OT Daily. Torniamo a parlare di South East Division…

Pubblicato da Fabio Pezzolla il

OT Daily. Nella South East Division, gli Heat continuano a navigare tranquilli verso le acque dei confortevoli PO, mentre i Magic sembrano avere ormai un vantaggio quasi decisivo sui Wizards per l’ottavo posto. La mediocrità continua ad essere di casa a Charlotte, e nel frattempo ad Atlanta si pensa come sempre al futuro.

OT DAILY - SOUTHEAST DIVISION

Miami Heat (4th, 40-23)

Difficile trovare una Division in cui il talento sia così concentrato in una sola squadra come vale per i Miami Heat nella SoEa.
I singhiozzi post ASG sembrano archiviati, con un record che dice 4-1 nelle ultime 5 partite; un gran peccato la sconfitta nell’ultimo match con i Pelicans, ormai galvanizzati dal ritorno di Zion e i progressi di Lonzo Ball, ormai consacratisi vera e propria mina vagante.
Una delle note più liete delle scorse partite in casa Heat è sicuramente l’esplosione di Duncan Robinson, che sembra aver fatto il passo avanti decisivo per diventare qualcosa di più di un onesto role player.
Il sophomore si sta infatti rivelando un pezzo fondamentale per la squadra di coach Spo, un cecchino quasi infallibile da 3 punti che sta facendo strabuzzare gli occhi a mezza NBA.
La doppia cifra è diventata ormai una gradita abitudine, e nelle ultime due partite sono arrivati un totale di 51 punti frutto di ben 17 triple.
Se avete fatto i conti, avrete notato che sono arrivati esclusivamente dall’arco, perchè il ragazzo si è ormai specializzato nel limitarsi a bombardare (molto bene) gli avversari dalla linea dei 3 punti.
Nel complesso è arrivato a 233, superando Ellington come migliore di sempre per triple in una stagione in maglia Heat: se continua così potrebbe riuscire a infrangere il muro delle 300 triple nei primi 2 anni da pro, impresa riuscita solo ad Harden e Curry, non gli ultimi arrivati.
Un tiratore letale che serviva incredibilmente ad una squadra che si sta scoprendo sempre più completa e profonda, guidata dai continui miglioramenti di Bam Adebayo e dalla solita leadership di Butler: con lui in campo, tutti sono più sicuri e il gioco ne beneficia.
Non sottovalutate questi Heat ai Playoffs: possono arrivare anche alle Finals, con un carattere così.

Orlando Magic (8th, 28-35)

Si tira un minimo il fiato ad Orlando: gli assalti all’ottavo posto dei Wizards si sono rivelati davvero poco convincenti, e il ruolino da 4-4 nel post ASG non sarà spettacolare ma è più che sufficiente per mantenere la posizione ad Est. 
Tra le note positive, sicuramente vanno riconosciuti i continui miglioramenti di Markelle Fultz che giorno dopo giorno sembra recuperare quella brillantezza e naturalezza nei movimenti che sembravano ormai dimenticati nei ricordi delle scintille al college che ipnotizzarono una intera nazione solo 3 anni fa.
Sono cose che non vanno a referto (i punti però si: 24 con un 11/14 dal campo nell’ultima contro Minnesota), ma vederlo giocare sta diventando sempre più una soddisfazione.
Stesso discorso anche per Aaron Gordon, sicuramente tra i più migliorati in assoluto dopo l’All Star break: che il “furto” al Dunk Contest sia quella scintilla di cui aveva bisogno per portare il proprio gioco al livello superiore?
Una volta recuperata appieno la fiducia nelle proprie capacità, il ragazzo potrà davvero fare grandi cose in questi magic che sembrano sempre pronti alla ricostruzione.
Anche Terrence Ross continua ad affermarsi come uno dei panchinari con più punti nelle mani della lega: ben due volte sopra i 30 nelle ultime 5 partite e il record di 260 punti da situazioni off-screen senza mai iniziare da titolare neppure una partita.
Tra le note dolenti, un Evan Fournier che sta giocando su alcune noie fisiche che ne condizionano il rendimento e soprattutto la paura per il malore avvertito da coach Clifford ieri notte: solo una leggera disidratazione e prontamente dimesso, ma visti i problemi di stress avuti in passato speriamo si riguardi, soprattutto ora che la postseason sembra, se non garantita, almeno indirizzata bene.

Washington Wizards (9th, 23-39)

Siete nervosi, vi sembra che stia andando tutto male e sentite che la gente intorno a voi non vi supporti adeguatamente anche se vi fate un mazzo tanto per loro?
State tranquilli, potrebbe andarvi peggio: potreste essere Bradley Beal.
La situazione a Washington sta diventando davvero paradossale: se infatti la squadra sta andando forse anche meglio delle scarse aspettative di inizio stagione, era davvero difficile aspettarsi che Bradley Beal scegliesse proprio questa stagione apparentemente anonima per consacrarsi nell’olimpo delle star assolute del firmamento NBA.
Per il 26enne di St. Louis infatti i trentelli stanno diventando ormai il minimo sindacale (non per nulla la sua media ha scollinato i 30, proiettandolo al secondo posto NBA in questa statistica dopo i 34 e spicci di Harden), e ogni incontro sembra davvero un affare personale tra il suo talento che sta diventando rapidamente più grande del progetto Washington e il resto di una squadra giovane e inesperta che ha bisogno ancora di tempo per crescere ed esprimersi al meglio.
Dall’All Star Game in poi, Beal sta mettendo più di 35 punti ad allacciata di scarpe, ha messo due cinquantelli (55 punti con Milwaukee!) ed è tra i giocatori più in forma del momento, eppure il record in questo periodo di grazia dice 3-6.
Al momento nessuno sembra in grado di supportarlo a dovere, e oltre alla solidità di Bertans e i progressi lenti di Hachimura gli altri sono davvero troppo, troppo indietro.
La domanda è: Beal accetterà di pazientare ed attendere tempi migliori (con l’incognita delle condizioni di Wall) o a breve potrebbe iniziare a sorgere qualche indiscrezione di mercato per la prossima stagione?
Il diretto interessato ci ha tenuto a rassicurare i tifosi, annunciando di ispirarsi alle grandi bandiere come Nowitzki e Kobe e che, seppur sia consapevole che chiedere la trade sarebbe la strada più semplice, si è definito assolutamente leale alla causa Wizards e pronto a restare a Washington per l’intera durata della sua carriera.
Vedremo se è sincero…

Charlotte Hornets (10th, 21-41)

La triste stagione degli Hornets, l’ennesima, si avvia mestamente verso la conclusione: non è rimasto nulla per cui lottare e sembra proprio che l’unica cosa entusiasmante a cui pensare, oltre alla crescita di Washington, Rozier e Graham, sia il futuro.
Futuro di cui Batum, in un’apprezzabile intervista, si è detto consapevole di non fare parte: il francese ha ammesso di non valere minimamente i soldi del proprio contratto e di aver tradito la fiducia che era stata riposta in lui (appena 22 apparizioni, di cui 3 da titolare, e medie da 3-4-3: non vede il campo dal 22 gennaio, un motivo c’è…): dispiace per il giocatore, ma la colpa è stata innanzitutto di Charlotte che ha scelto di fidarsi a tal punto di un onesto role player.
Visto che purtroppo il francese non si è certamente detto favorevole a rinunciare alla ricca player option da 27 milioni (fa male al cuore solo leggerlo) per la prossima stagione, i piani per l’off season di Kupchak dovranno tenerne conto: Bacon non sarà rinnovato, di Hernangomez non si sa ancora nulla, mentre il contratto alrettanto scabroso di Biyombo (17 milioni per quest’anno, ultimo di uno sciagurato quadriennale firmato nella solita estate 2016) volge finalmente al termine.
Testa al draft, sperando di prendere Wiseman in mid lottery (sarà davvero difficile), con la consapevolezza che difficilmente sarà Borrego ad occuparsi della prossima stagione degli Hornets.
Ancora una volta tanta, tantissima confusione: His Airness resta nell’ufficio col fedele sigaro, a chiedersi come uscire dall’impasse.
Intanto, le 3 sconfitte consecutive non fanno presagire un finale di stagione piacevole.


Atlanta Hawks (14th, 19-45)

Non troverete in giro per l’NBA una franchigia con più margine di manovra degli Hawks per la prossima offseason, ma questo lo sapete già.
La notizia infatti è che dopo l’ASG si è visto un miglioramento non scontato per una squadra così proiettata a ciò che verrà: 4-4 nelle ultime 8 e un record che si è finalmente schiodato dai Warriors peggiori dell’intera Lega, pur restando nello sweet spot delle worst 4 con le possibilità più alte di prendere la prima scelta del prossimo draft.
Trae Young (un po’ febbricitante) e John Collins continuano a migliorare e confermarsi una delle coppie più intriganti del futuro della NBA, mentre Clint Capela ha fatto sapere che difficilmente giocherà in questa stagione, anche se non vede l’ora di mettersi alla prova con i nuovi compagni.
Cam Reddish intanto continua a dimostrare di aver finalmente smaltito le titubanze da rookie, dopo il bruttissimo inizio di stagione: nelle ultime 3 viaggia agevolmente a 20 di media, confermandosi un pezzo importante degli Hawks che verranno.
E allora, perchè seguire gli Hawks oggi, oltre che per poter ammirare l’estro di Trae?
Vi do due motivi: innanzitutto potrete dire di essere saliti sul carro prima che andasse di moda, quando i nostri eroi faranno incetta di trofei negli anni a venire e nessuno potrà darvi dell’occasionale fuggito dall’ovile Warriors.
E soprattutto, fatelo per ammirare ogni secondo di Vince Carter che ci rimane, perchè con lui se ne andrà definitivamente ogni residuo del basket NBA degli anni ’90 che ci è rimasto.
Un patrimonio inestimabile: fatevi questo favore, perchè vi mancherà tanto, ve lo garantisco.


Fabio Pezzolla

Fabio Pezzolla

Fabio, nato a Milano, classe 1996. La mia passione per il basket è nata nei primi anni 2000, quando tre supereroi in maglia neroargento mi hanno incantato. Devoto tifoso Spurs (e milanista!), amo raccontare a modo mio aneddoti e storie dell'NBA del passato e del presente.