Preview Southwest Division 2020/21

Southwest Division


Dallas Mavericks


Houston Rockets


Memphis Grizzlies


New Orleans Pelicans


San Antonio Spurs





Dallas Mavericks

Point Guards: Luka Doncic, Jalen Brunson, Trey Burke
Shooting Guards: Tim Hardaway Jr, Courtney Lee, Tyrell Terry
Small Forwards: Josh Richardson, Josh Green, James Johnson
Power Forwards: Maxi Kleber, Dorian Finney-Smith
Centers: Kristaps Porzingis, Dwight Powell, Boban Marjanovic, Willie Cauley-Stein

STARTING FIVE: Luka Doncic, Tim Hardaway Jr, Josh Richardson, Maxi Kleber, Dwight Powell

Luka Magic. Se dovessimo riassumere la scorsa stagione dei Dallas Mavericks, senz’altro queste sarebbero le prime due parole che verrebbero in mente a chiunque. L’inesorabile cammino verso la gloria del predestinato ventenne sloveno ha compiuto ulteriori passi in avanti, mostrando giorno dopo giorno qualcosa che non aveva mai fatto vedere prima. E le qualità del numero 77, a disposizione di un genio offensivo come Carlisle, hanno reso al punto tale da creare il miglior attacco della storia NBA (Offensive rating di 116.7, il più alto di sempre). Certo, il record di 43 vittorie e 32 sconfitte e il 7° posto nella Western Conference lasciano presagire ancora molti difetti da limare, ma perdere 4 a 2 un primo turno di PO contro una contender come i Los Angeles Clippers, per di più privi per metà serie di Kristaps Porzingis, fanno capire che il futuro nella città texana sarà molto radioso.

I Mavericks possono essere annoverati fra i vincitori di questa strana off season. Il GM Donnie Nelson si è mosso scrupolosamente con l’obiettivo in primis di non occupare spazio salariale in attesa della ricca FA 2021 (che allo stato però dopo la firma di Giannis offrirebbe solo Kawhi e CP3 in caso di rifiuto della player option, e Oladipo) e in secundis di migliorare la squadra. La notte del draft è stata pertanto particolarmente movimentata per la squadra di Doncic. Dallas ha infatti ceduto Seth Curry a Philadelphia in cambio di Josh Richardson e la scelta numero 18, tramutatasi di lì a poco in Josh Green, un prospetto di 3&D di cui tanto necessitava la franchigia texana per dare delle mani da “armare” al creator numero 1. Ovviamente la perdita di Curry, elemento chiave nella second unit dei Mavs, doveva esser colmata e difatti con la scelta 31 Nelson ha scelto Tyler Terry, uno che per caratteristiche ricorda fin troppo il fratello del più famoso Steph e risponde, esattamente come Green, alle richieste di Carlisle per proseguire nel basket orchestrato lo scorso anno. Ma il GM non si è fermato qui. Sempre motivato dall’acquisire la maggior flessibilità possibile in vista della prossima estate, i Mavericks hanno inviato Delon Wright a Detroit in cambio del contratto in scadenza di James Johnson da OKC (i Thunder hanno preso Ariza dai Pistons e scelte future non precisate). Dallas ha così migliorato il proprio roster in vista della nuova stagione e acquisito quello spazio nel cap necessario per aggredire eventualmente uno dei top free agents della prossima estate. Da non sottovalutare, infine, il rientro dall’infortunio di Dwight Powell, rollante di primo livello che aiuterà ulteriormente lo sviluppo del gioco dei Mavs.

LA STAR

Che dire, Luka Doncic ormai non fa più notizia. Dopo larghi tratti di stagione in cui lo sloveno è sembrato addirittura esser in corsa per l’MVP, l’ex Real ha dominato la sua prima serie ai PO, registrando una simil tripla doppia di media (31 punti, 9.8 rimbalzi e 8.7 assist) e segnando canestri allo scadere impressi nella memoria di qualsiasi appassionato della palla a spicchi (ricorda qualcosa il Bang-Bang di Mike Breen?). Ormai è indubbio che Luka sia a pieno titolo uno dei migliori 15 giocatori NBA, ciò che è lecito chiedersi è quanto ancora migliorerà, specie difensivamente dove i margini sono ancora ampi (per basketball-index siamo al 57.6 percentile nella difesa perimetrale). E quanto Dallas sarà capace, questo potremo dirlo una volta visti all’opera i nuovi giocatori, di colmare con aggiunte a roster le sue lacune.

SU CHI SCOMMETTERE

Josh Green è stato compagno del nostro Nico Mannion ad Arizona. L’australiano ha le caratteristiche fisiche per essere il perfetto 3 e D che tutte le squadre Nba cercano ormai ogni singola stagione. Capire quanto sarà pronto fin da subito sarà fondamentale per Carlisle e le sue rotazioni. Se le % da 3 dovessero esser buone ( >35%?) e  su un discreto numero di tentativi, Green potrebbe divenire un tassello importante della rotazione, lasciando Kleber libero di agire da 5 difensivamente. L’altro nome sul quale accendere i riflettori è quello di Dorian Finney-Smith, giocatore di grande versatilità usato indifferentemente in tutti i ruoli del front-court e tenuto in grande considerazione da Carlisle, che non a caso lo ha usato con un minutaggio inferiore solo alle due star della squadra.

PRONOSTICO

La spada di Damocle che si abbatte sulla stagione della squadra di Cuban è l’infortunio di Porzingis, che a quanto pare terrà l’Unicorno lettone lontano dai campi almeno fino a Gennaio inoltrato. Quanto questo peserà sul record a fine stagione dei Mavericks è piuttosto importante, data l’agguerrita competizione che c’è ad Ovest. Inoltre bisognerà capire anche quanto la perdita di Silas nel coaching staff (diventato HC di Houston) influenzerà l’attacco di Doncic e compagni. Ora, difficilmente Dallas non andrà ai PO ma, considerando la competizione e l’infortunio di Porzingis, potrebbero finire quinti come noni, con la possibilità di accedere eventualmente alla post season soltanto mediante Play In. Ovviamente tal discorso non avrebbe più senso qualora Harden lasciasse Houston, circostanza che libererebbe uno spot. Oggettivamente i Mavs sono una delle squadre più difficilmente pronosticabili in ottica record e anche lo scorso anno, partiti senza alcuna aspettativa, sono finiti a duellare con i più quotati Clippers.

Houston Rockets

Point Guards: John Wall, Chris Clemons
Shooting Guards: James Harden, Ben Mclemore
Small Forwards: Danuel House Jr, Eric Gordon, Sterling Brown, Jae’sean Tate
Power Forwards: Christian Wood, Kenyon Martin Jr, Bruno Caboclo
Centers: DeMarcus Cousins, P.J. Tucker, Kenny Wooten

STARTING FIVE: John Wall-James Harden-Danuel House Jr-Christian Wood-DeMarcus Cousins

Per riassumere la stagione 2019-20 degli Houston Rockets è necessario procedere un passo per volta. Prima la trade per Russell Westbrook, all’indomani dell’ennesima lite fra James Harden e Chris Paul. Poi il Morey Gate, il tweet  pro Hong Kong dell’ex GM dei Rockets che tanto è costato a Silver e all’intera NBA. Infine lo scambio per Capela, il manifesto definitivo della rivoluzione d’Antoniana. È stata una stagione movimentata quella appena trascorsa a Space City ma le premesse in vista dei PO, dopo un record di 44 vittorie e 20 sconfitte, erano di ottimo auspicio. Evidentemente a Houston nessuno aveva tenuto conto del Covid, degli ormoni di Daniel House e…di Anthony Davis. I ragazzi di coach Mike sbatteranno contro i cm del gigante dei Lakers, in un secondo turno perso per 4-1 nella bolla di Orlando avvolto da tanti sé e troppi ma. Non solo; quella serie sancirà il definitivo addio della coppia che ha segnato la storia recente dei Rockets, Daryl Morey e Mike D’Antoni. E potrebbe non essere finita qui.

I nuovi GM e head coach di Houston, rispettivamente Rafael Stone, ex assistente di Morey, e Stephen Silas, ex assistente di Carlisle a Dallas, hanno chiarito di non volersi disfare dello Small Ball ma implementarlo, in modo tale da non costringere il povero PJ Tucker a battagliare 48 minuti contro gente più grande e più grossa di lui. Per questo dalla FA, dopo aver tradato Covington a Portland per 2 prime e il contratto parzialmente garantito di Ariza, è arrivato Christian Wood, in realtà giunto ai Rockets in una S&T con Detroit che ha visto proprio Ariza e una di quelle 2 prime (la 16 del Draft 2020) fare il percorso inverso direzione Mo-Town. Wood, che ha firmato un triennale da 41M, va ad aggiungersi agli arrivi di Boogie Cousins, Sterling Brown, Gerald Green e la scommessa Jae’Sean Tate. Dal draft invece è arrivato Kenyon Martin Jr (il figlio dell’ex prima scelta del Draft 2000), selezionato  con l’unica pick a disposizione dei Rockets, la numero 52. In realtà il pezzo forte della off season di Houston è stata la trade che ha visto RW, dopo appena un anno a H-Town e già una richiesta di esser scambiato, volare a Washington in cambio di John Wall e di una prima scelta protetta. I Rockets inoltre hanno perso Austin Rivers, accasatosi a New York, e Jeff Green, sempre nella Grande Mela ma sponda Brooklyn. Su DMC restano incognite dal punto di vista fisico, considerati gli ultimi anni di calvario, ma se dovesse recuperare del tutto si rivelerebbe una delle più clamorose prese di questa off-season. Al momento la (ancora?) squadra di James Harden è in Luxury, avendo impegnati già 142M del proprio Salary Cap, ma sarebbe una sorpresa se ci rimanesse fino a fine anno, vista la situazione in divenire con il Barba e il duro colpo che hanno subito i business del proprietario Fertitta post pandemia. Ad ogni modo l’anno prossimo Houston avrà pochissimo spazio salariale, anche se è difficile fare previsioni a lungo termine per una squadra in balia dei capricci della propria stella.

LA STAR 

James Harden è la stella dei Rockets, su questo non si discute. Ma fino a quando lo sarà? Le voci che si rincorrono di ora in ora, parlano di un nativo di Atlanta sempre più in rotta di collisione con la franchigia texana. Indipendentemente dai rapporti con il FO e la squadra, il Barba resta un giocatore in perenne lotta per l’MVP e questo sarebbe una certezza se dovesse rimanere. Se invece dovesse andar via, il peso dell’attacco di Houston ricadrebbe sulle spalle di John Wall, il cui stato di salute è un punto di domanda a cui solo il campo saprà dare risposta.

SU CHI SCOMMETTERE

La scommessa dei Rockets è quel Christian Wood che l’anno scorso è stato 7° per TS% (65%) e 9° per EFG% (62%). La sua capacità di spaziare il campo in attacco e di proteggere il ferro in difesa sarà materiale prezioso per il neo coach Silas, fautore nella scorsa stagione, insieme a tutto lo staff di Dallas, del miglior attacco, numeri alla mano, nella storia della NBA. Wood, con la sua versatilità, potrà essere utilizzato tanto in quintetti small di D’Antoniana memoria che in quintetti più convenzionali, indifferentemente da 4 o anche 5. Se nelle intenzioni di Silas ci fosse replicare il modello Mavs, sarebbe uno dei giocatori chiave.

PRONOSTICO

Come già detto in precedenza, è difficile fare previsioni  per una squadra che potrebbe mutare, e non di poco, da qui a fine anno. Il destino di Houston per ora, così come in passato, passa per le mani di James Harden. Se il Barba dovesse rimanere, i Rockets oscillerebbero fra il 5° e il 9° posto della Western Conference, con alte probabilità di avere un posto ai PO che difficilmente li vedrebbe protagonisti.  Se invece il numero 13 dovesse andar via, molto dipenderà da chi arriverà, ma, in un Ovest così competitivo, difficilmente Houston accederebbe direttamente alla Post Season, magari acciuffando un posto al Play In il cui esito dipenderà molto dalla squadra avversaria e dagli infortuni che tanto segneranno questa stagione.

Memphis Grizzlies

Point Guards: Ja Morant, Tyus Jones
Shooting Guards: Dillon Brooks, De’Anthony Melton, Desmond Bane, Grayson Allen, John Konchar, Marco Guduric, Marjo Hezonja, Sean McDermott
Small Forwards: Kyle Anderson, Justise Winslow
Power Forwards: Jaren Jackson Jr., Brandon Clarke, Xavier Tillman, Killian Tillie
Centers: Jonas Valanciunas, Gorgui Dieng, Jontay Porter

STARTING FIVE: Ja Morant-Dillon Brooks-Kyle Anderson-Jaren Jackson Jr-Jonas Valanciunas

Salutato anche Mike Conley, l’ultimo ricordo del  Grit and Grind che per anni ha fatto sognare i tifosi del Tennessee, i Memphis Grizzlies hanno dato il via alla seconda fase del processo di rebuilding. Dopo Jaren Jackson Jr, scelta numero 4 al Draft 2018, al Draft 2019 la franchigia di coach Jenkins ha scelto il primo dopo Zion, ovvero Ja MorantLa PG da Murray State non ha deluso le aspettative  anzi si è dimostrata fin da subito all’altezza della scelta numero 2. Fra schiacciate e highlights da urlo, il giovane playmaker, oltre a vincere il ROTY, ha trascinato i Grizzlies al play in contro Portland, dopo esser stati per larghi tratti della stagione fra il 7° e l’8 posto della Western Conference. Ma, purtroppo per i tifosi della città di Graceland, l’infortunio di JJJ e l’inesperienza, uniti ad un Lillard irreale, hanno fatto sì che Memphis non raggiungesse i PO, pur ritenendosi soddisfatta di quanto fatto vedere in RS.

La off season di Memphis, più che dalla FA, passava tanto dal draft. Pur non avendo scelte al primo giro, si vociferava che i Grizzlies si sarebbero mossi  e cosi è accaduto. Il GM Wallace ha prima acquisito la scelta 30 dai Celtics (in cambio di seconde scelte future), con cui ha selezionato Desmond Bane, tiratore da TCU che è un po’ caduto nella board ma così in basso può rivelarsi una steal, e poi ha trasformato l’originale scelta 40 nella 35, scegliendo Xavier Tillman, lungo moderno da Michigan State dotato di grande QI cestistico e specialista difensivo. Da menzionare anche la firma di Killian Tillie da undrafted, lungo francese da Gonzaga che spazio il campo in attacco e protegge discretamente bene il ferro in difesa.  Per quanto riguarda la FA, come detto in precedenza, Memphis non aveva grandi ambizioni, volendo far crescere i giovani e mantenere un cap flessibile per quando arriverà il momento di pagarli. Ad ogni modo è stata fondamentale la rifirma di De’Anthony Melton con un quadriennale da 35M: difensivamente, forse l’uomo più importante del roster. I Grizzlies hanno ancora un po’ di spazio a disposizione, chissà che qualora la RS proceda in un determinato modo non provino a migliorare il roster con ulteriori innesti.

Ad oggi comunque Morant-Brooks-Clarke-Jackson Jr sono 4 pilastri di assoluto livello sui quali programmare. Recuperare fisicamente Winslow (che parte ai box come con Jackson) sarebbe fondamentale.

LA STAR

Di solito l’anno da sophomore non è mai semplice ma Ja Morant ha tutte le carte in regola per stupire ancora. La PG dei Grizzlies ha avuto una stagione straordinaria in cui ha messo a referto 7.3 assist a partita (10° in Nba) e ha fatto segnare il 35% di AST% (11° in Nba). Deve ancora migliorare in termine di efficienza, cercando di andare più spesso in lunetta e aumentando le % da 3, così da alzare anche la TS%, ma è soltanto questione di tempo. Fino ad allora, è possibile che le difese si preparino a difendere per lasciargli la tripla, anche se poi, come abbiamo visto, partire in modo bruciante e puntare il ferro non è assolutamente un problema per lui.

SU CHI SCOMMETTERE

Ardua scelta, nel roster dei Grizzlies molti giovani potrebbero avere un’annata sorprendente, ma se dovessimo scommettere su un nome, sarebbe quello di Desmond Bane. A Memphis serviva disperatamente shooting e la SG da TCU, che ha un fisico a dir poco NBA ready, al college ha tirato con il 43% su oltre 4 tentativi di media. Attenzione però, non è affatto solo un tiratore. In generale comunque, i Grizzlies si sono mossi egregiamente al draft pur avendo pick basse, colmando i pochi spot dove una squadra in divenire come la loro mancava di elementi. In questo momento, ogni giovanissimo pescato al draft potrebbe rivelarsi una nuova clamorosa steal.

PRONOSTICO

Difficilmente la franchigia del Tennessee potrà ripetere quanto fatto l’anno scorso. La competizione ad Ovest è aumentata e bene o male le franchigie in lotta per i PO si sono addirittura rafforzate. Ma il Covid costituirà una parte rilevante nella RS  e tenersi pronti per qualsiasi evenienza dovrà essere l’obiettivo dei ragazzi di coach Jenkins. Realisticamente Memphis potrebbe finire fra il 9° e l’11 posto, con una vaga speranza di accedere al play in, anche se le probabilità che ciò accada sono molto basse. Non sarà questa comunque la stagione giusta per valutare la bontà del progetto tecnico: mantenere questo core intatto per un paio di stagioni potrebbe regalare enormi sorprese ai fan Grizzlies.

New Orleans Pelicans

Point Guard: Lonzo Ball, Kira Lewis Jr
Shooting Guard: Eric Bledsoe, JJ Redick, Nickeil Alexander-Walker, Sindarius Thornwell
Small Forward: Brandon Ingram, Josh Hart, Naji Marshall
Power Forward: Zion Williamson, Nicolò Melli, Wenyen Gabriel
Center: Steven Adams, Jaxson Hayes, Willy Hernangómez, Ike Anigbogu, Will Magnay

STARTING FIVE: Lonzo Ball-Eric Bledsoe-Brandon Ingram-Zion Williamson-Steven Adams

L’anno passato per i New Orleans Pelicans è stato un anno fortunato. Indipendentemente dai risultati cestistici di fine stagione, pescare la scelta numero 1 in un Draft dove è presente un talento generazionale come Zion Williamson è un bacio della Dea bendata. Ancor di più se un giocatore così lo hai dovuto cedere appena qualche mese prima, ovvero Anthony Davis. La stagione di NOLA è pertanto iniziata nell’attesa di vedere sul parquet l’ex Duke, circondato dai neo arrivati Lonzo Ball e Brandon Ingram. Attesa che è durata a lungo, per via degli infortuni che hanno compromesso la stagione di Zion e la sua legittima ambizione al ROTY. Ad ogni modo, quando Williamson è potuto scendere in campo ha dimostrato di essere il futuro della franchigia, specie insieme all’Ingram livello All Star della stagione 2019-20. Nonostante la possibilità di acciuffare la post season, tanto da esser invitati nella bolla di Orlando, i Pelicans chiuderanno l’anno al seed numero 13 dWestern Conference, con un record di 30 vittorie e 42 sconfitte, sufficiente a mandar via coach Alvin Gentry.

Scelto il nuovo allenatore, il redivivo Stan Van Gundy, il VOBP David Griffin si è concentrato sulla off season. L’obiettivo era soltanto uno: accumulare scelte per il futuro. Per questo salutato Derrick Favors in FA direzione Jazz, i Pelicans hanno spedito Jrue Holiday a Milwaukee in cambio di Eric Bledsoe, 2 prime scelte future, 2 pick swaps e Steven Adams, in quanto la trade ha coinvolto anche Oklahoma City e Denver. Chiaro l’intento di Griffin e del FO: continuare il percorso di crescita di Zion, nell’attesa che quest’ultimo diventi ragionevolmente maturo per tentare l’assalto all’Ovest. Parte di questo piano è stata anche l’estensione contrattuale concessa a Brandon Ingram, un quadriennale da 158M che ha fatto alzare più di qualche sopracciglio fra gli addetti ai lavori ma che nel giro di una stagione potrebbe addirittura rivelarsi uno dei migliori contratti della lega per qualità/prezzo. La scorsa annata l’ex Lakers ha praticamente migliorato tutti i numeri offensivi, mostrando grande versatilità e una capacità naturale di macinare punti. Da non sottovalutare infine la scelta numero 13 al draft, Kira Lewis, PG da Alabama decisa in difesa e adrenalinica in attacco. New Orleans correrà e correrà tanto, e in questo il nuovo arrivato sembra proprio essere l’incastro giusto per un quintetto piccolo e ultra-dinamico.

LA STAR 

Dopo una stagione da appena 24 partite giocate, in cui nonostante tutto ha segnato 22.5 punti di media in appena 27.8 minuti di utilizzo, Zion deve dimostrare quello che ha fatto intravedere. Williamson potrebbe essere una doppia-doppia a sera ma i dubbi sul ruolo che avrà in campo lasciano qualche legittimo sospetto rispetto alla sua efficienza. Il numero 1 di NOLA ad ogni modo potrebbe dominare qualsiasi avversario che incontrerà sul parquet e condizionare pesantemente il comportamento delle difese avversarie, attratte dall’effetto gravità che la sua semplice ricezione profonda può creare. Il tutto a patto che quegli infortuni che lo hanno tormentato lo scorso anno siano soltanto un brutto ricordo.

SU CHI SCOMMETTERE

È stato oscurato dall’arrivo di Zion ma Jaxson Hayes è un gran bel giocatore. La scelta numero 8 del Draft 2019 ha una verticalità e una capacità di correre lungo il campo che, specie quando Zion riposerà, farà molto comodo ad una squadra dai ritmi alti e dal piede perennemente sull’acceleratore. Capire l’eventuale fit con Zion sarà sicuramente uno dei compiti di coach Van Gundy. Per una squadra che giocherà tantissimo in transizione evitando, per quanto possibile, di dover affrontare la difesa schierata con tutte le difficoltà del caso sia di Lonzo che del nuovo arrivato Bledsoe, un giocatore come Hayes potrebbe acquisire sempre maggior importanza, partita dopo partita.

LA PREVISIONE

Le dichiarazioni di Griffin hanno fatto tremare i tifosi dei Pelicans. Il VOBP ha ribadito come Zion possa  giocare anche da SF, ruolo che al momento sembra piuttosto limitare il potenziale di Williamson. Van Gundy fu artefice di quegli Orlando Magic che nel 2009 giunsero alle Finali NBA, una squadra che tirava tanto da 3 e sfruttava le capacità in post di un freak atletico come al tempo era Dwight Howard. Ripetere quell’esperimento con Zion potrebbe essere altrettanto proficuo, specie in ottica futura. Le reali aspettative di New Orleans per la prossima stagione più che dal record passano pertanto dalla crescita dei giovani. Comprendere quanto Zion, Lonzo e Ingram miglioreranno è al centro del progetto della franchigia del Sud degli Stati Uniti, sapere se il fit con Van Gundy è quello giusto altrettanto. I Pelicans potrebbero raggiungere un posto al Play In ma, come già detto, non è ciò che conta. Se anche non dovessero riuscirci ma il potenziale facesse ben sperare, l’obiettivo di Griffin sarebbe già a buon punto.

San Antonio Spurs

Point Guards: Dejounte Murray, Patrick Mills, Tre Jones
Shooting Guards: Derrick White, Lonnie Walker,
Small Forwards: DeMar DeRozan, Keldon Johnson, Devin Vassell
Power Forwards: Trey Lyles, Rudy Gay, Luka Šamanić
Centers: LaMarcus Aldridge, Jakob Poeltl, Drew Eubanks, Tyler Zeller

STARTING FIVE: Dejounte Murray-Derrick White-DeMar DeRozan -LaMarcus Aldridge-Jakob Poeltl

22 anni di fila ai Playoffs non si dimenticano in fretta ma finalmente a San Antonio, eliminato il fardello del record che piaccia o meno ha condizionato le ultime due stagioni, si può ripartire con rinnovata fiducia e nuove ambizioni. Per farlo occorrerà tanta pazienza e voglia di aspettare i tanti giovani, ecco perchè si prospetta inizialmente e come ogni nuovo corso che si rispetti un anno complesso per i tifosi Spurs, reduci dall’ennesima stagione in chiaroscuro con la voglia di restare (o provare a restare) competitivi anche a costo di lasciare per strada qualche draft con potenziali pedine interessanti per rifondare la franchigia.
Partiamo dal mercato, che più di tutto rende ulteriormente complessa la situazione Spurs: Marco Belinelli e Bryn Forbes, scaduti i loro contratti, sono partiti in direzione Bologna e Milwaukee. Le uniche sostanziali aggiunte sono arrivate dal draft, con Devin Vassell pescato alla 11 e Tre Jones alla numero 41. Il primo sembra poter entrare rapidamente e facilmente nelle grazie di Popovich: difensore, grande atleta, tiro unico fondamentale su cui lavorare ma pedina ideale nel pacchetto esterni dell’ex agente CIA. Stesso dicasi per Jones, meglio in difesa che in attacco, potenziale gregario di livello in un basket di sitema. Sono rimasti nel roster, ad oggi, sia DeMar DeRozan che LaMarcus Aldridge, due giocatori anacronistici e in netta contrapposizione alla dimensione perimetrale chiesta attualmente alle star NBA. I texani però, nella bolla di Orlando, hanno fatto vedere un basket decisamente diverso dai loro standard complice l’infortunio del lungo ex Blazers, motivo in più per pensare che Gregg Popovich, nel reinventarsi anche quest’anno, utilizzerà quintetti small e farà più esperimenti del solito per innovare gli Spurs in attesa della svolta sul mercato. San Antonio riparte con convinzioni e obiettivi totalmente diversi e non per forza passando per un tanking esasperato. Per dare un senso a questa annata, Pop sa (e il draft in questo ha mostrato evidentemente gli intenti della franchigia) serve svoltare innanzitutto in difesa. Gli Spurs hanno chiuso col 25esimo defensive rating della lega e una media di 115 punti subiti a partita (sesta peggiore di tutta l’NBA).

LA STAR

Verrebbe da dire DeRozan o Aldridge ma la squadra sta definitivamente svoltando e mettendo la freccia rispetto al suo passato, anche se ancora in corso. Derrick White (fresco di rinnovo di quattro anni e 73 milioni totali) Dejounte Murray e Lonnie Walker (soprattutto dopo essersi aperto rispetto ai problemi avuti in passato) sono il terzetto di esterni dai quali ripartire, anche se la vera star e valore aggiunto in questo momento resta il signore in panchina, sperando che la fine di uno dei record più incredibili della storia NBA non gli abbia tolto stimoli restituendogli invece la voglia di ricostruire attraverso un basket meno dogmatico, più di corsa e meno in aperta guerra con lo spacing attuale.

SU CHI SCOMMETTERE

Dal draft sono arrivati due giocatori molto simili tra loro, Devin Vassell (da Florida State) e Tre Jones (da Duke). Giocatori da sistema, con caratteristiche spiccatamente difensive anche se con ruoli diversi. Se gli Spurs saranno votati al processo di sviluppo dei giovani, troveremo a pieno titolo nelle rotazioni questi due ragazzi, con ottimi risultati. Idem dicasi per Luka Samanic e Keldon Johnson, arrivato lo scorso anno con la numero 29 e per molti giocatore con più potenziale atletico attualmente a roster. Considerati i miglioramenti di White, il #4 potrebbe consacrarsi davvero come la star della squadra e rappresentarne al contempo la più lieta rivelazione. 

IL PRONOSTICO

La domanda è: a DeRozan e Aldridge è stato detto che quest’anno si punta a ripartire dai giovani? Non ci sono possibili vie di mezzo rispetto al mettersi a disposizione del core su cui Popovich punta per tornare credibile in un paio di stagioni e fregarsene, pensare ai numeri personali (sono entrambi in scadenza) e mettersi in mostra per un ultimo grande contratto. Diverso discorso per Rudy Gay, negli anni diventato sempre più una pedina da sistema e ben disposto a mettersi a disposizione dei più giovani. Se i veterani dovessero calarsi nei dettami richiesti dallo staff tecnico e proseguire sulla falsariga vista nella seconda parte di stagione (in cui Aldridge, usato da 5 e con licenza di prendersi più triple, ha di fatto creato spaziature prima inesistenti di cui ha beneficiato innanzitutto proprio DeRozan) non è detto che l’annata di San Antonio sarà quel purgatorio che tutti prevedono. 

La WNBA riparte dalle Las Vegas Aces
L'estate è alle porte e ricomincia la Lega femminile più famosa al mondo, in attesa che la Commissioner...
La miglior stagione nella storia del Famila Schio
Schio è campionessa d'Italia per la dodicesima volta, in una stagione superlativa che l'ha vista arrivare...
Il pagellone della Regular Season di EuroLega 2023
Conclusa la Regular Season, diamo i voti alle squadre di EuroLega.

POTREBBERO INTERESSARTI

Film Room: Zion Williamson
La stagione dei New Orleans Pelicans procede sotto traccia. Attualmente quinti nella Western Conference...
Film Room: Damian Lillard
La stagione dei Milwaukee Bucks è stata ricca di vicissitudini di vario tipo. Il primo periodo di transizione...
Film Room: Deni Avdija
Il momento di Deni Avdija presenta numerose sfide per comprendere quanto è ampio il progresso che può...

Non perdere nemmeno una storia. Iscriviti alla nostra newsletter.

Overtime

Storie a spicchi

Non perdere nemmeno una storia. Iscriviti alla nostra newsletter.