Trouble in Paradise

Pubblicato da Simone Rancid il

Dopo gli scorsi Playoff, culminati con la cocente eliminazione in gara 7 delle finali di conference ad opera dei Cleveland Cavaliers, i Boston Celtics si presentavano ai nastri di partenza della nuova stagione come la squadra favorita per raccogliere lo scettro di King James. D’altro canto la squadra che lo scorso anno era riuscita ad arrivare ad una sola partita dalle Finals 2018 era una squadra falcidiata da infortuni davvero importanti: Gordon Hayward costretto a perdere l’intera stagione, Kyrie Irving bloccato da un infortunio proprio a poche settimane dall’inizio della post-season. Ciò non ha impedito ai Celtics di vincere 55 partite in stagione, che valsero la seconda piazza ad est, e soprattutto non gli ha impedito di infliggere un sonoro e assolutamente non scontato 4-1 ai Sixers in semifinale di conference prima di riuscire a portare i Cavs all’ultima e decisiva gara tra le mura amiche. L’estate è trascorsa in totale serenità con Danny “the Fox” Ainge a dare stabilità e continuità al progetto con i rinnovi dei free agents Aaron Baynes e Marcus Smart oltre al fondamentale e completo recupero fisico di Irving e Hayward.  

Adjustments

Stabilità, però, non è forse il termine più adatto per la stagione appena trascorsa. I Celtics per lunghi tratti non convincono, sembrano aver smarrito il bel gioco che li ha contraddistinti l’anno passato, un ball-sharing efficace, in cui la palla girava veloce alla ricerca del tiro più pulito ed efficiente, e una difesa fisica e soffocante da togliere il fiato. I Problemi in campo non sono pochi, in primis l’inserimento di Hayward, che non aveva mai giocato con questa squadra e sebbene dichiarato sano dal punto di vista fisico se l’è dovuta vedere con la lenta ripresa del ritmo partita. Come era lecito attendersi, gli strascichi che un infortunio simile si porta dietro dal punto di vista psicologico sono stati tutt’altro che lievi. Boston ha sofferto a tal punto la situazione che si è vista costretta a panchinare Hayward per cercare di dargli meno responsabilità e matchups più favorevoli, tuttavia qualcosa ha continuato a non funzionare. I Celtics si affidano sempre più spesso alle giocate dei singoli abusando letteralmente del tiro da fuori e in difesa fanno raramente la differenza rispetto alla stagione passata. 

Al giro di boa di metà gennaio la frequenza del tiro da fuori sul totale dei tiri complessivi passa dal 35% della passata stagione al 40%, che si traduce in 36 conclusioni dall’arco contro le 30 dell’anno precedente, un aumento sostanziale percentuale di ben il 15%. 

A livello difensivo il DEF-Rating, ovvero i punti concessi dalla difesa su 100 possessi, passa da 103.1 (seconda difesa del campionato) a 107 (sesta difesa del torneo) concedendo quindi 4 punti in più ogni 100 possessi che si traducono in 8 punti presi in più a partita.

Dopo un paio di mesi in cui la squadra ha cercato inutilmente di assestarsi, a gennaio c’è la prima ammissione pubblica di malumore che emerge dallo spogliatoio bianco-verde, da parte di Irving:

I ragazzi giovani non sanno veramente cosa significhi diventare una squadra da titolo, è tutto molto facile quando nessuno ha molte aspettative come l’anno scorso, ma ora le cose sono cambiate, è tutto più difficile, il nostro obiettivo ora è vincere il titolo

Problemi dal pino

A preoccupare e non poco sono le prestazioni e l’effort di Terry Rozier e Jaylen Brown, giocatori chiave dei successi raggiunti l’anno scorso, ma che per forza di cose il rientro di Irving e Hayward ha relegato ad un ruolo nettamente di secondo piano. Al di là di minutaggio e del fatturato in campo, c’è sempre da tenere in considerazione le conseguenze a livello sportivo ed economico che situazioni come queste inevitabilmente generano: Rozier è in scadenza a luglio e potrà liberamente scegliersi la squadra che preferisce, motivo per cui si è parlato di lui molto spesso come possibile partente in febbraio. Brown, che l’anno passato sembrava destinato ad una sicura carriera alla Jimmy Butler / Kawhi Leonard, si è trovato relegato in panchina, forse consapevole che verrà sacrificato per tentare di arrivare ad Anthony Davis nel luglio prossimo. Lo stesso Anthony Davis che pare abbia distrutto lo spogliatoio dei Lakers, rei di aver offerto chiunque ai Pelicans per portarlo in California, potrebbe aver nociuto anche ai giovani Celtics. Ainge non ha infatti mai nascosto il suo interesse per Davis e sembrerebbe aver promesso ai Pelicans una mega offerta per assicurarselo nella prossima offseason.  

High hopes

La stagione di Boston in campo e fuori è stata a dir poco tribolata e altalenante ed i risultati non potevano che risentirne, per la prima volta in 3 anni i Celtics hanno mancato le 50 vittorie stagionali. Probabilmente solo grazie all’infortunio occorso a Victor Oladipo hanno agguantato il quarto seed ad Est che gli concede, quanto meno, un primo turno con il vantaggio del fattore campo proprio contro i menomati Pacers.

Nonostante tutto, Boston potrebbe avere davvero tutto per arrivare a vincere l’Eastern Conference: 
 – Un allenatore straordinario. 

 – La star che dal palleggio può segnare in ogni modo possibile, caricandosi la squadra sulle spalle nei momenti decisivi (Irving). 

 – Il lungo versatile, completo, altruista ed intelligente che può fungere da regista in attacco e fare la differenza in difesa (Horford). 

 – Un roster lungo, profondo e che nonostante la giovane età ha maturato diverse esperienze nei playoffs scorsi. 

Jayson Tatum. A star in the making?

Senza soffermarsi molto su Irving e Horford di cui si è già parlato tantissimo, può essere interessante indugiare sul ruolo “ibrido” che Jayson Tatum ha cercato di adottare durante questa stagione. Spesso “lontano” dal Tatum efficiente role player che tanto era piaciuto nell’anno passato e in tal senso l’idea era di capire a livello statistico come stia cercando di evolversi, probabilmente a discapito delle necessità e del successo della propria squadra, in una vera star. In particolare, l’analisi condotta ha dato il seguente risultato: 

Dall’ anno scorso a quest’anno sono aumentati:
  • Isolamenti
  • Fade away
  • Tempo con la palla in mano
  • Jumpers
  • Palle perse
  • Tentativi estemporanei
  • Mentre sono diminuiti: 
  • tiri assistiti
  • Tiri in spot-up
  • Da cui si evince in maniera abbastanza chiara un brusco calo dell’efficienza di Jayson

    Rookie Vs Sophomore Season

    Tiri da 3
    0%
    % Assisted FG
    0%
    Tiri da 3
    0%
    % Assisted FG
    0%

    Le prime nozioni che balzano all’occhio confrontando le statistiche grezze delle due stagioni giocate da Jayson, sono il netto calo della sua percentuale nel tiro da fuori (43% contro 37%) e il calo dal 66% al 58% dei canestri segnati assistiti dato a cui fa riferimento praticamente per intero la conclusione da 2 punti.

    2017-18
    2018-19

    Andando ad analizzare un pò meglio la situazione nella parte che prende come riferimento la distanza delle conclusioni prese, si nota palesemente che lì dove la % di tiri assistiti dai compagni è rimasta inalterata o aumentata (At Rim e 3/10 ft), la sua percentuale dal campo aumenta, mentre dove la % di tiri assistiti dai compagni diminuisce (10/16 ft e 16ft/3-pt) la sua percentuale dal campo scende e non di poco. Inoltre, facendo riferimento al tipo di conclusioni si nota che Jayson va molto meno al ferro rispetto all’anno scorso pur facendolo in maniera più efficiente (+5%) mentre c’è un incremento sui jumpers in cui scendono del 5% la percentuale di assistenze dei compagni e scende del 5% anche la sua produttività.

    Basterebbe questo per poter facilmente dedurre che l’efficacia di Tatum è tutt’oggi strettamente correlata al gioco dei suoi compagni e quindi al sistema Celtics, ma si può scavare ancora più in profondità: posto che la difficoltà di Tatum sembra essere quella di segnare non assistito, il dato successivo da verificare è sicuramente quello dei possessi in isolamento:

    Ne emerge un aumento della frequenza di isolamento, diminuzione dei punti per possesso, diminuzione della percentuale dal campo, aumento delle palle perse, diminuzione della frequenza con cui segna. Male.

    2017-18
    2018-19

    Quello che si era notato precedentemente viene amplificato in maniera netta da questa tabella che mette ancora più in evidenza i due più grossi problemi di Jayson, il MID-RANGE e l’1VS1. Infatti. tutti gli indicatori percentuali relativi alle conclusioni dalla media distanza non assistite, cioè situazioni in cui lui è chiamato a costruirsi un tiro (FGM %UAST) sono in drastico aumento, e si nota che calano anche le corrispettive percentuali dal campo.

    Non si può fare a meno di notare l’esorbitante differenza tra i fade-aways e i jumpers fra l’anno scorso e quest’anno: 

    Fadeaway tentati '17-'18:
    Tentati 41
    FG % 41.5%
    NON assistiti % 46.5%
    Jumpers tentati '17-'18:
    Tentati 487
    FG % 43%
    Assistiti 73%
    Fadeaway tentati '18-'19:
    Tentati 90
    FG % 33%
    NON assistiti % 80%
    Jumpers tentati '18-'19:
    Tentati 647
    FG % 37%
    Assistiti 64%

    Di nuovo scendono le assistenze e scendono anche le percentuali, stavolta con l’aggravante di aver più che raddoppiato il tipo di conclusioni evidentemente a bassissima efficienza che sono causa preponderante del calo di pericolosità dei suoi jumpers in generale

    Come si vede infatti dalla tabella, c’è un evidente aumento di conclusioni di Jumpers dal palleggio (pullup) rispetto ai catch and shoot, con relative diminuzioni di percentuali su tutti i fronti. In particolare, si evidenzia un calo quasi del 10% di conclusioni SPOT-UP, ovvero tiro sugli scarichi dei compagni, che era una delle soluzioni più efficienti durante l’anno passato. La situazione al tiro di Tatum viene resa ancora più esplicita dalle tabelle successive che valutano le conclusioni in base al numero dei palleggi e al tempo in cui tiene palla prima di effettuare il tiro.

    Si vede come la frequenza di conclusioni rispetto all’anno scorso ha un trend in netto aumento sia verso l’aumento del numero di palleggi prima del tiro (dribbles) sia verso l’aumento del tempo tra quando riceve palla e quando effettua la conclusione (touch time range). In entrambi i casi in maniera praticamente inversa scende inesorabilmente la percentuale dal campo con l’unica vera eccezione la soluzione tra 3 e 6 palleggi nella quale Jayson sembra aver acquisito una buona padronanza (+2%). 

    In conclusione, relativamente alla sua perdita di efficienza rispetto all’anno scorso chiudiamo con questi semplici dati integrativi che potrebbero essere anch’essi molto utili ai fini dell’analisi globale.

    2018: FGA 10.4, Penetrazioni 5.7, Tiri Liberi 3.2 2019: FGA 13.1, Penetrazioni 5.6, Tiri Liberi 2.9

    Nonostante l’aumento delle conclusioni dal campo, le penetrazioni e i liberi sono in calo, segno che probabilmente sta calando l’aggressività del giocatore e, la sua abilità di arrivare al ferro anche guadagnando falli, viene sacrificata a discapito di soluzioni più comode (jumper) ma meno redditizie.

    Il quadro generale indica che Jayson Tatum sta cercando, a fatica, di ampliare il suo gioco, forse anche in virtù dei consigli che Kobe Bryant gli ha elargito nei training dell’ultima offseason. I risultati sinora non sono positivi, perché il giocatore forse non è ancora pronto per vestire i panni della vera e propria star ed è sempre meno propenso a vestire i panni del prezioso role player o giocatore di sistema che aveva fatto non poco le fortune di Boston. Certo è che oggi Boston avrebbe bisogno proprio del Tatum 2017/18 per arrivare sino in fondo e non è escluso che in post-season riesca ad elevare il proprio gioco mettendosi ancora di più al servizio della squadra.

    Hayward: l'ago della bilancia

    In tale ottica diventa sempre più fondamentale, vista anche la recente defezione di Marcus Smart, l’apporto di Gordon Hayward, che reduce dal grave infortunio dell’anno scorso e da una partenza di stagione scoraggiante sta piano piano emergendo in questo ultimo mese con prestazioni molto positive.
    Siamo ancora lontani dal giocatore che era agli Utah Jazz e che si è guadagnato un massimo salariale nell’offseason 2017 ma l’abbondanza del talento di Boston fa si che, forse, non abbiano nemmeno bisogno del miglior Hayward visto sul parquet ma semplicemente di un Gordon Hayward in grado di dare un apporto positivo e costante all’interno del loro sistema di gioco. 

    L’aspetto mentale è sicuramente quello più importante e sembra proprio che da questo punto di vista abbia svolto un ruolo chiave la sua bellissima prestazione all’Oracle del mese scorso contro i campioni in carica dei Golden State Warriors, partita dominata da Boston, che ha visto Hayward chiudere con la più bella gara dell’anno: 30 punti, 7 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate ma soprattutto 12 su 16 dal campo e 4 su 6 da fuori. 

    Il cambio di atteggiamento di Gordon si evince soprattutto da quei piccoli, e all’apparenza insignificanti, indicatori che ne descrivono grossomodo l’aggressività e la confidenza del giocatore nel sopportare i contatti e nell’andare verso il ferro con meno timore:

    REG SEASON   : 2 liberi tentati a partita, 64% di FG nella restricted area, 51% di FG in the paint

    ULTIMO MESE: 4 liberi tentati a partita, 77% di FG nella restricted area, 69% di FG in the paint

    L’aggressività di Hayward è un fattore incredibilmente fondamentale per il successo di Boston come si può facilmente intuire da questi splits:

    Boston è 19-2 quando Hayward segna almeno la metà delle sue conclusioni dal campo

    Boston è 18-6 quando Hayward tenta almeno 10 conclusioni dal campo

    Boston è 14-5 quando Hayward segna almeno 2 triple nella partita

    Boston è 20-4 quando Hayward segna almeno 12 punti nella partita


    Naturalmente una delle cose più difficili, soprattutto di ritorno da un infortunio importante, è mantenere nel tempo una consistenza tale da poter garantire alla squadra un apporto solido, ed è in questo che Hayward ha trovato, nel corso della stagione, maggiori difficoltà. Basti prendere come riferimento gli splits precedenti e metterli in relazione con le ben 66 partite disputate per capire che mediamente l’Hayward di cui “ha bisogno” Boston per vincere è sceso in campo circa una volta ogni tre partite, non certo una media rassicurante. Tuttavia, il trend innescato proprio dalla gara vinta contro i Warriors fa ben sperare i tifosi bianco verdi, non solo perché si sono visti sprazzi del miglior Hayward, ma soprattutto perché il suo rendimento generale è stato molto più costante di quello di inizio stagione.

    Nell’ultimo mese infatti Hayward è nei Celtics:

    – Primo in FG% con il 60% dal campo

    – Primo in eFG% con il 65%

    – Primo in TS% con il 69%

    – Primo in Player Impact Estimate con 14.1

    – Primo in Defensive Rating con 103.9

    – Secondo in Net Rating con 7 (dietro solo ad Horford staccatissimo a 11)

    Notevole vero? Aggiungiamoci un solidissimo 38% da fuori e il 55% sui jumpers dal mid-range ed ecco che abbiamo dipinto il quadro di un giocatore sulla rampa di lancio per fare davvero la differenza ai prossimi Playoffs e che può colmare, con le sue abilità, tutte quelle che sono le odierne carenze del compagno di squadra Tatum consentendo a Boston di raggiungere quella finale NBA che troppo spesso negli ultimi anni Lebron James gli ha negato.


    Simone Rancid

    Simone Rancid

    Simone, 37 anni, nostalgico dell'NBA anni 90, ho smesso di tifare per una franchigia dopo la deludente sconfitta dei Magic nelle finali del 95. Punk Rocker for life e avido collezionista di dischi. Da un annetto seguo anche l'NFL perché la NBA senza Penny e Shaq non è più la stessa