Alessandro Pajola 2020
Alessandro Pajola in penetrazione 2020(Ciamillo-Castoria)

Alessandro Pajola: “La mia crescita è il frutto di un lungo percorso. E Milos…”

Intervista in esclusiva ad Alessandro Pajola che si apre ad Overtime parlandoci di Milos, della sua imminente prima esperienza con la Nazionale e di molto altro

È l’uomo del momento, Alessandro Pajola, classe 1999 e nativo di Ancona. La sua grinta sul parquet è il simbolo della Segafredo Virtus Bologna 2020/21 e Overtime ha avuto la possibilità di intervistarlo prima del derby che lo ha visto protagonista lo scorso 22 novembre. Fresco fresco di convocazione in Nazionale maggiore, il numero 6 delle V Nere non si pone limiti.

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Alessandro Pajola in palleggio batte Ethan Happ (Ciamillo-Castoria)

Quando e come ti sei appassionato alla pallacanestro?

Io ho iniziato da molto molto piccolo. Quando avevo 3 anni, accompagnavo mio fratello più grande di due anni che aveva iniziato a giocare da poco. Stando lì a metà campo e andando sempre ai suoi allenamenti poi piano piano anche io mi sono appassionato.

Viste le tue ottime prestazioni di inizio stagione, c’è qualcosa in particolare su cui hai lavorato o su cui stai lavorando tuttora che ha accelerato il tuo percorso di crescita?

No, è un processo e un percorso che porto avanti da tempo. Cerco di tornare a casa ogni giorno con qualcosa migliorato rispetto al giorno prima. Ovviamente, come penso ognuno faccia, ho la lista di cose da migliorare da mettere in primis e magari quelle cui in sono già un po’ bravino le metto in secondo piano. Sto lavorando molto sull’aspetto fisico (la quarantena, da questo punto di vista, mi ha aiutato a mettere su un po’ di massa) che era tra i punti in cima alla lista e ho cercato di concentrarmi sul tiro. Insomma, è un processo che porto avanti giorno per giorno non legato a un periodo specificato e spero (e credo) di riuscire a portare avanti questo modo di lavorare per tutta la carriera.

Il leader della tua Virtus è Milos Teodosic. Che persona è fuori dal campo e all’interno dello spogliatoio? Raccontaci un aneddoto su di lui.

È un ragazzo tranquillissimo, come tutti gli altri. Magari in campo mostra sempre la faccia seria ma al di fuori è molto solare e molto curioso. A tal proposito, ricordo di quando un giorno andando ad un allenamento, Milos legge la scritta “Emilia-Romagna” su un cartello e viene a chiedermi cosa sia. Io gli dico: “è il nome della regione”. E lui: “Ma perché si chiama Emilia-Romagna?” Ecco, qui non ho saputo rispondere [ride], tanto che sono stato io poi a fare le domande…

A livello di leadership e di classe in termini di playmaking, anche il tuo coach Sasha Djordjevic è sicuramente uno da cui si può imparare molto. C’è un aspetto tecnico o caratteriale su cui Sasha ha lavorato con te in modo particolare?

Ogni giorno cerca di stimolarmi, di consigliarmi nel migliore dei modi e sotto tutti gli aspetti, soprattutto quello mentale e tecnico. Poi Sale oltre ad essere stato un gran giocatore è stato un grande leader e mi stimola molto da questo punto di vista.

Qual è l’avversario più forte contro cui hai giocato?

Sicuramente Mike James e il Chacho Rodriguez. Potrei dirti Milos ma ci gioco insieme fortunatamente…

 
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Alessandro Pajola sfrutta il blocco di Julian Gamble 2020 (Ciamillo-Castoria)

Il 22 novembre si è giocato il derby di “Basket City”. Tu che sei parte della famiglia Virtus dal 2015, come vivi una partita di questo tipo dall’interno e come la vive la squadra una partita così sentita a Bologna? C’è stato qualcosa, qualche istante che ti ha fatto capire “ah, questo è proprio un derby, una partita che non centra nulla con le altre”?

È una partita che ha quel qualcosa in più, di speciale che si porta dietro da anni. Tempo fa, ad esempio, ero a cena fuori e in un ristorante in cui c’erano molti libri appesi, ne ho sfogliati vari che parlavano del derby. Anche da tutte queste cose, questi dettagli, si capisce che non è una partita come tutte le altre. É stato un peccato non goderselo senza il pubblico che lo avrebbe reso molto più speciale ma in qualunque caso resta una sfida unica.

Hai 21 anni e già molta esperienza ad alto livello alle spalle. Che obiettivi ti sei posto per il tuo futuro, a breve e a lungo periodo?

In realtà, non sono uno che si fa molti obiettivi o molte aspettative su se stesso. Vivo il tutto giorno per giorno, partita per partita, allenandomi e migliorandomi step by step. Poi, dove sarò tra 5 o 10 anni, non lo so e non mi interessa neanche saperlo.

Uscendo fuori dal parquet, qual è il tuo rapporto con i social? Come ti relazioni alle critiche o ai complimenti che leggi in giro?

Sinceramente, io sono una persona totalmente anti-social. Ho una pagina Instagram ma ho un ragazzo molto bravo che la gestisce per me, dato che comunque si tratta di un aspetto di un professionista che va coltivato al giorno d’oggi. Io, invece, non ero molto bravo, non ero capace a stare dietro a queste cose e ho fatto meglio a lasciare perdere. Io, non leggo niente, non guardo assolutamente niente, non mi faccio neanche questo tipo di problemi. Ci sono molti tifosi che in passato chiedevano di farsi i selfie con me e robe simili ma non do importanza a queste cose. Anzi, tante volte quando arrivo ad un allenamento vengo informato dai miei compagni riguardo il rinvio di una partita o ultime news di questo tipo.

E allora cosa fa un ragazzo della tua età, che non perde tempo dietro ai social, mentre non è impegnato con il basket? FIlm, serie tv, libri, fumetti, dischi? Hai qualche compagno di squadra con cui condividi queste passioni?

Nel tempo libero in generale mi piace molto ascoltare la musica, stare con gli amici (ovviamente ora per quanto possibile), guardo tanto Netflix, serie tv, film. Ogni tanto leggo qualche libro, soprattutto quando sono in trasferta e abbastanza in solitaria. Il compagno con cui condivido queste passioni è sicuramente Pippo Ricci, a cui chiedo ogni tanto consiglio sui libri, ambito su cui è un grande intenditore.

Meo Sacchetti ti ha appena convocato per la prima volta nella Nazionale maggiore. Dopo aver vestito la maglia azzurra nelle categorie Under, cosa ti aspetti da questa prima avventura “con i grandi” dell’Italbasket?

Onestamente non lo so. Non mi faccio aspettative anche perché è una situazione tutta nuova che non ho mai provato. Penso che si giochi comunque a basket e questa è una cosa che mi rende più tranquillo [ride], però adesso non ci penso neanche. Ho una partita importante con la Virtus prima che si parta, quindi priorità a lei e poi quando sarò lì, nella bolla di Tallinn, la vivrò giorno per giorno come sempre.

Ringraziamo Alessandro Pajola e la Segafredo Virtus Bologna per la disponibilità.

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