La free agency 2019 e la folle estate del 2016

Pubblicato da Vincenzo Piglionica il

Lunedì scorso, due artefatti della free agency del 2016 sono stati scambiati: gli Atlanta Hawks hanno mandato a Portland Kent Bazemore in cambio di Evan Turner. Una trade trascurabile che riporta alla mente un’estate indimenticabile, un’epoca di vacche grasse in cui le franchigie hanno distribuito mega-contratti come se non ci fosse un domani. Il cap era aumentato di 24.1 milioni di dollari grazie a un nuovo contratto televisivo estremamente remunerativo, e le franchigie potevano complessivamente contare su 568 milioni di dollari di spazio salariale liberi da sfruttare nella offseason. Furono commessi diversi errori in tutta la lega, errori che molte squadre vorrebbero dimenticare. Turner e Bazemore stanno entrando nell’ultimo anno dei loro contratti quadriennali da 70 milioni firmati nel 2016, ma molti altri accordi – da Chandler Parsons ai Grizzlies, al contratto di Solomon Hill a quello di Nicolas Batum – continuano a ingolfare il cap di alcune franchigie. 

NBAE/Getty Images

 

Nei prossimi anni, potremmo guardare alla free agency del 2019 allo stesso modo. Il cap dovrebbe schizzare da 101.9 a 109 milioni di dollari, un incremento tutto sommato moderato rispetto a quello del 2016. Tuttavia, molti dei contratti pesanti firmati allora sono in scadenza, e la NBA sguazza nel denaro. Complessivamente, le franchigie NBA si apprestano a entrare nella free agency con 474 milioni di dollari liberi sul cap, una cifra superiore alle ultime due free agenzie sommate – 176 milioni nel 2018 e 154 milioni nel 2017 – secondo i dati del guru del cap Keith Smith.

Circola dunque tanto denaro, e i free agent liberi potranno trarne beneficio. La lotta per conquistare il titolo sembra essersi riaperta, la competizione sembra tornata ai livelli precedenti la firma di Kevin Durant con i Warriors, e agenti ed executives della NBA si stanno letteralmente preparando a una corsa agli armamenti per questa estate.

Con tanto denaro a disposizione, e tali incentivi ad investirlo per provare ad accaparrarsi un titolo, nelle prossime due settimane potrebbero registrarsi movimenti bizzarri.

 

I vincitori della free agency si accaparreranno giocatori in grado di fare la differenza. Gli sconfitti prenderanno gli stessi clamorosi abbagli di cui siamo stati testimoni nel 2016; scelte sbagliate che hanno messo a repentaglio la flessibilità delle franchigie e le possibilità di costruire un roster realmente competitivo. Molti team si sono collocati nella categoria delle contenders o hanno abbracciato la modalità rebuilding, ma dopo questa free agency molte squadre potrebbero vedersi costrette ad intraprendere per davvero il percorso di rebuilding qualora le loro scelte dovessero rivelarsi fallimentari.

Guardando al recente passato, l’estate del 2016 può servire da lezione. Le scelte prese durante quella free agency continuano a produrre i loro effetti ancora oggi. C’era un gruppo di giocatori in crescita, e le rispettive franchigie di appartenenza sentivano di dover puntare a costruire attorno a loro. Gli Hornets pensavano di avere per le mani qualcosa di importante, con Steve Clifford alla guida della squadra e Kemba Walker in rampa di lancio. Conclusero la stagione 2015-16 con un record di 48-34, sufficiente a conquistare la sesta piazza nella classifica della Eastern Conference. Furono eliminati al primo turno dei playoff in sette gare nella serie contro i Miami Heat, ma c’erano segnali sufficientemente incoraggianti da convincere Charlotte a puntare sulla continuità. Batum fu il principale beneficiario di tale situazione, venendo ricompensato con un contratto da 120 milioni di dollari per 5 anni. Da allora, non è riuscito a garantire alcun supporto a Walker, che oggi ha l’opportunità di andarsene da Charlotte corteggiato da molte contender [Articolo scritto prima che Walker si accordasse con i Boston Celtics, n.d.r.].

Bill Streicher

 I Grizzlies firmarono Parsons con l’obiettivo di prolungare la loro permanenza ai vertici con Gasol e Conley ancora nel loro prime, ma il giocatore ha finito per disputare solo 95 partite nelle sue prime tre stagioni. Gasol è entrato nella fase di parabola discendente della carriera mentre Conley si è infortunato disputando solo 12 partite nella stagione 2017-18, circostanza sfortunata per lui ma utile alla squadra per conquistare posizioni nel draft. I Grizzlies si sono aggiudicati solo 22 partite, hanno conquistato la quarta scelta e draftato Jaren Jackson Jr, probabilmente il giovane lungo più promettente del gioco. Memphis era vecchia e con il cap intasato, per cui non aveva altra scelta se non quella del rebuilding. Così, ha ceduto Gasol ai Raptors per Delon Wright e altre pedine, per poi vedere l’amato centro spagnolo conquistare l’anello. Pochi giorni fa è stata la volta di Conley, ceduto ai Jazz. I Grizzlies però devono ancora 25 milioni di dollari a Parsons per la prossima stagione.

Nell’ultima regular season, Memphis ha cercato di essere competitiva così da trasferire la prima scelta protetta che deve a Boston, ma non ha vinto abbastanza. Si è così aggiudicata la seconda pick, con cui ha preso Ja Morant. Adesso che Jackson, Morant e Brandon Clarke uniranno le loro forze nel Tennessee, la squadra può fare affidamento su un core atletico e intelligente i cui elementi si completano a vicenda.

 

Nella stessa stagione di Parsons a Memphis, i Pelicans hanno firmato con un quadriennale da 48 milioni Solomon Hill, diventato l’ennesimo peso morto da caricare sulle spalle di Anthony Davis. Poi, New Orleans si è resa protagonista di una serie di operazioni di corto respiro – firma di Hill, trade di Buddy Hield per Cousins, una prima scelta in cambio di Nikola Mirotić poi ceduto in cambio di un minimo ritorno l’anno successivo. Non si può fare una colpa ai Pelicans del fatto che abbiano cercato di costruire qualcosa attorno a una stella del calibro di Davis, ma non ha funzionato. Fortunatamente, si sono aggiudicati la prima scelta del 2019 e hanno portato a casa Zion Williamson, mentre i Lakers hanno ottenuto la quarta scelta poi girata a New Orleans per arrivare a Davis.

David Zalubowski/AP

Ci sono situazioni che nel 2019 potrebbero svilupparsi in modo analogo: ci sono infatti giocatori attorno ai quali le franchigie potrebbero sentirsi in obbligo di costruire un progetto. Potrebbero Devin Booker e i Suns essere i Kemba Walker e i Charlotte Hornets del 2016? Proprio come era allora Walker, Booker è una potenziale stella che ha appena firmato un contratto a lungo termine con la sua franchigia. I Suns hanno già impiegato la loro scelta per prendere Cameron Johnson – che è peraltro più vecchio di Booker -, hanno acquisito via trade Dario Sarić e Aron Baynes e hanno aperto spazio salariale cedendo il contratto di T.J. Warren ai Pacers. Questa situazione consente ai Suns di godere di un tesoretto di circa 20 milioni di dollari che potrebbe essere conservato come impiegato, magari pagando profumatamente Kelly Oubre Jr. In ogni caso, alla scadenza del contratto di Booker prevista per la stagione 2023-2024, sapremo se i Suns saranno impantanati nel caos o potranno dire la loro ai piani alti della lega.

 

C’è poi un Anthony Davis per il 2019? Giannis Antetokounmpo e i Bucks sono arrivati ai playoff molto più in là di quanto non abbiano fatto i Pelicans, ma i due soli anni di contratto che ancora vincolano The Greek Freak impongono ai Bucks di massimizzare lo spazio a cap che hanno – circa 20 milioni, conservando i cap holds per i loro free agent. Questi free agent sono tutti avanti con l’età (George Hill, prossimo al taglio), hanno una storia di infortuni alle spalle (Khris Middleton e Malcolm Brodgon) o entrambe le cose (Brook Lopez). I Bucks hanno già rifirmato a marzo un Eric Bledsoe che si è rivelato disastroso ai playoff, e se tutti i free agent elencati dovessero accasarsi altrove, potrebbero fare affidamento su una riserva di 34 milioni a  cap. Sarà dunque utile esplorare tutte le opzioni possibili, resistendo alla tentazione di confermare tutto in blocco come fecero i Pelicans.

Milwaukee Journal Sentinel

Oggi non c’è invece un core che per ragioni anagrafiche ricordi Gasol e Conley, né un giocatore con una storia di infortuni paragonabile a quella di Chandler Parsons, ma ci sono situazioni con elevato fattore di rischio ovunque si guardi quest’estate. I Mavericks sono davvero così sicuri che Kristaps Porzingis non subirà l’ennesimo infortunio, come accade ogni anno dal 2015? Qualche franchigia si pentirà col senno di poi di aver offerto un quadriennale al 33enne Al Horford? I Sixers strapagheranno Tobias Harris? È davvero nell’interesse dei Sixers vincolare Butler con un max deal? Quale role player sarà strapagato come accadde a Bazemore o a Turner? Toccherà a Marcus Morris, a Terrence Ross, o a Dewayne Dedmon? La classe di free agent del 2020 manca di particolare vigore e profondità, quindi nelle prossime settimane le franchigie potrebbero decidere di spendere senza particolari freni.

Nessun fan vuole vedere la sua squadra privarsi di una superstar, ma i Grizzlies e i Pelicans si trovano oggi in una situazione migliore di tante altre franchigie. Lo stesso vale per i Kings a seguito della trade che portò Cousins a New Orleans, o per i Bulls che hanno ceduto Butler ai Timberwolves durante la notte del draft 2017, o per i Clippers dopo la blockbuster trade che portò Blake Griffin ai Pistons. I fan già chiacchierano del futuro di Giannis ai Bucks o di Ben Simmons ai Sixers; anche il nuovo vertice delle basketball operations dei Wolves Gersson Rosas ha sottolineato l’esigenza di massimizzare le opportunità che si creeranno con la finestra attorno a Karl-Anthony Towns. Se qualcuno di questi team dovesse andare incontro al fallimento questa estate, il gossip prolifererà. Lo stesso vale per i Suns di Booker, e per ogni squadra con un nucleo giovane. Una singola mossa sbagliata rischia di far deragliare dal percorso intrapreso e produrre spiacevoli conseguenze: un ciclo di mediocrità, o un pieno rebuild. Spesso, far saltare tutto può essere la decisione migliore.

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Gli Hornets oggi sono in difficoltà perché non hanno premuto il tasto reset. Walker sarà corteggiato da contenders, quindi Charlotte potrebbe perderlo per nulla. Se però rifirmasse, gli Hornets sarebbero molto vicini al pagamento della luxury già da quest’anno, trovandosi nella posizione di chi lotta per un posto ai playoff nella Eastern conference. Si capisce facilmente perché Charlotte non vorrebbe rinunciare a Walker: si tratta di uno dei mercati più piccoli della lega, e non è semplice trovare una star che sia intenzionata a stabilirsi qui e a riempire il palazzetto dello sport. I piccoli mercati hanno difficoltà ad attirare l’attenzione, ma a volte sarebbe necessario dimenticare le dimensioni del mercato e portare avanti un progetto, per quanto doloroso possa essere. [Articolo scritto prima che Walker si accordasse con i Boston Celtics, n.d.r.]

Si guardino i Raptors: arrivato a Toronto, Masai Ujiri ammise di aver immediatamente cercato un rebuilding nel 2013, spedendo Lowry ai Knicks prima che Dolan bloccasse tutto. Nel corso degli anni, Ujiri ha esplorato le opzioni di mercato per DeRozan, senza trovare parti interessate. Nel 2016, DeRozan era un unrestricted free agent, ed esattamente come per Walker, anche attorno a lui c’erano rumors di un trasferimento in un mercato come Los Angeles. DeRozan rimase, e Ujiri ha poi concretizzato il suo desiderio di plasmare in modo diverso il roster. Ma questo non è accaduto finché un Kawhi Leonard infortunato e arrabbiato non ha segnato le logiche del mercato. A San Antonio, Ujiri ha trovato una squadra interessata al vecchio stile di gioco di DeRozan fondato sul mid-range. L’anello di Toronto è stato costruito sulla capacità di cogliere le occasioni.

Lachlan Cunningham/Getty Images

Charlotte non ha potuto essere così fortunata, perché oltre a Kemba non aveva gli asset per imbastire una trade sul modello di quella di Kawhi, e neppure li avrebbe avuti per una trade come quella che ha portato Gasol ai Raptors. I Grizzlies e i Pelicans – ma anche i Kings e i Bulls – sono ora in una posizione migliore per andare avanti.

Entrando nella free agency con così tanto denaro a disposizione, le franchigie saranno disposte a offrire contratti molto remunerativi, e presto sapremo chi potrà avere ambizioni da contender e chi si troverà poi a dover smontare il suo core. Come il passato insegna però, dopo ogni cattiva decisione presa è necessario che segua un po’ di fortuna.

 

Link all’originale: https://www.theringer.com/nba/2019/6/25/18741081/summer-2019-free-agency-2016-free-agency-giannis-antetokounmpo-devin-booker


Vincenzo Piglionica

Vincenzo Piglionica

Classe '87, potete disturbarlo se vi va di parlare di NBA e geopolitica, dalla A di Afghanistan alla Z di Zimbabwe. Nella foto è quello a cui non hanno dedicato la statua