivare nei Playoff. Non quest’anno, ma in assoluto. Ovviamente non gli si chiede nè oggi nè domani di diventare uno specialista difensivo, cosa che non avrebbe senso. 

Ma perché si possa ambire a risultati importanti, Doncic ha bisogno oggi, e avrà bisogno domani, di una squadra costruita a sua misura ed in particolare di: 

1) Un “simil DeAndre”. Centro atletico, rim protector, eccellente giocatore di pick and rollIl rim protector è necessario per aiutare Luka quando dovesse essere battuto dal palleggio (ad oggi la difesa perimetrale è il suo vero tallone d’Achille), mentre il saper giocare il pick and roll è fondamentale per permettergli di giocare la sua eccellente pallacanestro offensiva.

2) Un reparto esterni che sia flessibile in difesa: Almeno in 2 su 3 fra PG, SG e SF dovrebbero essere in grado di difendere su almeno due ruoli. Questo può garantire al rookie delle meraviglie protezione difensiva evitandogli di dover essere sistematicamente puntato dagli attacchi avversari.

3) Una PG che accetti di essere handler secondaria rispetto a òui e che sia in grado di punire gli aiuti quando si giocherà il pick and roll.  Forse una rarità ma sicuramente ce ne sono in giro in NBA.

Oltre alla prima caratteristica, serve che gli esterni impegnino la difesa quando Doncic gioca il gioco a due con il “simil DeAndre”, così che con la sua abilità di tagliar fuori con il corpo il difensore possa giocare un 2 Vs 1 insieme al suo centro contro il lungo avversario. 

Le richieste non sono poche. Alcune sono però abbastanza standard, altre un filo meno: i centri verticali come DeAndre sono in questo preciso momento storico in via di estinzione, almeno temporaneamente. Jordan rappresenta proprio il lungo di cui Luka ha bisogno oggi. Quanti altri ce ne sono? Non tantissimi. Whiteside? Drummond? Entrambi però meno bravi di Jordan a “rollare”. Gobert è l’altro eccellente interprete del ruolo ma è poco ipotizzabile che i due possano giocare assieme in un futuro prossimo.

Gli esterni che possano difendere su più ruoli sono ovviamente i più cercati in NBA, ma sono anche, soprattutto in questa NBA, un numero considerevole. Questo non sarà un problema per Dallas, nè oggi nè domani. Le PG che accettino di non portare palla continuativamente si potrebbero anche trovare, ma che poi siano anche pericolose dall’arco, è veramente raro. Jrue Holiday è il primo nome che viene in mente, ma si contano comunque sulle dita di una mano. 

Dallas, in questo senso, ha quasi tutto: DeAndre è il rim protector, Matthews e Barnes sono gli esterni duttili in difesa, Dennis Smith Jr rappresenta un tipo di PG che non ha bisogno di tantissima palla in mano.  Non è ancora particolarmente efficace nel tiro dalla lunga distanza, ma potrebbe migliorare. Da un punto di vista difensivo, invece, è atleticamente e fisicamente perfetto. 

Quanto Doncic farà bene di qui a 3-5 anni, il massimo cui si possa provare a lanciarsi con l’immaginazione, dipenderà da quanto Mark Cuban riuscirà a tenergli attorno la squadra adatta a lui, e quanto questa squadra saprà sfruttare le doti incredibili di questo ragazzo, coprendone gli eventuali buchi difensivi e facendone risaltare le enormi qualità offensive. 

Questione ROY

In questo il 77 fa competizione a sè. Vincerà il Rookie of the Year salvo catastrofi.

Attenzione però a trarre giudizi affrettati sul Draft 2018 e sulla classe di matricole. Tutti gli altri hanno, per forza di cose, margini di crescita molto più ampi rispetto ad un giocatore già pronto. Non è detto che essere più avanti al primo chilometro porti a vincere la gara. Impossibile dire oggi quanto potranno dire e dare i vari Trae Young, DeAndre Ayton, J Jackson Jr, Wendell Carter III, Marving Bagley e via dicendo. 

Luka, dal canto suo, ha dimostrato e dimostra ogni notte qualcosa di importante per il Gioco e per l’NBA tutta: un fortissimo (e giovanissimo) giocatore di Eurolega pronto a competere al cosiddetto “piano di sopra”. Questo potrebbe cambiare molto dinamiche future dei prossimi Draft, quando e se dovessero formarsi talenti di questa portata e così precoci. 

Se è vero che alla fine vengono ricordati quelli che cambiano il Gioco, Luka Doncic potrebbe aver cambiato come l’NBA guarda all’Europa e all’Eurolega in particolare. Se, di qui a 5 anni, si dovesse vedere una prima scelta assoluta provenire non dal College, non dall’High-School, ma dall’Eurolega, che non ci si stupisca troppo. 

Sarà l’effetto dato dall’arrivo in NBA di un biondino sbarbatello nato nel 1999 a Lubiana, Slovenia. Sarà l’effetto di chi, con la strafottenza che solo un adolescente può avere, potrebbe aver cambiato la geografia del draft NBA: The Doncic Effect.


Leandro Nesi

Leandro Nesi

Leandro Nesi, nato in Scozia ma Romano di Roma, 28 anni, felicemente sposato. Dottorando in ingegneria meccanica teorica e applicata. Amo il Gioco, detesto il tifo, specie quello con la t minuscola, che impedisce le discussioni. Simpatizzo per i Jazz e per LeBron, che mi hanno fatto innamorare della palla a spicchi. Di una partita guardo i giochi e gli schemi, di un giocatore gli aiuti in difesa e i tuffi sul parquet. Se c'è tattica, sono nel mio mondo. L'NFL e il tennis sono sul podio dei "miei" sport, dopo il Grande Amore (sportivo) che è il Basket.