OTDaily. Dal Re ai Kings, sotto il sole dell’Ovest

Pubblicato da Riccardo Atzori il

OTDaily. Dal Re ai Kings, sotto il sole dell’Ovest

OTDaily. In attesa del ritorno in campo dopo l’All Star Weekend, che avverrà domani sera, le squadre e i giocatori si preparano per la cavalcata finale. Saranno due mesi frenetici, in cui la lotta per i playoff si farà sempre più accesa e in cui i top team cercheranno di aggiungere gli ultimi tasselli per giocarsi il titolo. Ogni vittoria sarà un passo verso il fattore campo, ogni sconfitta potrebbe cambiare il corso dell’intera stagione. Per introdurci nella fase più importante della regular season, vediamo come si presentano le squadre della Pacific Division.

OTDaily. Pacific Division

Los Angeles Lakers

OTDaily. I Lakers sono primi nella Western Conference, e il loro record di 41 vittorie e 12 sconfitte è il secondo migliore dell’intera Lega (solo i Bucks hanno fatto meglio). Eppure, questo non significa che la squadra guidata da LeBron James sia la migliore ad Ovest; questo perché i Lakers non hanno ancora battuto i Clippers in questa stagione, essendo 0-2 negli scontri diretti; nonostante i cugini guidati da Kawhi Leonard non abbiano dominato in nessuna delle due gare, hanno controllato ogni partita per poi vincerla nell’ultimo quarto con l’allungo decisivo. Questo è abbastanza per dire che i Lakers non possono battere i Clippers in una serie ai playoff, secondo alcuni GM della Lega in un’intervista riportata da Bleacher Report. I motivi? L’assenza di un playmaker con rendimento costante. Rondo non è affidabile, e le difese avversarie potrebbero costantemente sfidarlo al tiro cercando di concentrarsi sugli uomini di più talento dei Lakers, come ovviamente LeBron e Anthony Davis. Inoltre anche se fosse LeBron a creare gioco dal palleggio, avere uno come Rajon Rondo a giocare off the ball come scorer è assolutamente inconcepibile visto le caratteristiche del giocatore. Avery Bradley soffrirebbe la pressione a tutto campo di Beverley, e non riuscirebbe a creare nessun vantaggio alla sua squadra, cosa che si estende anche ai vari Caruso, Cook e Caldwell-Pope. La dirigenza gialloviola ha deciso di non intervenire sul mercato prima della trade deadline, e valuterà le occasioni che potrebbero arrivare dai vari buyout nei prossimi giorni. In attesa di qualche cambiamento, vedremo come Frank Vogel si preparerà per il testa a testa dell’8 marzo contro i Clippers, cercando di invertire la tendenza delle prime due gare.

Coach Vogel, presente a Chicago nei giorni dell’All Star Weekend, ha dichiarato: “DeMarcus Cousins sta lavorando per essere in salute all’inizio dei playoff. Stiamo monitorando la situazione giorno per giorno, con carichi di lavoro sempre più pesanti per cercare di valutare il suo ritmo e la sua condizione atletica e fisica. Non vogliamo affrettare la cose, ma c’è una buona probabilità che torni a giocare in questa stagione”. A prescindere da come si evolverà la situazione, è una bellissima notizia sapere che DMC potrà presto rimettere piede in campo.

Los Angeles Clippers

OTDaily. Nelle ultime 10 partite, il record dei Clippers recita 6 vittorie e 4 sconfitte, 2 delle quali subite nelle ultime due gare prima dellAll-Star weekend per mano dei Philadelphia 76ers e dei Boston Celtics. E poi? E poi si riesce a dire oggettivamente poco altro dei Los Angeles Clippers delle ultime settimane, perché la questione centrale oggi appare limmediato futuro della franchigia piuttosto che il suo recentissimo passato. Perché i Clippers non sono stati soltanto attivissimi nel mercato estivo – tanto da portare a casa due pezzi da novanta come Kawhi Leonard e Paul George – ma hanno cercato di puntellare ulteriormente il loro roster nelle ultime giornate precedenti la trade deadline, e anzi si sono ulteriormente mossi dopo quella scadenza per cercare di aggiungere ulteriori pezzi al loro mosaico. Nelle ultime ore prima della chiusura delle contrattazioni, la franchigia meno glamour di Los Angeles si è infatti assicurata i servigi di Marcus Morris, reduce da una prima metà di stagione decisamente positiva – ed è una notizia considerando la squadra di provenienza – con i New York Knicks. Per accaparrarselo, i Clippers hanno dovuto rinunciare a Moe Harkless in scadenza, a Jerome Robinson e a due scelte che si profilano comunque basse. Le prospettive appaiono dunque chiare: si va all-in, ancora di più di quanto già non fosse chiaro a inizio stagione. Nelle rotazioni di coach Rivers, Morris sarà un sesto/settimo uomo di lusso capace di garantire una solida presenza fisica, buona attitudine sui blocchi e una certa costanza dimpegno, per quanto non manchino alcuni difetti che sarà necessario correggere nelle nuove logiche di squadra: su tutti, una shot selection più attenta e oculata, alla luce soprattutto del fatto che il volume di tiri che ha potuto prendersi a New York, Morris evidentemente non lo avrà con i Clippers. Al suo arrivo in California, Marcus è parso tranquillo: ladattamento non sarà un problema. Le prossime partite ci daranno indicazioni più utili in tal senso.

Il management dei losangelini non si è però fermato neppure dopo la pausa per la partita delle stelle di Chicago, ed è in procinto di firmare Reggie Jackson in uscita da Detroit dopo il buyout. Finora, il play ha giocato soltanto 14 partite in stagione, e attende di dimostrare il suo valore (i maligni diranno Ammesso che ci sia un valore”) in un contesto vincente. In questo finale di stagione ne avrà loccasione, dovendosi anche lui adattare a un ruolo da comprimario e dunque non in prima linea. Kendrick Perkins – oramai posseduto dal demone di Twitter – ci ha tenuto a far sapere quanto ritenga inutile la firma del nativo di Pordenone per i Clippers: Jackson in fondo – questo il ragionamento di Perk – rende soltanto quando ha la palla in mano, e a L.A. potrà averla per periodi molto limitati di partita. Sembra però che la mossa dei Clippers risponda a una sua precisa logica, essenzialmente riassumibile in due macro-concetti: il primo è che Reggie Jackson, senza lofferta dei Clippers, si sarebbe quasi certamente accasato ai Lakers. E allora, in questo senso la firma rappresenta la manovra ostruzionistica per eccellenza. In secondo luogo, un allungamento così marcato delle rotazioni rende estremamente difficile per chiunque pareggiare i matchup con i Clippers. E questo, in una stagione logorante, potrebbe essere un enorme vantaggio.

Phoenix Suns

OTDaily. I Suns, secondo le previsioni riguardanti i prossimi mesi fino alla fine della regular season, potrebbero avere il terzo miglior incremento di vittorie in tutta la lega rispetto allo scorso anno. Solo i Lakers (+24) e Dallas Mavericks (+17) dovrebbero fare meglio dei Suns, proiettati alle 34 vittorie totali rispetto alle 19 dell’anno precedente, con un +15 di incremento. Nella scorsa stagione, la franchigia dell’Arizona, era al 28mo posto per Offensive Rating e al 29mo per Defensive Rating e Net Rating; quest’anno si trovano al 17mo, 19mo e 15mo posto in ordine di categoria. La crescita della squadra è stata evidente, ma nonostante la miglior stagione degli ultimi anni, i Suns sono quasi certamente fuori dalla corsa ai playoff, essendo attualmente al 12mo posto ad Ovest, a 6.5 partite di distanza dall’ultimo spot occupato dai Memphis Grizzlies. Vari sono stati i motivi per cui la squadra non è riuscita a fare l’ultimo step necessario per combattere per la post season: principalmente i lunghi infortuni che hanno colpito i vari Baynes, Saric, Rubio e Kaminski e la sospensione di 25 partite per Ayton a cui si sono aggiunte 7 gare saltate per infortunio. Il quintetto ideale secondo coach Monty Williams sarebbe formato da Rubio, Booker, Milan Bridges, Kelly Oubre Jr e Ayton; insieme hanno giocato solo 15 partite delle 55 totali. Il risultato? 11.9 punti in più degli avversari per 100 possessi. La speranza è che questo sia il vero punto di partenza nella scalata alla Western Conference, che già da troppo tempo è un vero e proprio miraggio per Phoenix.

Devin Booker, leader assoluto della squadra, è a tutti gli effetti un All Star. Ayton si sta confermando come un grandissimo two-way player, che sta crescendo sempre di più e nel giro di pochissimi anni potrebbe diventare All Star. Mikal Bridges sta avendo una crescita esponenziale, mostrando ciò che in tanti si aspettavano di vedere già da subito nel prodotto arrivato da Villanova; è un potenziale difensore d’élite, quasi certamente da primi quintetti All-NBA e dal giro di boa della stagione sta tirando con il 39% dall’arco: il 3&D che ogni squadra vorrebbe. Kelly Oubre è cuore e anima dell’intera squadra, capace di accendere i suoi compagni e tutti i tifosi con giocate di grande agonismo, atletismo e cattiveria. Questi quattro giocatori, più di tutti gli altri, formano lo young core che può far splendere nuovamente il sole sull’Arizona. Bisogna solo capire quando.

Golden State Warriors

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OTDaily. Quella dei Golden State Warriors è stata finora una stagione di decantazione, un momento spartiacque tra la conclusione dellepopea di una delle squadre più vincenti della storia del gioco e lavvio di un nuovo progetto che – pur rinnovandosi – mantiene un solido ancoraggio ai recentissimi fasti. Oggi, la franchigia di San Francisco rimane bloccata allultimo posto della classifica dellintera NBA, e probabilmente non è neppure più di tanto intenzionata a schiodarsi da quella posizione, onde mantenere una ottima scelta nel prossimo draft. In questi casi, il problema della redazione di un daily riguarda essenzialmente cosa scrivere di una squadra che non ha un orizzonte di qui a tre mesi, ma guarda direttamente alla prossima stagione. Escludendo che si voglia disquisire degli ultimi post pubblicati su Instagram da Stephen Curry in compagnia di sua moglie Ayesha, la maggiore novità in casa Warriors è lo scambio avvenuto a ridosso della trade deadline sullasse California-Minnesota, con il passaggio di DAngelo Russell ai Timberwolves e lapprodo di Andrew Wiggins a Golden State. A contorno di tutto, un paio di scelte che vanno ai Warriors e il trasferimento a Minneapolis di Spellman e Jacob Evans III. Lauspicio dei tifosi di Golden State è che Wiggins non si riveli un abbaglio clamoroso e anzi mostri con continuità quei lampi di talento che talvolta sono stati evidenziati in questi anni nella NBA, magari supportato dal rientro di Steph Curry e di Klay Thompson. Che Wiggins non fosse il giocatore che i Warriors speravano di accaparrarsi nel corso della stagione mettendo sul piatto Russell, è cosa piuttosto scontata. Le idee erano sostanzialmente due: la prima, si fondava essenzialmente sullauspicio che una stella rompesse con la sua squadra dappartenenza, ponendo così Golden State nelle condizioni di presentarsi sul mercato con Russell infiocchettato e dire…“Se per voi va bene, il vostro piantagrane ce lo prendiamo noi, e DAngelo ve lo spediamo volentieri”. In alternativa, si poteva provare a inserire Russell nel sistema Kerr, provando a far funzionare il tutto. Solo che per un esito positivo del primo proposito, serviva un Ben Simmons o un Devin Booker allorizzonte, e nessuna stella ha rotto con la sua franchigia. Perché invece si materializzasse il secondo scenario, era innanzitutto necessario che Curry non si facesse male, che i Warriors rimanessero a galla e magari Thompson forzasse un attimo i tempi di recupero.

Ecco che così Golden State si è trovata a dover fare di necessità virtù, cedendo un giocatore completamente estraneo al funzionamento della squadra e prendendosi un max contract che dovrà giocarsi al meglio le sue carte per farsi valere nella NBA che conta. Per ora, il record con Wiggins a roster dice 0-3, ma questanno evidentemente non fa testo. Curry potrebbe tornare nelle prossime settimane, ma non è ancora stato dichiarato nelle condizioni di sostenere i contatti di gioco: si spera che per marzo possa essere pronto. Klay Thompson invece difficilmente vedrà il parquet in questa stagione, anche perché forzarlo non avrebbe senso. Questa seconda parte di stagione sarà utile a far ambientare Wiggins e far crescere qualche giovane, su tutti la sorpresa Eric Paschall che sta rendendo al di sopra delle aspettative. Per tutto il resto, si aspetterà lanno prossimo.

Sacramento Kings

OTDaily. I Kings si trovano alla 13ma posizione ad Ovest e secondo gli esperti hanno solo l’1.2% di fare i playoff. Ennesimo anno disperato per la franchigia della California, che sono peggiorati quasi in ogni voce statistica rispetto alla scorsa stagione. Attualmente sono al 21mo posto sia per punti segnati che concessi in 100 possessi. Lo stile di gioco è cambiato completamente ed in peggio sotto il nuovo coaching staff, tanto che sono precipitati al 25mo posto per PACE nella lega contro il terzo del 2018/2019. Ad aggiungersi a questo ci sono stati i tanti infortuni, due su tutti quelli di Bagley e Holmes. Marvin Bagley ha giocato solo 13 partite in questa stagione, per via di un continuo riacutizzarsi e di conseguenza peggioramento dell’infortunio al piede; viste le infinitesimali probabilità di un approdo ai playoff, Bagley verrà tenuto fuori fino a fine stagione. Richaun Holmes, al contrario del compagno, stava disputando la miglior stagione della carriera in termini di efficienza, prima di subire un grave infortunio alla spalla. In teoria il suo rientro potrebbe avvenire ad inizio Marzo, tra circa 10 giorni, ma anche per lui si sta valutando l’opzione del riposo assoluto fino alla fine.

Solo una semplice mossa ha cambiato il corso dell’ultimo mese in casa Kings: il passaggio di Bogdan Bogdanovic in quintetto e l’utilizzo di Buddy Hield come sesto uomo dalla panchina. Dal cambio, avvenuto il 24 Gennaio, i Kings hanno un record di 6 vittorie e 4 sconfitte, di cui due arrivate contro le due squadre migliori della Lega, Bucks e Lakers. A dare lustro a Sacramento ci ha pensto proprio Buddy, vincitore del Three Point Contest all’All Star Game.


Riccardo Atzori

Riccardo Atzori

Sono Riccardo Atzori, ho 23 anni e amo lo sport. Vivo con passione tutto ciò che mi circonda, e tra foto, storie, e libri amo circondarmi di emozioni e di ricordi da custodire per sempre. Nello sport e nella vita, do tutto me stesso perché vivo per la passione e per la felicità.