OT Daily. Tutti a caccia dei Playoffs nella South West Division

Pubblicato da Lorenzo Pon il

OT Daily. Mancano ormai poche ore alla ripresa della regular season e, con meno di 30 partite da disputare, ogni passo falso peserà come un macigno sulle squadre con ambizioni di Playoffs. C’è un solo posto per una tra Memphis, San Antonio e New Orleans (senza scordare i Blazers), mentre Dallas e Houston sembrano ormai aver già staccato il pass per la post-season.
La battaglia per i Playoffs (ri)inizia questa notte.

OT Daily, South West Division



Houston Rockets

OT Daily. Ci eravamo lasciati alle porte del match che, probabilmente più di ogni altro, doveva portare alla luce le criticità del nuovo sistema iper small-ball dei Rockets: la sfida con i Lakers in programma lo scorso 7 febbraio.
Non solo i Rockets quella sfida l’hanno vinta, grazie a percentuali dall’arco difficilmente sostenibili in ogni partita, ma hanno catturato un solo rimbalzo in meno dei “giganti” di L.A.
38 a 37 per i Lakers; per quanto riguarda i rimbalzi offensivi, invece, stesso identico numero, 6.
È chiaro che questo risultato e questi numeri non trasformano immediatamente gli Houston Rockets nella favorita per il titolo; ci ricordano, tuttavia, che un esperimento così radicale ha bisogno di svariati test per essere realmente giudicato. I ragazzi di D’Antoni hanno disputato 4 partite con il nuovo assetto, collezionando un record di 2 vittorie e 2 sconfitte.
Ci sarà tempo per i bilanci, ma nel frattempo la dirigenza dei texani si è mossa ulteriormente durante la pausa dell’All-Star Game per consolidare ulteriormente la direzione tecnica presa: Isaiah Hartenstein, unico centro rimasto a roster, è stato spedito in G-League, mentre con i due slot rimanenti sono stati firmati Jeff Green e DeMarre Carroll, giocatori che potranno fungere da “lunghi” dalla panchina nel sistema Rockets.
Le prossime partite saranno fondamentali per capire quanto il sistema di Houston sia sostenibile in post-season – un occhio particolare va alla sfida contro i Jazz del 23 febbraio (l’ultima gara tra le due squadra è stata decisa da un pazzesco buzzer beater di Bogdanovic) e quella contro i Clippers del 6 marzo – e quanto Harden & Co riusciranno a restare nelle zone nobili della Western Conference.
Il giocatore che più di tutti inciderà sui successi della franchigia, vista la nuova strategia di gioco, non è Harden, bensì Westbrook. Il livello di gioco mantenuto dall’ex Oklahoma City Thunder nell’ultimo mese è semplicemente stellare: nelle ultime 15 gare Westbrook è il secondo miglior giocatore della lega per punti segnati a partita (34.3) convertiti con un eccellente 53.7% dal campo. Il dato che più di tutti permette di comprendere la ritrovata efficacia di Westbrook sta in un radicale cambio nelle sue scelte offensive: in stagione l’ex MVP ha una media di 4 triple tentate a partita mentre, nelle ultime 15 gare disputate, il volume dall’arco è sensibilmente diminuito, arrivando ad 1.5 tentativi dalla lunga distanza.
La scelta di attaccare il ferro rinunciando a tiri dall’arco – storico tallone d’Achille di Russ – sta funzionando a meraviglia per Westbrook e per gli Houston Rockets. La scelta di privarsi di un vero centro, del resto, puntava proprio ad esaltare le caratteristiche del compagno di scorribande di Harden, per consentirgli di tornare ad essere devastante sul fronte offensivo.
Al di là delle performances di Westbrook, affinché gli Houston Rockets possano proseguire a lungo nel loro cammino nella post-season sarà essenziale che i quattro tiratori sul perimetro si facciano trovare pronti a punire i ritardi delle difese con il tiro da tre.
Non lo si scopre di certo oggi ma ora più che mai, a Houston si vive e si muore con il tiro dall’arco.


Memphis Grizzlies

OT Daily. In 365 giorni la dirigenza dei Memphis Grizzlies ha cambiato per sempre il volto della franchigia. Dopo un solo anno, le scelte e giocatori ottenuti sacrificando Marc Gasol , Mike Conley e, più recentemente Andre Iguodala, si sono trasformate in Jonas Valanciunas, Brandon Clarke, De’Anthony Melton, Justise Winslow e ulteriori scelte nei prossimi draft.
Questo nucleo di giovani talenti va ad aggiungersi alle ultime due prime scelte dei Grizzlies, autentiche pietre angolari su cui ricostruire il futuro della franchigia: Ja Morant nel 2019 e Jaren Jackson Jr. nel 2018. Il tutto senza dimenticare Dillon Brooks, chiamato con la scelta 45 nel Draft 2017 e oggi elemento essenziale nell’ingranaggio costruito da Taylor Jenkins, come il rinnovo da 36 milioni per le prossime tre stagioni testimonia.
Questa premessa è necessaria perché, per comprendere realmente il successo degli attuali Memphis Grizzlies, non si può prescindere dal considerare l’eccezionale lavoro svolto dal front office nell’arco di un solo anno.
Dopo solo due anni di purgatorio, i Memphis Grizzlies sono tornati a poter competere per un posto ai Playoffs, traguardo che ad inizio stagione sembrava obbiettivamente proibitivo considerando la concorrenza di Blazers, Spurs e dei Warriors prima che Curry subisse l’infortunio alla mano.
Dietro a questi incredibili successi c’è la volontà della dirigenza di dare fiducia ad un allenatore con le idee (buone) molto chiare – basti pensare che Memphis ha iniziato la stagione con un record di 6-16, proseguendo poi con uno di 22-10 – e di valorizzare al massimo ogni singolo elemento del roster. Non sorprende, in quest’ottica, constatare come nessun giocatore dei Grizzlies abbia una media di 30 o più minuti a partita; per contro sono 9 i giocatori con quasi 20 minuti di impiego ad allacciata di scarpe.
In linea con questi dati, una delle risorse più preziose della franchigia del Tennessee viene proprio dalla panchina: si tratta di Brandon Clarke, lungo canadese selezionato con la scelta 21 dai Thunder e immediatamente girato ai Grizzlies.
Il suo rendimento in questa stagione è semplicemente incredibile: in appena 22 minuti di utilizzo a partita, Clarke viaggia ad una media di 12.3 punti a partita (settimo miglior valore tra i rookie di quest’anno), 5.7 rimbalzi tirando con il 63% dal campo.
Il livello di gioco mostrato dal rookie canadese pone coach Jenkins in una posizione “scomoda”: continuare ad utilizzare Clarke come sesto uomo di lusso, lasciando Valanciunas come titolare e centro classico, o sperimentare un quintetto con Jackson Jr. e Clarke insieme, utilizzando il primo come finto centro e il secondo come arma nel pitturato?
Tra le tante variabili che incideranno su questa scelta, ci sono la (necessaria) maturazione di JJJ nei rimbalzi e il contratto di Valanciunas che, rapportato al contributo offerto in campo, è decisamente vantaggioso per la dirigenza.
Trovarsi ad affrontare un problema di questo tipo quando ad un anno di distanza il futuro della franchigia sembrava totalmente in balia degli eventi, significa che il front office di Grizzlies ha svolto un lavoro davvero eccezionale.



Dallas Mavericks

OT Daily. I Dallas Mavericks, che stanno disputando una stagione al di là di ogni aspettativa, hanno già superato la prova più importante di questa regular season: reggere il colpo dell’infortunio di Luka Doncic. Dal primo al tredici febbraio, infatti, Coach Carlisle ha dovuto fare a meno della stella slovena e affidarsi al solo talento di Porzingis e, soprattutto, degli altri role players.Il risultato confortante non risiede tanto nel record di 3-4 ottenuto nelle sette partite saltate da Doncic, quanto piuttosto nella capacità dei vari Seth Curry, Jalen Brunson e Tim Hardaway Jr. di salire di colpi nel momento di maggiore necessità.L’intesa e l’affiatamento che si è creato tra i giocatori di Dallas nell’arco di una stagione e mezzo è impressionante: ogni giocatore ha perfettamente compreso il suo ruolo all’interno dei meccanismi di squadra, ogni membro della rotazione sa che dovrà dare il massimo nei minuti che ha a disposizione.Questi concetti, in apparenza banali, sono quelli che stanno rappresentando la differenza per le sorti della franchigia texana, specialmente quando una delle due stelle (se non entrambe) si trovano costrette a guardare la partita da bordocampo.Le (non) scelte compiute dal front office in occasione della trade deadline, con ogni probabilità, si spiegano sulla base di quanto detto in precedenza. Cuban, di comune accordo con Carlisle, ha preferito non andare all-in a metà stagione, rischiando di compromettere gli equilibri di squadra senza riuscire a portare in Texas un pezzo da novanta che consentirebbe realmente alla franchigia di compiere il salto di qualità e di candidarsi a legittima contender per il titolo NBA.Con la sola eccezione di Tim Hardaway Jr., il quale avrà la possibilità di esercitare una player option da poco meno di 19 milioni di dollari per la stagione 2020/2021 o di uscire dal suo contratto e sondare la free agency, i Mavericks hanno impegnati 87 milioni di dollari per la prossima stagione (105 includendo il contratto di Hardaway Jr.) potendo contare su tutti i giocatori inseriti nella rotazione di Carlisle. Se la dirigenza riuscirà a trovare un accordo vantaggioso con l’ex guardia dei New York Knicks, Dallas potrà presentarsi alla free agency estiva 2021 con uno dei core più interessanti della lega, un gruppo a cui manca solamente la ciliegina sulla torta per puntare seriamente al titolo.Prima di impegnarsi per trovare il tassello mancante per diventare contender, tuttavia, i Mavs hanno ancora 27 partite che li separano dal fatidico traguardo della post-season. Anche su questo fronte, ci sono sicuramente buone notizie per la squadra di Carlisle: stando alle stime di Tankathon (sito che classifica il calendario rimanente per ciascuna franchigia in base alla difficoltà), i Mavs hanno il tredicesimo calendario più favorevole della lega e hanno, quindi, tutte le carte in regola per provare a scalare ulteriormente qualche scalino della Western Conference.


New Orleans Pelicans

OT Daily. Il 23 gennaio è iniziata una nuova era per i New Orleans Pelicans.
L’era Zion Williamson.
Il debutto della prima scelta assoluta all’ultimo NBA Draft ha rappresentato un momento di netta cesura con tutto il passato per la franchigia della Lousiana: dalla decisione di non scambiare Holiday per vedere che vette può raggiungere questo core fino all’impatto mediatico e commerciale che l’ingresso di Zion ha avuto sui Pelicans e sull’intera lega.
Prima di essere un giocatore di basket dal talento straordinario, Zion è un fenomeno mediatico che ha letteralmente rimesso al centro della mappa i Pelicans, franchigia che, nella sua breve storia nella lega, non ha mai vantato un appeal particolarmente alto.
In questa stagione, i Pelicans sono diventati la sesta squadra più seguita nelle trasferte in NBA, dietro a Lakers, Clippers, Warriors, Rockets e Nets(squadre con un livello di gioco e di appeal, almeno in potenza, leggermente differente rispetto ai Pelicans).
Il costo di un biglietto per vedere i Pelicans in trasferta ha subito un’impennata vertiginosa: la media raggiunta dai prezzi è di 131.95 dollari, un incremento rispetto alla passata stagione del 108% (dati proveniente da un tweet di Preston Ellis).
Il pubblico vuole Zion e Coach Gentry, pur non superando i rigidissimi limiti che lo staff medico ha imposto, sta dando al pubblico Zion.
In 10 partite disputate in NBA, la prima scelta ha segnato 221 punti (non accadeva dai tempi di Shaq e di Iverson), ha segnato 30 punti in due gare back-to-back (quarto teenager di sempre a riuscirci con LeBron, Jordan e Booker). Dopo solamente 10 partite, Zion guida la lega per second chance points, 5.3 a partita, ed è secondo per punti segnati nel pitturato a partita dietro al solo Giannis, 15.6. Nelle ultime venti stagioni, solamente un giocatore è riuscito a mantenere una media di almeno 5 second chance points e 15 punti segnati nel pitturato: Shaquille O’Neal.
L’impatto di Zion non si traduce solamente in numeri individuali clamorosi: dal suo esordio, infatti, i Pelicans sono primi per punti segnati nella lega, terzi per FG%, secondi per rimbalzi catturati, primi per assist e terzi per stoppate.
I New Orleans Pelicans non sono solo Zion Williamson, questo è bene tenerlo sempre a mente. L’impatto che questo ragazzo sta avendo sulla franchigia, tuttavia, è qualcosa che realmente ha pochi precedenti.
Per il prossimo appuntamento con la storia, basta aspettare due giorni, quando i Pelicans affronterrano i Portland Trail Blazers. L’ultima volta che le due squadre si sono incontrate, Zion ha segnato 31 punti in 28 minuti. Save the date.


San Antonio Spurs

OT Daily. Sembra difficile anche solo pensarlo, ma per la prima volta da 23 stagioni a questa parte, i San Antonio Spurs rischiano concretamente di non partecipare alla post-season.In queste 23 stagioni di successi, dal Texas sono passati giocatori formidabili, da Duncan Robinson, passando per Duncan, Parker e Ginobili, fino a Kawhi Leonard.Sembrerà marginale, ma gli Spurs in questa stagione sono una delle due squadre che non ha avuto nemmeno un membro della franchigia all’interno dell’All-Star Game (l’altra squadra, sono i Cleveland Cavaliers).23 lunghi anni di storia che hanno cambiato per sempre la pallacanestro. Giunti allla ventitreesima stagione,  tuttavia, sembra davvero giunto il momento in cui l’incantesimo è pronto a spezzarsi.Con 28 gare ancora da disputare, sebbene il calendario non sia particolarmente ostico, il tempo rimasto a disposizione degli Spurs per tentare una rimonta si assottiglia sempre di più, mentre il divario con l’ottava squadra ad Ovest (i giovani e briosi Memphis Grizzlies) si accentua sempre di più (5 vittorie di distanza che, ad oggi, sembrano un’infinità).Una rimonta di questo tipo, soprattutto tenendo in considerazione le difficoltà delle altre squadre (i Grizzlies hanno il peggior calendario da qui a fine stagione e i Blazers, l’altra inseguitrice, sembrano esclusivamente Lillard-dipendenti), non sarebbe di per sé proibitiva. Quello che sembra mancare, per la prima volta, è la convinzione. Nelle ultime 11 partite, gli Spurs hanno ottenuto un poco invidiabile record di 3-8, subendo in 5 di queste partite più di 120 punti dagli avversari.Nel momento in cui è il marchio di fabbrica di un ventennio a venire meno, assieme alla convinzione dei propri mezzi, sembra difficile pensare che perfino un guru come Popovich riesca a tirare fuori qualcosa dal cilindro per ridare linfa ad una squadra che, spiace dirlo, ma sembra definitivamente arrivata.Cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno, la mancata qualificazione ai Playoffs potrebbe essere la svolta di cui c’è bisogno in casa Spurs per trovare il coraggio di ripartire.Sarà vitale, durante l’estate, accettare di muovere tutte le pedine di valore (Aldridge, DeRozan, Gay e Mills su tutti) a qualsiasi costo ed iniziare un nuovo ciclo, partendo da ciò che i texani si ritrovano già in casa. Se Dejounte Murray è sicuramente il prospetto più interessante in casa Spurs, non è di certo l’unico: impossibile, infatti, non inserire anche Lonnie Walker IV nel novero di giovani talenti sui quali i texani hanno il dovere di investire.La scelta 18 del NBA Draft 2018 non ha mai fino a questo momento la chance di mettersi realmente in mostra e di dimostrare il suo valore: in 63 partite disputate nella sua sin qui breve carriera NBA, Walker ha collezionato solamente 3 partenze nel quintetto titolare (arrivate esclusivamente in occasione degli infortuni patiti da DeRozan). Un backcourt composto da Murray e Walker IV è ciò da cui gli Spurs devono necessariamente ripartire nella stagione 2020/2021.28 partite separano gli Spurs dal tanto atteso processo di ricostruzione; non resta che scoprire se, ancora una volta, riusciranno ad agguantare miracolosamente il treno per i Playoffs.


Lorenzo Pon

Lorenzo Pon

Nato e cresciuto a Genova, ho iniziato a seguire la pallacanestro quasi per caso, fino a diventarne completamente dipendente. Aspirante giornalista innamorato di Jokic e dei Boston Celtics