The Real Miami – By Udonis Haslem

Pubblicato da Vincenzo Piglionica il

The Real Miami [The Players Tribune – 25.03.2020]

L’avete visto tutti quel video in cui alcuni idioti del college girano per la Florida del Sud durante il loro spring break? Quelli che dicono “Ehi fratello, se mi prendo il corona, mi prendo il corona” e altre fesserie senza senso?

Bene, lasciate che vi dica una cosa.

È certo: questi ragazzi non hanno mai avuto fame un solo giorno nella loro vita.

La loro massima preoccupazione sarà stata un test a sorpresa a scuola. Eppure, continuano a venire qui, nel nostro Stato, nel bel mezzo di una pandemia, e si comportano come se nulla fosse.

Non sono uno che si lascia andare a un certo tipo di cose…non sono uno che scrive molti articoli. Ma se venite a prendere in giro la mia città, mi farò sentire.

Mi prendo qualche secondo e vi dico la mia.

È divertente: questi ragazzi vengono qui in posti come South Beach per un paio di giorni a fare baldoria, e sono convinti che Miami sia questa. Non hanno mai visto la vera Miami. Non sono mai stati a Liberty City. Non hanno mai visto quella parte di città che campa alla giornata, che fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.

E permettetemi di dire che c’è una Liberty city in ogni città. Gente normale, con le sue battaglie da affrontare. Non ho idea di come riuscire a farmi ascoltare da tutti, ma ve lo dico dal profondo del cuore. Le persone che stanno nella vera Miami sono vulnerabili come tutti in questa crisi.

Aggiungo un’altra cosa: sapete quell’idea per cui questa gente avrà fame a causa di questo coronavirus. Bene, sappiate che quelle persone erano già affamate, molto prima che tutto questo accadesse. Si tratta di gente che si stava già preoccupando di come conquistarsi il prossimo pasto, di dove avrebbe dormito la notte successiva, di come avrebbe guadagnato il prossimo dollaro.

Alla fine è proprio per questo che ho bisogno di levarmi questo peso dal petto. Perché non ce la faccio a vedere la mia città ricevere una tale copertura mediatica da parte di gente che non ha la minima idea di cosa stia parlando, tutta concentrata a parlare di qualche cretino del college che si comporta stupidamente.

Questa non è la vostra fottuta spiaggia.

Questo non è il vostro fottuto spring break.

Questa è la vita vera, e anzi forse di più.

Questa è vita ed è morte.

Come faccio a saperlo? Già riesco a sentirli i vostri commenti. Sono solo un ricco giocatore di basket. E allora, come mi rapporto a tutto questo? Che cosa conosco di quella realtà?

Ragazzi, io a Liberty City ci sono cresciuto.

South Beach non l’ho mai vista prima del mio anno da rookie.

E dall’altra parte del ponte, vivevo una vita completamente diversa.

Ho visto cose che nessun bambino dovrebbe mai vedere. La dipendenza dalla droga ci circondava. Senzatetto ovunque. Mia madre, che Dio benedica la sua anima, ha combattuto contro quella dipendenza e non ha avuto una casa per anni prima che la sua vita prendesse una piega diversa.

Io ero uno di quei bambini di cui leggete nelle vostre timeline su Twitter, quelli che devono ricorrere alla mensa della scuola per mangiare. È un dato di fatto: molti di noi alle elementari vivevano grazie ai buoni per il cibo. Andavamo a scuola per mangiare, ve ne rendete conto? I bastoncini di pesce, quel po’ di latte al cioccolato…erano tutto per noi. Se saltavi la scuola per cazzeggiare lungo le strade della città, ti restava lo stomaco vuoto.

Non conoscevo un’altra realtà, per me quella era la norma. Se foste capitati davanti a me con tre dollari per comprare delle patatine e un sandwich per pranzo, vi avrei guardato come se foste voi quello strano, riuscite a seguirmi?

Non sono un dottore, né un membro del Congresso, né nulla di tutto questo, ma una cosa la so, da persona che è cresciuta in un certo contesto: se le nostre scuole dovessero essere costrette alla chiusura per un lungo periodo di tempo per l’incontrollabilità di questo virus, milioni di bambini saranno costretti a cercare cibo nelle loro case in un congelatore vuoto.

Quanto più la pandemia peggiora, tanto peggio sarà per questi bambini.

Quindi pensateci.

Fatevi questa domanda: avete mai avuto fame?

Ma per davvero, non del tipo “Cazzo fratello, ho una fame, adesso ordino qualcosa su Grubhub!”

Dico affamati nel vero senso della parola.

Perché solo chi ha davvero lottato per il cibo può capirlo: tutto cambia quando hai fame. Tutto ha un’altra prospettiva.

Vi confesso una cosa. Ogni volta che vedo una ciotola di uvetta impazzisco. Nel vero senso della parola. Se mi metteste davanti in questo momento dell’uvetta, potrei dare di matto, vi rovescerei il tavolo addosso. Mi dà fastidio persino la vista, mi fa stare male.

Questo perché quando sono cresciuto, per troppe volte la nostra cena era fatta solo di piccole scatolette di uvetta. Nient’altro. Quella era la fottuta portata principale. Capite cosa intendo? L’odore di quelle scatolette di uvetta californiana…Roba da stare seduto e pensare “Ok, solo altre 15 ore finché non tornerò a scuola e potrò mangiare i bastoncini di pesce”.

Questa era la quotidianità di tanti bambini anche prima del coronavirus e delle conseguenze economiche che produrrà. Bambini affamati, questa è la regola.

Ecco, se questa crisi non ci risveglierà e ci farà cambiare come Paese, non so davvero cosa potrà riuscirci.

Quando l’americano medio dell’America rurale pensa a questo virus, al significato di “distanza sociale” e cose simili, probabilmente pensa a scuole chiuse e ragazzi pronti a chiudersi in case confortevoli e a passare il tempo per un paio di mesi mangiando snack, o giocando ai videogiochi. Le mamme magari lavorano da casa, occupate in qualche conference call. E sono felice che questa sia la realtà per molti ragazzi.

Ma per molti altri, per l’altra metà dell’America, le cose non stanno così.

Per loro, casa potrebbe non essere il posto più sicuro del mondo. Magari c’è un motivo per cui non rientrano a casa finché non è ora di dormire, riuscite a capirmi? Probabilmente c’è una ragione per cui restano fuori al campetto da basket o rimangono all’associazione caritatevole finché non chiude i battenti in tarda serata.

Perché potrebbe esserci qualcuno di violento in casa.

E se questa situazione dovesse sfuggirci, e dovessimo tenere tutti lontani dalle strade? Le case in cui i ragazzi sarebbero intrappolati risulterebbero per loro peggio di una prigione.

Per molti, la scuola è l’unica struttura su cui possono fare affidamento. L’unica fonte di cibo su cui possono contare. La loro unica certezza.

Se li private di questo, dovrete essere pronti a prendervi cura di loro.

Alla fine è questa la cosa più seria di questa crisi, del momento che stiamo attraversando. Voi non c’entrate nulla, non ha nulla a che vedere col vostro spring break o su come intendete vivere la vostra vita. Sia chiaro eh, anch’io voglio divertirmi, allenarmi in palestra, tornare in campo.

Anch’io rivoglio la mia vecchia vita.

Ma qui non sono in gioco io, non siete in gioco voi.

Siamo in gioco noi.

Il virus colpirà tutti noi, soprattutto i più vulnerabili.

Perciò, se avete un ambiente accogliente che vi aspetta, tenete il vostro culo al caldo.

Se avete un tetto sulla vostra testa, tenete il vostro culo al caldo.

Se avete un abbonamento a Netflix e un frigorifero pieno, tenete il vostro culo al caldo.

Non ho idea di cosa accadrà con il coronavirus, non sono un esperto di salute pubblica. Ma sono uno autentico, e sono certamente nelle condizioni di dirvi che cosa accadrà per le nostre strade con un Paese serrato. Se non prendiamo seriamente la cosa e tiriamo avanti tutti insieme come una nazione, milioni di bambini soffriranno.

Non hanno scelto loro di vivere questa vita, ci si sono trovati sin dalla nascita. Pertanto è nostra responsabilità, come nazione, proteggerli. Non è necessario essere ricchi per farlo, né vi tocca essere dei santi.

Lo dico sempre: sono cresciuto grazie all’aiuto di persone straordinarie.

Se non avessi avuto qualcuno pronto a tendermi la mano, non sarei mai uscito dalla situazione in cui mi trovavo. Non avrei mai realizzato i miei sogni. Ecco, non dovete essere Madre Teresa per aiutare un bambino, mi capite? Non dovevate mica essere uno della Croce rossa per acciuffarmi lì, dove non avrei dovuto essere, girarmi cinque dollari e dirmi “Porta il tuo culo al negozio e comprati del cibo. Non dovresti essere qui!”.

I miei mentori lo hanno fatto per me. Si sono presi cura di me anche se nelle mie vene non scorreva il loro stesso sangue. Credetemi, non ho mai avuto una canotta da basket nella mia infanzia. Il mio mentore Buckwheat me ne ha regalata una, levandosela letteralmente di dosso. In cambio di nulla.

Sapete di chi era quella maglia?

Di Alonzo Mourning.

Non è assurdo? Immaginate se vi foste trovati a dire a Zo: “Tra un paio di anni, questo stronzo da Liberty city arriverà per sfilarti il record di rimbalzista della storia degli Heat!”

Ecco, Buckwheat…diciamo che non aveva un lavoro fisso, ma faceva di tutto per assicurarsi che stessi bene. Attorno a me, c’era tanta gente come lui: gente che lottava, ma che si proteggeva a vicenda. Certe volte, le persone pensano che nelle aree più depresse della città tutti facciano di tutto per emergere anche a costo di annientare gli altri, come se ognuno pensasse solo a se stesso, ma le cose non stanno esattamente così.

Siamo riusciti ad andare avanti perché c’era sempre qualcuno pronto a venirci a prendere alle quattro del mattino, senza fare domande. C’era sempre qualcuno pronto a sfilarsi la maglietta per metterla addosso a te, o a darti le sue scarpe da basket, o a girarti gli ultimi cinque dollari che aveva in tasca.

Possiamo dire di avere lo stesso senso di solidarietà come Paese, oggi?

Perché girando sui social, mi rendo conto che nel bel mezzo di una situazione disastrosa, un sacco di persone continuano a parlare di sé, vi rendete conto?

Il mio stile di vita.

Le mie vacanze.

Se non cominciamo a parlare di ‘noi’, saranno in tanti a soffrire.

Non avete idea di quanti ragazzi, prima che tutto questo accadesse, mi scrivessero in direct message per chiedermi: “Udonis, hai per caso un lavoro per me? So che sei proprietario di qualche Subways. Sto solo cercando di mettere qualcosa da parte per la mia famiglia”.

Ogni giorno.

Non sono un medico, un politico, un esperto di salute pubblica. Ma di una cosa sono certo: tutti noi abbiamo delle responsabilità verso questi ragazzi.

Chi si mobiliterà per loro?

Ho un paio di proposte da farvi.

Se ve lo potete permettere, donate un po’ di denaro per assicurare cibo a chi ne ha veramente bisogno, date una mano alle persone che lavorano per Feeding South Florida.

Per ogni dollaro che donate, assicurerete sei pasti a chi ne ha bisogno.

Se non siete nelle condizioni di farlo – e credetemi, vi capisco se non potete – limitatevi a fare qualcosa di molto semplice.

Se avete un tetto sulle vostre teste e del cibo nel vostro frigorifero e non siete costretti ad uscire per andare a lavorare per dare da mangiare alla vostra famiglia, fate la cosa più semplice di questo mondo.

Che il vostro spring break vada a farsi fottere.

Tenete il vostro culo a casa


Vincenzo Piglionica

Vincenzo Piglionica

Classe '87, potete disturbarlo se vi va di parlare di NBA e geopolitica, dalla A di Afghanistan alla Z di Zimbabwe. Nella foto è quello a cui non hanno dedicato la statua