Houston, we have a…solution!

Pubblicato da Leandro Nesi il

La blockbuster trade che ha portato allo scambio Paul (più scelte) per Westbrook è ormai saldamente alle spalle. Chris Paul per ora resta ad OKC che però, fonte Woj, ha in mente di non fargli mai indossare la casacca dei Thunder. Westbrook si ricongiunge a James Harden, ex compagno ai tempi dei Thunder e con il quale non gioca insieme, All Star Game esclusi, proprio da gara 5 delle finali NBA.

Nell’ottica di giudicare la mossa di Houston, ci sono quattro macro-punti da prendere in considerazione:

1)      I motivi dietro la scelta da parte del Front Office dei Rockets

2)      La possibile compatibilità offensiva dei due

3)      La grande scommessa difensiva

4)      L’aspetto caratteriale

Finisce l'era Paul

Houston aveva una miriade di buoni motivi per mettere in piedi la trade, anche senza considerare gli scazzi (che hanno avuto una parte importante) fra Harden e Paul.

·       L’efficienza in calo di Chris Paul.

·       La monotematicità dell’attacco

·       L’impossibilità di rimanere competitivi scambiando Capela+Gordon

Chris Paul ha segnato 1.05 punti per possesso di isolamento tre stagioni fa. Ha avuto un’annata mostruosa due anni fa, andando a segnare 1.15 punti per possesso (migliore nella Lega), ma durante l’anno scorso è crollato a 0.88 PPP in ISO.

Questo è sicuramente dipeso da molti fattori: una minore esplosività, un jumper un pelo meno affidabile, meno possessi e soprattutto meno possessi uno dietro l’altro, un supporting cast che, specie con la second unit, non destava particolari preoccupazioni per gli avversari. Da considerare, chiaramente, anche gli infortuni che CP3 ha dovuto fronteggiare e che l’hanno costretto a giocare in condizioni non ottimali per buonissima parte della stagione.

Nonostante CP3, Houston ha fatto veramente tantissima fatica ad uscire dal canovaccio tattico degli isolamenti. Vista la proverbiale inefficienza degli isolamenti di Russ, specie se finiscono con una tripla od un long-two, è ragionevolmente impensabile che Houston si possa ancora affidare così tanto agli isolamenti. Harden, che ha avuto un’annata mostruosa da un punto di vista realizzativo e in termini di efficienza, è in ogni caso andato lontanissimo dal giocarsi un titolo. Proprio la sconfitta, cocente quanto brutta per come è arrivata (ricordiamo che Durant era fuori nelle ultime gare della serie), potrebbe aver fatto fare più di una riflessione al Front Office e al Barba stesso su quanto quel sistema fosse premiante. E, sembra, si sia optato per il “non abbastanza”. 

Serviranno davvero due palloni?

La risposta breve è: no.

Quel che ci si può e forse ci si deve aspettare è vedere James Harden tornare ad un ruolo più da Shooting Guard e meno da portatore primario e, soprattutto, sembra ad oggi plausibile immaginarselo in un gioco off-the-ball “simil Steph”, con tantissimi screens e flare screens lontani dalla palla portati per mettere in difficoltà la difesa sulla scelta cambio-inseguo. In questo la batteria di tiratori “di contorno” di Houston potrebbe veramente essere di importanza assoluta, così come la possibilità di avere uno o due taglianti efficaci al ferro. Potrebbe sembrare assurdo, perché Curry e Harden sono giocatori estremamente diversi, con attitudini, fisici, atletismo e motricità completamente diversa.

Chiunque abbia visto una partita di Golden State negli ultimi anni, con o senza Kevin Durant, avrà visto Steph muoversi continuamente, continuamente, senza palla. 

Steph si muove senza palla continuamente, generando un vantaggio. Il vantaggio è generato perchè la difesa non vuole concedergli un open shot. 

Ora, un giocatore senza palla si può muovere con vari scopi, che ora giusto per comodità si asciugano all’osso in sole tre opzioni:


1.       Uscire da uno (o più) blocchi per ricevere il pallone.

2.       Tagliare a canestro

3.       Portare un blocco.

In realtà è facile immaginare che le cose siano più complicate, ma come estrema sintesi (estrema eh) la si può far passare.

Ora, nel suo continuo movimento, Steph ha una capacità sostanzialmente unica di fare tutte e tre le cose. Non solo. Quando Curry va a prendere un blocco, tipicamente la difesa è terrorizzata dal fatto che il #30 possa trovarsi libero e ha quell’attimo di indecisione su chi deve seguire Steph. Sono cose strutturate, ogni squadra sceglie se cambiare o inseguire sui blocchi, ma con Curry è cruciale non perderlo. Mai. Quindi spesso, per paura, lo seguono in due. Al tempo stesso, andando a prendere un blocco, il #30 di Golden State spesso blocca a sua volta, che sia per l’uscita del Klay di turno o che sia per il taglio a canestro di Klay. Non importa. È proprio dover fronteggiare tantissime possibili opzioni che mette le difese in difficoltà. Spesso, Steph approfitta del momento di indecisione della difesa per scappare a canestro e ricevere un passaggio e, con la difesa che si è persa anche solo per una frazione di secondo, sa essere super efficiente nella conclusione al ferro.

Harden off the ball

Sarebbe bello vedere Harden giocare con questa filosofia di fondo, specie con la palla in mano a Russ. Esempio:

 

Quintetto con Russ, Harden, Gordon, Tucker, Capela.

 

Russ in ala, palla in mano. Capela porta il blocco.

Tucker in angolo, lato di Russ.

Harden e Gordon sul lato debole, a bloccarsi l’un l’altro. La difesa deve scegliere se:

 

·       Uscire sul pick and roll Russ/Capela o tenere il lungo dentro. Se tiene il lungo dentro, matematico che Russ lo punterà, e in quelle situazioni è devastante.

·       Deve decidere cosa fare su Harden e Gordon, stare attenta a non perderli e soprattutto non può aiutare in nessun modo al centro dell’area, né con i difensori di Gordon e Harden né con quello di Tucker, storicamente eccellente nella tripla in angolo.

Un grattacapo continuo, ogni singola azione. Anche le migliori difese faticherebbero ad ottenere una risposta ovvia a questo rompicapo.

E, proprio per tutto questo, penso che Harden “alla Steph” off the ball possa essere un’arma devastante, specie con il supporting cast di cui dispone Houston.  

Ah, un numero simpatico è questo: Westbrook l’anno scorso ha servito 802 passaggi che hanno portato ad una tripla. Ottocentodue. Il “lieve” dettaglio è che OKC ad esclusione di Paul George non aveva tiratori veramente affidabili. Facendo le dovute correzioni a causa della sicura diminuzione della usage del #0, saranno comunque un numero mostruoso di triple generate per i formidabili tiratori di Houston. 

Uno dei tantissimi tiri sbagliati dai giocatori di OKC, nonostante Westbrook serva un pallone perfetto ad un compagno solissimo

Westbrook off the ball

Un pelo più complicato potrebbe essere la gestione di Westbrook off the ball. Harden si è dimostrato molto più che eccellente in situazioni di isolamento ed è ragionevole che continuerà ad avere un buon numero di possessi palla in mano. Sicuramente D’Antoni proverà qualcosa, qui due situazioni campione:

          Tagliare forte a canestro da lato debole, sfruttando l’attrazione che Harden genera sulla difesa quando gioca il pick and roll

          Andare a bloccare per Harden, specie nella lineup ultra-small.

Ora, bloccare su Harden potrebbe sembrare non avere molto senso. In fondo sono due giocatori tutto sommato non diversissimi fisicamente e la difesa in linea teorica potrebbe dover cambiare. Vero. Però:

 

·       Non tantissime squadre dispongono di due difensori così abili da poter prendere in consegna indifferentemente Russ e Harden.

·       Si aprirebbe per Westbrook la possibilità di fare un finto blocco, una specie di velo (flare screen) e in caso la difesa non sia pronta a reagire o che abbia dubbio sulla situazione cambio – non cambio Russ potrebbe avere il pallone già in movimento, con un difensore in recupero ma in ritardo. Di fatto, di nuovo, è una situazione dal Playbook di Golden State, solitamente giocata sull’asse Curry – Draymond Green. Una volta generato quel vantaggio, per Westbrook sarebbe fondamentale migliorare il decision making e risultare efficiente in quella situazione. Proprio Draymond Green è un fenomeno nell’estendere il vantaggio che Curry crea. Se Westbrook dovesse riuscire a diventare efficiente in quella condizione, Houston potrebbe far malissimo e al tempo stesso avere una enorme varietà offensiva. Posto che, già oggi, un Russ che ha metri di campo davanti a sé e può puntare a canestro è un pericolo per qualsiasi difesa NBA. 

Draymond fa un accenno di blocco su Klay, i due difensori seguono Klay e Draymond alza un comodo lob per Looney. Nello scenario Houston, Harden ha la palla, Gordon esce, Russ blocca e serve Capela per il lob. 

Eh ma in difesa...

L’aspetto difensivo è la vera, grande scommessa del Front Office e di Coach Mike D’Antoni. Per parlare della difesa, che sarà sempre un risultato di accoppiamenti, effort, sistema difensivo ed esecuzione individuale, partiamo da qui:


          Harden è un difensore sottovalutato.

          Russ è un difensore sopravvalutato.

Questi due punti sono importanti e, al tempo stesso, in “leggera” controtendenza con quello che in genere si legge o sente dire. Nel dettaglio:

Harden è stato un orrido difensore. Non mediocre, non così così, no. Orrido. In realtà è stato anche un notevolissimo difensore, quando OKC è arrivata alle Finals veniva da molti addetti ai lavori reputato molto sopra media. Ed effettivamente aveva il fisico per essere un eccellente difensore: grosso, rapido, braccia lunghissime, IQ cestistico, Trash Talking (notevole un suo TT a Ray Allen).

Poi è andato via da OKC e le cose sono cambiate. Da un lato è sicuramente complesso passare, mentalmente, da giocarsi le Finals ad una squadra così così, forse da primo turno forse no. Dall’altro c’era da abituarsi a maggiori responsabilità offensive, il passaggio da sesto uomo a stella della squadra, etc. Specie su lato debole, cominciarono le amnesie e gli Shaqtin a fool. E in un mondo social in cui ognuno è bravissimo a dimenticare solo i propri, di errori, Harden è diventato nell’immaginario collettivo un palo della luce buono solo ad essere passato. Un telepass. Negli ultimi due anni soprattutto, è stato reinventato come difensore. Difende pochissimo sulla palla, ma è fondamentale nei cambi difensivi. Con quel culone che si ritrova, e per i muscoli che ha, riesce con serenità a difendere sui 4 avversari. A volte, sporadicamente e in emergenza, anche sui 5. Dipende dai quattro e dipende dai cinque, chiaramente. Però non va dimenticato che “fino a ieri” gli avversari per Houston erano quelli della baia, e Harden è abbastanza grosso per reggere Draymond Green, specie nel quintetto ipersmall CP3 – Green – Rivers – Harden – Tucker che tanto D’Antoni ha cavalcato nei finali di partita.

Russell è un difensore potenzialmente mostruoso. Più pesante e più veloce di quasi tutti i suoi corrispettivi, braccia lunghe, atletismo debordante, istinti unici. Queste qualità sono quelli che rendono Russ particolarmente appetibile da un punto di vista di stats difensive: steals, deflections, charges. Tutte cose che dipendono, oltre che dalla fame seconda a nessuno forse in NBA, dalle qualità atletiche del #0. Come spesso accade, però, i propri punti di forza possono anche essere le anticamere delle proprie debolezze più profonde: cercare costantemente l’anticipo porta a palle deviate e a palle rubate, ma porta anche a bucare tantissime volte l’intervento e costringere la difesa ad un 4 vs 5. Cercare la stoppata o di subire lo sfondamento fa fare un fallo in più del giusto, concede un and one più del giusto. Non per questo Russ è un cattivo difensore. L’effort che mette in campo è in ogni caso mostruoso e spesso (specie in RS, con attacchi un pelo più pigri) basta e avanza pure. Oklahoma l’ultimo anno è stata una delle squadre più elettrizzanti da vedere nella metà campo difensiva, ma poteva anche contare su PG, Adams, Grant. Tutti giocatori eccellenti in difesa, in cui da un lato Russ fungeva da non plus ultra e dall’altro era in grado di tanto in tanto di “proteggere” l’intervento bucato da Westbrook.

I due hanno un problema comune: se sono lontani dalla palla si distraggono e vengono infilati.  

Un classic di Shaqtin a Fool: Harden che dà le spalle al difensore e viene bruciato. Non è più quell’Harden lì, è un mero esempio di come ancora oggi, ogni tanto, lontano dalla palla tenda a distrarsi. 

Sulla palla, spesso non difendono i migliori attaccanti avversari.

Come scritto in un notevolissimo (come al solito) articolo di The Ringer, quando hanno giocato contro nella scorsa stagione:

           Westbrook aveva come prima opzione su cui difendere Eric Gordon, non Harden, non Paul.

          Harden aveva come prima opzione su cui difendere Jerami Grant, non Westbrook, non George.

Cosa vuol dire questo?

Vuol dire che le cose stanno per cambiare. Devono cambiare.

Ad oggi (qualcosa cambierà), il roster non ha fenomenali difensori, specie nel backcourt. Gordon non lo è, Rivers a volte rende chili e a volte centimetri, Green è totalmente pazzo e può difendere benissimo o malissimo senza nessuna differenza.

Westbrook e Harden sono stati i due giocatori con la usage più alta nella passata stagione, con enorme margine. Giocare insieme vorrà dire avere, per entrambi, meno palla in mano. Abbastanza plausibile ipotizzare che D’Antoni farà come quest’anno con Harden e Paul, cercandone di avere sempre almeno uno dei due in campo e avendoli entrambi nei finali. Dividendosi la palla, dividendosi le responsabilità, dividendosi i minuti, i due avranno anche più energie da investire in difesa.

Houston ha firmato Chandler, nel chiaro intento di dare un serio backup difensivo a Capela, visto soprattutto che le altre ad Ovest hanno centimetri da vendere. I Lakers hanno Davis, Cousins e McGee. I Clippers hanno Leonard,George, Harkless, Harrell.

Chiudere le partite con quintetti iper-small potrebbe essere impossibile per Houston, e anche alla luce di questo la firma del veterano Chandler sembra poter essere un’ottima idea.

Il reale buco è nello spot (difensivo) sugli esterni. A meno di firme in corso d’opera (Igoudala?), ad oggi viene da pensare ad un quintetto per chiudere le partite con Russ – Gordon – Harden – Tucker – Chandler/Capela. Dipenderà anche dagli accoppiamenti, chiaro. Ma con la Western che sembra completamente uscita dal concetto di small ball potrebbe anche funzionare. Si chiederà un ulteriore enorme effort a P.J. Tucker ma già ai playoff di quest’anno è stato il difensore primario di KD, è nelle sue corde e può riuscire, per quanto possibile, a marcare le SF avversarie. Di eccezione all’abbandono dello small ball rimane Golden State, da non sottovalutare per nessun motivo al mondo.

Igoudala, che sembra uno degli obiettivi di Houston dovesse ottenere il buyout, è una strada che avrebbe risvolti positivi e negativi:

è un vincente, un uomo esperto e, cosa più importante, un uomo spogliatoio. In più, chiaramente, è se sta bene ancora oggi un eccellente difensore sugli esterni.

Il problema di Igoudala è l’assenza completa di tiro (nelle ultime stagioni malissimo, se non per qualche partita particolarmente “fortunata”). A Houston servirebbe come il pane un 3&D, vecchio stampo. Niente di più, niente fronzoli. Ariza sarebbe stato perfetto, Covington sarebbe buono se riprendesse a giocare come giocava a Philadelphia, ma i giocatori con queste caratteristiche non sono tantissimi e, di contro, sono ricercatissimi.

Dovendo pensare alla difesa per la Regular Season (ai Playoff dipenderà da Roster e accoppiamenti, come sempre), non è impensabile Houston finisca nella metà alta della classifica per efficienza difensiva. Magari schierando qualche minuto in più Rivers a difendere sulla palla quando Russ è fuori per rifiatare, per permettere ad Harden di rimanere sempre lontano dal portatore primario. 

We know how to play together

Alla fine, tutto dipenderà dalla voglia delle due Star di giocare insieme, di aiutarsi e di sacrificare un po’ delle proprie cifre, un po’ del proprio ego e forse un po’ di premi individuali sull’altare del bene comune. Entrambi sono nei trenta anni. Entrambi hanno già vinto l’MVP. Potrebbero essere abbastanza maturi per fare quel che è bene per la squadra:

          Russell potrebbe essere quella spinta per Harden per giocare lontano dalla palla e, al tempo stesso, essere più focalizzato al 100%, proprio come lo #0. Potrebbe fare quello step in più di concentrazione nella propria metà campo che lo renderebbe abbondantemente in media NBA e forse anche un pelo sopra, tutto considerato.

          Harden potrebbe essere un perfetto compagno per Russ sia per quanto riguarda le scorribande in area, sia perché potrebbe farsi trovare pronto sugli scarichi regalando praterie a centro area per lo #0, sia perché potrebbe riuscire a convincere Westbrook a cedere meno all’istinto ed entrare più in un sistema, specie nella metà campo difensiva.

Quello del sistema non è un meccanismo da sottovalutare. Westbrook viene da sistemi prettamente basati sulla difesa e transizione e poi freestyle in attacco. Harden viene da un anno in cui il sistema di Houston era talmente monocorde da non poter funzionare, per quanto sembrasse funzionare molto bene. Difensivamente Houston è quadrata, non un capolavoro ma sicuramente quadrata. Aggiungere un po’ della mentalità da sistema a Westbrook e un po’ di “Freestyle” all’attacco di Houston. Aggiungere metodo alla difesa di Westbrook e concentrazione a quella di Harden.

Pare che nell’incontro che ha poi sbloccato il desiderio di Houston di prendere Russell Westbrook, Harden abbia detto: “I know him, he knows me. We know how to play together”.

Potrebbe non funzionare.

Ma potrebbe anche funzionare.

E dovesse funzionare, in Texas potrebbero veramente riscrivere una delle frasi più citate della storia:

Houston, we have a solution. 

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Leandro Nesi

nato in Scozia ma Romano di Roma, 28 anni, felicemente sposato. Dottorando in ingegneria meccanica teorica e applicata. Amo il Gioco, detesto il tifo, specie quello con la t minuscola, che impedisce le discussioni. Simpatizzo per i Jazz e per LeBron, che mi hanno fatto innamorare della palla a spicchi. Di una partita guardo i giochi e gli schemi, di un giocatore gli aiuti in difesa e i tuffi sul parquet. Se c'è tattica, sono nel mio mondo. L'NFL e il tennis sono sul podio dei "miei" sport, dopo il Grande Amore (sportivo) che è il Basket.

Simone Rancid


Leandro Nesi

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Leandro Nesi, nato in Scozia ma Romano di Roma, 28 anni, felicemente sposato. Dottorando in ingegneria meccanica teorica e applicata. Amo il Gioco, detesto il tifo, specie quello con la t minuscola, che impedisce le discussioni. Simpatizzo per i Jazz e per LeBron, che mi hanno fatto innamorare della palla a spicchi. Di una partita guardo i giochi e gli schemi, di un giocatore gli aiuti in difesa e i tuffi sul parquet. Se c'è tattica, sono nel mio mondo. L'NFL e il tennis sono sul podio dei "miei" sport, dopo il Grande Amore (sportivo) che è il Basket.