OT Daily. Southeast Division tra passato, presente e futuro.

Pubblicato da Fabio Pezzolla il

Dopo la pausa dell’ASG, è tempo di rituffarci nella SouthEast Division, tra le scintille dei giovani Hawks, gli Heat che celebrano Wade e molto altro.
I Playoffs si avvicinano, e la lotta per l’ottavo posto potrebbe farsi più incandescente che mai.

MIAMI HEAT (4th, 36-20)

A Miami, in attesa di capire cosa avranno in serbo i Playoffs per la franchigia, si celebra il passato in grande stile.
Infatti è notizia di poche ore fa la cerimonia di ritiro della leggendaria canotta numero 3 di Dwyane Wade, che finalmente è stata issata lassù tra i grandissimi della franchigia della Florida a far compagnia a quelle di Mourning, Shaq, Bosh e Hardaway, dove merita di stare.
Davvero toccante il discorso di Wade, che si è augurato di essere stato un’ispirazione “come Kobe avrebbe voluto” e ha ringraziato tutti: grandissime emozioni per chiunque si sia goduto fino in fondo questo splendido giocatore.
Flash è stato celebrato a dovere anche sul parquet, con una vittoria convincente contro dei Cavs che sono stati sparring partner e poco più.
Una W alla portata ma non scontata, che serviva per scacciare qualche nuvoletta: nelle ultime 6 prima di questa, gli Heat non sono stati brillanti, con un record di appena 1-5 e brutte scoppole  contro squadre alla portata come Hawks e Kings.

Ci sono comunque parecchi motivi per essere ottimisti in Florida: Iguodala sembra abbastanza in salute e sta lentamente entrando nei meccanismi della squadra, Butler è il solito leader, la panca è tra le più profonde e affidabili della lega e, soprattutto, si può contare sul sempre più convincente Bam Adebayo.
Chiamarlo sorpresa a questo punto non ha più molto senso: Adebayo è una solida realtà, come quelle che vendeva Roberto Carlino nelle pubblcità prima di Dragon Ball, e possiamo considerarlo ormai a pieno titolo tra l’elite dei centri NBA, come testimonia la convocazione all’ASG 2020.
Nelle ultime 35 partite è stato 32 volte in doppia cifra di punti, ha centrato 19 doppie doppie, 3 triple doppie e al di là di ogni numero è semplicemente fondamentale per il gioco degli Heat, dimostrando di padroneggiare delle skills che lo rendono ben più di un ottimo centro difensivo.
Le medie stagionali non mentono: Bam mette 16+10 ad allacciata di scarpe, gioca da veterano con personalità e maturità e non disdegna le responsabilità nonostante i soli 22 anni: per dirla in poche parole, la tempra è quella dei grandi.
Alla terza stagione tra i pro, non ha fatto che migliorare giorno dopo giorno, con impegno e costanza: questa convocazione alla partita delle stelle potrebbe essere il click che gli permetterà di spiccare definitivamente il volo e costruire ancora più fiducia in sè stesso.
Sarà lui l’uomo chiave a fianco di Butler per i PO degli Heat?
Non vediamo l’ora di scoprirlo.

ORLANDO MAGIC (8th, 24-32)

I motivi per essere allegri non abbondano in casa Magic di questi tempi.
Tutti i vari dubbi sulla tenuta di una squadra completamente priva di prospettive serie per il futuro sembrano materializzarsi giorno dopo giorno; nonostante l’ottavo record a Est, le ultime 15 partite dicono 4-15.
Un ruolino di marcia degno di chi si gioca la prima scelta assoluta, non certo di una franchigia che al momento è in corsa per la post season molto più per demeriti altrui che per meriti propri (ottavo posto con 24-32…).
Se le cose dovessero procedere di questo passo, anche i Wizards noni a 20-34 potrebbero inaspettatamente tornare in corsa per l’ultimo seed destinato ad essere annichilito dai Bucks al primo turno.

Se non altro, arrivano timidi segnali di risveglio da parte di Aaron Gordon, con due partite di fila da 25+ (entrambe chiuse con la vittoria) appena prima dell’ASG e la grande performance al Dunk Contest terminata ancora una volta senza un premio che sarebbe stato davvero meritato.
La brutta sconfitta post-ASG contro i Mavs fa subito tornare tutti con i piedi ben saldi per terra: quel dominio di Kleber dalla panchina, che non è un brutto giocatore ma non certo uno che può farti 26 punti in 22 minuti, fa dubitare ancora di più della solidità e dell’impegno di un gruppo che sembra più in attesa del liberi tutti che alla ricerca dell’effettivo salto di qualità.
Da qui in poi, occorre davvero cambiare registro per difendere il posto ai PO e dare magari l’assalto alla settima piazza dei Nets, che saranno anche privi di Irving e Durant ma rimangono molto più squadra dei Magic.
Chissà che la difficile situazione non sia il pretesto per il sorgere di una nuova stella in quel di Orlando: gli occhi rimangono puntati su Isaac e Fultz, anche perchè ormai credere ancora nella consacrazione di Bamba si fa sempre più difficile ogni giorno che passa.
Intanto, è notizia degli ultimi giorni che la franchigia intende costruire un nuovo centro medico e di allenamento per la squadra: il prossimo passo dovrebbe essere trovare i giocatori giusti da metterci dentro…

WASHINGTON WIZARDS (9th, 20-34)

Strana stagione, quella dei Wizards.
Partita come annata da tanking selvaggio e sviluppo dei giovani in attesa del ritorno di Wall (e cercando di non perdere Beal), in qualche modo la ciurma di Scott Brooks si è inaspettatamente trovata a navigare le acque del nono posto, a qualche partita dai caldi mari tropicali della post season.
Come abbiamo appena detto, i Magic non se la passano granchè bene, e i Wizards sembrano invece trovare sempre più la quadra grazie ad un gruppo che, Beal e pochi altri a parte, non sarà talentuosissimo ma sa come gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Classica squadra giovane che può vincere e perdere un po contro tutti, nelle ultime 8 sono 5-3 approfittando di un calendario semplice (e confermandosi una vera contraddizione: come si fa a battere Dallas e perdere contro Warriors e Cavs?), ma le cose a breve si complicheranno non poco.
Meglio allora cercare di vincere subito stanotte contro i Bulls, che saranno orfani diben 7 giocatori, tra cui Markkanen e Carter Jr.
In casa Wizards, occhio anche ai possibili breakouts post-ASG: tra i principali indiziati per una esplosione dopo la partita delle stelle che potrebbe dare la spinta necessaria per agguantare la postseason, due nomi su tutti: occhio a Hachimura e Brown, ad un passo dalla consacrazione.

Intanto, dal suo triste esilio in infermeria, Wall si dice soddisfatto dei propri progressi, ma sottolinea come gli manchino del tutto forza, potenza e resistenza, nonostante le clip che circolano su Twitter e affini.
Un passo alla volta, John: la lega ti aspetta a braccia aperte.

CHARLOTTE HORNETS (10th, 19-37)

Alla corte di His Airness, le cose sono come sempre abbastanza deprimenti, ma se non altro qualcosa sembra essersi finalmente mosso.
Hanno infatti salutato la truppa via buyout due dei mediocri senatori dello spogliatoio (con gli onerosissimi contratti al seguito): Kidd-Gilchrist e Marvin Williams sono partiti verso nuovi lidi, lasciando Charlotte sempre più in mano alla premiata ditta Graham-Rozier.
L’ex Celtics sembra ormai a suo agio nel ruolo, mentre per Graham continua il periodo di alti e bassi quasi fisiologico dopo i grandi sforzi per tirare avanti la baracca nella prima parte di stagione.
Per quest’anno, di grossi obiettivi non ne sono rimasti: i PO non sono un target realistico per una squadra che avrà pure vinto 3 delle ultime 4 partite, ma che ne ha anche perse… 20 delle ultime 26.

Qualche giovane interessante c’è, e il prossimo anno rimarrà solo lo stomachevole contratto di Batum da gestire: il peggio sembra passato, ma al contempo i piani per il futuro sono ancora tutti da scrivere.
Aiuterebbe molto una bella presa in top 10 lottery, magari con l’occhiolino della buona sorte in sede lottery.
Aspettando tempi migliori, nulla da segnalare se non la firma Joe Chealey con un decadale (già two way a Charlotte lo scorso anno, questa stagione viaggiava a 11 punti di media in G-League), il declassamento nella lega di sviluppo di Bacon e le dichiarazioni di Jordan, che per bocca di Pelinka si dice disposto a non fare compromessi a livello di salari e luxury tax pur di vincere.
Bastasse quello, adesso staremmo parlando di Prokhorov come un genio visionario…

ATLANTA HAWKS (14th, 17-41)

Lo diciamo piano, ma Atlanta sembra avere finalmente fatto click.
Dopo la pausa ASG, con la convocazione dello scoppiettante Trae Young, gli Hawks sono tornati carichi a molla con due vittorie di grande prestigio contro Heat e Mavericks, clienti difficilissimi per chiunque.
Oltre alla solita pallacanestro sopraffina di Trae, che ci ha regalato ben 50 punti contro Miami, anche Collins ci ha fatto vedere di che pasta è fatto con una prestazione da vero trascinatore nella vittoria di ieri notte con Dallas.
Anche dal resto della squadra arrivano indicazioni confrortanti: i role players fanno il loro lavoro con dedizione, Huerter e Hunter sono due ragazzi in gamba e potrebbero avere ancora moltissimo da farci vedere con qualche anno di esperienza in più, e soprattutto (ma diciamolo piano) Cam Reddish sembra essersi finalmente sbloccato. 

L’ex Duke è partito malissimo, ma è andato in crescendo: è andato in doppia cifra 10 volte nelle ultime 11 partite giocate (e l’unica terminata in singola cifra lo ha visto in campo solo 7 minuti per infortunio) e ha coronato il suo bel periodo di forma con 36 punti tra Heat e Mavericks.
Il talento che avevamo intravisto a Duke necessita di più tempo di altri per venire fuori, ma con la guida e il contesto giusto il ragazzo può essere la vera sorpresa del finale di stagione degli Hawks, che da ultima ruota del carro della Lega a braccetto con i Warriors sono ad oggi in nettissima ripresa: non basterà per competere, ma alla fine meglio così: ad Atlanta si pensa al futuro e al prossimo Draft, in attesa di capire come l’innesto di Capela modificherà gli equilibri di gioco.
L’impressione è che il centro svizzero si divertirà un mondo a giocare con Trae e compagni e potrebbe scoprirsi il centro perfetto per una possibile Lob City 2.0 ad Atlanta: DAJ è riuscito a sembrare uno dei migliori centri NBA in quei magici anni, e non vediamo perchè non dovrebbe valere lo stesso per Clint, che è uno che sa lavorare durissimo per migliorarsi.
Comunque vada, ci si divertirà a breve: nel dubbio, un posto sul carro si trova ancora…


Fabio Pezzolla

Fabio Pezzolla

Fabio, nato a Milano, classe 1996. La mia passione per il basket è nata nei primi anni 2000, quando tre supereroi in maglia neroargento mi hanno incantato. Devoto tifoso Spurs (e milanista!), amo raccontare a modo mio aneddoti e storie dell'NBA del passato e del presente.