Nikos, l’italiano

Pubblicato da Mikhail Laurenza il

C’è qualcosa di estremamente profondo e voluto dal destino che lega Nikos Zisis all’Italia, che questo weekend sarà in campo, a quasi 36 anni, per dirigere il suo Bamberg nelle Final Four di Champions League di Anversa con l’obiettivo di mettere un altro trofeo in bacheca, l’ennesimo della sua carriera. Avversaria dei tedeschi sarà la Virtus Bologna di coach Sasha Djordjevic, in una sorta di finale anticipata fra le due grandi favorite alla conquista della tre giorni belga. Il Belpaese ancora una volta sulla strada del playmaker greco; ultimo atto (o forse no), di un legame quasi ventennale a volte cercato e altre inaspettato.

Inaspettato per esempio come l’amore sbocciato verso la fine degli anni ’90 fra la sua città natale, Salonicco, e due giocatori italiani in particolare: Claudio Coldebella è ricordato ancora come uno dei grandi protagonisti del Paok vincitore della Coppa di Grecia nel 1999 mentre Mario Boni è tutt’ora un eroe per la tifoseria dell’Aris. Un piccolo excursus su “Mitraglia” è dovuto, oltre che romantico da parte di chi scrive; perché Boni è stato molto più di un giocatore, è stata la rappresentazione della forza di volontà e dell’amore per il gioco che sfidano ogni concettuale limite anagrafico – ha appeso le scarpe al chiodo a 55 anni dopo essere stato miglior marcatore in TUTTE le categorie italiane – e della personalità che divide in modo netto chi guarda la pallacanestro: odiato alla follia dai sostenitori avversari (chiedere nel caso ai pistoiesi), venerato da chi pagava il biglietto per vederlo (indimenticabili gli anni col gemello Niccolai a Montecatini). Quest’ultimo è il caso della gente di Salonicco sponda giallonera, a cui in un anno e mezzo ha regalato una Coppa di Grecia ma soprattutto l’indimenticabile Coppa Korac del ’97 in cui realizzò 20 punti in gara 1 di finale coi turchi del Tofas Bursa e 16 in gara 2.

L'Aris di Mario Boni mostra la coppa korac appena conquistata (credits:giba.it)

Zisis in quel periodo sta giocando e facendo vedere i primi sprazzi di talento alla YMCA della città, ma di lì a poco, nella stagione 2000/2001 si trasferisce nella capitale, all’AEK Atene. Gioca solamente due partite, ma nell’annata successiva segna 3.9 punti di media in 31 gare che contribuiscono al titolo nazionale degli uomini di Sakota guidati in campo da JR Holden, compagno e amico che il playmaker greco ritroverà più avanti. Resta fino al 2004-2005, in quella che è ancora oggi è per numeri la sua migliore stagione dal punto di vista realizzativo in Eurolega (11.6 di media) e in estate viene convocato insieme ai pilastri della nazionale ellenica per disputare i campionati europei di Serbia e Montenegro: che la Grecia vincesse il titolo ce lo si poteva aspettare (successo in finale contro la Germania di Dirk Nowitzki), ma che il neanche 22enne fosse il miglior realizzatore dei suoi a 10.6 punti di media meno.  

Capitan Kakiouzis alza la coppa di Eurobasket 2005 (credits: greece.greekreporter.com)

Alla fine del torneo arriva il primo contatto diretto con l’Italia; viene infatti acquistato dalla Benetton Treviso che si è appena separata da Ettore Messina per far posto a Davide Blatt, ma quello con l’allenatore del Grande Slam Virtus è solamente un appuntamento rinviato. Nella prima stagione vince subito il campionato con una squadra praticamente illegale dove Siskauskas e Goree la facevano da padroni (riserva del centro americano un giovanissimo ragazzo laziale di 211cm con mani delicatissime che 9 giorni dopo il termine di quel campionato verrà scelto con la numero 1 al Draft dai Toronto Raptors). La gioia per la vittoria dello scudetto viene smorzata parzialmente dalla finale persa nei mondiali di Giappone contro la Spagna: col senno di poi quell’argento fu più una conquista che una delusione, non solo per aver battuto gli USA grazie ad un Papaloukas semplicemente fuori dalla norma, ma perché di fatto incontrarono una delle edizioni delle Furie Rosse migliori di sempre, seconda solo alla formazione olimpionica del 2012.

Dopo la rassegna nipponica resta alla Benetton un’altra stagione in cui vince la Coppa Italia (bomba allo scadere di Matteo Soragna in finale contro la MPS) prima di passare in blocco insieme a Goree e Siskauskas al CSKA di Ettore Messina, primo allenatore – e che allenatore – italiano della sua carriera. A Mosca ritrova un “colonia” di italiani formata da Smodis, Andersen e Trajan Langdon, forte, fortissimo sia in campo sia dietro la scrivania. A completare quell’armata il suo compagno di nazionale Papaloukas e quel Jr Holden col quale pochi anni prima vinse il campionato greco.

Il CSKA non vince, stravince l’Eurolega con ”l’Assassino dell’Alaska” premiato MVP delle Final Four e Nikos diventa quello per cui verrà ricordato dai posteri: un playmaker ordinato, alla vecchia maniera, che sa far girare la squadra senza prendersi troppi tiri e perdendo pochissimi palloni; una sorta di bassista di una grande band in cui gli assoli di chitarra elettrica erano concessi a straordinari interpreti del genere come Papaloukas e Holden.

Zisis con la casacca del CSKA (credits: cskabasket.com)

Dopo aver vinto il campionato nella stagione successiva Zisis ritorna in Italia alla corte di Simone Pianigiani dove in quel triennio la Mens Sana non lascia nemmeno le briciole agli avversari: tre scudetti, tre coppe Italia e altrettante Supercoppe. Proprio nell’ultima stagione, quella 2010-2011, Zisis e Siena arriveranno un’altra volta alle Final Four ma verranno battuti dal Pana dal compagno di nazionale e futuro MVP Dimitris Diamantidis.

Gioca per una sola stagione in Spagna a Bilbao prima di passare all’Unics Kazan, dove in panchina c’è Andrea Trinchieri, suo allenatore anche nella nazionale greca. I russi compiono una grande cavalcata in Eurocup e Zisis è l’assoluto protagonista della semifinale di ritorno contro la Stella Rossa quando con 26 punti e 5 assist dà una grossa mano ai suoi  a ribaltare il -11 dell’andata. In finale però i biancoverdi si schianteranno contro l’indistruttibile muro valenciano costruito da Velimir Perasovic

Rimane a Kazan altri 6 mesi prima di trasferirsi alla corte del primo Fenerbahce targato Obradovic dove in maniera quasi sorprendente non vincerà nulla mettendo in dubbio, a quasi 32 anni, il suo percorso ad alto livello.

La leadership di Nikos Zisis (credits: tr.beinsports.com)

Sarà ancora Andrea Trinchieri ad incrociare la sua strada e a rilanciare una volta di più la sua carriera: l’ex coach di Cantù lo vuole con sè al Bamberg dove nelle prime due stagioni vince due campionati e una coppa di Germania in compagnia, fra gli altri, di Nicolò Melli. L’esonero di Trinchieri a metà stagione nel 2018, dopo una prima parte di campionato deludente gli permetterà di essere allenato da Luca Banchi, vice di Pianigiani nel suo periodo a Siena; il tutto prima di arrivare ad oggi in cui il Bamberg, dopo un anno di transizione rischia seriamente di vincere il primo torneo europeo della sua storia. Insieme a Zisis (per lui quasi 7 punti di media) ci sono veterani come Hickman e Tyrese Rice che fanno della squadra tedesca la candidata numero uno alla vittoria finale in questa bellissima edizione della Basketball Champions League.

In panchina, manco a dirlo, il prodigio Federico Perego, italiano.

Non il primo, forse l’ultimo, nel destino di un ragazzo col tricolore nel cuore.


Mikhail Laurenza

Mikhail Laurenza

Giocatore dilettante, allenatore dilettante, scrittore dilettante, innamorato per professione. Il basket è mio padre e i suoi insegnamenti. Il basket è la ragione.