FIBA – Le coppe che verranno

Pubblicato da Riccardo Mele il

LE ITALIANE IN EUROPA NELLA STAGIONE 2019/2020

Il quadro delle partecipanti alle prossime coppe europee è quasi delineato, con le italiane suddivise tra le 4 competizioni: Milano in Eurolega, Venezia, Brescia, Virtus Bologna e Trento in EuroCup, Sassari e Brindisi in Basketball Champions League, Reggio Emilia in Europe Cup.

L’Olimpia Milano ha conosciuto qualche settimana fa il nome della sua ultima avversaria. La griglia di partenza dell’Eurolega, allargata a 18 squadre, è stata completata con l’ingresso dei russi dello Zenit San Pietroburgo (Gazprom, ne sai qualcosa?), che si sono aggiudicati la wild card, contesa fino all’ultimo con i serbi del Partizan Belgrado di Andrea Trinchieri. La casella n°17 era stata a suo tempo occupata (o forse è meglio dire comprata) dall’ASVEL Villeurbanne, squadra di Tony Parker, che ha siglato con ECA un contratto di 2 anni. I restanti 2 posti liberi sono andati, come da regolamento, alla vincitrice dell’EuroCup, il Valencia, e alla finalista della Bundesliga, l’Alba Berlino, curiosamente anche finalista in EuroCup.

L’EuroCup, rimasta a 24 squadre, vedrà addirittura 4 italiane al via. Brescia e Trento ritentano l’avventura europea dopo la delusione dello scorso anno, 6 vittorie (3 a testa) su 20 partite. I campioni d’Italia della Reyer Venezia, dopo 3 partecipazioni consecutive alla Basketball Champions League, “lasciano” la coppa organizzata da FIBA per provare quella organizzata da ECA, allettati forse dai 2 posti messi a disposizione alle finaliste per partecipare all’Eurolega 2020/2021 (ma finché giocheranno al Taliercio l’Eurolega resterà solo un sogno). La quarta squadra è, un po’ a sorpresa, la Virtus Bologna, vincitrice dell’ultima Basketball Champions League. La decisione delle V Nere ha scatenato non poche polemiche, sopratutto da parte del presidente della FIP Gianni Petrucci, che ha addirittura minacciato di ritirare la candidatura italiana per ospitare gli Europei.

La Virtus Bologna vincitrice della Basketball CL 2019 [© championsleague.basketball]

La Basketball Champions League, forte del buon riscontro di pubblico dello scorso anno, lascia immutata la formula e il numero di partecipanti. Le italiane al via saranno il Banco di Sardegna Sassari, sorpresa del campionato (inserita nel girone A con BAXI Manresa, Filou Oostende, Turk Telekom, UNET Holon e 2 squadre che arrivano dai preliminari) e la Happy Casa Brindisi (inserita nel girone D con Basket Zaragoza, Besiktas Sompo Japan, JDA Dijon, Neptunas Klaipeda, PAOK Salonicco e 2 squadre che arrivano dai preliminari). Avrebbe dovuto esserci anche un’altra italiana, la Openjobmetis Varese, ma la squadra di coach Caja, che sarebbe partita dal turno preliminare, ha preferito ritirare la propria iscrizione.

In Europe Cup, competizione che ha visto trionfare 2 italiane nelle ultime 2 edizioni (Reyer Venezia 2018 e Dinamo Sassari 2019) le italiane al via dovevano essere 2, ma, visti i recenti problemi societari, la Scandone Avellino purtroppo non farà compagnia alla Grissin Bon Reggio Emilia.

FIBA Europe Cup Champions 2019: Dinamo Sassari [© FIBA]

IL SISTEMA DI QUALIFICAZIONE ALLE COPPE EUROPEE

Dopo aver delineato il quadro delle partecipanti alle varie coppe, andiamo ad analizzare i criteri che ECA e FIBA utilizzano per ammettere le squadre alle proprie competizioni.

L’Eurolega, si sa, è una lega “chiusa”, dove il concetto di meritocrazia sportiva, principio cardine in quasi tutti gli altri sport, lascia spazio agli interessi economici.

E’ di ieri la notizia che ECA ha nuovamente cambiato i criteri di accesso all’Eurolega, scatenando forti polemiche, culminate con il comunicato della Liga ACB che ha manifestato la propria disapprovazione alle nuove regole (ricordiamo che il campionato spagnolo è quello che fronisce più squadre alle competizioni ECA).

Fino a ieri, il sistema messo in pratica da ECA prevedeva un mix (sproporzionato) tra squadre che “comprano” la partecipazione e squadre che invece si qualificano dai propri campionati nazionali: 11 squadre hanno una licenza decennale (tra queste c’è l’Olimpia Milano), 2 squadre hanno licenza biennale, 1 wild card viene messa a disposizione da ECA, 1 posto spetta alla vincitrice dell’EuroCup (dall’anno prossimo i posti saranno 2, per le finaliste), e 3 posti sono, o meglio  erano, destinati alle vincitrici di ABA Liga (Balcani), VTB League (Paesi dell’ex URSS) e Basketball Bundesliga (Germania). Con i nuovi criteri di ammissione, questi ultimi 3 posti verranno assegnati con le wild card, una delle quali con priorità per una squadra proveniente dalla ABA Liga.

E’ invece abbastanza “cervellotica” la regola di ammissione per le 2 finaliste di EuroCup: delle 2 squadre qualificate, quella che otterrà il miglior piazzamento nella successiva stagione di Eurolega potrà partecipare anche l’anno seguente, a patto però di aver raggiunto i playoff. Nel caso questo non succedesse, nella stagione 2021/2022 si qualificherà solo la vincitrice di EuroCup.

Ciliegina sulla torta: è stato eliminato il limite di squadre per nazione.

Il Panathinaikos vincitore della FIBA Euroleague 2000 [© paobc.gr]

Stesso discorso, più o meno, vale per EuroCup, dove ECA mette a disposizione un certo numero di posti per ogni nazione, indipendentemente dal piazzamento che le squadre raggiungono in campionato: 3 posti per ABA Liga, VTB League e Liga Endesa (Spagna); 2 posti per LBA Serie A (Italia), Basketball Bundesliga (Germania), LNB Pro A (Francia) e Basketbol Super Ligi (Turchia); 1 posto per A1 Ethniki (Grecia), LKL (Lituania), Pro Basketball League (Belgio), Polska Liga (Polonia), FEB Eredivisie (Olanda) e Liga ha’Al (Israele); 3 wild card.

Le 2 coppe organizzate da FIBA (Basketball Champions League ed Europe Cup), al contrario, permettono la partecipazione alle squadre solo in base al piazzamento ottenuto in campionato, restando quindi ancorate al vecchio principio della qualificazione per merito. Esemplare è il caso di Brescia, che ha chiesto di partecipare alla Basketball Champions League 2019/2020, ma si è vista bocciare la richiesta perché non aveva raggiunto i playoff nel proprio campionato (per la cronoca, la Germani è arrivata 12esima in Serie A).

Lo Zalgiris dei miracoli. FIBA Euroleague 1999 [© sportas.lt]

LA “SVALUTAZIONE” DEI CAMPIONATI NAZIONALI

Arriviamo quindi al momento delle riflessioni. E’ palese che l’ormai ventennale lotta tra FIBA ed ECA faccia più male che bene alla pallacanestro del Vecchio Continente.

Questa situazione di lotta perenne, a tratti quasi bambinesca, dove una fa i dispetti all’altra e viceversa (vedi il caso delle finestre FIBA), ha creato dei paradossi che non hanno ragione d’essere.

Partiamo dall’Eurolega. Probabilmente si sbaglia a darlo per scontato, ma la massima competizione europea dovrebbe ospitare le migliori squadre della stagione precedente. Il concetto di “prostituzione sportiva” che invece viene messo in atto è diametralmente opposto alla tradizionale concezione di sport.

Ciò non toglie che l’Eurolega sia, senza girarci intorno, la competizione europea di più alto livello, dove giocano (quasi) tutte le squadre migliori e i migliori giocatori. Ed è giusto che una squadra ambisca a parteciparvi.

E il punto è proprio questo: che senso ha per una squadra programmare una stagione se tanto per partecipare ad una coppa della stagione successiva basta pagare? E, di conseguenza, per quale motivo una squadra dovrebbe spendere soldi e investire su un campionato nazionale che, anche se vinto, non dà la possibilità di partecipare alla massima competizione continentale?

Qui sta il paradosso: l’Eurolega (organizzata da ECA) è composta esclusivamente da squadre provenienti dai campionati nazionali (organizzati dalle federazioni nazionali, direttamente dipendenti da FIBA). In parole povere, FIBA mette il pane in tavola, ma ECA non la invita a pranzo. Viceversa, senza il pane di FIBA, ECA non potrebbe pranzare

Umana Reyer Venezia campione d'Italia 2019 [© reyer.it]

Il sistema di partecipazione alle coppe messo in pratica da ECA ha completamente e definitivamente privato di valore tutti i campionati nazionali d’Europa. Allo stato attuale i campionati nazionali sono fondamentalmente fini a loro stessi e quasi svincolati dalle coppe, in quanto il piazzamento raggiunto diventa inutile per la qualificazione ad una competizione continentale.

Così facendo, il livello tecnico/qualitativo delle varie competizioni si abbassa, o meglio, non viene suddiviso nel miglior modo possibile. Si avranno quindi delle situazioni paradossali (sportivamente parlando) dove, ad esempio, la vincitrice del campionato italiano partecipa all’EuroCup (seconda competizione europea per importanza) mentre una squadra eliminata in semifinale playoff partecipa all’Eurolega.

Per chiudere il circolo vizioso, ECA ha stabilito che le 2 finaliste di EuroCup partecipino all’edizione successiva dell’Eurolega, circoscrivendo il concetto di qualificazione per merito all’interno delle competizioni organizzate da lei stessa, dando così un’ “esca” per le squadre che non hanno altro modo di partecipare all’Eurolega.

12ª in Serie A, Brescia parteciperà all'EuroCup [© sports.sky.it]

In questo senso, quello che sta facendo FIBA con la Basketball Champions League è molto più corretto (parlando di etica sportiva), poiché vincola la partecipazione alle proprie coppe al piazzamento in campionato. Anche perché sarebbe controproducente privare di valore dei campionati che dipendono dalla FIBA stessa.

Purtroppo però riuscire a competere con le coppe organizzate da ECA, che ha un sistema collaudato da ormai 20 anni, è difficile (se non quasi impossibile), ma va dato atto a FIBA che sta facendo un lavoro egregio, sia a livello di qualità del prodotto che di comunicazione.

In un ipotetico (e, ad oggi, utopistico) sistema “giusto”, con 4 coppe europee (che chiameremo A, B, C e D), i criteri di qualificazione dovrebbero, in linea di massima, essere i seguenti. Prendo il campionato italiano come esempio. Nella coppa A vanno le 2 squadre che si sono affrontate in finale di campionato, nella coppa B le 2 squadre sconfitte in semifinale, e in C e D vanno le 4 squadre eliminate ai quarti, ordinate secondo la posizione in classifica della stagione regolare.

Tyrese Rice, MVP della Basketball CL [© championsleague.basketball]

IL PREZZO PAGATO DALLE NAZIONALI

La “guerra” tra FIBA ed ECA non nuoce solo alle squadre di club. In mezzo a questa diatriba ci sono finite anche le squadre nazionali.

Va premesso che negli anni sono cambiate le varie formule dei campionati, ci sono sempre più partite, i calendari sono letteralmente intasati di impegni, e le società sono costrette ad operare delle scelte. Aggiungiamo poi che il giro di soldi dietro a campionati e sopratutto coppe è notevolmente aumentato e la frittata è fatta.

Prendiamo ad esempio l’Olimpia Milano. Nella stagione 2019/2020 le “Scarpette Rosse” dovranno affrontare un campionato da 17 squadre e una coppa da 18. Il che significa 66 partite di regular season. Aggiungete poi le eventuali Final Eight di Coppa Italia e i playoff, sia di campionato che di Eurolega. Se ipoteticamente arrivassero in fondo a tutto, significherebbe giocare un centinaio di partite. Sono oggettivamente troppe. E non tiratemi fuori l’esempio della NBA, che è un sistema completamente diverso.

Alla luce di quanto detto, è chiaro che è interesse delle società avere dei giocatori più in forma possibile e, ovviamente, sempre a disposizione. Anche perché per avere quei giocatori sono stati spesi un sacco di soldi, e per partecipare alle competizioni ECA sono stati firmati dei contratti (!).

Gli Stati Uniti, campioni del mondo in carica [© eltiempolatino.com]

In tutto questo, però, nessuno ha pensato che durante la stagione ci sono anche gli impegni delle varie nazionali maggiori, come ad esempio le qualificazioni ad Europei o Mondiali (competizioni organizzate da FIBA).

Qualche anno fa è stato istituito il sistema delle cosiddette “finestre”, cioè spazi all’interno della stagione riservati alle partite delle nazionali, creati per coinvolgere maggiormente e far crescere le varie federazioni nazionali. Proprio queste “finestre” sono state motivo di attrito tra ECA e FIBA. Essendo inserite all’interno della stagione andrebbero teoricamente a privare le squadre di club dei loro giocatori migliori per un certo numero di partite all’anno, abbassando quindi il livello qualitativo delle partite a cui non partecipano e, di conseguenza, togliendo interesse alla competizione (in questo caso l’Eurolega). Ne è nata una scaramuccia, nella quale FIBA ed ECA inseriscono le partite di Eurolega e Nazionali nelle stesse giornate, in modo tale da obbligare giocatori e squadre a delle scelte che, per la verità, vanno quasi sempre a favore di ECA.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, e ha raggiunto il suo apice con le qualificazioni ai prossimi Mondiali in Cina: le partite di qualificazione sono state affrontate con roster composti da giocatori che quasi certamente non parteciperanno al Mondiale, convocati più che altro per necessità.

Parigi '99: l'Italia sul tetto d'Europa [© Ciamillo e Castoria]

Nasce quindi un altro paradosso: le qualificazioni si fanno con dei giocatori e alla competizione in questione se ne portano altri. Prendete ad esempio la nostra Nazionale. Dei 5 giocatori dell’ipotetico quintetto base (Hackett, Belinelli, Datome, Gallinari e Melli) 2 non hanno collezionato nemmeno una presenza durante le qualificazioni, gli altri 3 hanno partecipato in modo marginale (2 o 3 partite).

E’ giusto nei confronti di chi ha giocato permettendoci di partecipare al Mondiale? Assolutamente no.

In questo modo si crea una divisione in giocatori di serie A e di serie B , in giocatori privilegiati e giocatori “usa e getta”, trasformando la convocazione in Nazionale durante la stagione in un contentino per quelli che altrimenti non verrebbero convocati. Si è arrivati al punto in cui un giocatore viene convocato non perché se lo merita, ma perché “quelli forti” non ci sono.

Da che mondo è mondo la Nazionale è composta dai giocatori migliori, e quindi i club dovrebbero essere “al servizio” delle Nazionali stesse, non essere un ostacolo, e vestire la maglia della propria Nazionale dev’essere motivo di orgoglio e non un peso.

PS: è stato volutamente omesso tutto il discorso legato alla NBA e ai “divieti” che la Association impone ai propri giocatori quando si tratta delle convocazioni con le Nazionali. Situazione quasi assurda visto il proverbiale patriottismo degli americani.

Marco Belinelli e Danilo Gallinari in maglia azzurra [© oasport.it]

QUALE FUTURO PER LA PALLACANESTRO DEL VECCHIO CONTINENTE?

Che il sistema-basket in Europa sia “sbagliato” è sotto gli occhi di tutti. Un sistema dove gli interessi economici vengono anteposti allo sport stesso non può che nuocere al movimento.

Ad oggi abbiamo un’organizzazione privata (ECA) che gestisce le 2 più importanti competizioni per club. E fin qui non ci sarebbe niente di male, se non fosse che il sistema utilizzato va ad interferire in primo luogo con l’organizzazione che gestisce la pallacanestro a livello mondiale (FIBA) penalizzando non solo i club, ma anche le squadre nazionali, e, in secondo luogo, va a snaturare sempre di più quello che è stato fino a 20 anni fa un modello funzionante e soprattutto meritocratico, che sopravvive invece in tutti gli altri sport (prendiamo ad esempio il calcio, lo sport più popolare al mondo).

Di questo passo si andrà sempre di più verso una Lega chiusa, tipo NBA, ignorando il fatto che la pallacanestro europea poggia su basi completamente diverse rispetto a quella a stelle e strisce.

Sembrano lontani anni luce i tempi della Coppa Campioni, della Coppa Saporta e della Coppa Korac, ma per una volta guardare indietro potrebbe non essere una scelta sbagliata.


Riccardo Mele

Riccardo Mele

Pordenonese, per metà lucano, triestino d’adozione. Laureato in Giurisprudenza. Cestista (per modo di dire) dal 1993. Appassionatissimo di libri e di musica.