Muggsy Bogues, tra Space Jam e Paris Game

Pubblicato da Luca Mazzella il

14 anni, quasi 900 partite all’attivo, e un primato particolare. Muggsy Bogues, il giocatore più piccolo ad aver mai calcato i parquet NBA e noto anche per aver recitato nel film “Space Jam”, è un’icona del basket degli anni ’90. La sua carriera tra Bullets, Hornets, Warriors e Raptors è ormai giunta al termine e “short man”, come lo chiamavano ai tempi della Dunbar High School, è oggi uno degli ambasciatori della NBA nel mondo. Non a caso, la Lega ha scelto lui per promuovere l’NBA Paris Game, la prima partita che si giocherà nella capitale francese tra i Bucks e i “suoi” Hornets. Per Muggsy e per gli Hornets tra l’altro non sarebbe l’esordio assoluto in quel di Parigi, avendoci già giocato una gara di pre-season ormai 25 anni fa contro Golden State

Proprio a Charlotte, Muggsy ha passato gli anni più belli, in compagnia di Alonzo Mourning, Larry Johnson, in uno dei team più iconici degli anni ’90.

L’ex Hornets, a Milano per promuovere appunto l’NBA Paris Game, si è lasciato andare ad una bella intervista con noi e gli altri media presenti al nuovissimo NBA Store.

Se dovessi affrontare Steph Curry in uno contro uno, come cercheresti di fermarlo, come lo attaccheresti?

“Cercherei di rendergli il più complicato possibile palleggiare, anche se lui ha un ottimo ball-handling. Cercherei di togliergli spazio e evitare di separarmi da lui come facevo con Mark Price. Mark era un giocatore molto simile a Steph per il modo in cui riusciva a crearsi il tiro dal palleggio”

Se giocassi nella NBA di oggi, che tipo di giocatore saresti? 

“Mi troverei molto a mio agio. Il mio basket era un basket molto fisico, dove l’hand-check era permesso. I big-man erano sulla linea di penetrazione e non ti lasciavano penetrare. Oggi la strada vero il pitturato è sempre libera il più delle volte, non ci sono più quei contatti e uno come me potrebbe andare ovunque in palleggio. E poi oggi la Lega è piena di grandi tiratori e farei più assist di quanti non ne facessi ai miei tempi”

Oggi l’ NBA è una Lega di tiratori. Per te che sei stato il giocatore più basso della storia NBA l’evoluzione del gioco e la strada che ha preso il basket odierno sono una piccola rivincita?

“No, non parliamo di rivincite. La pallacanestro è sempre pallacanestro, non dobbiamo valutare un solo aspetto ma giudicare il gioco nel suo complesso. Bisogna essere ottimi difensori, fare buoni passaggi, alzare l’IQ cestistico di una squadra, solo così le cose funzionano e questo è quello che mi piace vedere”

Quali sono le differenze tra la “tua” Lega e quella odierna?

“Sono cambiate innanzitutto le regole. Ai miei tempi c’erano quasi sempre 3 esterni puri e 2 big men. I lunghi erano impegnati a fermare le penetrazioni e chiudere ogni linea verso il canestro perchè non esistevano i 3 secondi difensivi. Erano concessi i contatti, c’era una fisicità diversa. Con noi i giocatori di sette piedi erano piazzati vicino al canestro, oggi portano palla e tirano da 3. La pallacanestro si è evoluta e questi cambiamenti rendono il tutto più entusiasmante”

Sei stato un giocatore degli Charlotte Hornets originali. Cosa voleva dire giocatore in un expansion team e come sono cambiare le cose negli anni?

“Non è facile essere chiamati così in alto al primo giro e poi essere scambiati dopo un anno. Tutto questo è stato una sfida per me ma sono finito nel posto migliore possibile. Ho avuto compagni giovani come Rex Champan e Dell Curry e giocatori di esperienza come Earl Cureton e Robert Red. Grazie a loro sono migliorato e ho conosciuto meglio l’NBA, diventando capace di stare tanti minuti in campo e avere un ruolo importante nonostante la mia stazza”

Degli Hornets attuali cosa pensi? Meglio rifondare o ripartire da Kemba?

“Sono in lotta per l’ottavo posto, inseguono e lotteranno fino alla fine. Kemba deve continuare a trascinarli poi a fine anno si dovranno fare scelte importanti su di lui e sul suo contorno. Sono sicuro che Jordan e Kupchack sappiano già cosa fare, sono focalizzati su come portare un titolo a Charlotte. Servono i giocatori giusti, speriamo attorno a Kemba però.

Oggi sei ambasciatore della Lega. La cosa che più sorprende è quanto lavoro ci sia dietro le quinte e fuori dal campo. La comunità, i tanti ragazzini, sono aspetti a cui Silver tiene particolarmente. Per te cosa significa avere ancora dei rapporti con la comunità e coi tuoi fan?

“Conta tanto la passione che guida ognuno di noi. Devi trasmettere la tua passione a chi ti sta attorno. A me emoziona ancora molto restare a contatto col questo mondo e poter condividere la mia esperienza e il mio modo di vivere il basket. Quello che vedi su internet è totalmente diverso di persona. Dal nostro lato noi continuiamo a fare grossa pubblicità alla Lega, è sempre costruttivo avere contatti coi più giovani. Vanno coinvolti, gli va spiegato tutto, sono il futuro. La Junior NBA esiste anche per questo: capire cosa significhi coinvolgere, far parte di una comunità.

Chi ha vissuto negli anni ’90 ti conosce per le esperienze con Charlotte e Toronto (dove ha chiuso la carriera) ma soprattutto per il tuo ruolo in Space Jam. Chi sarebbero i Monstars oggi?

LeBron ha già una parte. Draymond Green potrebbe prendere il posto di Larry Johnson, Porzingis di Bradley, DeAndre Jordan di Pat Ewing. E dovrebbe esserci anche Isaiah Thomas.

Kemba?

“Giusto, dovrebbe avere un ruolo anche Kemba, così come Steph Curry. Sceglierei tutti loro per dare senso alla storia”

In questi giorni è stato ufficializzato il Paris Game del 2020. Per te cosa significa girare il mondo con l’NBA?

“Vogliamo riunire e avvicinare i fan in giro per il mondo. Questa sarà la partita n. 11 che l’NBA gioca oltre i confini americani. Ci saranno i Bucks e gli Hornets, ci sarà Giannis Antetokounmpo, spero ci siano ancora Tony Parker e Nick Batum. Sarà emozionante per i fan vedere da vicino la miglior Lega del mondo”