NBA Draft – Il valore di una scelta

Pubblicato da Simone Rancid il

Una delle fasi più entusiasmanti e che più stimola la fantasia degli appassionati NBA è, senza ombra di dubbio, il draft. Ogni anno decine di giovani talenti varcano la soglia del professionismo ed è un compito sempre più arduo cercare di carpirne in anticipo la parabola di carriera e quindi l’eventuale successo o meno delle franchigie che andranno a sceglierli.

La prima domanda che ci siamo posti è quella che penso tutti noi ci siamo fatti almeno una volta ovvero: 

Quanto vale una scelta al draft?

In altri termini: quante sono le probabilità di pescare un LeBron, un Kevin Durant e quante quelle di scegliere un Anthony Bennett o un Mario Hezonja?

E quante probabilità ci sono di prendere un Montrezl Harrell alla #32?

Rispondere a queste domande non è semplice. Anzi. È almeno complicato, visto l’enorme mole di fattori che entrano in gioco: profondità del draft, competenze della franchigia che sceglie, fit del giocatore all’interno dell’attuale roster, competenze di chi all’interno dello staff tecnico deve sviluppare il talento del giovane cestista e naturalmente il potenziale e la voglia di migliorarsi del giocatore stesso. Oltre alla fortuna, chiaramente.

Il fatto che sia complicato non vuol dire sia impossibile. In fondo, i dati stanno tutti lì e basta andarli a prendere:

anni esaminati: 1988 – 2012. Non prima, perché si va troppo indietro, troppo diverse le regole, troppo diversi i contratti e via discorrendo. Non dopo, perché è ancora troppo presto per giudicare la carriera degli usciti dai draft successivi al 2012.  

Scelti gli anni su cui fare analisi, bisogna trovare il modo di classificare i giocatori. Serve una “misura” della carriera di un giocatore, e serve che sia unbiased: nessun parametro soggettivo ma solo ed esclusivamente parametri oggettivi. Ci si perde qualcosa? Sì. Però è quasi inevitabile. 

Categorie e definizioni

I giocatori sono stati catalogati in cinque diverse categorie, ognuna con una sua precisa definizione. Inutile dire che la definizione è allo scopo di fare l’analisi, ognuno potrebbe cambiarla e ottenere risultati diversi. Questa divisione però è sembrata essere  equa:

Superstar

All Star

Starter

Bench

Filler

Vediamo la definizione di ogni categoria con qualche esempio:

Superstar

Ovviamente è un giocatore èlite. Il meglio del meglio che si possa trovare nella Lega:

–  almeno sei volte nei quintetti All-NBA, oppure

–  almeno otto All Star Game, oppure

–  almeno un MVP in carriera.

Esempi: LeBron, Nash, Shaq, Kobe, MJ, Magic, Kidd, Pippen, Iverson, Tmac, Wade, CP3, Duncan

All Star

È un giocatore fortissimo ma presumibilmente un gradino sotto allo status di superstar. Solitamente è un giocatore che ha una bella e lunga carriera idealmente da perfetto secondo violino ma che a volte si trova a fare l’uomo franchigia per una squadra risultando spesso “non abbastanza”:

–  almeno tre volte fra quintetti All-NBA e All-Star Game.

Il valore “3” è stato scelto perché troppo spesso molti giocatori fanno una stagione della vita raggiungendo l’All Star Game una volta e pur raggiungendo in lega lo status di ALL-STAR sono giocatori di livello nettamente inferiore a chi invece viene selezionato regolarmente (appunto 5/6/7 volte).

Esempi: Chauncey Billups, Blake Griffin, Mitch Richmond, Tony Parker, Pau Gasol, Shawn Kemp, DeMar DeRozan, Marc Gasol, Deron Williams

Starter

Photo by Matteo Marchi Images

È un giocatore solido che parte regolarmente in quintetto o comunque ha un minutaggio da quintetto base per un periodo nella Lega non inferiore ai cinque anni. Magari nell’anno buono partecipa pure ad un All Star Game ma solitamente si limita ad essere un eccellente contributore a fianco delle 2 stelle di turno. Quindi:

almeno 350 partite da titolare (circa 5 anni contando eventuali infortuni)

media minutaggio non inferiore ai 28 minuti.

Esempi: Steve Smith, Andrew Bogut, Marvin Williams, Raymond Felton, Danilo Gallinari, Eric Gordon, Brook Lopez, Ricky Rubio, Greg Monroe, Derrick Favors

Bench

È un giocatore di rotazione che parte dalla panchina e si rende utile:

–  almeno 5 anni giocando un minimo di 16 minuti a partita di media 

–  per più di 350 partite in NBA.

Esempi: DJ Augustin, Marreese Speights, Brandon Rush, Ed Davis, Patrick Patterson, James Johnson, Tyler Hansbrough, Omri Casspi

Filler

È un giocatore ai margini del Roster che non riesce a dare alcun tipo di contributo in lega se non per brevissimo periodo a causa di diversi motivi, fra cui il talento che non si sviluppa come previsto, un infortunio che ne condiziona la carriera o la sempre più frequente dipartita verso l’Europa dove andrà ad avere più spazio e dove presumibilmente guadagnerà più soldi: 

–  meno di 350 partite complessive, senza rimpianti. 

Esempi: Hasheem Thabeet, Johnny Flinn, Jordan Hill, Terrence Williams, Jan Vesely, Jimmer Fredette, Chris Singleton

Sì, ma quindi?

Una volta prodotte le categorie, una volta organizzati i dati, non resta che guardare ai risultati. Anche qui, la scelta è quella di andare sulle macro-aree:

–  Top 5 pick

–  Lottery 

–  Metà / Fine primo giro 

–  Secondo giro

Top 5 pick

SuperStar
0%
All Star
0%
Starter
0%
Bench
0%
Filler
0%

Scegliere nella Top 5 è sicuramente una buona cosa:

la possibilità di ottenere uno Starter – All Star – Superstar è superiore all’82%. Quattro volte su cinque, scegliendo in top 5, le squadre stanno scegliendo nel peggiore dei casi un solido starter (un Gallinari piuttosto che un Bogut piuttosto che un Eric Gordon). Di questi quattro casi su cinque, più o meno una volta su due si otterrà un All Star o una Superstar. Non male.

Poco meno di una volta su sei, il che vuol dire poco meno di una volta a draft, nella Top 5 compare una Superstar. Se la vostra squadra ha una pick in top 5, potete sperare per davvero.

Una curiosità si ottiene guardando solo la top 3. Chi sceglie con la 2 ha molte più probabilità di prendere uno starter che un All Star, rispetto a chi sceglie con la tre. Questo per vari motivi, ma probabilmente la motivazione migliore risiede nel fatto che spesso con la pick #2 si cerca la Safe pick, la scelta “sicura”. E infatti spesso si ottiene uno Starter. Con la #3, evidentemente la propensione al rischio dei GM è più alta e, più spesso, si ottiene un All Star.

High risks, high rewards.

Per completezza, è importante notare che nel periodo preso in esame, fra le scelte dalla 6 alla 30 solamente sei giocatori su 625 si sono rivelati una Superstar per una percentuale dello 0,96% meno quindi di 1 giocatore su 100, con la percentuale che si alza al 4,64% di possibilità di scegliere almeno un All Star fuori dai primi 5 scelti. Sono infatti solo 29 giocatori in 25 anni scelti dalla 6 alla 30 ad aver raggiunto lo status di Star. Il che significa anche che praticamente ogni anno c’è una star al draft che non verrà scelta nei primi 5 ma che si trova nascosta all’interno del primo giro.

Lottery range

SuperStar
0%
All Star
0%
Starter
0%
Bench
0%
Filler
0%

Dalla sesta alla decima scelta le possibilità di draftare almeno una star scendono drasticamente al 12,8% mentre il rischio di giocatore “underachiever” raddoppia rispetto alla top5 arrivando al 39.2%, praticamente ben 2 giocatori su 5 scelti in questo slot risulteranno irrilevanti in lega. In questo range però si trovano tantissimi giocatori di livello starter /sure pick (44.8%) che con un’identica percentuale a quella della top 5 delinea praticamente che un giocatore su due scelto in questo range diventerà un solido giocatore da quintetto base. 

Allargandoci invece alla restante lotteria, prendendo cioè in considerazione le scelte dalla 6 alla 14 la situazione si ribalta. Ben il 54% dei giocatori scelti finiscono per fare i panchinari o avere ruoli irrilevanti in lega mentre solo il 36% diventeranno dei titolari sicuri mentre le possibilità di draftare almeno una star scende un pelo sotto al 10%. Questo conferma banalmente la sostanziale differenza che vi è tra scegliere con una middle lottery (6-10) e una late lottery pick (11-14), ovvero maggiori garanzie di riuscire a scegliere un titolare rispetto ad un panchinaro.

Fuori lottery - metà primo giro - fine primo giro

Allontanandoci ancora di più ed uscendo dalla zona lottery compare un solo un giocatore su 375 scelti che sia riuscito a raggiungere lo status di Superstar: parliamo di Steve Nash scelto nel ’96 dai Suns. 

Sono solamente 12 i giocatori in 25 anni che sono riusciti ad arrivare a livello all-star per una percentuale attorno al 3,5%. E’ quindi statisticamente quasi impossibile riuscire a draftare fuori dalla lotteria una star, anche se è giusto affermare che mediamente ogni due anni c’è un all-star che verrà scelto fuori dai primi 14 e che farà pentire parecchie squadre di averlo passato. 

Drammatica l’impennata di fallimenti, ben il 77,5% dei giocatori scelti si rivelano panchinari o irrilevanti con una netta predominanza per questi ultimi (45,25%). Praticamente solo un giocatore su cinque scelto fuori dalla lotteria si rivelerà un giocatore NBA solido. 

Analizzando e distinguendo ulteriormente gli slot di medio giro (pick 11-20) da quelli di fine giro (21-30) appare evidente quanto scegliere nei primi 20 possa rappresentare l’ultima concreta speranza di draftare un giocatore solido. 

Infatti, le scelte effettuate dalla 11 alla 20 vedono aumentare la percentuale di giocatori che possono contribuire stabilmente (27.6%) in quintetto o dalla panchina (35,60%) anche se la predominanza è ancora leggermente spostata sul giocatore irrilevante (36,80%).  La tendenza prosegue volgendo lo sguardo verso la fine del draft, con le scelte dalla 21 alla 30 che si tramutano in 4 casi su 5 (79,20%) in giocatori panchinari o irrilevanti con netta predominanza di quest’ultima categoria che con il 48% dei casi delinea che un giocatore su due scelto in quel range non diventerà mai un giocatore nba. Solo in un caso su cinque un team otterrà un giocatore almeno di livello starter tra quelli scelti in questa fase. Statisticamente impossibile sperare in una superstar, solo 7 giocatori su 250 selezioni totali in 25 anni hanno raggiunto lo status di Star tra i quali Latrell Sprewell, Tony Parker e Jimmy Butler

Secondo giro

Non ci siamo addentrati troppo nell’analisi dei giocatori al secondo giro, perché forse non ne valeva la pena. Ci siamo limitati a verificare quanti giocatori, nel periodo preso in esame, siano riusciti a raggiungere lo status di All-Star ogni anno. Differentemente da quanto usato precedentemente , dove abbiamo considerato All-Star coloro che avevano raggiunto almeno 3 riconoscimenti tra All-Star e All NBA in questo caso ci siamo limitati esclusivamente a verificare quanti abbiano giocato almeno, e solo, un All Star Game in carriera. Sono risultati 20 giocatori scelti al secondo giro che hanno disputato un All Star Game su 750 selezioni in 25 anni corrispondente al 2,5% di possibilità. Rimane comunque una probabilità dell’80% (quindi 4 anni su 5) che ci sia un All-Star nascosto al secondo giro del draft

Simone Rancid

Simone Rancid

Simone, 37 anni, nostalgico dell'NBA anni 90, ho smesso di tifare per una franchigia dopo la deludente sconfitta dei Magic nelle finali del 95. Punk Rocker for life e avido collezionista di dischi. Da un annetto seguo anche l'NFL perché la NBA senza Penny e Shaq non è più la stessa.

Luca Falconi

Luca Falconi

Classe ’92, cittadino del mondo, drogato di USA, basket e analytics. C’è tutto quello che serve sapere su di me, sì?

Leandro Nesi

Leandro Nesi

Leandro Nesi, nato in Scozia ma Romano di Roma, 29, felicemente sposato. Dottorando in ingegneria meccanica teorica e applicata. Amo il Gioco, detesto il tifo, specie quello con la t minuscola, che impedisce le discussioni. Simpatizzo per i Jazz e per LeBron, che mi hanno fatto innamorare della palla a spicchi. Di una partita guardo i giochi e gli schemi, di un giocatore gli aiuti in difesa e i tuffi sul parquet. Se c'è tattica, sono nel mio mondo. L'NFL e il tennis sono sul podio dei "miei" sport, dopo il Grande Amore (sportivo) che è il Basket.

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Simone Rancid

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