Il tortuoso percorso di resurrezione della Virtus Bologna

Pubblicato da Marco A. Munno il

(Articolo in collaborazione con FIBA)

All’inizio del ventunesimo secolo, l’Italia rappresentava una delle migliori location cestistiche dell’intera mappa della pallacanestro giocata nel Vecchio Continente.
Il fiore all’occhiello era rappresentato da Bologna, la cosiddetta Basket City, casa di due delle più forti squadre d’Europa, forse le migliori: Virtus e Fortitudo, con le V Nere a risultare le più vincenti nella loro interminabile faida.

Fast forward di circa 20 anni: il livello del basket italiano si è abbassato, sia la Fortitudo che la Virtus si sono ritrovate dentro una spirale negativa e, nonostante la vittoria di una EuroChallenge e un terzo posto nella FIBA EuroCup, i bianconeri hanno addirittura vissuto le uniche tre annate della loro storia nella seconda serie nazionale.

Con la Fortitudo ancora impantanata in Serie A2, la scorsa stagione segnava il ritorno nella massima serie per le V Nere, desiderose di riconquistare la loro posizione di assoluto rilievo nella gerarchia di una Serie A una volta dominata.
Tuttavia, nonostante investimenti significativi sul mercato, con giocatori del calibro di Alessandro Gentile, Marcus Slaughter e Pietro Aradori portati sotto le Due Torri, con la sconfitta rimediata nell’ultimo turno di stagione regolare la Virtus mancò il ritorno ai playoffs.

Di conseguenza, in questa stagione solo 4 giocatori (Pietro Aradori, Filippo Baldi Rossi e I due prodotti del vivaio Alessandro Pajola e Matteo Berti) sono stati confermati, con molte facce nuove viste al PalaDozza per tornare competitivi.
Fra gli arrivi c’è stato Kevin Punter, dopo la gran stagione in maglia AEK con annessa vittoria di Coppa di Grecia e Basketball Champions League; Amath M’Baye, alla ricerca di redenzione in seguito ad una stagione a Milano con poco spazio rimediato sul parquet, dopo essere stato una rivelazione in Serie A in quel di Brindisi; Tony Taylor, attualmente terzo per assist in Serie A (4.9 a gara); Kelvin Martin, proveniente da Cremona dopo una prima sorprendente stagione in Italia. Sommando anche Aradori, il roster è diventato quindi zeppo di giocatori talentuosi, in grado di andare in doppia cifra ogni sera.

Kevin Punter al suo debutto in Serie A: 29 punti, 4/4 da 2, 5/5 da 3, 6/7 ai liberi

Ciliegina sulla torta l’addizione nel roster, nel mese di marzo, del 2 volte campione NBA Mario Chalmers, alla sua prima esperienza al di fuori degli Stati Uniti.
Curiosamente: la sua riserva nei gloriosi giorni in quel di Miami, Norris Cole, ha ugualmente debuttato proprio in questa stagione sia in Serie A che nella Basketball Champions League (risultando in quest’ultima competizione sesto assoluto per punti e quarto per assist ad allacciata di scarpe).

Con i risultati non ritenuti abbastanza soddisfacenti, nel corso della stagione il management ha inoltre cambiato il manico in panchina, dando il benservito a Pino Sacripanti per rimpiazzarlo con il coach della nazionale Serba Aleksandar Djordjevic, alla sua seconda esperienza nella città di Bologna dopo quella da giocatore (sebbene con indosso i colori della nemesi Fortitudo).

I problemi principali della squadra sono rappresentati da rimbalzi e difesa.

Relativamente alle problematiche nell’area pitturata, in 49 gare giocate sinora in stagione solamente 20 volte la squadra è risultata essere la migliore sotto i tabelloni; per aumentare il proprio impatto in questo aspetto del gioco, nel corso dell’annata Yanick Moreira è stato aggiunto al mix che già contava su Brian Qvale (capitano ad inizio anno prima del passaggio dei gradi a Pietro Aradori) e Dejan Kravic per la posizione di centro. Ciò ha portato di conseguenza ad instaurare un turnover fra i 3, con Kravic più avanti nel trio relativamente a considerazione e quindi presenza sul parquet.

A proposito di Kravic,  da notare la sua meccanica non proprio tradizionale ai tiri liberi

Riguardo alle difficoltà nella propria metà campo, per rinforzare la difesa sovente coach Djordjevic ha inserito David Cournooh in quintetto base.

Eccellente apporto difensivo da parte di David sin dall’inizio delle partite

Naturalmente, queste problematiche si riflettono anche sulla fase offensiva, che deve risultare sempre brillante per essere in grado di nascondere i limiti difensivi e così portare a casa vittorie.

Il numero magico per le V Nere è 80.

Quando la Virtus mette a segno almeno questo totale di punti, risulta vincente nel 79.3% delle loro gare; nel dettaglio, sinora quando ha raggiunto codesta quota ha collezionato 23 vittorie e 6 sconfitte. Al contrario, al di sotto di questo limite è sconfitta nel 78.9% delle occasioni; il suo record attuale con meno di 80 punti a referto è di 4 vittorie e 15 sconfitte (oltre ad 1 pareggio).

Man mano che la stagione è andata avanti, arrivare alla Terra Promessa è parso ogni match più complicato: i migliori realizzatori si sono alternati nell’essere prolifici, risultando sempre più discontinui, con le percentuali di tiro dell’intero team in continuo peggioramento.
Di conseguenza, in un’affollata corsa ai posti playoffs della Serie A, la Virtus si è ritrovata indietro, estromessa per la seconda stagione consecutiva dalla postseason.

Tuttavia, quando la compagine approccia le competizioni internazionali o le gare da dentro o fuori, l’esito cambia completamente.
Accadde già nelle Final Eight di Coppa Italia: da ottava qualificata, la Virtus eliminò dal torneo la testa di serie Olimpia Milano, favoritissima per la vittoria finale.

Ancora più notevole è il percorso bianconero nella Basketball Champions League. Una volta frequentatori abituali dei salotti buoni delle coppe europee, le V Nere sono tornate in questa stagione a giocare competizioni internazionali dopo 10 anni; senza alcun timore reverenziale, stanno disputando un torneo di livello.

Gli sforzi dei ragazzi sono stati notevoli da subito, con la vittoria delle prime 7 gare consecutive, nuovo record per la competizione per un team all’esordio nella Champions League nonchè seconda miglior partenza di sempre per il torneo (dopo il 13-0 del Monaco nella scorsa annata).

Con 83.7 punti segnati a gara, la Virtus si è contraddistinta come secondo miglior attacco dell’intera Champions League, risultando inoltre quarta nella percentuale da 2 punti. La squadra è la migliore per distacco nella gestione del pallone, con 8.1 palloni persi a gara, unica del torneo sotto le 10.
Simbolo dell’eccellente fase offensiva è Kevin Punter, confermatosi uno degli attaccanti più pericolosi dell’intero torneo; con 15.1 punti in soli 26.7 minuti a gara, è nono nella classifica marcatori dopo essere stato il miglior scorer nella scorsa annata, con 19.1 punti a gara realizzati fra Rosa Radom e AEK.
Inoltre, David Cournooh si sta comportando particolarmente bene al tiro dietro l’arco, attualmente ottavo nella competizione per percentuale da 3 punti (50%).

Dopo aver concluso al primo posto il Gruppo D durante la prima fase, negli ottavi di finale i bianconeri hanno tenuto il Le Mans a soli 66 punti a gara, senza perdere andata né ritorno: pareggio in gara 1, vittoria in gara 2 con un emozionante tributo nell’occasione per l’ultimo saluto all’ex presidente Alberto Bucci.

Il Nanterre si poneva quindi come ultimo ostacolo fra la Virtus e il suo ritorno ad una fase finale di una coppa europea. Al primo atto in terra di Francia era arrivata la sconfitta di 8; per il match di ritorno, c’era bisogno di tutto il supporto possibile per ribaltare il risultato e la risposta da parte dei tifosi, nonostante il disappunto per l’andamento in campionato, non è certo mancata.

Con la loro passione hanno sospinto l’intera squadra: la loro energia si è trasmessa dagli spalti al parquet contagiando i protagonisti in campo, con i ragazzi assatanati a dare il massimo in ogni giocata in attacco quanto in difesa. Il team è stato sopra nel punteggio sin dal primo possesso, senza mai andare in svantaggio nel corso dell’intera gara, chiusa dominando ben oltre quanto facciano intuire i 15 punti di vantaggio nello score finale.

Le Final Four sono divenute realtà: i festeggiamenti hanno potuto finalmente avere inizio.

Si è così chiuso un piccolo ciclo di 4 giorni magici per la pallacanestro di marca bolognese; nella domenica precedente la Fortitudo aveva conquistato la promozione dalla Serie A2, mentre nel successivo mercoledi la Virtus ha strappato il pass per l’accesso all’atto finale della Champions League di questa stagione, ironicamente guidata da un ex simbolo fortitudino quale Djordjevic.

Il messaggio mandato è semplice: Basket City è ancora viva e sta tentando di tornare agli antichi fasti.

E’ rimasto solamente un altro obiettivo stagionale per la pallacanestro cittadina e le date da cerchiare sul calendario sono state definite: dal 3 al 5 di maggio, allo Sportpaleis saranno le V Nere a cercare di tenere in alto l’onore nelle Final Four.
Arrivare in fondo non sarà facile, contrapposti prima al Bamberg di Tyrese Rice ed eventualmente contro il vincitore dello scontro fra i ragazzini terribili dell’Antwerp e il Tenerife trionfatore nella prima edizione della coppa, due stagioni fa; ma l’idea già stuzzica la tifoseria e la squadra sicuramente tenterà di gettare il cuore oltre l’ostacolo, provando a raggiungere un’ulteriore tappa lungo il tortuoso percorso di resurrezione della Virtus Bologna.