OT Daily. Tutti in cerca di risposte nella North West division

Pubblicato da Andrea Nola il

La NBA non si ferma, così come l’OT Daily continua a darvi le ultime notizie dai campi del basket oltreoceano! Oggi parliamo della North West division: Denver, Minnesota, Utah, Blazers e Oklahoma City Thunder.

OT Daily, North West division

Minnesota Timberwolves

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Con la vittoria della scorsa notte contro i New Orleans Pelicans e quella giocata in nottata contro i Chicago Bulls salgono a diciannove le vittorie stagionali dei Minnesota Timberwolves, ma con che fatica. Ci sono, però, due note lievi in questa squadra: Malik Beasley e il gioco da tre punti.

– Il tiro dal perimetro che, con la partenza di Andrew Wiggins, ha visto la percentuale al tiro crescere, con una media che supera il 40%, degna dei migliori Golden State Warriors;

– Malik Beasley, invece, si sta dimostrando Malik Beasley. A Denver tutti sapevamo quanto fosse importanti per coach Malone nelle rotazioni di squadra, ma nessuno pensava potesse rendere fino a questo punto. Determinante in difesa, chirurgico in attacco e ottimo QI cestistico. Grande presa quella dei Timberwolves in ottica ricostruzione.

Ciò che davvero preoccupa, però, è la totale mancanza di approccio difensivo di D’Angelo Russell. Perché se da una parte abbiamo visto la stoppata su Jimmy Butler che è costata la sconfitta ai Miami Heat, dall’altra parte della medaglia la mentalità del giocatore non cambia: totalmente assente in difesa, decision making nella selezione dei tiri di difficile interpretazione quando non segna da subito e tempi di gioco tutt’altro che in parallelo a quelli della squadra. La notte scorsa infatti nella vittoria contro i Pelicans – che ha comunque portato tutto il suo quintetto in doppia cifra – Russell ha registrato un plus/minus di -14, il peggiore di tutta la sua squadra.

Se da una parte c’è quindi tanto che fa ben sperare, dall’altra parte coach Ryan Saunders deve lavorare su quello che è mancato in questa stagione: la mentalità. Perché se KAT giocasse anche solo 3/4 delle partite con la stessa grinta con cui ha giocato il primo quarto di stagione e si pensasse per un attimo a lavorare sul timing, sul posizionamento e sui movimenti in difesa, allora potremmo davvero parlare di un giocatore totalmente cambiato, e smetterla di parlare di un uomo franchigia soft.

Denver Nuggets

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Denver la notte scorsa ha perso contro i Golden State Warriors, ma la franchigia del Colorado si muove comunque troppo bene in campo per poterla criticare per un passo falso.

Al di là di come ha preparato la partita Steve Kerr – che dall’altra parte ha da ben sperare con giocatori che stanno rendendo più che bene – e di Jamal Murray che dall’altra parte ha tirato 0/6 dal perimetro e il 21% dal campo, la squadra di coach Malone ha dimostrato pur giocando con il freno a mano tirato, che sa stare in campo.

La nota lieve dei Nuggets, in ottica playoff, è Jerami Grant. Un giocatore che dalla passata stagione in maglia Oklahoma sta facendo vedere grandi cose in campo: difensore d’élite, buon tiratore e pedina importante nelle rotazioni di Denver.

Le rotazioni dei Denver Nuggets sembrano, oggi, già delineate. La franchigia è in pieno rodaggio per i playoff e sta cercando di trovare i giusti incastri per far sì di arrivare più in fondo possibile in questa post season in cui l’obiettivo è quello delle Finals di Conference a Ovest. D’altronde avere un Nikola Jokic così in forma e con questa voglia di giocare rende tutto più facile per gli schemi di squadra, che vanno praticamente si muovono al ritmo di gioco di Jokic (ed incredibilmente Jokic sta andando più veloce del solito, ultimamente).

Denver, alla fine, deve dimostrare di non essere solo una squadra da regular season. Deve riuscire a far esprimere al meglio Michael Porter Jr. che probabilmente è la vera soluzione per far fare il salto di qualità a questi Nuggets e deve, infine, dare meno responsabilità a Murray che non ha ancora quella mentalità da leader per guidare la squadra in attacco, né tanto meno in difesa.

Oklahoma City Thunder

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Oklahoma non sta passando un buon momento di forma.

Probabilmente in questo frangente di stagione sta mancando il fiato perché, subito dopo aver raggiunto il quinto posto ad Ovest, le prestazioni dei singoli in campo sono leggermente scese di livello. La sconfitta contro i Milwaukee Bucks con un distacco di 47 punti (86-133) e quella della scorsa notte contro i Los Angeles Clippers di un sempre più pronto Kawhi Leonard, hanno messo in mostra tutti i limiti di questa squadra, al di là della vittoria contro i Detroit Pistons che sono ormai pronti al rebuilding. 

Al di là della crescita di Gilgeous-Alexander e della conferma di Danilo Gallinari in campo, Oklahoma ha bisogno di altro per tornare ad essere competitiva, se qualcuno non lo avesse capito. Chris Paul non è eterno e probabilmente le sue prestazioni potrebbero andare in negativo nel corso della prossima stagione e c’è quindi bisogno di puntare su giovani e scelte, cercando di far rendere al massimo quello che è stato fatto fino a questo punto della stagione e cercando di fare bella figura anche nei playoff (per quanto possa essere possibile per i mezzi che i Thunder hanno a disposizione).

Quello che appunto impressiona di più è l’evoluzione di Shai Gilgeous-Alexander nello stare in campo e nell’essere diventato un giocatore così importante per Oklahoma quando nessuno, in realtà se lo aspettava. Se dobbiamo trovare una nota positiva per i Thunder del futuro, il nome è il suo. Giocatore che al fianco di Paul sta crescendo in modo esponenziale e che ha tenuto fede alle prestazioni dell’anno precedente, migliorandosi ancora di più. Un po’ perché le squadre avversarie lo hanno sottovalutato, un po’ perché è stata la stessa Oklahoma a metterlo al centro del villaggio.

Utah Jazz

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Utah, abbiamo un problema. Quella che si era contraddistinta come una difesa d’élite nell’ultimo mese e mezzo, contro Cleveland ha scricchiolato: 0-8 nei primi minuti di gioco. Sì, poi i Jazz hanno vinto portando tutto il quintetto in doppia cifra, quindi cosa c’è da preoccuparsi? C’è da preoccuparsi che Cleveland, come altre squadre, ha trovato il punto debole – prima che Quin Snyder sistemasse la squadra – degli Utah Jazz: cioè Rudy Gobert portato fuori dal pitturato.

Quando succede questo la squadra di coach Snyder lascia un uomo libero in area che permette due punti facili o l’uomo in più su cui scaricare dal perimetro. Il problema è rientrato subito, però ai playoff, dove i ritmi diventano più alti, questo può diventare un problema. Quest’ultimo è stato risolto, altre volte, quando Joe Ingles partiva in quintetto: l’australiano permetteva (e permette) a Gobert di non lasciare la sua posizione in difesa, così da mantenere l’equilibrio e concedere poco agli avversari.

Per quanto riguarda la fase offensiva, quanto talento questa stagione da parte dell’ex Pacers, Bojan Bogdanović! Probabilmente è, per Utah, il primo riferimento in fase offensiva. Pulito al tiro, grande QI per quanto riguarda la scelta e il posizionamento in campo e una visione di gioco che fa invidia ai grandi passatori della lega.

Abbiamo tutti grandi aspettative sugli Utah Jazz, probabilmente la squadra più scomoda e rognosa da incontrare nei playoff. Ma in realtà manca ancora qualcosa, quel quel pezzo fondamentale per finire un puzzle che, in ottica, può definirsi meraviglioso.

Portland Trail Blazers

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Con l’uscita di Damian Lillard dal parquet per infortunio Portland ha cominciato a faticare. Più responsabilità per CJ McCollum e più punti tra le mani per tutti gli altri giocatori che non possono aggrapparsi nelle mani dell’assente superstar degli Blazers.

Dopo la rimbombante sconfitta contro gli Atlanta Hawks, è arrivata un importante vittoria contro i Magic di Nikola Vucevic da 30 punti e 11 rimbalzi, la cui prestazione poteva essere oscurata solo dai 41 punti di McCollum e dal suo 50% dal perimetro. Per quanto risulti soft, invece, Hassan Whiteside si sta dimostrando quel giocatore in più per Portland, che può contare su un centro di ruolo che prende rimbalzi e porta punti importanti alla squadra.

Quello che manca, però, è l’alternativa di scelte a quelle che scendono in campo. Portland non sembra essere attrezzata a dovere per una eventuale corsa ai playoff e potrebbe pagarne le conseguenze già dal primo turno (anche se Lillard ci ha dimostrato che l’apparenza inganna).

In nottata, con la vittoria contro i Wizards per 104 a 125 e il rientro di Lillard in campo dall’infortunio, Portland si è portata a tre vittorie dall’ottavo posto a Ovest.

L’unica verità, in questo momento, è che Portland è in un vortice di domande che la stanno lasciando nell’oblio della mediocrità e, lo stesso Lillard, ha deciso di lanciarsi in quest’ultimo sapendo a cosa andava in contro. La prossima stagione porta aria di cambiamento, a partire da McCollum che potrebbe andare altrove.


Andrea Nola

Andrea Nola

Abruzzese, classe ‘95. Laurea in sociologia e criminologia. Se mi chiedete cos’è il basket (per me) vi risponderò tra una parola e l’altra con i nomi di Tracy McGrady prima e Kirk Hinrich poi.