Adrian Banks – Al ritmo di Agent 0

Pubblicato da Matteo Puzzuoli il

Adrian Banks - Al ritmo di Agent 0

Pesaro, 14 Febbraio 2020

Alla Vitrifrigo Arena è in programma il terzo quarto di finale della Coppa Italia 2020 tra Brindisi e Sassari. Adrian Banks è seduto nello spogliatoio. Poco prima di entrare in campo per il riscaldamento, chiude gli occhi e torna con la mente alle ultime sfide contro i sardi, ormai diventati una bestia nera per l’Happycasa. Dopo infatti la vittoria al cardiopalma (87-86) nella semifinale della Final Eight 2019, la Dinamo è sempre riuscita a mettere la museruola ad Agent 0 e compagni, come accaduto nei quarti di finale di Playoff 2019, conclusi con un secco (e un po’ ingiusto nei confronti dei brindisini) 3-0 per i sardi.

Sassari era nel pieno dell’incredibile striscia di 22 vittorie consecutive e, durante quel periodo, sembrava che nessuno potesse ostacolare la squadra di Pozzecco. Adrian Banks, come tutti i suoi compagni, da Moraschini a Brown, ci ha messo il cuore e il carattere ma non è bastato. In Gara 3, dopo aver già messo a referto 25 punti e con i suoi sotto di 3 con 7” da giocare, salta Spissu in palleggio e spara una tripla fuori equilibrio (forse un po’ affrettata) per cercare di pareggiare la partita. Airball. Sipario.

Adrian non ha neanche il tempo di ripensare all’errore appena commesso che dagli spalti inizia una meritata standing ovation; l’adrenalina crolla, il pensiero della sconfitta si fa concreto nella sua testa e qualche lacrima straborda dalle palpebre, proprio come accaduto dopo la sconfitta in Final Eight contro Cremona poco tempo prima e come avverrà contro Venezia qualche mese più avanti.

Foto Ciamillo-Castoria

Occhi chiusi, Banks ora torna con il pensiero all’ultimo scontro con Sassari, datato 8 dicembre 2019. Il #0 è reduce da un periodo lontano dal parquet per la nascita della figlia Alice Marley, ma questo non basta a fargli perdere confidenza con il canestro. Tempo una manciata di possessi dalla palla a due e John Brown si ritrova un contropiede nella corsia centrale del campo. Banks è nell’angolo sinistro e viene servito dal #00. Spissu con un forte close-out gli nega la possibilità del tiro da oltre l’arco; Adrian mette palla a terra, batte il play sassarese e, con un elegante euro-step, supera Pierre, appoggiandone due al tabellone. Velocità e controllo, tecnica e talento, eleganza e cinismo. Questo è Adrian Banks.

La partita corre sui binari dell’equilibrio fino all’inizio del quarto periodo, momento in cui Jerrells e Stefano Gentile, a suon di triple, portano la Dinamo sul +11 (55-66). L’Happycasa è spalle al muro. Adrian sa che c’è bisogno di attivare la modalità Agent 0. Detto fatto.

Si inizia con un dolce secondo tempo che beffa Bilan, poi ci saranno una tripla, l’assist per la conclusione da oltre l’arco di Ikangi e un’altra bomba. Alzando lo sguardo verso il tabellone, il punteggio ora dice 69-68 per Brindisi. Il momento più iconico della rimonta arriva però un paio di azioni dopo.

Adrian conduce il contropiede, serve Ikangi in angolo, il quale esegue immediatamente un passaggio di ritorno. Banks, sulle ali dell’entusiasmo, spara un’altra conclusione dai 6.75. Swish. Non appena la sfera esce dalla retina, Agent 0 si ferma e si mette le mani sui fianchi. Inarrestabile

Ciò nonostante, saranno di nuovo i sardi a portarsi a casa il referto rosa, grazie ai guizzi finali di Michele Vitali e Marco Spissu. Le magie di Banks vengono respinte al mittente da Sassari. Di nuovo.

And from now, he took it personal, parafrasando la celebre citazione di Michael Jordan in The Last Dance.

In occasione della Final Eight di Pesaro Banks ha il dente avvelenato. È pronto ad azzannare quella preda che troppe volte gli è sfuggita. Riapre gli occhi. Entra in campo. Oggi non deve essercene per nessuno.

Impiega meno di due minuti ad accendersi: dopo aver battuto Spissu sul primo passo, tiene l’avversario dietro di sé, si arresta dalla lunetta e frusta la retina per la prima volta.

Al termine dei 10′ iniziali, il tabellino personale registra già 12 punti. Ma, oltre alla vena offensiva più smagliante del solito, ciò che colpisce è il controllo che ha Banks su tutto ciò che sta accadendo sul parquet. Se la difesa non collassa su di lui prende il tiro, se viene raddoppiato si libera del pallone nella frazione di secondo ideale per agevolare il compagno. Inoltre, Adrian “sente” la partita, sa quando potersi permettere di risparmiare energie e quando prendersi maggiori responsabilità, come accaduto dalla fine del terzo periodo in avanti, gestendo ogni singolo possesso dei suoi. È lui che detta il ritmo da seguire. Tutti gli altri, avversari inclusi, possono solo stargli dietro.

Foto Ciamillo-Castoria

La gara è bellissima, fisica, agonistica e viene decisa da una tripla rocambolesca di Kelvin Martin. Per Brindisi, arriva finalmente una vittoria contro Sassari e il merito, oltre agli stoici Martin e Brown, è da attribuire soprattutto ad Adrian Banks, protagonista di una prestazione for the ages. Il freddo e semplice tabellino recita: 37 punti (record nella storia della Final Eight, battuti i 36 punti del “sassarese” Drake Diener), frutto di un 6/8 da dentro l’arco, 6/12 da 3 punti e 7/7 dalla lunetta, 8 rimbalzi, 3 assist e 5 falli subiti per un totale di 41 di valutazione. I numeri sono spaventosi ma, dopo averlo visto sul parquet, ci si rende conto che il dominio di Banks è andato oltre le cifre e le clamorose abilità nel trovare il fondo della retina. Ovvio, far canestro (tratto che comunque conticchia in questo sport) resta la sua principale qualità ed è ciò che gli ha permesso di diventare il leader che è adesso, eppure il Banks di oggi è un giocatore completo, con doti di playmaking e di controllo emotivo della sfida in passato non così sviluppati.

Uno degli artefici più importanti di questa crescita è stato senza dubbio Frank Vitucci, uomo con cui Agent 0 ha costruito un legame che va ben oltre la pallacanestro.

Adrian e Frank

Abbiamo vissuto assieme tante avventure sportive, dando sempre il meglio e condividendo mille emozioni. Sono stato fortunato due volte con te, come coach e come persona”.

Bastano queste parole, scritte da Vitucci su Instagram in seguito all’ufficialità del passaggio di Banks alla Fortitudo Bologna, per capire come il loro rapporto tra i due sia stato davvero speciale. Se Adrian è stato in grado di concludere la stagione 2019/20 con medie da capogiro (21.2 punti, miglior marcatore della LBA, 4.5 assist e 22.3 di valutazione, tutti massimi in carriera in Italia), risultando uno dei principali candidati al premio di MVP, ciò è stato possibile grazie all’apporto di Frank. Il coach veneziano, infatti, ha basato il gioco dei pugliesi accentrando l’attacco nelle mani del nativo di Memphis e mettendogli attorno lunghi dinamici (Brown, Stone, Sutton) in grado di sfruttare gli spazi aperti dal #0.

Un’impostazione di squadra del genere, tuttavia, non sarebbe stata possibile 8 anni fa, occasione in cui le strade di Banks e Vitucci si sono incontrate per la prima volta a Varese. Era la Cimberio delle meraviglie, datata 2012/13, in grado di dominare la stagione regolare e di arrendersi solo in finale in Coppa Italia (accadrà in altre due occasioni a Banks, nel 2019 e nel 2020) e in semifinale ai Playoff, dopo 7 combattutissime partite, contro la Mens Sana Siena.

Adrian, prima di approdare in Lombardia, è reduce da un paio di esperienze in Belgio (Velviers e Liegi) e da un biennio in Israele al Maccabi Netanya, facendosi notare per la spiccata capacità di segnare in tutti i modi possibili. Soprattutto nella seconda stagione con i gialloneri Banks fa faville, conquistando il titolo di miglior realizzatore della Lega israeliana con 21.5 punti e 3.2 assist di media.

Varese si presenta quindi come l’occasione per fare il salto di qualità e dimostrare di essere pronto per palcoscenici di più alto livello europeo. Oltre a Banks, a disposizione di Vitucci ci sono altri giocatori di rilievo come Mike Green, Ebi Ere, Dusan Sakota e Bryant Dunston; insomma, tutti pezzi del puzzle che lasciano ad Adrian un solo compito: mettere punti a tabellone.

Foto Ciamillo-Castoria

L’annata, come detto, è di quelle da ricordare anche per il #6 che viaggia a 13.9 punti di media. Ma ciò in cui davvero è cresciuto, in realtà, va aldilà del rettangolo di gioco; grazie al suo allenatore, Banks ha appreso un nuovo modo di comportarsi all’interno della squadra: “Prima di arrivare a Varese ero un po’ egoista, pensavo troppo a me stesso. Frank ha cambiato la mia impostazione mentale sul campo”. Come spesso succede, quando la testa di un giocatore fa clic¸ sul parquet i riscontri tendono a essere positivi. E (il non ancora) Agent 0 lo conferma.

Dopo un breve passaggio in Israele all’Hapoel Gilboa Galil, Banks torna nella stagione 2013/14 in quella che è già diventata la “sua” Varese. La panchina adesso è occupata da Fabrizio Frates e il roster è totalmente stravolto rispetto a quello vincente dell’anno precedente. La Cimberio attraversa in generale un anno complicato, concluso lontano dalla zona Playoff e con Banks come unico barlume di luce: sfruttando un maggior numero di possessi a disposizione per le proprie iniziative in palleggio, Adrian fa lievitare le proprie cifre (17 punti a partita con il 46% nel tiro da oltre l’arco, arma sempre più sfruttata e sempre più letale nel corso della carriera) e attira l’attenzione di parecchi club, incluso Avellino, allenata in quel momento da Vitucci. Appena arrivata la chiamata dai campani, Adrian non ci pensa due volte. E Sidigas sia.

Foto Ciamillo-Castoria

La presenza a roster di altri nomi di spicco quali il lungo OD Anosike e il play ungherese Adam Hanga fanno ben sperare i biancoverdi per una stagione esaltante. Il campo, tuttavia, darà il riscontro contrario: 12esima posizione in Campionato ed esonero di Vitucci a fine marzo 2015. Banks si conferma una guardia con tanti punti nelle mani (15.3 a partita) ma, oltre ad una pesante palla persa nel clutch time di Avellino-Milano nel quarto di finale di Coppa Italia che ha condannato i biancoverdi alla sconfitta, su di lui cominciano ad alimentarsi una serie di dubbi: è in grado di ergersi a leader della squadra? Se sì, è in grado di trascinarla alla vittoria?

Adrian sa che deve rimettersi in discussione. Nell’estate 2015 saluta Avellino e si accasa a Brindisi, dove lo aspetta Piero Bucchi in panchina. Sceglie per la prima volta il numero 0 di maglia, come a ricordarsi e a ricordare “che tutto quello che ho raggiunto l’ho fatto partendo dal nulla e che in un attimo puoi ritrovarti nel punto più basso, costretto a ripartire da zero”. Nasce così il soprannome “Agent 0”, perfetto per accompagnare un’altra stagione stellare del nativo di Memphis, il quale viaggia a 19 punti e 2.8 assist di media. Sebbene la sintonia con l’ambiente sia eccezionale, i risultati di squadra, ricalcando le esperienze passate, non arrivano e l’Enel manca l’obiettivo Playoff.

Affranto dall’ennesima delusione, Adrian decide di lasciare la Serie A e di firmare con l’Hapoel Tel-Aviv per due stagioni. Il motivo del ritorno in Israele, nazione da cui ha ricevuto il passaporto nel 2017 in seguito al matrimonio con Rachel Colburn e a cui è particolarmente legato dalla religione ebraica, è principalmente familiare (vuole restare vicino a moglie e figli che vivono lì). In campo comunque le soddisfazioni non tarderanno ad arrivare: durante il secondo anno nella White City, Banks vince il premio di Sesto Uomo dell’anno e raggiunge le Final Four della Lega Israeliana.

Dopo un giro (non proprio) immenso di Vendittiana memoria, tuttavia, l’amore da e nei confronti della Puglia ritorna. Attratti dalla continuità di rendimento di Adrian e dalla voglia di ricucire un sodalizio interrotto troppo presto, il Direttore Sportivo Simone Gioffré (anche lui a Varese nell’annata 2012/2013) accontenta la richiesta del proprio allenatore, Frank Vitucci, riportando a Brindisi il suo pupillo.

Rispetto ai tempi di Avellino, il coach ora a che fare con un Agent 0 finalmente maturo, concreto e, come sempre, elettrizzante. Ponendosi come leader tecnico ed emotivo della squadra, Banks si riconosce in Brindisi e Brindisi si riconosce in Banks. Viene a crearsi una sintonia facilmente percepibile dall’esterno ed esemplificativa di cosa la pallacanestro (e in generale lo sport) possa rappresentare per una comunità. Ogni partita dell’Happycasa è una festa di agonismo e atletismo diretto dall’uomo con le treccine, il principale artefice di questo showcase: Adrian sprigiona sul parquet l’ondata di energia che riceve dagli spalti dal popolo brindisino, divertendosi e facendo divertire tutto il pubblico, incluso l’amato coach.

Basketball is fun!

Una volta entrati nel mondo del professionismo, ci sono tanti giocatori che mitigano la percezione dello sport: la passione genuina si trasforma in lavoro, perdendo contatto con le emozioni suscitate dal primo incontro con la disciplina. Adrian Banks fa parte esattamente della categoria opposta. Giocare a basket adesso suscita in lui la stessa gioia delle prime partitelle improvvisate sui playground di Memphis, sua città natìa.

Il divertimento non è solo parte del gioco, è parte della vita. Se vedi i tuoi compagni sorridere, ti senti felice. Il mio compito è far sì che tutti quelli presenti al palasport sorridano. La gente paga il biglietto per farli divertire, non per vedere uno che è arrabbiato e non sorride”.

Nel Tennessee, il brio dell’allora ragazzino senza capelli se la ricordano molto bene. In particolare, a Trezevant, sede della sua High School, il figlio di Arthur e Greta Banks inizia a perfezionare le sue skills offensive e a strizzare l’occhio ad un futuro da professionista. Dopo l’anno da senior impreziosito da svariati premi statali e da quasi 23 punti a partita, Adrian suddivide equamente la sua carriera collegiale tra Northwest Mississippi e Arkansas State. Soprattutto con la maglia Red Wolves, indossata negli anni da junior e da senior, Banks capisce che il basket può diventare davvero una professione, oltre che una semplice passione. Paventata questa possibilità, le critiche e i difetti nel suo gioco vengono messi sempre più in risalto (riguardano praticamente tutto ciò che non lo vede coinvolto con la palla tra le mani). Ma non bastano delle dita puntate contro a frenare il legame profondo di Adrian con la pallacanestro, la lingua che gli permette di comunicare e condividere la sua passione con tutti gli amanti di questo sport.

Foto di astateredwolves.com

Dodici anni dopo il termine del college e la mancata chiamata al Draft NBA del 2008, Adrian emotivamente è rimasto lo stesso ragazzino sbarbato e senza treccine. Fa strano, tuttavia, annotare che un talento come il suo non abbia mai giocato sinora neanche un minuto in Eurolega; o che in Eurocup abbia disputato la miseria di 14 partite senza mai superare (e neanche andandoci vicino) la regular season. In Champions League nella stagione passata con Brindisi, sebbene si sia tolto qualche soddisfazione in più (come la vincita di un premio di MVP settimanale in seguito a una prestazione monstre da 31 punti contro Bonn), ancora una volta ha chiuso la fase a gironi all’ultimo posto. Vedremo se nella nuova esperienza alla Fortitudo il futuro “europeo”, previsto sempre nella massima competizione FIBA per club, gli riserverà più gioie.

Già, la firma alla F. A tal proposito, Banks è finito al centro di varie polemiche per la “mancanza di rispetto” che avrebbe compiuto, secondo il presidente di Brindisi Nando Marino, nei confronti dell’Happycasa, decidendo di lasciarla in un momento così delicato. Aldilà dello scegliere da che parte stare, la separazione è stata particolarmente dolorosa, proprio come accade in un grande amore in cui ognuno ha dato al partner tutto quello che aveva. L’ennesima conferma che tra Banks e l’intera città (se non l’intera regione) si era creata una simbiosi davvero indescrivibile. Smaltita la rabbia per l’addio, tuttavia, non ci sarà da rimanere sorpresi nel caso in cui, al primo ritorno al Palapentassuglia, Agent 0 verrà applaudito e omaggiato nel modo che merita (a conferma di ciò basta questo post su Instagram dedicato a quella che resterà sempre la sua Puglia). 

Comunque sia, da fine agosto, con la Supercoppa Italiana versione extra-large, comincerà la nuova avventura di Adrian Banks sotto le Due Torri. Il progetto della Fortitudo è davvero intrigante e lo vedrà convivere con altri maschi alpha come Pietro Aradori e Ethan Happ. Riuscirà coach Meo Sacchetti a trovare la chimica giusta per far eccellere la Effe?

Aspettando la risposta del campo a questa domanda, ciò di cui non abbiamo dubbi già adesso riguarda il fatto che la Fossa dei Leoni (nome che contraddistingue la curva biancoblu) si immedesimerà anima e corpo nel suo nuovo numero 0. Un intero focoso “popolo” diretto da un uomo, prima ancora che un giocatore, che fa della gioia e della passione per il Gioco il suo mantra di vita.

Ora siamo noi a chiudere gli occhi: si alza la prima palla a due della stagione 2020/21 della Effe alla Unipol Arena (e non più al PalaDozza per garantire maggiori posti a sedere e maggior rispetto dei protocolli anti-COVID) per la sfida tra Fortitudo Bologna e Cremona, valida per la seconda giornata della Eurosport Supercoppa 2020. Fantinelli gestisce il primo possesso dei suoi. Banks esce in ala destra, riceve il passaggio dal playmaker, chiama un blocco di Happ e gioca con lui il pick and roll. Il difensore del bloccante, Marcus Lee, resta in copertura dell’area e Adrian, in un battibaleno, lascia andare la tripla. Ciaff. Causa palazzetto (purtroppo ancora) poco colmo, riusciamo a farci avvolgere dal suono secco e armonioso della retina frustata.

È l’inizio dell’ennesimo show. Nuovo posto, nuova maglia, stesso divertimento, stessa melodia, stessi BPM e stesso ritmo. Il suo. Tutti gli altri, ancora una volta, possono solo stargli dietro.


Matteo Puzzuoli

Matteo Puzzuoli

Nato nell'anno dell'ultimo Europeo vinto dall'Italbasket, sono studente di Comunicazione alla Sapienza di Roma. Sogno di diventare giornalista sportivo dopo essermi drogato, giocando nelle minors, di pallacanestro. Amante di Boban Marjanovic, il basket per me è arte, il mix perfetto tra singolo e collettivo. Non finisce mai di sorprendere.