Morey Hong Kong. La crisi “geopolitica” tra NBA e Cina

Pubblicato da Simone Politi il

Morey Hong Kong. Un tweet, anzi un’immagine incorporata in un tweet che ha surriscaldato gli animi, irritato i cinesi, prodotto una serie infinita di commenti, repliche e reazioni e alla fine infastidito anche tifosi e politici americani, secondo cui la NBA avrebbe manifestato un atteggiamento troppo remissivo verso Pechino.

Ma andiamo per gradi. Mentre la squadra si trovava a Tokyo per un’amichevole di pre-season contro i Toronto Raptors, il general manager degli Houston Rockets ha twittato un messaggio di solidarietà verso i manifestanti che alcuni mesi riempiono le piazze di Hong Kong. Di qui partiamo, cercando di fare un po’ di chiarezza

La crisi a Hong Kong

Da alcuni mesi, la regione di Hong Kong – tornata alla Cina solo nel 1997 e beneficiaria di uno statuto ‘speciale’ rispetto al resto del Paese in virtù del suo passato coloniale sotto l’impero britannico – è interessata da importanti manifestazioni di protesta, cominciate per contestare una discussa legge che avrebbe agevolato i processi di estradizione. Secondo i sostenitori della nuova normativa, l’intervento si rendeva necessario per evitare che Hong Kong si trasformasse in una specie di “porto franco” per i criminali provenienti dall’esterno; i critici invece sottolineavano come la legislazione avrebbe potuto accelerare le estradizioni anche verso la madrepatria cinese, e magari coinvolgere qualche dissidente politico. La protesta alla fine ha prodotto i suoi effetti, perché nel mese di settembre Carrie Lam – capo del governo locale – ha annunciato il ritiro della proposta tanto contestata. I manifestanti hanno tuttavia avanzato altre richieste, concernenti soprattutto la garanzia di aperture democratiche più convinte e decise. (a cura di Vincenzo Piglionica)

Morey Hong Kong. L'escalation di tensione

Daryl Morey ha scelto da che parte stare, condividendo su Twitter un’immagine che recitava: “FIGHT FOR FREEDOM. STAND WITH HONG KONG”, slogan spesso usato dai manifestanti. Dunque, “Lotta per la libertà, stai dalla parte di Hong Kong”.

Come prevedibile, in Cina non hanno particolarmente gradito. Solo che neppure la proprietà dei Rockets ha gradito, soprattutto alla luce del fatto che la Cina rappresenta una piccola gallina dalle uova d’oro per la franchigia del Texas, particolarmente apprezzata e seguita nello Stato asiatico per via della precedente esperienza di Yao Ming con quella casacca. E allora Tilman Fertitta ha fatto una precisazione rispetto al tweet di Morey, che il GM aveva immediatamente cancellato dopo che utenti cinesi irritati si erano riversati sulla pagina Twitter dei Rockets:

“Morey non parla a nome dei Rockets. Siamo a Tokyo esclusivamente per promuovere la NBA a livello internazionale e non siamo un’organizzazione politica”

Fertitta ha poi puntualizzato che i suoi rapporti con Morey restano ottimi, sottolineando di essere contento di avere a sua disposizione “il miglior GM della lega”. Però ecco, i Rockets con la politica non vogliono proprio avere a che fare. Anche perché un mercato come quello cinese, per Houston, resta di primaria importanza. (a cura di Vincenzo Piglionica)

La risposta della NBA e le critiche interne

Per cercare di tamponare la situazione si è esposta la stessa NBA, e lo stesso Silver, per tutelare un mercato che vale ormai miliardi di dollari. Una prima risposta è arrivata, addirittura, da Joe Tsai (co-fondatore di Alibaba e neo-owner dei Brooklyn Nets avendo acquistato una quota di maggioranza) che, addirittura, ha definito i manifestanti di Hong Kong come “separatisti” in una lettera indirizzata a tutti i fan della NBA.

La risposta della NBA è stata rapida, ma ha destato più di qualche critica. Il comunicato, infatti, è stato postato sia in inglese che in cinese ma il contenuto è molto diverso tra le due diverse lingue.

La differenza sostanziale tra le due versioni è che in quella cinese la dichiarazione di Morey viene definita “inappropriata”, aggettivo di cui non c’è traccia nel testo in lingua inglese. Per tanti tifosi statunitensi, un segnale di inaccettabile debolezza, quasi di resa di fronte a un pubblico che la NBA sente evidentemente di non poter perdere. A questo malcontento hanno dato voce diversi esponenti politici americani, su tutti il senatore repubblicano della Florida e il deputato democratico del Texas Beto O’Rourke. Mentre la risposta del candidato Democratico è stata abbastanza soft le critiche del Repubblicano Rubio sono state molto più forti.

Nelle ultime ore, però, Adam Silver ha pubblicato un comunicato ufficiale cercando di spiegare meglio la propria posizione e per limitare le critiche interne dopo il precedente comunicato.

La vicenda è aperta e ha mostrato tutti i limiti della NBA e del suo Commissioner Adam Silver. Il businness e il “vil” denaro sono, legittimamente, al primo posto. Con questo ultimo comunicato, però, le critiche potrebbero limitarsi e il lavoro di Daryl Morey non dovrebbe essere a rischio.

Morey Hong Kong. Anche South Park nel mirino

Per concludere questa settimana di tensione anche la celebre serie animata South Park è finita nel mirino della censura cinese. Il 300mo episodio della serie è stato oscurato in Cina e, con la solita irriverenza, i produttori della serie hanno pubblicato un comunicato su twitter.


Simone Politi

Simone Politi

Nato e cresciuto a Vercelli. Laureato in Comunicazione, Media e Pubblicità. Aspirante giornalista, amante dei Clippers e di Lonzo Ball.