Houston Rockets – Oltre il limite

Pubblicato da Simone Rancid il

Succede tutto in pochi giorni, forse in poche ore. Houston mette sul mercato il lungo Clint Capela speranzosa di rafforzare il roster e desiderosa di tentare l’ennesima rivoluzione che possa portarli all’anello. Quello che è successo subito dopo è cosa nota. Blockbuster trade, come la chiamano negli States, e una miriade di giocatori coinvolti. Quello che si ritrova poco dopo nelle mani Mike D’Antoni è un roster totalmente diverso da quello di partenza e in cui balza subito agli occhi l’assenza del lungo “puro”. Per Capela, in soldoni, arriva il solo Robert Covington dai Timberwolves, preludio della follia o della magica intuizione di Morey che decide di giocarsi quella che è forse la sua ultima chance in Texas estremizzando gran parte dei concetti del basket D’antoniano e della cd. MoreyBall.

Cosa abbia spinto Houston ad attuare una scelta così radicale è facile intuirlo:

  • Le cocenti delusioni ai Playoffs degli ultimi 2 anni
  • Il problema di impatto di Capela ad alto livello in postseason
  • Il cambio di scelte di gioco che negli ultimi anni ha caratterizzato il playbook dei texani

Gli Houston Rockets vengono da 2 anni di bruttissime sconfitte ai Playoffs, patite entrambe per mano dei Golden State Warriors. Il collasso in seguito all’infortunio di CP3 nel 2018 rimane il più forte rimpianto, così come la terribile serata al tiro di Harden e Ariza durante gara 7 della stessa serie, ma è durante la scorsa stagione che abbiamo assistito al vero turning point dei texani che, nonostante una Golden State falcidiata dagli infortuni, non sono riusciti a superare il turno capitolando in 6 gare. Tra le note negativissime della serie spiccava proprio lo scarso utilizzo e il pessimo impatto di Clint Capela, a tratti difficilmente schierabile su Draymond Green, e pressoché inutile al ferro in una serie in cui veniva sistematicamente attirato sul perimetro e preso di mira dai tiratori avversari.

Come se non bastasse, il gioco offensivo di Houston è lentamente mutato in seguito alla trasformazione di James Harden da sapiente regista del pick and roll a giocatore unico nel suo genere attualmente in lega con i suoi proverbiali e infiniti isolamenti.

Basti pensare a questa evoluzione:
– Nel 2016/17 Houston era settima in lega per numero di possessi giocati in pick n roll sul portatore di palla.
– Nel 2017/18 sono scesi al nono posto
– Nel 2018/19 si sono ritrovati al ventitreesimo posto
Quest’anno sono ULTIMI in lega per quella tipologia di chiamata offensiva.

Naturalmente Capela in attacco, volendo essere essenziali, oltre ai blocchi e a correre al ferro poteva tornare comodo esclusivamente a rimbalzo offensivo, motivo per cui era ormai divenuto superfluo nella metà campo d’attacco, fermo restando che fosse un tassello [all’apparenza] indispensabile nella metà campo difensiva.

Da qui probabilmente nasce l’ultima idea, forse la più folle della coppia Morey-D’Antoni, vendere il centro svizzero per arrivare a Robert Covington, esterno con altissima propensione difensiva dotato di un tiro da fuori ben superiore alle attuali percentuali tristemente sporcate dalla desolazione di gioco dei Minnesota Timberwolves versione 2019-2020. Covington quest’anno sta tirando con una eFG% del 65% in situazione di transizione e col 68% in situazione di catch and shoot smarcato durante il gioco a metà campo. Sono proprio queste le situazioni che Houston tenterà di propiziare in maniera estenuante, fino all’esasperazione.

La domanda ovviamente è una sola: funzionerà tutto ciò? Vediamo pro e contro.

Perché funzionerà:

Attacco

Difesa

Maggior floor spacing per liberare i tiratori sull’arco

Maggior floor spacing per favorire le entrate

Possibilità di cambiare su ogni blocco

Forte pressione sul perimetro 

Predisposizione a causare palle perse

Questo sistema di gioco ha molteplici vantaggi. Il primo naturalmente è scontato: favorire le spaziature sul perimetro, aprendo la difesa e consegnando ai propri tiratori un altissimo volume di triple aperte. Allo stesso tempo con l’area vuota e i difensori incollati sui tiratori si potranno liberare enormi spazi per le penetrazioni dei portatori di palla che possono concludere facilmente a canestro o, in caso di aiuto, scaricare sul perimetro alla ricerca del tiratore lasciato libero per una comoda tripla.

Nonostante le apparenze ci sono anche importantissimi vantaggi a livello difensivo, primo fra tutti la possibilità di cambiare marcatura sui blocchi a piacimento e ininterrottamente, risparmiando energie, quasi ad osservare una difesa in falsa zona che non si adeguerà se non quando la palla finirà in post basso laddove scatterà immediato l’aiuto e la successiva rotazione difensiva. Gli uomini di Houston sono dotati quasi tutti di mani rapide, braccia lunghe, rapidità e grande istinto per le linee di passaggio e si preannunciano quindi molti problemi per i portatori di palla avversari che dovranno essere bravi ed intelligenti nella scelta delle soluzioni offensive, anche perché i Rockets contano veramente tantissimo sul forzare la palla persa e precipitarsi in contropiede dove sono virtualmente imprendibili. Allo stesso tempo, considerato quanto gli attacchi  in lega si basino sul tiro perimetrale e sul gioco in pick and roll, Houston si pone nuovamente in grande vantaggio a livello difensivo vista l’eccellenza che i vari Covington, House, Tucker, Gordon e Westbrook portano in quanto a difesa perimetrale e close-out sulle conclusione da fuori.

GamePlan Houston 

  • Raddoppiare forte sul lungo in post basso, battezzando il peggior tiratore avversario, anche tentando l’anticipo in fase di ricezione del lungo
  • Costringere il lungo difensivo ad uscire dall’area per poter penetrare o batterlo dal palleggio
  • Costringere l’attacco a prendersi molte triple, contestandole
  • Con la combinazione dei punti sopra citati, costringere gli avversari a rifiutare di giocare con il lungo e forzarli a schierare un quintetto basso per stargli dietro. Se gli avversari cercano di batterli al loro stesso gioco, i Rockets hanno già ottenuto ampiamente il proprio scopo e si mettono in posizione di netto vantaggio aumentando, di molto, le probabilità di vittoria

Perchè potrebbe NON funzionare

Attacco

Difesa

Inaffidabilità di Russell da fuori

Si vive e si muore con le triple

Costante miss-match contro il lungo avversario

Debolezza a rimbalzo difensivo

Nessuna protezione al ferro

Problemi di falli

Resistenza e tenuta fisica di PJ Tucker

Gli svantaggi di utilizzare un sistema di gioco così estremo verso il basso sono facilmente intuibili. Il primo è che naturalmente andranno a crearsi enormi mismatch sotto canestro se la squadra avversaria disporrà di un lungo veramente forte in post basso (Davis, Jokic, Porzingins tanto per menzionare quelli presenti nella medesima Conference). Houston come sopra detto punterà tutto sul raddoppio furioso e sul tentare di anticipare il passaggio ma non sarà sempre facilissimo soprattutto perché si ci aspetta di subire molti rimbalzi offensivi che genereranno molte seconde opportunità, che nell’economia di una partita possono a volte risultare fondamentali.

Oltre alla mancanza di centimetri in fase di contenimento in post (che ormai è una disciplina in disuso) c’è da considerare anche la mancanza degli stessi centimetri in fase di protezione al ferro contro i penetratori più letali della lega (Lebron, Kawhi, Mitchell, Doncic, etc sempre per menzionare i migliori ad ovest) che avrebbero la possibilità di attaccare il ferro in maniera costante senza doversi preoccupare di subire gli aiuti di un vero lungo in campo con il compito di contestare le conclusioni al ferro.

Appare molto probabile che entrambe le situazioni sopra descritte portino ad un altro problema non trascurabile, i falli. Infatti se gli attacchi dovranno per forza di cose attaccare molto il ferro e il post basso in avvicinamento, la scarsa altezza dei difensori di Houston e la loro propensione all’intercetto porterà quasi inevitabilmente a commettere più falli di quelli che siamo abituati a vedere, se vorranno mantenere un livello di aggressività sufficiente a reggere l’impatto.
Sappiamo tutti che il giocatore “sistema”, che permette cioè questo tipo di scelta a Houston, è PJ Tucker, senza il quale non sarebbe nemmeno possibile ipotizzare una line-up estrema come quella attualmente nelle idee di D’Antoni. Questo grazie alla sua particolare conformazione fisica che lo vede molto compatto, rapido ed estremamente potente per l’altezza (da guardia) che si ritrova. C’è però un grosso punto di domanda su di lui: quanto potrà reggere un ormai 35enne che paga 10/15 a volte 20 centimetri al proprio pari ruolo? Riuscirà a reggere 40 partite più Playoffs compiendo uno sforzo simile? E se mai un giorno dovesse infortunarsi che farà Houston? Si presenterà in campo con Sefolosha (usato come backup nelle uscite senza Capela) se non addirittura con Tyson Chandler per giocarsi la sopravvivenza della stagione? Insomma la salute di PJ Tucker sarà una variabile determinante per la stagione dei Rockets.

Anche in attacco non tutto è rosa e fiori per Houston, ed è vero che con molti pericoli sul perimetro e molti tiratori a roster nell’era cestistica dell’analitica questa mossa crea un vantaggio consistente. Dall’altra parte però è anche vero che c’è un giocatore a Houston che da fuori tira male quando tira tanto, e che risulta molto efficace quando da fuori ci tira poco o nulla. Naturalmente si parla di Russell Westbrook, che a questo punto sarà il vero e proprio bersaglio delle difese avversarie, le quali, impossibilitate a lasciare spazio sul perimetro agli altri attaccanti, dovranno per necessità battezzarlo accoppiandolo spesso con il miglior difensore al ferro di cui dispongono.

Perché? Per due motivi principali. Per lasciare un difensore nei pressi dell’area addetto a disturbare eventuali facili penetrazioni da parte degli altri attaccanti, che altrimenti troverebbero completamente libera. Per contrastare le penetrazioni dello stesso Russell Westbrook che verrà lasciato con spazio da una difesa che lo sfiderà continuamente a prendersi tiri da fuori o dalla media, che non sono il suo forte. Russell a questo punto sfruttando la maggior velocità e rapidità cercherà di buttarsi dentro sia per segnare in entrata, sia per aprire ai compagni in caso riesca a battere il marcatore diretto.

Ormai viviamo in una NBA incentrata sul tiro da fuori, ma Houston più di molte altre franchigie sa cosa succede se capitano le serate no, e capiteranno. A quel punto per i Rockets sarà davvero difficile riuscire a portare a casa la partita.

    GamePlan Avversario

    • Accoppiare un lungo difensivo a Russell Westbrook, lasciargli spazio e sfidarlo al tiro, evitando di farsi sorprendere dalle sue penetrazioni
    • Sfruttare il più possibile il miss-match in post alto o basso che la presenza di Tucker come centro genera in ogni circostanza
    • Andare forte a rimbalzo d’attacco cercando di non scoprirsi troppo per il contropiede avversario
    • Giocarsela sul piano fisico cercando di creare problemi di falli ai Rockets da cui ci si aspetta una probabile rotazione a 7/8 uomini 

    In conclusione le questione che questi Rockets sollevano sono essenzialmente quattro:

    • Sostenibilità del sistema
    • Previsione del risultato in regular season e Playoffs
    • Russell Westbrook is THE MAN
    • Si decide la futura tendenza della lega?

    Riuscirà un sistema così tanto incentrato sul tiro da fuori ad avere una continuità tale per cui alla fine risulti vincente? Questa è la prima domanda da porsi. Harden, di per sé, si è dimostrato quest’anno un giocatore capace di inanellare una striscia di 8 partite in cui ha segnato 50 triple complessive tenendo il 52% da fuori e subito dopo è collassato con una striscia di 10 partite in cui ha tirato 110 triple andando a segno solo il 22% delle volte. L’analitica parrebbe suggerire che il gioco da fuori è il più redditizio ma pare ormai palese che ci sia un’incidenza aleatoria non trascurabile e Houston lo sa meglio di molte altre franchigie.

    Questo sistema potrebbe dare dei frutti positivi sulla regular season dei Rockets: in NBA ci sono poche squadre che possono contare su un lungo con un gioco èlite in post basso che sia anche bravo a “sentire” il raddoppio e che sia coadiuvato da tiratori costanti. Inoltre affrontare un team simile per la prima volta a livello tattico non può che spiazzarti e disorientarti, e prenderci subito le misure non sarà facile per le altre squadre come non sarà facile per la difesa mantenere per 48 minuti quell’alto livello di intensità che serve per correre dietro alla rotazione di palla Rockets sugli esterni, che necessita di tantissima pazienza e sacrificio soprattutto da parte dei lunghi chiamati a lunghissimi close-out sul perimetro. Grazie anche a questo Houston troverà terreno fertile, soprattutto in regular season, per poter testare la propria macchina. La situazione ai Playoffs però è ben tutta da decifrare: innanzitutto dipenderà moltissimo dagli accoppiamenti e bisognerà vedere sulle 7 partite come gli avversari reagiranno a questo modulo. Non da meno, verificare la vena dei tiratori di Houston nei 10 giorni circa in cui si svolge una serie Playoffs. Insomma ci sono tre incognite altamente rilevanti che non consentono di fare una previsione realistica.

    Ciò che invece appare chiaro è l’incredibile centralità che questo nuovo  sistema ha affidato nelle mani di Russell Westbrook, in fortissima ripresa grazie soprattutto ad una svolta cruciale nelle scelte di tiro.

    Fino al 14 gennaio: FG% 43.3% / eFG% 45.9 / TS% 51%. Punti a partita 24.8
    Dal 15 gennaio: FG% 53.3% / eFG% 56.4 / TS% 60.3%. Punti a partita 33.7

    Uno stato di forma migliore? Una maggiore integrazione nel sistema Rockets? Forse, o forse è più facile dedurre che su questi dati incida in maniera netta il fatto che ha praticamente smesso di tirare da fuori, passando da 5 triple tentate a partita durante la prima parte di stagione, a sole 0.5 triple tentate a partite nell’ultimo mese. Per un tiratore che arriva a stento al 30% da fuori questo fa notevolmente la differenza.
    A causa dei frequenti raddoppi alti su Harden, Russell si troverà molto più spesso del solito la palla in mano anche per questa sua lacuna del tiro da fuori che ne farà il giocatore designato a cui la difesa avversaria lascerà il tiro da 3 e dai 5/6 metri. Sarà quindi molto facile che Russ risulti il vero e proprio termometro del benessere dei Rockets visto che segnando quel tipo di tiro costringerà il marcatore ad uscire per contestarlo e potrà di conseguenza bruciarlo attaccando il ferro e aprendo il gioco ai compagni. Nel migliore dei casi sarà probabilmente proprio lui che costringerà gli avversari a rimuovere il lungo dalla contesa.
    Da non sottovalutare poi che l’assenza di un rimbalzista come Capela affida anche e soprattutto a Russell Westbrook enormi responsabilità a rimbalzo difensivo. Russell da anni eccelle in questo fondamentale, ma c’era sempre e comunque un lungo vero in campo a favorirlo con il puntuale taglia fuori del lungo avversario.

    In conclusione, D’Antoni e Morey sembrano arrivati all’ultima chiamata dopo averle provate tutte durante la loro gestione e affidano ai prossimi 5 mesi le speranze di centrare quel titolo che inseguono da tre anni e che per un motivo o per l’altro continua a sfuggire. Personalmente ho la sensazione che molto dell’andamento dei prossimi 10 anni possa dipendere dal successo di questo progetto estremo. Che succederà se dovesse risultare vincente? Le altre squadre si adegueranno e copieranno lo stesso gioco eliminando i propri lunghi dalle gare che contano affidandosi quasi completamente al tiro da fuori? Oppure ci sarà nuovamente la corsa al lungo dominante in post basso per cercare di uccidere questo sistema di gioco? Time will tell.


    Simone Rancid

    Simone Rancid

    Simone, 37 anni, nostalgico dell'NBA anni 90, ho smesso di tifare per una franchigia dopo la deludente sconfitta dei Magic nelle finali del 95. Punk Rocker for life e avido collezionista di dischi. Da un annetto seguo anche l'NFL perché la NBA senza Penny e Shaq non è più la stessa