All-in sugli Azzurri: Marco Belinelli non vuole abdicare

Pubblicato da Luca Mazzella il

[from FIBA.basketball, articolo di Igor Curkovic, “All-in on Azzurri, Belinelli not ready to fold” ]

Non devi nemmeno essere italiano per capirlo. Marco Belinelli è ancora sinceramente, follemente e profondamente innamorato della pallacanestro e della sua Nazionale

Questo rende il nostro compito molto difficile. Perchè quasi impossibile trasmettere su carta la passione che da Marco trasuda quando si parla dell’Italia, della maglia azzurra e della possibilità di salire un giorno sul podio, tutto avvolto in una bandiera verde, bianca e rossa.

Tuttavia, la passione non è nemmeno l’emozione predominante qui. 

Marco ha ripetuto altre tre parole durante la conversazione:

Pazzo, arrabbiato, folle. Perché sono in Nazionale da quando avevo 20 anni e non abbiamo ancora vinto nulla“, ha detto a FIBA.basketball.

Quando sono stato chiamato per la prima volta in Nazionale la squadra aveva già vinto delle medaglie, come il bronzo europeo nel 2003 e l’argento alle Olimpiadi estive del 2004. Non stavo nella pelle per la convocazione nel 2006, ma allo stesso tempo ero spaventato perché ero giovane e questi ragazzi li avevo visti solo in TV. Giocavo ancora per la Fortitudo Bologna quando Charlie Recalcati chiamò. Sogni sempre quel momento, ed è stato davvero incredibile raggiungerlo, ma allo stesso tempo ero nervoso

Il nervosismo provato, beh, il mondo non lo ha mai visto. In effetti è stato esattamente il contrario, perché il debutto in Nazionale di Marco Belinelli lo ha visto giocare con tanta fiducia contro alcune delle più grandi star della Coppa del mondo di basket FIBA 2006.

La partita contro gli Stati Uniti ha cambiato tutto“, ha detto parlando dei 25 punti contro le stelle della NBA nel 2006.

Ero molto giovane, ed eccomi lì, giocando contro Chris Paul, LeBron James, Carmelo Anthony … È divertente perché ho visto la partita forse due settimane fa, mandata in onda su YouTube. Ero così giovane, ma coach Recalcati ha creduto in me e mi ha permesso di sentirmi me stesso in campo. Hai 19, 20 anni e vai là fuori con LeBron e Melo che difendono su di te. Sì, ero nervoso.

Completamente comprensibile. Ma poi…

Il primo tiro è andato dentro. Poi il secondo. Proprio così, non avevo più paura”, spiega Beli a 14 anni di distanza. I suoi 25 punti contro gli Stati Uniti sono arrivati in soli 28 minuti di lavoro, con su 9 su 18 tiri dal campo e una schiacciata con fallo contro Carmelo Anthony. La mia vita è cambiata dopo quella partita. All’improvviso gli scout della NBA venivano a vedere questo giovane esile italiano che giocava, e i Golden State Warriors mi selezionarono un anno dopo. “

Parlare di quella partita ora, nel 2020, sembra una storia familiare grazie al documentario The Last Dance e al rispetto che Toni Kukoc ha guadagnato tra i giocatori della NBA dopo la sua grande partita contro gli Stati Uniti nella finale delle Olimpiadi del 1992.

È andato in modo simile per Belinelli: “So che alcuni dei giocatori statunitensi hanno parlato bene di me così come coach Mike Krzyzewski“.

Ma è qui che finisce il confronto se glielo chiedi. “Quella squadra USA del 1992 era il Dream Team. L’unico vero Dream Team. La squadra USA contro la quale abbiamo giocato aveva sicuramente molte stelle, ma era una storia diversa, un’era diversa

Si dice che Chris Paul fosse rimasto così colpito dal gioco di Marco da aver avuto un ruolo cruciale nella trade che più tardi lo portò ai New Orleans Hornets nel 2010. Ma questa parte non è affatto una voce: la partita ebbe impatto su Marco stesso, facendogli capire di poter competere allo stesso livello dei giocatori NBA.

Mi ha dato sicuramente fiducia. Ma in generale la Coppa del Mondo 2006 è stata doppiamente positiva perché ho potuto indossare la maglia della Nazionale per la prima volta, il che è stato davvero importante nella mia crescita. E avevamo una buon squadra, capace di alcune ottime vittorie come contro Cina e la Slovenia “.

L’Italia finì al nono posto nel 2006, con un record di 4-2, perdendo solo contro Stati Uniti e Lituania. Assurdo pensare che non avrebbero rigiocato la Coppa del mondo di basket FIBA per i successivi 13 anni, e ancora più folle pensare che l’Italia non abbia partecipato ad altre Olimpiadi dopo il secondo posto nel 2004.

Ma la non sarà l’assenza di vittorie a far venir meno la fame di Marco. 

Non mi interessa cosa fanno gli altri durante l’estate, possono fare ciò che vogliono. Ma per noi, la Nazionale italiana è una famiglia. La vedo come trascorrere due o tre mesi all’anno con i miei amici, le persone che amo, famiglia. Ecco perché voglio davvero vincere qualcosa con l’Italia“, ha detto.

E non è che il 34enne non abbia vinto nulla in carriera. É stato campione NBA 2014 con i San Antonio Spurs, ha vinto la Gara di tiro da tre nello stesso anno. Ha in bacheca anche uno scudetto tricolore vinto quando aveva appena 19 anni.

Vincere un titolo NBA è stato davvero speciale. E come giocatore, vuoi sempre vincere. Ma è diverso quando questo succede con la Nazionale, quando vinci per te ma anche per il tuo Paese. Ho parlato con tutti i ragazzi che hanno vinto medaglie con gli Azzurri, dicono che è qualcosa di diverso, e voglio davvero sapere come ci si sente”, ha spiegato Belinelli con ottimismo. Ci è andato vicino parecchie volte. Nel 2013, l’Italia ha disputato un buon torneo EuroBasket FIBA in Slovenia, fermandosi però ai quarti di finale contro la Lituania. Due anni dopo, tutto stava andando ancora nel migliore dei modi, con la vittoria sulla Spagna a Berlino nella fase a gironi, contro la Germania padrone di casa e con i 30 punti inflitti ad Israele. Ma fu di nuovo la Lituania nei quarti di finale, ai supplementari, a porre fine alla nostra corsa. Avanti fino al 2017 e gli Azzurri guidati da Belinelli vengono eliminati allo stesso punto, questa volta contro la Serbia.

La parte peggiore è stata nel mezzo. L’Italia ha perso la finale del Torneo Preolimpico nel 2016, a Torino. Con la speranza che quella sconfitta sia servita da lezione per il Preolimpico del prossimo anno  per gli Europei 2022, che si terranno in Italia. 

Lo spero davvero. La sconfitta contro la Croazia in Finale è un brutto ricordo per tutti. Non sarà facile nel 2022, anche se in casa nostra, perché sembra che dopo la situazione del coronavirus non ci saranno pause prima dell’evento. E, naturalmente, perché ci sono tante altre ottime squadre. Ma non stiamo certo ringiovanendo, il tempo vola, quindi non importa dove e come succede, purché si vinca qualcosa“.

Il tempo vola, i ruoli cambiano. Belinelli era “un giovane ragazzo esile” nel 2006, poi è diventato il leader di un’intera nuova generazione e non vede l’ora di diventare un mentore per i giovani emergenti.

Ricordo il mio primo anno nella squadra, ragazzi come Gianluca Basile, Massimo Bulleri, Denis Marconato, Giacomo Galanda, tutti hanno fatto il possibile per insegnare a noi più giovani come vincere le partite e come comportarsi“, ha ricordato.

Questo è quello che sto cercando di fare ora, per essere un esempio per i nuovi ragazzi e mostrare loro come essere un vero professionista. Sai che il mio libro si chiama Pokerface perché è così che guardo tutti negli spogliatoi. Non sono uno che parla tanto, ma voglio usare la mia esperienza e aiutare i giocatori più giovani. Abbiamo ragazzi molto futuribili, con Matteo Spagnolo, Nico Mannion e altri. Abbiamo un buon futuro davanti “.

E il futuro di Marco Belinelli? I libri di storia sono a portata di mano, attualmente è il quarto miglior marcatore nella storia della Nazionale con 2258 punti in 154 partite, con Antonello Riva in testa con 3786 in 207 gare.

Si parlava già molto prima dell’ultima Coppa del Mondo. Ma quando guardi questi nomi come Riva e Dino Meneghin, erano semplicemente delle macchine. È bello essere lì con loro, è qualcosa che probabilmente mostrerò un giorno ai miei figli“, ha detto, ma subito dopo il discorso è tornato alla squadra, non ai suoi traguardi personali.

Voglio davvero provare cosa vuol dire vincere con scritto “ITALIA” sulla mia maglietta. Sono sicuro che è qualcosa di straordinario.