Atlanta Hawks: Stairway to Heaven

Pubblicato da Lorenzo Pon il

Stairway to Heaven

Negli occhi di molti, se non di tutti, gli appassionati dell’universo NBA resterà per sempre impressa un’immagine del Draft NBA 2019: il portamento regale di Zion Williamson nel suo completo bianco (come Il Re, con la i maiuscola), la stretta di mano ad Adam Silver, l’emozione, i sorrisi e infine le lacrime di un ragazzo che ha coronato il sogno di una vita.
Ad oggi è difficile pensare che il nome dei vincitori assoluti di questo Draft possa essere diverso da quello dei New Orleans Pelicans, ma la storia della lega è fatta di se e di ma e dare qualcosa per scontato è sempre un errore.
David Griffin, neo GM dei Pelicans, potrebbe non essere il solo eroe della serata: al suo fianco potrebbe emergere una figura più riservata e meno chiacchierata, che nel giro di due anni è riuscita a ridare vigore a una franchigia che sembrava pronta a implodere: Travis Schlenk.
Assunto dagli Atlanta Hawks nel maggio del 2017 per le sue capacità nel pescare talenti al Draft (è stato il principale artefice, ai tempi in cui era assistente GM ai Golden State Warriors, di quella clamorosa chiamata al Draft che risponde al nome di Draymond Green con la #35), Schlenk si è rimboccato le maniche e ha avviato un coraggioso quanto efficace processo di rebuilding.
La franchigia che ha raccolto era la versione morente di quella macchina perfetta architetta da Budenholzer a partire dal 2013 e che ha raggiunto l’apice nel 2015, con le sessanta vittorie in stagione e la storica nomina del quintetto titolare come giocatore del mese di gennaio.
Per comprendere nel migliore dei modi il virtuoso percorso messo in atto dagli Atlanta Hawks, che li ha portati in soli due anni a vantare uno dei più intriganti young core di tutta la lega, bisogna riavvolgere il nastro fino a quel fatidico 2017, anno in cui è stata scelta la prima pietra angolare su cui poggiano le fondamenta del rebuilding targato Hawks.
Al Draft 2017, uno dei più ricchi e profondi degli ultimi anni, la franchigia della Georgia sceglie con la #19 John Collins da Wake Forest, una delle più intriganti power forward del panorama collegiale.
Anche se oggi appare scontato affermare che sia Trae Young l’uomo franchigia dal quale ripartiranno gli Atlanta Hawks, un’attenta analisi delle caratteristiche dei giocatori selezionati negli ultimi due anni aiuterà a capire come sia proprio Collins il giocatore al centro del progetto Hawks, il profilo in base al quale sono stati progressivamente aggiunti gli altri tasselli.

Draft 2018: La nascita di uno spettacolare dynamic duo

Pic by Peachtree hoops
Nella stagione da rookie Collins si merita gli onori del All-Rookie second team, guadagnandosi 26 partite in quintetto titolare in cui mostra da un lato lampi di talento puro nell’attaccare il ferro e un’eccellente velocità di piedi che gli permette di fare male alle difese in situazione di post-up, dall’altro una scarsa attitudine difensiva e un tiro dall’arco pressoché inesistente.
Qui Schlenk decide di marcare definitivamente l’inversione di rotta con il cambio di coach: via Budenholzer, coach da squadra “pronta”, dentro Lloyd Pierce, ex assistente ai Philadelphia 76ers di Brett Brown.
Ancora una volta l’ingrediente su cui si punta è la capacità di lavorare con i giovani: tra le tante esperienze, Pierce ha lavorato sul player development di giocatori del calibro di LeBron James, Stephen Curry e Klay Thompson.
La notte del Draft 2018 verrà ricordata, nel bene e nel male, come quella che avrà deciso il prossimo decennio degli Atlanta Hawks: viene scelto Luka Doncic con la terza scelta assoluta, immediatamente girata ai Dallas Mavericks in cambio di Trae Young (quinta scelta) e una futura prima scelta protetta.
Il clamore mediatico di Doncic, protagonista tra le altre cose della vittoria della sua Slovenia all’europeo, unito a tutti i dubbi riguardanti le capacità di Young di adattarsi al gioco NBA portano a bollare rapidamente lo scambio come un azzardo, ai limiti della follia, per gli Atlanta Hawks.
La franchigia della Georgia si assicura intanto anche Kevin Huerter con la #19 e Omari Spellman con la #30 (nelle più rosee aspettative di Schlenk, rispettivamente i nuovi Klay Thompson e Draymond Green).
Vista la quasi totale assenza di gioco perimetrale di Collins nel suo anno da rookie, gli Hawks scelgono di puntare sul miglior passatore presente al Draft, oltre che tiratore letale da distanze siderali, e su due eccellenti tiratori dall’arco.
Un anno dopo il risultato è sotto gli occhi di tutti: gli Atlanta Hawks sono una squadra ancora giovane e acerba, ma che ha mostrato un gioco spumeggiante (il più alto pace nella lega) basato su un impiego selvaggio del tiro pesante (terzi per triple tentate, quarti per triple realizzate) e sull’efficacia del duo Young-Collins, ad oggi uno dei dynamic duo più intriganti di tutta la lega.

La velocità nel consegnare il pallone e tagliare forte a canestro, il timing perfetto del passaggio: l’asse Young-Collins sa fare malissimo alle difese avversarie

Dopo una sola stagione disputata insieme, l’intesa tra i due ha raggiunto un livello semplicemente imbarazzante: Collins ha ricevuto in media 14.7 passaggi di Young a partita in questa stagione (per restare in tema di asse play-lungo: Westbrook cerca Adams con 11.9 passaggi a partita; Harden cerca Capela con 8.8 passaggi a partita), realizzati con il 54.8% dal campo.
Ancora: il 20% dei passaggi effettuati dal folletto degli Atlanta Hawks hanno come destinatario Collins.
I due si cercano e si trovano alla perfezione, dando vita ad uno dei Pick&Roll più efficaci della lega: in situazioni da rollante Collins segna 4.1 a partita (top 5 nella lega, a un solo punto di distanza dal migliore del classe, Marc Gasol), Young da portatore di palla gestisce 9.7 P&R a partita (più di Doncic, Harden e Westbrook, per capirci), situazione in cui produce 7.8 ad allacciata di scarpe (top 10 nella lega).
A questo devastante duo unite le 5 triple tentate a partita da Kevin Huerter, convertite con un eccellente 38.5% e otterrete un chiaro quadro di come i giocatori aggiunti allo scorso draft fossero perfettamente funzionali all’esaltazione del ruolo di Collins in quintetto e al credo tattico dei nuovi Hawks: Pace&Space.
Oltre al ruolo fondamentale giocato dai nuovi tasselli nella crescita esponenziale di Collins, una menzione d’onore la merita anche il coaching staff: Pierce ha svolto un lavoro eccezionale, mettendo la sua power forward nelle condizioni ideali per esaltare il suo gioco e insistendo a oltranza sullo sviluppo di un tiro dall’arco affidabile.
Non è un caso se nella stagione da sophomore, storicamente piena di insidie per molti giocatori, Collins ha visto tutte le sue statistiche aumentare vertiginosamente, arrivando a collezionare 19.5 punti a partita e 9.8 rimbalzi, tirando con il 35% dall’arco su poco meno di tre tentativi a partita.
Nel 2003 l’album “Verità Supposte” di Caparezza si apriva con un monito:
Il secondo album è sempre più difficile, nella carriera di un artista”.
Sarà, non per John Collins a quanto pare.

Il lavoro portato avanti tutta l’estate da Collins ha prodotto i suoi frutti: movimento di tiro fluido, sull’immancabile assist servito da Young

Draft 2019: il completamento dell'opera

Il livello di gioco messo in mostra da Trae Young nella seconda parte di stagione ha letteralmente spazzato via le critiche riservate alla trade occorsa nello scorso Draft, portando una nuova consapevolezza tra gli addetti ai lavori: con ogni probabilità siamo di fronte ad una win-win trade.
L’ennesima mossa spregiudicata di Schlenk porta gli Atlanta Hawks a realizzare un altro piccolo capolavoro al Draft: trade up per raggiungere la quarta scelta assoluta, con cui viene scelto DeAndre Hunter (fresco campione NCAA coi i Virginia Cavaliers e nominato miglior difensore dell’anno), decima scelta con cui viene selezionato Cameron Reddish, terzo violino del trio delle meraviglie di Duke e, ultimo ma non ultimo, con la #34, ottenuta attraverso ulteriori scambi, viene selezionato Bruno Fernando, tra i migliori centri uscenti dal Draft.
Ancora una volta, la valutazione di Schlenk è stata estremamente lucida: sono stati scelti SOLO giocatori funzionali al tipo di gioco proposto dagli Hawks e capaci di coprire le lacune difensive del duo Young-Collins.
Hunter è un giocatore in grado di prendere in consegna il miglior giocatore avversario, fargli sudare ogni singolo punto e di segnare con percentuali strabilianti dall’arco (43.8% nell’ultima stagione).

Un estratto del perché è stato il miglior difensore dell’anno: abbandona l’uomo sul perimetro con tempi perfetti, risultando determinante nell’evitare un canestro già scritto

Perfetto il movimento senza palla, pulitissimo il rilascio. Provate ora a immaginare che a rifornire una bocca da fuoco come Hunter ci sia un passatore del livello di Young

Perfetto prototipo del 3&D moderno, Hunter sarà l’ennesima valvola di sfogo per i passaggi di Young in attacco, dove aprirà ulteriori spazi per le incursioni in area di Collins, mentre sarà l’ancora difensiva su cui ricostruire per coach Pierce nell’altra metà campo.
I suoi fan più sfegatati hanno pronosticato un futuro alla Kawhi Leonard; per restare con i piedi per terra, sembra più verosimile un ruolo alla Trevor Ariza.
Con la decima scelta arriva Cameron Reddish, giocatore finito “così in basso” solo per aver tremendamente patito il passaggio a terzo violino vista la presenza dir poco ingombrante di Zion Williamson e R.J. Barrett. Un giocatore con tanti punti nelle mani e con buone capacità difensive. A differenza di Hunter non ha ancora sviluppato il tiro pesante e le doti difensive al giusto livello per poter essere un modello di 3&D, ma il talento è lì tutto da vedere e, visto il superbo lavoro svolto con Collins, Young e Huerter, non si può che essere fiduciosi sullo sviluppo di Reddish in utile opzione in entrambe le metà campo.
Reddish potrebbe trasformarsi in un Rudy Gay con una spiccata propensione per il tiro pesante; un giocatore offensivamente completo, capace di mettere palla a terra e attaccare il ferro e di costruirsi in autonomia il tiro dal palleggio.

Mani veloci per fermare la penetrazione, unite a un eccellente ball handling e alla capacità di lanciare i compagni in contropiedi saranno oro colato per una squadra a cui piace correre tantissimo come Atlanta

L’ultima scelta degli Atlanta Hawks a questo Draft è forse la più interessante di tutte: con la scelta #34 la franchigia si assicura le prestazioni di Bruno Fernando, una chiamata che ha tutte le potenzialità per essere una steal of the draft.
L’esigenza per Atlanta di aggiungere un centro al roster non era un segreto, come dimostrava l’onnipresenza di Jaxson Hayes dato come possibile loro scelta alla #8. Vista la volontà di puntare con forza su DeAndre Hunter, Schlenk ha dovuto rinunciare ad lui, accasatosi ai Pelicans, e puntare su un profilo differente.
La scelta, infine, è ricaduta appunto su Bruno Fernando, centro angolano da Maryland.
Le caratteristiche tecniche del giocatore, a un primo sguardo, potrebbero indurre a pensare che il suo gioco cozzi con quello di Collins: assenza di una dimensione perimetrale, efficacissimo nel pitturato e nel convertire i liberi, difensore in molte occasioni pigro, nonostante un atletismo che gli consentirebbe di essere un rim protector d’élite.
Bruno Fernando rappresenta a tutti gli effetti la scommessa più ambiziosa per il coaching staff di Atlanta: se riusciranno a fargli sviluppare un tiro dall’arco affidabile, gli Hawks saranno il perfetto prototipo di squadra ultramoderna, in cui il ritmo è altissimo e ci sono cinque giocatori in campo in grado di segnare sistematicamente dal perimetro.
Le speranze, in questo senso, sono più che positive, vista la morbidezza nel tocco in situazioni di post-up e le percentuali molto alte ai liberi, segno di una meccanica di tiro già consolidata.

Mani morbide, un atletismo straripante e, in più, la capacità di inventarsi canestri come questo: Fernando ha tutto per essere un fattore decisivo nell’attacco di Atlanta

Sul piano difensivo, vista la scarsa attitudine mostrata sin qui da Collins, un gigante dotato di un atletismo straripante come il centro angolano sarebbe il complemento perfetto, a patto che prosegua nel suo percorso di maturazione difensiva. Per le doti atletiche e per le possibilità di diventare un difensore del pitturato di prima categoria, Fernando può ricordare Serge Ibaka.
Attenzione a sottostimare questo ragazzo, il suo ceiling potrebbe essere veramente molto alto.
Se poi non si rivelasse il giocatore che gli Atlanta Hawks sperano di aver trovato, potranno comunque schierare un quintetto che ha tutte le caratteristiche per essere quanto di più simile a una nuova death lineup, con Collins da finto centro, Young da playmaker e tre esterni in grado di allargare il campo.

Un modello virtuoso di rebuilding

Alla vigilia di quella che, nonostante i terribili infortuni di Durant e Thompson, si preannuncia come una delle estati più bollenti in termini di free agency, parlare degli Atlanta Hawks è ancora più importante.
Sotto la guida magistrale di un giovane e ambizioso General Manager, la franchigia è rinata dalle sue ceneri e avrà le sue chance di giocarsi un posto ai Playoff già a partire dalla prossima stagione, avendo scontato “solamente” due anni di purgatorio.
Mavericks, Pelicans e Hawks hanno tutti intrapreso il proprio percorso, che potrà riportarli a vedere la luce dopo un periodo di desolazione. Stabilire chi sia il vincente ad oggi tra le tre, visti gli scambi che hanno coinvolto le tre franchigie, sarebbe quantomeno prematuro, come la trade Young-Doncic ha appena dimostrato.
Gli Hawks sono solo al primo passo verso quel processo che potrebbe portarli ad essere una forza nella Eastern Conference e, chissà, forse non solo.
La facilità con cui un gruppo di giovani può essere smantellato in nome del successo immediato o l’assenza di un cultura vincente e di quei giocatori navigati necessari a svilupparla (Philaldephia 76ers e Phoenix Suns, per citarne due) possono cancellare in un attimo tutti gli sforzi fatti per ripartire.
La prossima stagione sarà determinante per capire come e se questo gruppo potrà sviluppare il giusto grado di coesione e quanto le abilità di coach Pierce riusciranno a plasmare quello che potrebbe essere uno dei team più quotati della lega ma che, ad oggi, altro non è che un gruppo di giovani di belle speranze.
La città non ha mai rappresentato una calamita per grossi nomi nella free agency, ma con un nucleo giovane di questo livello e con lo spazio salariale per firmare due giocatori al massimo salariale nella free agency 2020/2021, gli Atlanta Hawks hanno la concreta possibilità di essere una delle realtà più appetibili nel panorama NBA.
Con il sogno nel cassetto di diventare i nuovi Golden State Warriors.

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Lorenzo Pon

Lorenzo Pon

Nato e cresciuto a Genova, ho iniziato a seguire la pallacanestro quasi per caso, fino a diventarne completamente dipendente. Aspirante giornalista innamorato di Jokic e dei Boston Celtics