Mike James: una tesi difensiva non richiesta

Pubblicato da Mikhail Laurenza il

Sono passati pochi giorni da quando Ettore Messina, neo capo allenatore e “President of Basketball Operations” dell’Olimpia Milano, ha comunicato ufficialmente a Mike James che non avrebbe fatto parte del roster per la prossima stagione. La stragrande maggioranza del tifo milanese non ha esitato ad appoggiare l’ex assistente di Gregg Popovich, accusando James di quello che già gli aveva imputato alla fine della serie con Sassari: di essere un cattivo difensore, di catalizzare tutto l’attacco sulla sua persona e di avere un atteggiamento egoísta e strafottente che, spesso, non aiutava all’armonia di squadra.

Il giocatore negli ultimi mesi ha dimostrato di mantenere poco a freno la lingua (o meglio le dita) sui social, Twitter in particolare, e tutti hanno ancora in testa la protesta plateale durante la partita decisiva col Panathinaikos, ma siamo sicuri che un talento del genere possa essere lasciato in disparte o, ancora peggio, regalato ad una delle dirette contendenti ai Playoff di Euroleague?

Ci sono vari temi da sviluppare e considerare, alla fine dei quali, pur nel rispetto di un Maestro (la maiuscola non è casuale) come Ettore Messina, si può solidarizzare, a mio parere, con il giocatore

www.sportfair.it

I NUMERI partiamo da ciò che nel mondo globalizzato e tecnologico oggi attira gli appassionati e i social quasi più della partita stessa. I numeri nella pallacanestro non sono tutto – personalmente sono anche troppo inflazionati in questo periodo storico – ma dicono qualcosa sulla stagione di un singolo o di una squadra. James ha concluso la scorsa Eurolega al primo posto per media punti (19.8) e valutazione (20.2) senza dimenticare che è finito dietro all’inarrivabile Nick Calathes nella classifica degli assist (6.4). Non male, con tutti gli asterischi del caso, per uno considerato egoista

LA LEADERSHIP Per molti le parole “leader” e “Mike James” non possono stare nella stessa frase e, considerato il periodo post Pana, sembra difficile dar loro torto. Nel bene e nel male però la point guard è stata l’ultima dei suoi a mollare la contesa, basti pensare alle partite interne risolte grazie al suo talento con Efes, Khimki, Maccabi ed Olympiacos, quest’ultima decisiva se la tenacia e la buona sorte in quegli stessi istanti non avessero premiato Calathes a Mosca con una tripla di tabella, che ha di fatto salvato gli uomini di Pitino dall’eliminazione. Tre giorni prima della sfida interna coi biancoverdi ateniesi inoltre James fu autore di una partita leggendaria contro i blancos a Madrid (35 punti uno più difficile dell’altro), sforzo che non fu utile per trovare i punti qualificazione. Dopo la gara 3 della semifinale scudetto a Sassari sono piovute critiche aspre e dure al giocatore che sul punteggio di parità ha tentato una tripla dai 10 metri assolutamente senza senso: quell’errore ha di fatto cancellato lo sforzo profuso dall’ex Omegna, che sul -8 Milano a tre minuti dalla sirena finale aveva realizzato 8 punti consecutivi e servito in contropiede la tripla del +1 a Nunnally

GLI INFORTUNI Non si cercano alibi né per il giocatore né per Simone Pianigiani; la stagione è stata deludente sotto ogni punto di vista, ma è fin troppo evidente che gli infortuni abbiano giocato un ruolo influente, soprattutto in Europa. Se pensiamo al finale di stagione toccato al Fener di un altro Maestro come Obradovic, condizionato pesantemente dalle assenze di Lauvergne e Datome (più gli acciaccati Vesely e Kalinic), possiamo, in parte, giustificare anche l’Olimpia.

Prima che il ginocchio di Gudaitis facesse crack a Las Palmas nella trasferta contro Gran Canaria, i meneghini occupavano la quinta posizione in classifica ed il centro lituano si stava rivelando essere uno dei migliori nel ruolo insieme a Vesely, Milutinov e Tavares. Oltre a questo infortunio, ci si sono messi i problemi cronici di Nedovic che, di fatto, non è mai riuscito a dare continuità alla sua stagione.

Certo è però che quando i Big Three milanesi hanno giocato insieme la squadra ne ha giovato e lo stesso James si è trovato alla perfezione con entrambi, alternandosi col serbo nella gestione della palla, rendendolo spesso efficace anche come terminale offensivo off the ball. Ciò che invece portava Gudaitis in più di Tarczewski è sotto gli occhi di tutti: oltre a giocare il pick ‘n’ roll profondo nella stessa maniera proficua in cui lo giocava l’americano, il baltico si è rivelato affidabile sia dalla media distanza, che in 1vs1 in post basso, trovando punti personali o ribaltando benissimo la palla sul lato opposto dopo aver attirato i necessari raddoppi.

È troppo tardi per chiedersi cosa sarebbe stato James con quei due fino alla fine, ma un “ballhog” necessario quanto esagerato del giocatore ed una difesa di squadra quasi mai efficace hanno fatto andare a sud il prosieguo della stagione.

www.15min.lt
www.eurohoops.net

LA DIFESA, MACK, UN ATTACCO DA REINVENTARE – Proprio la mancanza di intensità nella metà campo difensiva è ciò che, più dei “tiri pazzi”, ha fatto perdere la pazienza al pubblico del Forum: ben prima che arrivasse a Milano però si sapeva che quella parte del gioco fosse quella esplorata meno volentieri da James, che verso il finale di stagione ha accentuato questa tendenza, complice anche un piano difensivo quasi mai convincente da parte del coaching staff biancorosso. Messina allora ha optato per Shelvin Mack, guardia di stazza con buone doti difensive e con l’etica del lavoro che piace ai coach, reduce da 8 anni di NBA a spasso fra le due coste. Le incognite però sono varie a partire dall’esperienza nulla in ambito europeo, aspetto che, in mancanza dell’atletismo di Derrick Williams o dei centimetri e i chili di Monroe, potrebbe giocare un brutto scherzo; James da questo punto di vista è un giocatore ormai navigato che conosce certi palcoscenici. L’altro problema è poi individuabile in una mancanza di stimoli che ha caratterizzato l’ex Butler nelle ultime stagione negli USA, dove ha giocato in contesti perdenti e senza obiettivi come Memphis e Charlotte: sarà capace nonostante la buona personalità di gestire, per esempio, il tifo indiavolato dell’OAKA? Ultimo ma non ultimo è l’aspetto riguardante l’attacco milanese, che ha perso due realizzatori micidiali come il nativo di Portland e James Nunnally. Il “Chacho” e Mack  – unica annata in doppia cifra di media a Utah nel 2015/2016, con 12.7 punti a partita – non sono di certo due scorer puri, e Della Valle, che deve ritrovare la confidenza col canestro, non è ancora in grado di creare dal palleggio a certi livelli. Di sicuro l’innesto di Mack si sposa con la mentalità difensiva di Messina, ma occhio a sottovalutare del tutto l’attacco in una Lega in cui i punteggi si sono alzati di parecchio negli ultimi anni: se è vero che l’Olimpia di Pianigiani col migliore attacco ma la terz’ultima difesa ha dovuto salutare i Playoff è altrettanto vero che a Maccabi e Olympiacos, due delle migliori 5 difese dello scorso torneo, è toccata la stessa sorte a causa delle difficoltà realizzative. Oggi come oggi all’ Armani Exchange manca il cosiddetto go-to guy, cosa che di certo non si può dire delle 4 principali potenze della prossima Eurolega: Fenerbahce, Efes, Barcellona e CSKA

LA SFIDA – È ipotizzabile che ciò che abbia fatto perdere definitivamente la pazienza a Messina siano stati gli ultimi tweet del giocatore, il quale ha dichiarato che il coach sia venuto meno alla parola data al suo arrivo. James ha spesso dimostrato di non riuscire a trattenersi dal twittare o dal rispondere, anche duramente, a certi “complimenti” su Instagram e probabilmente, cosa più importante, non si sposava al meglio con la filosofia tattica dell’allenatore veneto, da sempre abituato ad allenare giocatori si di talento, ma molto disciplinati e pronti a sacrificare anima e corpo per i compagni. Avrebbe però potuto rappresentare una bella sfida però per l’ex Virtus e CSKA, quella di incanalare il talento di un fenomeno (perché di questo stiamo parlando) limitandone i minuti con la palla in mano per inserirlo in un contesto di squadra più corale e magari proibendogli  le uscite sui social, spesso e volentieri con le dure. Rimane l’amaro in bocca per la possibilità sfumata di vederlo in coppia con Sergio Rodriguez, soprattutto nei minuti finali, in cui con il suo estro avrebbe potuto fungere da quel giocatore di rottura à la JR Holden che tante gioie ha portato nell’esperienza russa di Messina (e David Blatt)

JR Holden fenomeno in Russia e... per la Russia! (eurohoops.net)

LA PIAZZA Drew Nicholas, Antonis Fotsis, Omar Cook, Linas Kleiza, Ioannis Bourousis, Miroslav Raduljica, Mindaugas Kuzminskas, Mantas Kalnietis, Jordan Theodore, Andrew Goudelock (prima che diventasse Goudeblock)… Sono solo alcuni dei nomi arrivati a Milano con un certo status e ripartiti per altri lidi totalmente ridimensionati. Spesso molti di questi hanno dovuto far fronte alle critiche e ai fischi di una piazza che si spazientisce facilmente e che pretende prestazioni eccellenti ad ogni uscita. Alcuni si sono ripresi, vedi Bourousis, altri non hanno trovato squadra per lungo tempo (Kalnietis) o hanno finito per preferire i soldi cinesi (Raduljica, Goudelock e, notizia di poche ore fa, Nunnally). Anche James, dopo 7 mesi assolutamente positivi, ha dovuto subire la stessa sorte. Da oggi il pubblico milanese – che, va detto, riempie il Forum ormai con costanza – non ha più giustificazioni né riguardanti la società, totalmente rivoluzionata, né sui giocatori, scelti da uno di cui quasi tutti si fidano ciecamente. Doveva essere l’anno zero dell’era Armani con l’arrivo di Scariolo (un altro uscito sportivamente a pezzi dall’esperienza), lo è 9 anni dopo con l’approdo di Messina. E stavolta senza ulteriori deroghe

Il bel colpo d'occhio del Forum (urbanpost.it)

UN ADDIO COSTOSO E PERICOLOSO – Il problema più grosso nella gestione di James ha riguardato sicuramente la parte pecuniaria: dopo aver paventato l’ipotesi, come spesso accade tramite Twitter, di passare un anno da spettatore pagato su uno dei seggiolini del Forum, l’Olimpia infatti ha rescisso consensualmente con il giocatore, che era ancora a libro paga per un anno a 1.5 milioni netti. Si parla di un accordo sui 2 milioni di Euro per liberarlo ed ora il rischio di ritrovarselo contro con il dente avvelenato (pare molto probabile l’accordo coi campioni in carica del CSKA) è più concreto che mai

ROMANTICISMO – Perché più di tutto, ben più di vittoria e sconfitta, il basket regala emozioni e Mike James di emozioni ai tifosi amici e quelli nemici (spesso meravigliati o in piedi ad applaudire) ne ha regalate senza soluzione di continuità. Non si vedeva da parecchi anni un giocatore di questo livello nel campionato italiano e anche se alla fine ciò che ha portato in dote è stata solamente una Supercoppa, uno del genere avrebbe continuato a riempire i palazzetti di tutta Italia. Pensate per un attimo cosa sarebbe stata la sfida fra lui e Milos Teodosic…

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui oggi mi sento di stare dalla parte di Mike James, riconoscendone gli evidenti difetti ma rimunginando su ciò che sarebbe potuto essere e invece non sarà mai. Ci saranno voci discordanti, allenatori che diranno che uno come lui “difende zero, è dannoso per la squadra, è tatticamente indisciplinato” ed hanno loro pure sicuramente una parte di ragione; ma la dote che MJ avrebbe potuto portare al campionato più divertente e di alto livello da 15 anni a questa parte sarebbe stata sostanziosa.

È un addio doloroso, un addio difficile per chi avrebbe voluto vedere ancora questo folletto all’opera nel nostro Paese, ma da ieri la nuova società Olimpia ha preferito optare per un futuro senza il fresco vincitore dell’Alphonso Ford Trophy

Farewell Mike dunque, e perdonatemi tifosi milanesi, se vi ho portato via un poco d’estate con questa tesi difensiva non richiesta


Mikhail Laurenza

Mikhail Laurenza

Giocatore dilettante, allenatore dilettante, scrittore dilettante, innamorato per professione. Il basket è mio padre e i suoi insegnamenti. Il basket è la ragione.