David Logan Legabasket
Grafica Legabasket di David Logan

David Logan – Killer Instinct

David Logan ha una storia che mischia normalità a grandezza, talento e leadership. Il tutto senza mai andare fuori dalle righe e rivelandosi tremendamente letale sul parquet quando l'aria si fa rarefatta

David Logan – Killer Instinct

“A way of behaving in order to achieve an advantage for yourself without considering or worrying if it hurts other people”. Questa è la definizione di “Killer Instinct” che si trova sul Cambridge Dictionary. Parametrandolo in ambito sportivo, tale concetto può essere definito come la capacità di uccidere l’avversario con un colpo secco, deciso, da destare al momento giusto per guidare se stessi e/o la squadra alla vittoria. Per avere il killer instinct bisogna essere cinici, glaciali, spietati, letali, infallibili. Insomma, bisogna essere come David Kyle Logan.

Dove tutto è cominciato

Estate 2005

David Logan è un ragazzino sbarbato di neanche 23 anni appena uscito da un’esperienza quadriennale universitaria nello stato dell’Indiana, conclusa con una stagione da senior da 28.6 punti di media (incluso un career high da 46) e il 41% nel tiro da tre punti. Attenzione, però, non si sta parlando dei celeberrimi Hoosiers di Indiana University, dei Boliermakers di Purdue o della più modesta, ma sempre rilevante, Indiana State University. La squadra collegiale di riferimento di Logan, difatti, è quella degli Indianapolis Greyhounds della University of Indianapolis, militante in Division II. Con così poca attenzione mediatica data dal contesto, per il draft NBA del 2005 non c’è una franchigia che sappia almeno come si chiami. David, comunque sia, non aspetta la manna dal cielo, che nel suo caso sarebbe stata una chiamata tra le 60 scelte, e cerca subito una via traversa per raggiungere il mondo NBA: la Summer League. I Dallas Mavericks decidono di investire su di lui e Logan, seppur l’agonismo e la voglia di vincere del contesto non siano paragonabili a quelli di una NBA Finals, mostra di averne più di molti colleghi. In coppia con l’ex milanese Keith Langford nel backcourt dei Mavericks, David segna oltre 20 punti di media, fa annotare il proprio nome su molti taccuini americani ma ciò non basta per raggiungere l’obiettivo. Logan giocherà successivamente in carriera negli Stati Uniti soltanto altre 7 partite ufficiali, in D-League, nel 2007. Per il resto, il lungo viaggio dettato dalla palla a spicchi lo porterà a girare il mondo, Italia inclusa.

David conosce il nostro Paese per la prima volta proprio in quella lontana estate del 2005. Il 29 luglio, per la precisione, arriva l’annuncio dell’acquisto della guardia americana da parte della Edimes Pavia (al tempo militante in Legadue): i piani della squadra prevedono che Logan diventi il go-to-guy e la stella da affiancare ad un giovincello “figlio di Vittorio” Gallinari. La prima partita, giocata in casa al PalaRavizza, promette benissimo: David firma una prestazione da 24 punti e 6 assist nel successo contro Rimini, dimostrando subito una grande affinità con quell’ala italiana di cui tutti già parlano. Peccato per i lombardi, però, che le cose successivamente non siano andate come sperato: la squadra comincia a perdere molte più partite del previsto e perciò Logan, dopo solo 12 partite (concluse a oltre 17 punti di media), viene tagliato. Il motivo? Per la Edimes, David era troppo poco incisivo, peccava di concretezza e di leadership nei momenti cruciali delle partite. Fa quasi ridere a leggerlo adesso…

David Logan Danilo Gallinari 2005
David Logan e Danilo Gallinari in maglia Edimes 2005 (La Provincia Pavese)

Alla conquista dell’Europa

Assorbita la delusione italiana, Logan gioca per quattro anni in Polonia, nazione di cui possiede il passaporto e che si dimostrerà essere il trampolino di lancio per l’Europa che conta. In particolare, nel biennio all’Asseco Prokom (nelle stagioni 2008-09 e 2009-10), oltre a stravincere i campionati nazionali, David si esibisce in Eurolega, nella quale, in 20 partite, registra 15.3 punti, 3.4 assist e 2.6 rimbalzi di media. Aldilà delle cifre, il leader del Prokom dimostra di avere una stoffa diversa dagli altri. Gli avversari impostano un game-plan totalmente focalizzato su di lui e David risponde estraendo l’arma principale del suo arsenale: il tiro da tre punti. La ricezione e il rilascio rapidissimo rendono la vita complicata a qualsiasi difensore e permettono al nativo di Chicago di “mandare al bar” l’avversario con finte, (gli ancora poco noti) step-back, palleggi arresto e tiro, assist per i compagni. La conclusione da oltre l’arco è la chiave per aprire il tesoretto in cui conserva tutti i trucchi del suo gioco (con e senza la palla), incluso un crescente cinismo nel clutch time.

Nella stagione 2009-10, Logan trascina quasi da solo i polacchi fino ai Playoff di Eurolega (portandoli anche ad una storica vittoria in Gara 3 contro l’Olympiacos) e questa cavalcata da definire trionfale, se parametrata alla modestia del roster del Prokom, lo porta direttamente ad uno step superiore.

Saski Baskonia, Panathinaikos e Maccabi Tel Aviv: in tre stagioni, Logan diventa un pezzo fondamentale di altrettante storiche squadre d’élite europea. A Vitoria è un buon role player ma è in Grecia e in Israele dove si consacra definitivamente. Con i verdi di Atene, David è lo specialista che agisce in uscita dai blocchi e a cui viene richiesto di produrre attacco in uscita dalla panchina. Assieme a dei maestri in cabina di regia del calibro di Diamantidis, Jasikevicius e Calathes, Logan impara ad affinare il suo gioco, eliminando il palleggio fine a se stesso e migliorando la shot selection. Quel Pana datato 2011/2012 raggiunge, come da pronostico, le Final Four di Istanbul ma perde in semifinale contro il CSKA Mosca.

David Logan Maccabi 2012
David Logan in maglia Maccabi nel 2012 (SPOX.com)

In Israele, assieme nel backcourt ad un altro ex “italiano”, Ricky Hickman, Logan fa un ulteriore salto di qualità, migliorando anche nella costanza di rendimento. La “marea gialla” di Tel Aviv adora lo spirito agonistico e i mille modi di trovare la via del canestro del numero 4. Le percentuali al tiro in Eurolega con la maglia del Maccabi sono le sue migliori in carriera da dentro (58%) e oltre l’arco dei 6.75 (43.4%), a testimonianza di un gioco più fluido e concreto. Ma, aldilà dei quasi 11 punti e 1.2 recuperi di media e di qualsiasi altra cifra, David è diventato un giocatore in grado di accendere il pubblico, di farsi amare dai compagni per lo spirito di sacrificio e la leadership. Quest’ultima è la qualità per eccellenza che ha costantemente perfezionato nel corso della carriera. In squadre così blasonate, la guida di Logan non si nota tanto nei canestri all’ultimo secondo o in sfuriate plateali in panchina (anzi, David è un giocatore che “detta la via” con l’esempio piuttosto che con le parole, Tim Duncan e Kawhi Leonard docent), quanto nella capacità di prendersi responsabilità, chiamando a sé il pallone o facendo qualche “furbata” difensiva nei momenti di necessità. Questa maturazione sarà ancora più evidente nelle sue nuove avventure nel nostro Paese.

Il killer del triplete

Dopo aver terminato la stagione 2011/12 al Maccabi Tel Aviv con un KO ai Playoff di Eurolega contro il Real Madrid e una sconfitta cocente contro il Maccabi Haifa in finale di Winner League (il campionato nazionale israeliano), Logan si trasferisce all’Alba Berlino, squadra in cui torna ad assumere le vesti di primo protagonista. A livello continentale, gioca in Eurocup e si ferma, forse deludendo un po’ le aspettative, ai quarti di finale contro Valencia. Tuttavia, prima di perdere contro gli spagnoli, Logan incontra e batte agli ottavi quella che poi diventerà la “sua” nuova casa. Difatti, l’Alba Berlino batte sia all’andata (83-91 in Sardegna) che al ritorno (96-93 in Germania) la Dinamo Sassari, grazie anche dei 32 punti complessivi della guardia di Chicago.

David non gioca proprio le partite migliori in carriera ma, quando c’è da sferrare il colpo del KO, risponde sempre presente. All’O2 World di Berlino la partita è tiratissima, sempre punto a punto, e a meno di 100” dalla sirena finale, David mette la cera lacca sulla vittoria dei teutonici con il suo marchio di fabbrica, una bomba.

Dopo averla eliminata in Eurocup, come detto, Logan si trasferisce sull’isola nell’estate 2014, restandoci poi per due stagioni memorabili. Pronti, via e la Dinamo inizia l’annata del triplete con una Supercoppa griffata dagli 11 punti e i 5.5 assist di media del suo nuovo #3. I compagni (assieme a Logan in quintetto ci sono Jerome Dyson, Rakim Sanders, Jeff Brooks e Shane Lawal) lo eleggono subito leader della squadra e David sfrutta la propria esperienza ad altissimo livello europeo per dettare ai compagni la strada del successo. Con Meo Sacchetti in panchina, poi, il suo modo di giocare spavaldo e cinico viene ulteriormente esaltato.

La consacrazione italiana di Logan avviene definitivamente il 22 febbraio 2015: non che prima fosse sconosciuto ai più (anzi, chiuderà la stagione con medie da 15.5 punti, 2.5 rimbalzi e 2.6 assist), ma quel killer instinct che lo contraddistingue è restato sopito per poi saltare fuori nei momenti più opportuni. La finale della Final Eight di Coppa Italia fa parte della categoria.

Sassari sfida Milano. La seconda testa di serie contro la prima. Il coach dei lombardi, Luca Banchi, per provare ad arginare Logan gli piazza l’agente speciale David Moss ai calcagni. Non basterà. Appena dopo l’alzata della prima palla a due, Logan scappa per schiacciare i primi due punti. Poi segna una tripla, anzi due, facciamo sette. Spacca in due la partita già nel primo quarto, assieme al fido compagno di reparto Jerome Dyson. Fanno 25 punti personali alla sirena finale, vittoria per Sassari 101-94 e premio di MVP della competizione. Il killer ha colpito.

David Logan 2015
David Logan riceve il premio di MVP della Final Eight 2015 da Egidio Bianchi

Sebbene l’annata del Banco di Sardegna prosegua in leggero calo nella parte finale della stagione regolare (chiuderà 5°), il meglio dovrà ancora arrivare, soprattutto quando a roster si ha uno come David Logan. Al primo turno dei Playoff, Trento viene spazzata dopo 4 partite grazie al colpo di grazia da 27 punti del #3 in Gara-4. In semifinale si assiste ad una nuova stagione della serie “Sassari versus Milano”, stavolta spalmata in sette bellissimi episodi. Nella sfida decisiva, si arriva all’overtime, lo scenario perfetto per il nuovo show di David Logan, il quale segna sette punti pesantissimi che consegnano ai sardi la prima finale Scudetto della loro storia.

La serie contro Reggio Emilia, tuttavia, comincia malissimo per Sassari. La Grissin Bon si porta subito sul 2-0 e in Gara-3 è avanti 62-49 quando manco 7’ alla fine della partita. Ora o mai più per la Dinamo e quindi, it’s Logan time.

Riceve da oltre l’arco uno scarico di Brooks. Tripla.

Edgar Sosa attacca in transizione e lo trova da oltre l’arco. Palleggio e step laterale. Tripla.

Uno contro uno contro Polonara. Step-back. Tripla.

Rakim Sanders recupera un pallone in difesa e lo serve in ala. Tripla.

Zona 3-2 da attaccare, Dyson con un passaggio schiacciato a terra gli regala un tiro dal mezzo angolo. Piazzato dai 5 metri.

Ancora zona 3-2 da battere, passa la palla a Dyson, esegue il movimento Djordjevic e si piazza nell’angolo opposto. Tripla.

Aggiungendo i due liberi nel finale fanno 19 punti nel quarto periodo. Glaciale, sensazionale, decisivo. Un killer, ancora una volta. L’avversario è stordito e perderà anche Gara-4 ma si rifarà in Gara-5. La sfida successiva diventa così una win or go home game per Sassari, quella che poi si rivelerà una partita finita dritta nella storia del campionato italiano. La magnifica battaglia sportiva durata 55 minuti viene vinta da Sassari, nel segno di due fantascientifici Dyson e Logan, decisivo stavolta non solo con le triple (una pazzesca di tabella salva la Dinamo dal KO al termine del primo dei tre overtime) ma anche con una schiacciata iconica nel clutch time sulla testa di Silins.

David Logan schiacciata 2015
David Logan schiaccia in testa a Ojar Silins (Ciamillo-Castoria)

Con l’inerzia a favore, i sardi vinceranno anche Gara-7 (seppur anche essa in volata, 75-73) e porteranno a casa il primo (e sinora unico) titolo della loro storia. Senza quel quarto quarto di Gara-3 del killer silenzioso, tuttavia, ciò non sarebbe stato possibile (o comunque molto più complicato).

Logan resta in Sardegna anche nell’annata 2015-16 ma, sebbene le medie individuali migliorino ulteriormente (17 punti, 3.1 rimbalzi e 4.1 assist), l’andamento della Dinamo non mantiene fede allo status di campione d’Italia in carica. Dopo aver esonerato sia Sacchetti che il suo sostituto, Marco Calvani, il GM Pasquini guida la squadra fino ai Playoff, ma Reggio Emilia stavolta ha vita facile (3-0 nei quarti di finale).

Il viaggio non è ancora finito

Nell’estate 2016, Logan fa di nuovo le valigie e si trasferisce in Lituania, al Lietuvos Rytas fino a febbraio 2017, quando la Sidigas Avellino bussa alla sua porta e lo convince a tornare in Italia. David, seppur a 34 anni suonati, è ancora in grado di fare la differenza: in 20 partite con la maglia biancoverde viaggia a 15.9 punti, 2.9 rimbalzi e 2.7 assist di media ed è il finalizzatore ideale accanto a eccellenti playmaker primari e secondari, quali Marques Green, Joe Ragland e Maarten Leunen. Avellino chiude la stagione regolare al 3° posto e, dopo aver fatto fuori con uno sweep Reggio Emilia ai quarti di finale, si arrende per 4-2 contro i futuri campioni d’Italia di Venezia. Logan, al solito, è l’ultimo ad abbandonare la nave: in Gara-6 ce la mette tutta per trascinare la serie all’ultimo atto ma non riesce stavolta nell’impresa. 20 punti, inclusa la tripla beffa finale che fissa il punteggio sull’83-84 con cui i lagunari sbancano il PalaDelMauro, sono l’ultimo colpo del killer che stavolta, però, ha mancato l’obiettivo.

David Logan 2017

Terminata l’ennesima brillante stagione della carriera, David continua il suo viaggio in giro per l’Europa, impostando stavolta il navigatore in direzione Francia, precisamente Strasburgo. Qui vince la Coppa di Francia (da MVP) e trascina la SIG fino alla semifinale della Pro A (massimo campionato nazionale transalpino), viaggiando sui canonici 15 punti di media e con il solito 38% da oltre l’arco. Infinito. Più si avvicina agli “-anta” e più la sua capacità di griffare le partite, specialmente le più importanti, migliora.

The last dance

Salutata la Francia, Logan prova un’altra esperienza, stavolta extraeuropea, andando a calcare i parquet sudcoreani e militando tra le fila dei Busan KT Sonicboom (nomi curiosi e dove trovarli). Percepita la poca competitività del contesto per un agonista come lui, a inizio febbraio 2019 si presenta a David una nuova eccitante sfida: guidare una squadra dalla Serie A2 alla Serie A. A volerlo in Italia è Max Menetti, ossia colui che, durante la finale Scudetto del 2015, ha subìto in prima persona i colpi letali del killer, poiché capoallenatore ai tempi della Grissin Bon Reggio Emilia: “Ho avuto l’onore di chiudere la carriera di Rimantas Kaukenas, spero di farlo anche con lui”.

Non era scontato che un campione del suo calibro, che ha giocato nel meglio che l’Europa cestistica per club possa offrire, onorasse al massimo l’impegno di giocare in una lega cadetta. E invece, Logan è stato esemplare, soprattutto nell’atteggiamento. Appena arrivato a Treviso, guida (vincendo il premio di MVP) la De’Longhi prima nel successo della Coppa Italia LNP e dopo nella cavalcata vincente nei Playoff di A2. In quest’ultima, David si mantiene sui canonici 15 punti di media, si carica la squadra sulle spalle nei momenti decisivi e firma il passaggio alla massima serie con una prestazione da Campione contro Capo D’Orlando in Gara-3: 36 punti, frutto di un 8/8 da dentro l’arco e di un 6/12 da oltre l’arco, 4 rimbalzi, 4 recuperi per uno spaziale 40 di valutazione. Il killer ha colpito, nuovamente.

David Logan 2019
David Logan nella prima annata a Treviso (Ciamillo-Castoria)

Sulla stagione 2019/20, c’è poco da dire: Treviso è sempre più sua. In 6 partite scollina quota 20 punti, chiude con 14.6 punti di media e il 36% da tre punti. Ciò che fa più impressione è che, a 37 anni, queste cifre Logan le mette assieme centellinando le energie, i possessi, i movimenti da compiere sul parquet. Il fisico non gli permette più di controllare le partite a 360 gradi e quindi David, da giocatore di un’intelligenza sopraffine qual è, si prende il palcoscenico solo nei momenti in cui la squadra ha bisogno di lui. I compagni e il coach lo chiamano alla ribalta e lui si fa trovare pronto. Sempre.

Un esempio di questa leadership lo si è visto nella Eurosport Supercoppa del settembre scorso. Treviso inizia il torneo inanellando tre KO consecutivi, peccando in continuità e capacità di restare dentro la partita nei momenti in cui arrivavano le spallate degli avversari. Max Menetti, di conseguenza, per la sfida del PalaVerde tra la De’Longhi e Trento, cambia il quintetto base sostituendo il rookie Tyler Cheese con David Logan.

La Dolomiti Energia prova subito a scappare sul 5-2 e allora il numero 1 (di maglia e non solo) ha capito che è arrivato il momento di mandare un messaggio ai giovani compagni. Russell palleggia in punta, David gioca sulla linea di fondo con il blocco di Mekowulu e vede Sanders, l’uomo in marcatura su di lui, perdere la bussola. Esce in angolo in un battibaleno e spara il jump shot del 5-4. È una partita che conta poco per lui e per Treviso ma la decisione con cui ha voluto prendersi questo tiro è stato un segnale, la miccia necessaria per accendere la sua squadra. Poco dopo, a seguito dei canestri di Carroll e Russell, Logan intercetta un passaggio diretto a Sanders e vola sopra il ferro a schiacciare, nonostante l’età, la pre-stagione, gli acciacchi fisici e i pur sempre 185 cm di altezza. Nell’azione successiva, sporca ancora il palleggio di Sanders e ne propizia il recupero. Va nella metà campo avversaria, sbaglia un tiro dalla media, Mekowulu cattura il rimbalzo d’attacco e riapre ancora per Logan, stavolta stazionato da oltre l’arco. Bang. Cambiano i modi e i momenti, ma il killer è sempre lì, ugualmente letale.

Treviso, da lì in avanti, prenderà il largo vincendo 91-67 e mandando un bel segnale a coach Menetti, soprattutto per l’atteggiamento mostrato sul parquet. E, ancora una volta, David ci ha messo il suo zampino. Il cinismo del killer, tra l’altro, si è ripresentato alla prima di campionato, sempre contro la stessa vittima. Ultimi due minuti di partita, parità a quota 74. Logan prima, guidando il contropiede, regala una tripla a Imbrò e dopo va in penetrazione, si tiene dietro con il fisico lo stoppatore JaCorey Williams e appoggia al vetro il +5. Treviso vincerà poi 84-80.

Cosa dire inoltre della prova scintillante da 35 punti in casa della Fortitudo? Il secondo e il terzo quarto della sfida della Unipol Arena sono stati un dominio a 360 gradi, tra bombe, canestri in penetrazione e leadership da far vedere a chi si approccia per la prima volta alla pallacanestro.

Dopo 10 partite sono 21 (ventuno) i punti che mette a referto di media, 2° miglior marcatore della LBA e una concretezza imbarazzante per gli avversari. L’ultima ennesima prestazione da wow l’abbiamo vista ieri sera con i 26 acuti messi in faccia a Cremona. Zona, cambi, Cournooh incollato ai pantaloncini: nulla è stato in grado di fermarlo.

 

Il giorno di Santo Stefano compirà 38 anni e questa, stando alle sue parole, sarà l’ultima stagione della carriera. Ciò che fa più impressione, dando un’occhiata alle cifre messe assieme in 14 stagioni da professionista tra Italia, Polonia, Spagna, Israele, Grecia, Germania, Lituania, Francia e Corea del Sud, è il fatto che Logan sia sceso sotto gli 11 punti di media solo nelle stagioni al Baskonia (6.2) e al Maccabi (8.7). Per il resto, andando oltre le diversità tra i vari campionati, si è arrivati facilmente anche ai 14-15 punti a partita (il massimo sono stati i 19.5 dell’ultimo anno all’Asseco Prokom).

Ma questa continuità spaventosa non è frutto del caso o del suo talento innato ed innegabile. Logan si è costruito tutti i successi step by step, giorno dopo giorno, adattandosi ai cambiamenti del contesto, del proprio fisico e lavorando su tutti gli aspetti del Gioco, incluso quel killer instinct che oggi lo contraddistingue.

Ora che siamo nel pieno dell’“l’ultimo ballo”, David non avrebbe più nulla da dimostrare. La carriera parla al posto suo. Ma un agonista come lui non permetterebbe a se stesso di lasciare il campo nell’anonimato. E così, quando Treviso avrà bisogno del suo leader, la scena che si presenterà davanti ai nostri occhi sarà sempre la stessa.

David danza senza palla sulla linea di fondo. Il difensore in marcatura su di lui cerca di stare al passo delle sue finte ma si sbilancia. Allora David esce in ala sinistra. Il suo sguardo glaciale punta la sfera; poco dopo, la sente sui polpastrelli. Un’occhiata sfuggente al canestro, giusto per perfezionare la mira. La smorfia del viso è sempre quella di un giocatore di poker, non interpretabile e impenetrabile. I piedi vanno a posto da soli, in automatico. Il movimento delle braccia è talmente abitudinario che, senza rendersene conto, la palla già gli oscura la visuale del ferro. Per un istante David torna ad avere il controllo totale del corpo. Pensa al momento esatto in cui spezzare il polso, in cui premere il grilletto. Un battito di ciglia. La sfera comincia vorticosamente a ruotare in senso antiorario, come da manuale.

Target down.

Bersaglio abbattuto.

Il killer ha colpito ancora. One last time.

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