Russell Westbrook ai Rockets – CP3 ad OKC!

Pubblicato da Leandro Nesi il

Oops!… I did it again. 

Deve aver pensato più o meno questo Woj quando metteva online il tweet che, ancora una volta, scuoteva l’NBA. 

Russell Westbrook è un nuovo giocatore degli Houston Rockets e si riunisce a James Harden. Chris Paul va ad OKC insieme a due prime scelte protette 1-4 (2024 e 2026) e due possibili scambi scelte (2021 e 2025). 

Per Brian Windhorst Russ e Harden hanno cominciato a parlare della cosa nel momento in cui la trade per PG è andata in porto. Non si fatica per nulla a crederci, anzi. Probabilmente le cose sono cominciate anche prima, a muoversi. 

Due MVP che tornano a giocare insieme dopo tanti anni. Due amici, entrambi Losangelini. I Thunder erano anche in conversazione con i Miami Heat ma hanno preferito l’accordo con i Texani. 

Con questa scelta, dalla notte del draft, OKC ha guadagnato OTTO prime scelte e avrà QUINDICI prime scelte fra il 2020 e il 2026. 

Cerchiamo di guardarla, seppur decisamente a caldo, dal lato di entrambe le squadre. 

Lato Houston

Houston scambia due contratti simili, con una enorme differenza di età (30 a 34), e già questo potrebbe giustificare la mossa. 

Aggiungiamoci i rumors per i quali Harden e CP3 hanno avuto più di qualche dissapore dopo gli ultimi playoffs ed ecco che forse abbiamo la risposta che si cercava. 

Da un punto di vista formale, non cambia nulla: 

una Point Guard per una Point Guard. 

In realtà, cambia tantissimo. 

CP3 e Russ sono due giocatori tetragonali l’uno all’altro, due mondi diversi. Un playmaker vecchio stampo dotato di classe e visione favolosa da un lato. 

Un atleta formidabile, uno scorer notevolissimo e una fame vicina ad essere unica anche per gli standard NBA dall’altro. 

CP3 specie negli ultimi Playoff è spesso sembrato avulso dal gioco di Houston, lontano dalla palla e quasi mai coinvolto nel gioco dei Texani come portatore primario, come generatore di vantaggi nel p&r. 

Con Russell Westbrook questo dovrà gioco-forza cambiare e cambierà sicuramente. Russ, dal canto suo, ha imparato a far gestire possessi all’altra stella (PG13) e non è impossibile pensare che troverà il modo di convivere con Harden, con cui peraltro pare sia molto amico. 

In ogni caso, i due hanno già giocato insieme e, insieme a Durant, Collison e Ibaka sono arrivati fino alle NBA Finals. 

Non riesco ad immaginare Houston andare molto meglio e non riesco ad immaginare Houston come giocherà, ma sicuramente non mi sento di dire che i Rockets siano peggiorati. Vista la condizione cui i Rockets si trovavano, visto il litigio fra CP3 e Harden, uscirsene con un Russ e con l’essersi levati dal groppone il contratto in prospettiva mostruoso di CP3 può essere un enorme vantaggio sia nel breve che nel medio periodo. 

Lato OKC

Oklahoma pesca CP3 e smonta definitivamente tutto. Via Harden, Ibaka, Durant, Westbrook. Da queste clamorose prese al draft, ne è uscita una Finale NBA. 

Poco. 

Pochissimo. 

Il salary cap non ha aiutato, alzandosi subito dopo essere stati costretti a cedere uno dei pezzi pregiati, che poi per giunta è anche diventato un top NBA. 

Ad oggi, Oklahoma si ritrova con CP3, Shai, Roberson, Gallinari, Adams. Noel di backup. 

Non male. Non abbastanza bene da fare i playoff, probabilmente, ma attenzione alla voglia di rivalsa di CP3, dello stesso Gallinari, di Adams e di Noel. 

E’ sicuramente un quintetto intrigante con, putroppo, pochissimo in panchina. 

Il numero di scelte accumulato è spaventoso, starà a Presti usarlo come meglio crede, scambiandole per qualcuno che possa portare punti, tenendole e facendole fruttare in sede di draft, scambiando ancora CP3 a dicembre…

Chissà. 

Sicuramente i Thunder passano dall’avere un Paul George formato MVP a cavallo fra gennaio e febbraio ad una situazione meno confortante, meno affascinante e con meno prospettiva nell’immediato. 

Non sembra un rebuilding completo, perchè sono ancora troppo forti per fare la corsa gli ultimi quattro posti in Regular Season, ma non so se sono abbastanza forti per fare la corsa ai Playoff ad Ovest dove, quest’anno, sembra una bagarre più terrificante del solito. 

Staremo a vedere. 

Chi ha vinto? 

Troppo, troppo, troppo presto per dirlo. Proviamo a ipotizzare cosa cambia per i Rockets innanzitutto.

Proviamo ad ipotizzare quel che succederà in campo per i Rockets dopo questo scambio.

Houston con questa trade di fatto “chiude” un’epoca, quella segnata da uno smodato usage rate di James Harden palla in mano a gestire pick n roll o a destreggiarsi in lunghissimi isolamenti che probabilmente anche Morey ha capito che sul lungo termine non potevano portare al risultato sperato.

Sul lato di Harden c’era però in campo CP3 che, nonostante l’età, gli acciacchi e il suo ego era un bel tiratore che non potevi battezzare. Ora ci sarà Russell Westbrook, un giocatore con la peggior percentuale di tiro da fuori dell’intera lega per chi ha giocato almeno 500 triple e tentato almeno 2.5 tiri di media dalla distanza.

È quindi assolutamente lecito immaginare che le parti si invertiranno: vedremo molto meno spesso Harden con la palla in mano a guidare l’attacco e lo vedremo molto di più nei panni di giocatore che con la sua sola presenza creerà spazio per gli 1vs1 del compagno di squadra. Ciò naturalmente non significa che Harden non avrà la sua dose di possessi. Li avrà ma per lo più in concomitanza con il riposo di Russell in panca.

COSA CI PIACE:

Avrete senz’altro nitidi ricordi di come Russell spesso partisse a testa bassa, incaponendosi in 1vs1 per entrare a canestro o in seguito allo spazio creato dal blocco di Adams. Se la risposta è si, avrete anche certamente ricordo di come la difesa poteva facilmente reagire a questa situazione contando quasi sempre sulla presenza di uno o più giocatori (Ferguson, Roberson, Grant, ma anche gli stessi Adams, Kanter, Gibson sono pessimi spacers) incapaci di punire l’abbandono della marcatura avversaria per andare a intasare l’area e provocare una situazione a bassa percentuale di realizzazione per l’attacco.

Ora immaginate la stessa situazione però con i difensori avversari che per nessuna ragione al mondo possono lasciare con serenità la marcatura di Harden, Gordon, Rivers, Tucker, Green. Ciò si tramuta in una situazione davvero ideale per Russell per aumentare esponenzialmente la sua efficienza palla in mano con la possibilità di attaccare il ferro con violenza senza temere raddoppi o con la consapevolezza di avere, in caso di raddoppio, un tiro SUPER EFFICIENTE sul perimetro da andare a pescare, oppure il comodo scarico su Capela nel caso di aiuto del lungo. STU-PEN-DO (sillabare in modo corretto non è scontato oggi, credetemi)

QUELLO CHE NON CI PIACE:

L’inabilità di Harden nel giocare senza palla in mano, o meglio, la netta e drastica riduzione di pericolosità che il Barba ha dimostrato se gli viene tolta la palla dalle mani. E qui, oltre a James, dovrà essere bravo coach D’antoni, probabilmente all’ultima chiamata vista anche la diatriba contrattuale, ad aiutarlo a costruire un gioco che lo renda pericoloso anche lontano dalla palla, e non solo con scontate uscite dai blocchi ma anche semplicemente sfruttando il fatto che la difesa è costretta a temerlo e a seguirlo per tutto il campo (un po’ come accade con Steph Curry) e quindi anche solo con i suoi movimenti, se giusti, può regalare facili soluzioni ai compagni anche se non sono direttamente assist usciti dalle sue mani.

LA CHIAVE

Quel che quindi sulla carta appare come un fit non proprio congeniale, trattandosi di 2 giocatori ball-dominant con usage rate assurdamente alti, potrebbe rivelarsi uno scenario invece tremendamente più positivo di quello che si era creato con CP3.

Se i Rockets trovano il modo di poter contemporaneamente combinare l’altissima pericolosità di Russell palla in mano – per la prima volta in carriera all’interno di un SISTEMA non Russell-centrico – con una nuova evoluzione di James Harden trasformato in un pericolo costante senza palla, si aprirebbero per i razzi prospettive senza precedenti dopo anni dove gli è sempre mancato il centesimo per fare il dollaro.

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Leandro Nesi

Leandro Nesi

Leandro Nesi, nato in Scozia ma Romano di Roma, 28 anni, felicemente sposato. Dottorando in ingegneria meccanica teorica e applicata. Amo il Gioco, detesto il tifo, specie quello con la t minuscola, che impedisce le discussioni. Simpatizzo per i Jazz e per LeBron, che mi hanno fatto innamorare della palla a spicchi. Di una partita guardo i giochi e gli schemi, di un giocatore gli aiuti in difesa e i tuffi sul parquet. Se c'è tattica, sono nel mio mondo. L'NFL e il tennis sono sul podio dei "miei" sport, dopo il Grande Amore (sportivo) che è il Basket.