Vince Carter: “I nostri giovani devono svegliarsi”

Pubblicato da Simone Politi il

Vince Carter ha preso parte ad una global conferene call prima di spostarsi ad Orlando, Florida, dove ricoprirà il ruolo di game analyst per Fox Sports al JR NBA Global Championship, torneo internazionale giovanile, primo nel suo genere, per i migliori ragazzi e le migliori ragazze di 13 e 14 anni provenienti da tutto il mondo.

La competizione prenderà parte dal 6 all’11 di agosto allo ESPN Wide World of Sports Complex al Walt Disney World Resort. Ci saranno due divisioni separate per maschi e femmine, separate anch’esse in Stati Uniti e resto del mondo. La competizione inizierà con un girone e successivamente incontri ad eliminazione diretta. Le finali globali saranno giocate l’11 agosto alle 3.00 e alle 5.00 (orario della costa Est). L’intera competizione sarà trasmessa da FOX Sports negli Stati Uniti.

In occasione del JR NBA Global Championship, Vince Carter si è reso disponibile per una intervista internazionale alla quale abbiamo partecipato anche noi di Overtime. L’ex stella dei Toronto Raptors ha riposto ad alcune domande su tantissimi temi: dalla free agency di quest’estate a qualche parere sui giovani talenti del mondo del basket e su come gli europei stiano lentamente conquistando il palcoscenico americano dell’NBA.

Come ultimo giocatore ad aver iniziato la sua carriera nel secolo scorso, avendo debuttato in NBA nel 1998, Vince Carter ha accumulato una esperienza e una conoscenza del gioco e dei suoi “attori” come pochi altri e, tra una domanda e l’altra ha dato un indizio sul suo prossimo futuro legato al basket: il ruolo di commentatore.

Le parole di Vince Carter

Ultimamente l'NBA è diventata globale: l'MVP è greco, il ROY è sloveno e il DPOY è francese. Pensi sia ancora sensato il format di USA contro il resto del mondo utilizzato in questa competizione?

Penso che debba essere una sveglia per i nostri giovani ragazzi. Il gioco è cresciuto a livello globale e penso che dia fiducia a ogni ragazzo francese, greco, sloveno o qualsiasi altra nazionalità di dire “Hey: posso essere DPOY, posso essere l’MVP, posso essere il ROY.”.

Penso che questo format, però, sia ancora rilevante perché siamo noi a dover fare un salto in avanti e giocare al nostro livello perché a livello mondiale non è più uno sport unilaterale. E’ stato così in passato, guardavi le Olimpiadi e pensavi che gli Stati Uniti avrebbero vinto di sicuro l’oro. Con così tante stelle nella Lega ora non lo puoi più dire. Penso che sia grandioso, soprattutto per il gioco stesso.

L'anno scorso hai avuto la possibilità di guardare i campionati mondiali. Sei stato impressionato dalle abilità dei ragazzi e delle ragazze di 13 e 14 anni?

Assolutamente. Ne ho parlato dal primo giorno: ero profondamente colpito dalle loro abilità tecniche. Una cosa che vedi quando si parla di ragazzi di 13 e 14 anni è il controllo del proprio corpo. Alcuni di questi ragazzi hanno uno scatto nella crescita il primo anno di High School, o addirittura l’anno prima. Quando arrivano a quel momento, non riescono a controllare il proprio corpo. Di solito c’è bisogno di un po’ di tempo.

Ma vedere in che modo alcuni di queste ragazzi e di questi ragazzi si sono sviluppati, vedere come siano in totale sintonia con il gioco e con il loro corpo…e pensare a tutte le opportunità che hanno davanti a loro per allenarsi, migliorarsi…Sono state fatte cose meravigliose per la preparazione di questi ragazzi, e il modo in cui giocano è veramente spettacolare.

(OVERTIME): Hai passato le ultime due stagioni ai Kings e agli Hawks dove hai avuto la possibilità di ammirare due prospetti come Trae Young e De'Aaron Fox. Qual è il rookie che ti intriga di più in vista di questa stagione, e con quale vorresti giocare?

Non saprei. Io voglio semplicemente una possibilità…poi con qualunque rookie mi troverò a giocare, cercherò di aiutarlo a diventare ciò che vuole diventare. Ci sono tanti ottimi rookies, è facile citare Zion Williamson e Ja Morant. Ho avuto la possibilità di parlare con Rj Barrett, così sono riuscito a conoscerlo bene. Vedere la sua fame e il suo desiderio di essere un buon giocatore, la sua voglia di imparare e di fare domande… Sono abbastanza entusiasta all’idea di vedere a che punto arriverà.

Atlanta ha draftato dei buoni rookies che hanno avuto ottime carriere al college. Sono interessato nel vedere i migliori cinque, otto giocatori di cui si parla molto. Voglio solo poterli vedere. Ovviamente, ovunque andrò a giocare potrò osservare meglio e veder giocare più spesso qualche rookie ma ovviamente vedremo sempre Zion e Morant. Saremo sempre collegati, come tutti gli altri.

Quest'estate abbiamo visto tanti giocatori spostarsi da smaller markets a bigger markets. Visto che i giocatori hanno sempre più potere decisionale le squadre negli smaller markets hanno più difficoltà a mantenere i talenti? Cosa pensi che si debba fare per modificare questo trend?

Posso sembrare old school quando dico questa cosa, ma onestamente credo che – a prescindere dalla grandezza del market – è il prodotto che hai nello spogliatoio e che porti in campo a fare la differenza. Se hai una squadra che gioca duro e con tanto potenziale, le star ci vanno, ne sono convinto.

Non ho avuto la possibilità di parlare con Kyrie Irving e Kevin Durant. Certo, Kyrie è di lì, Durant viene da un posto non lontano da Brooklyn, ma credo che abbiano scelto i Nets perché giocavano davvero duro. Avevano una star come D’Angelo Russell, ma non una superstar. Credo che a Kyrie e KD sia passato per la testa un ragionamento del genere: “Questi giocano duro, hanno già fatto i playoff, con me arrivano al livello successivo”. Le squadre che adottano questo approccio, a prescindere dal mercato in cui giocano, hanno maggiori opportunità di attrarre superstar

Come hai detto, i giocatori che sono free agent hanno il potere di scegliere la loro destinazione preferita, è una delle cose che da free agent ci piace fare. Se sono libero, cerco una squadra che posso far crescere rimanendo me stesso. E’ quello che alla fine vogliamo.

Non vedo perché le squadre non possano seguire questa strada. Non saremo bravi, ma giochiamo molto duro e ci faremo riconoscere come un team a cui manchi solo una stella. Ci sono un sacco di squadre negli ultimi anni a cui mancava solo una stella per essere veramente forti, perché giocano duro e nel modo giusto.

Quanto ho detto per Kyrie credo valga anche per Kawhi. Come Irving voleva tornare nella sua città, anche Leonard aveva lo stesso desiderio. Però i Clippers come i Nets erano già una buona squadra, e ora sono una grande squadra. Certo, Kawhi voleva tornare a casa. Ma lo fa andando a giocare in una squadra che era già decisamente interessante senza di lui, e adesso con lui diventa davvero grande.

E' stata un'estate pazza per quanto riguarda i movimenti delle stelle. Come hai reagito nel vedere così tante stelle cambiare squadra?

Penso che non sia mai accaduto nulla del genere. Credo ci fossero qualcosa tipo 206 free agents, il 40% dei giocatori si poteva spostare. E’ pazzesco. Credo che quanto è accaduto sia un bene, aiuterà ad attirare più fan, perché la Lega è diventata più equilibrata. Non c’è più motivo per dire all’inizio della stagione: “Non ha senso guardare le partite”. Prendiamo come esempio Golden State: tutti erano sicuri che avrebbero vinto e che guardare le partite non avesse senso. Ora una cosa del genere non si può dire. Non lo sappiamo chi vincerà, e questo farà aumentare i fan interessati. Vediamo cosa ne verrà fuori, ma credo davvero che sia una gran cosa per la NBA.

Hai già preso parte a qualche studio e commentato qualche gara. Quando passerai alla televisione hai già pensato quale opzione perseguire?

Penso che vorrò fare un po’ entrambe le cose, onestamente. Ho avuto la possibilità di provare un po’ di tutto e mi sento bene a fare entrambe. Penso che questa possibilità rompa la monotonia di commentare sempre partite o di essere sempre in studio. Sono un po’ diverse ma mi piacciono entrambe,  non vorrei dover scegliere una delle due direzioni.


Simone Politi

Simone Politi

Nato e cresciuto a Vercelli. Laureato in Comunicazione, Media e Pubblicità. Aspirante giornalista, amante dei Clippers e di Lonzo Ball.