OT Daily. Nell’Atlantic Division c’è posto per tutti in post-season.

Pubblicato da Edoardo Pollero il

OT Daily. Una settimana agli All-Star Game e l’Atlantic Division ha il maggior numero di squadre attualmente qualificate ai play-off e vero similmente il maggior numero di stelle. Fin qui c’è chi non ha osato e chi ha avuto sfortuna da vendere, ma le restanti 30 partite possono cambiare il destino di un’intera stagione, così come la chiusura degli scambi.

OT Daily, Atlantic Division

Boston Celtics

OT Daily. Cinque vittorie consecutive e la dimostrazione agli occhi di tutti che a questi Celtics non serve una vera e propria stella, perché il gioco di squadra e l’amicizia che si è formata tra i giocatori è la dinamo per ottenere risultati. Kemba Walker è lo spirito guida, non giudica, non attribuisce colpe e non vuole il possesso decisivo, preferisce perdere tutti insieme e lasciare che siano gli altri a prendersi i meriti delle vittorie. I suoi compagni lo amano e lo considerano il collante perfetto, adesso hanno un obiettivo comune: riportare i Celtics dove sono sempre stati storicamente.

Se sarà il mercato degli scambi o quello delle free agency a portare un centro, solo il tempo ce lo dirà, fin qui i verdi si possono ritenere soddisfatti sotto parecchi punti di vista, perché Jayson Tatum è tornato il giocatore ammirato al primo anno e con ampi margini di miglioramento, la squadra con lui, si troverà un futuro top 5 della Lega in quel ruolo; Hayward si è ristabilito, il suo ritmo gara e la capacità di trovare il facile anche in situazioni complicate, lo fa somigliare sempre di più al giocatore ammirato nello Utah; poi c’è l’esplosione di Jaylen Brown, trascinatore di questi Celtics per un lungo periodo e che tornerà prezioso in post-season, a questi livelli. Da menzionare il solito apporto splendido di Smart su entrambi i lati del campo, la serenità ritrovata di Kanter, l’integrazione di Theis e Wanamaker, così come il contributo importante dei rookies mandati in campo da coach Brad Stevens, vera e propria stella del team. Con un posto certo ai play-off, la chiave sarà mantenere un record superiore a quello delle inseguitrici, ottenendo così il fattore campo e puntando alle finali di Conference o magari chissà, alle Finals.

Toronto Raptors

OT Daily. Secondo posto ad Est, dodici vittorie consecutive. Già questo dovrebbe bastare per descrivere il percorso dei Raptors solamente nell’ultimo mese; andando più a fondo vediamo anche come il record stagionale sia identico a quello dello scorso anno, nonostante la partenza di una pedina fondamentale come Kawhi Leonard: il marchio di The Klaw non era quindi evidentemente il valore aggiunto di Toronto. Non il solo almeno.

Statistiche alla mano dei singoli giocatori, vediamo come i top scorer della squadra si trovino al 15° posto (Siakam) e 29° (Lowry), con rispettivamente 23.7 e 19.7 punti di media, un rendimento che sembrerebbe a malapena sufficiente ai fini della classifica, visti i mostri dello score che si aggirano nella Lega, eppure i Raptors sono lì, secondi nella Eastern e terzi in tutta l’NBA, dietro solo alle potenze Bucks e Lakers.

Cosa c’è quindi dietro il successo di Toronto?

Il valore della squadra e l’etica del duro lavoro sono i punti cardine dell’opera di Nick Nurse, chiamato adesso a guidare il Team Giannis nella Notte delle Stelle. Ascoltato e rispettato dai suoi giocatori, l’head coach di Toronto e della nazionale canadese sta costruendo una struttura solida, una macchina precisa ed efficace, con ancora qualche sbavatura indubbiamente, ma di sicuro potenziale in vista dei Playoff. L’aiuto degli All-Star Lowry e Siakam (quest’ultimo alla prima convocazione) va oltre la loro media punti e il supporto della panchina, pesantemente criticata ad inizio anno dallo stesso coach, si sta facendo sentire.

Dopo le partenze quindi di un volto franchigia come DeRozan e il principale artefice del titolo 2019, Leonard, i Raptors confermano di essere comunque una presenza forte e ben organizzata, non sicuramente una Cenerentola invitata all’ultimo al grande ballo della post-season.

Philadelphia 76ers

A chi ha ancora negli occhi la partita di natale contro i Bucks diventa difficile associare quei Sixers a quelli delle ultime uscite: tre sconfitte consecutive contro due dirette concorrenti e una a sorpresa contro Atlanta. Il marchio di eterna incompiuta bollato ai 76ers come semplice sospetto sta cominciando a diventare una certezza: altalenanti, discontinui, passano dall’annichilire squadre di altissimo livello fino a faticare (se non addirittura perdere) contro squadre assolutamente abbordabili.

Quale sia il problema di Philadelphia è il pane quotidiano degli analisti NBA: la convivenza tra Embiid e Simmons? La compresenza sul campo di Embiid e Horford? Chi è la pietra angolare intorno a cui costruire un progetto vincente? Nessuno di questi quesiti sembra avere una risposta soddisfacente. Sicuramente la presenza di Horford può talvolta confondere le spaziature, ma un impiego da sesto uomo di lusso, come cambio in posizione di 5, potrebbe essere la soluzione al problema; la convivenza tra Simmons e Embiid non sembra essere stato un problema finora, anche se nel periodo di assenza del lungo, il giovane australiano ha fatto vedere tutto il suo talento smisurato, ma con tanti accentratori di gioco nello stesso momento sul parquet diventa difficile creare una gerarchia nella gestione dei possessi. A questo punto dovrebbe intervenire la figura dell’allenatore, ma le molte scelte discutibili in fase organizzativa da parte di Brett Brown portano alla luce un ulteriore quesito: è lui l’uomo indicato per guidare effettivamente questa squadra?

Il problema fondamentale di Philadelphia è quindi questo, troppe domande e nessuna risposta allo stato attuale delle cose: i giocatori ormai ci sono, perciò le scusanti cominciano a diventare ininfluenti. A questo punto un cambio di rotta sembra necessario perché la franchigia della Pennsylvania possa raggiungere il tanto sperato successo in post-season.

Brooklyn Nets

OT Daily. A guardare la classifica della Eastern Conference sembrerebbe andare tutto a gonfie vele per la franchigia di Brooklyn, attualmente al settimo posto e con un margine di 5 vittorie sulla nona posizione. Ciò che preoccupa però è la perenne incostanza dei Nets, dimostrata anche dagli ultimi risultati, con 5 vittorie e 5 sconfitte nelle ultime 10. La più grande incognita sembra però riguardare la condizione fisica di Kyrie Irving, rimasto ai box per 2 mesi ad inizio stagione per un infortunio più serio del previsto alla spalla e ora di nuovo sulla lista infortunati per una distorsione al ginocchio. Ennesima tegola questa per la squadra, visto anche l’apporto che il loro numero 11 ha dato nelle partite giocate prima del nuovo infortunio, con una prestazione mozzafiato da 54 punti con l’84% al tiro, iniziando la gara con 10/10 dal campo e chiudendo il primo tempo con 27 punti a referto.

Ora la franchigia si ritrova nel limbo: che i Nets siano già proiettati verso la prossima stagione per poter vedere in campo entrambe le superstar arrivate in estate non è un segreto, ma di certo un’esperienza ai Playoff potrebbe soltanto fare bene ai ragazzi di Coach Atkinson. A questo punto però, visti i ripetuti problemi fisici di Irving, è possibile che i Nets si stiano domandando quanto valga la pena spremere lui e compagni fino in fondo per raggiungere una campagna Playoff che, parlando in maniera realistica, difficilmente potrebbe avere successo. L’attuale infortunio di Uncle Drew è certamente di minore entità rispetto al problema alla spalla occorso negli scorsi mesi, ma la sua condizione fisica non verrà presa sottogamba dallo staff tecnico e, al suo ritorno, si cercherà di fare chiarezza sugli obiettivi della squadra.

New York Knicks

OT Daily. Non è un segreto che i Knicks puntino anno dopo anno a fare sempre peggio, nonostante nella Eastern Conference si faccia a gara a chi perda più partite. Mancati tutti i sogni di gloria di inizio stagione, a New York si vive un’altra fase morta: dopo aver licenziato coach Fizdale, colpevole delle continue sconfitte e uomo dalle idee poco chiare, secondo Dolan, che non ci ha pensato due volte ad epurare anche Steve Mills, presidente della squadra. Le idee rivoluzionarie del proprietario avrebbero di che far discutere, ma ha promesso grandi nomi per la stagione successiva, riparando a quanto mancato in quella attuale. Con il nome di Masai Ujiri in qualità di nuovo presidente, firmare Drummond a Luglio, ottenere Kyle Kuzma via trade, tante parole sono state fatte, purtroppo per i tifosi della franchigia arancio-blu, queste potrebbero di nuovo volare al vento se non si trasformassero in realtà. Il sentiero per la prossima stagione è più tortuoso del solito, con una squadra da rifare e una scelta alta al draft da sfruttare nel migliore dei modi.

Venendo all’attualità, i Knicks hanno perso RJ Barrett per infortunio, fin qui piuttosto evanescente e lontano dal vero talento ammirato a Duke, integrando Payton nel quintetto, giocatore misterioso, capace di apparire solitamente post All-Star Game con prestazioni inverosimili, come sta accadendo ora, mettendo in mostra le sue capacità e la disfunzionalità del gruppo New York. Randle brancola nel buio, dopo un inizio di stagione convincente, alterna partite di discreta solidità ad altre con atteggiamento soft, con la testa già in cerca di un’altra squadra (la quarta in sei stagioni, terza in altrettanti anni); Morris è stato la bocca da fuoco principale della franchigia, ma ha colto l’occasione di cambiare casacca, approdando ai Clippers, così i Knicks hanno potuto ottenere Harkless e una scelta al primo round del draft 2020, nella speranza di accaparrarsi il meglio sulla piazza. Il resto è noia, tanti giocatori negli stessi ruoli, di cui molti sfruttati male. Dolan ha mille idee, però, licenziamenti a parte, non ha mai concretizzato nulla ed è arrivato il momento di dare una svolta ad una piazza che merita sicuramente di più.