Christian Wood Rockets
Christian Wood, intervistato nel post-partita (Logan Riely-NBAE)

Houston Rockets, we (don’t) have a problem

Come ha agito Rafael Stone, il General Manager degli Houston Rockets, la scorsa notte.

Alla fine per gli Houston Rockets è arrivato l’epilogo della telenovela degli ultimi mesi. Ieri, in tarda serata, è rimbalzata ovunque la blockbuster trade che tutti attendevano da inizio stagione, consumatatasi fra i tweet di Shams Charania (e di Wojnarowski) e i refresh della homepage di Twitter dei tifosi NBA: a Houston è finita un’era.

Gli Houston Rockets hanno così dato l’addio al volto della franchigia negli scorsi 8 anni, James Harden, in cambio di una enorme quantità di prime scelte, tutte non protette, e di Victor Oladipo, l’ex All Star in scadenza di contratto che giunge alla corte di coach Silas sostanzialmente in cambio di Caris LeVert.

Ma perché il GM dei Rockets, Rafael Stone, si è mosso in tal senso? C’erano alternative diverse? E che futuro si prospetta per Wall e compagni? Bisogna procedere un passo alla volta.

La spirale in cui sono precipitati gli Houston Rockets in realtà inizia ben prima delle dichiarazioni rilasciate da Harden dopo la partita con i Lakers. Già quest’estate, subito dopo la sconfitta per 4-1 nella serie di secondo turno sempre contro la Los Angeles giallo-viola, l’atmosfera in casa dei texani non era delle migliori. Dopo un lungo tira e molla, fatto di promesse non mantenute e dichiarazioni a mezzo stampa che smentivano quanto detto privatamente, Mike D’Antoni non ha rinnovato il contratto con la franchigia (per poi, coincidenza, accasarsi a Brooklyn). 

Qualche mese dopo, nel bel mezzo del processo di selezione del nuovo Head Coach, anche Daryl Morey, lo storico GM rivoluzionario di Houston, si è dimesso per motivi personali (per poi, ancora coincidenza, accasarsi ai 76ers). 

D’improvviso due delle persone più legate a James Harden non facevano più parte di H-Town. Ormai era soltanto questione di tempo prima che il Barba chiedesse di esser ceduto, non prima però che i Rockets tentassero di tutto per provare a trattenerlo (anche offrirgli un’estensione da 50 milioni l’anno).

Ma la tempistica è stata fondamentale, al fine di poter estrarre il maggior valore possibile da uno dei migliori giocatori della lega. Se prima che la stagione iniziasse le offerte giunte sul tavolo di Stone non erano poi così allettanti (anche per via dei comportamenti tenuti da Harden, che ha spinto all’estremo lo star power), dopo, le due principali inseguitrici del Barba, i Brooklyn Nets e i Philadelphia 76ers, hanno dato il via ad una vera e propria asta nei confronti dell’ex MVP. Il perché probabilmente risiede in due fortuite coincidenze che hanno agevolato i Rockets: l’improvvisa sparizione di Irving e le brutte prestazioni di Simmons. Questo ha convinto sia Sean Marks sia Daryl Morey a premere sull’acceleratore per ottenere il numero 13, che forse, sentendo vicina la conclusione dell’affare, ha ulteriormente spinto rilasciando le ormai note dichiarazioni dell’altra sera.

Alla fine pare che Philadelphia fosse arrivata a mettere sul piatto Ben Simmons, una prima scelta non protetta e, almeno inizialmente, il sorprendente rookie Tyrese Maxey ma sembra che gli Houston Rockets volessero inserire anche il sophomore Matisse Thybulle nell’affare. In realtà pare che poco dopo Morey abbia provato ad eliminare anche Maxey dalla trade, in cambio di una prima scelta non protetta proveniente da una terza squadra.

Brooklyn però fin dal pomeriggio si era detta disponibile ad offrire ai Rockets tutto ciò che volessero, fatta eccezione per Kevin Durant. Da qui la proposta, coinvolgendo anche Indiana e Cleveland, di 4 prime non protette, 4 swaps e Victor Oladipo: offerta che Stone ha accettato.

Ma perché gli Houston Rockets non hanno tenuto LeVert e Allen o almeno uno dei due? E perché non ha accettato l’offerta di Philadelphia?

I motivi sono diversi ma, bene o male, fanno riferimento alla volontà di Houston di avere molti assets e spazio salariale per poter perseguire in futuro diverse strade. Fondamentalmente i Rockets l’anno prossimo non avranno la propria scelta (andata ad OKC sotto forma di swap nella trade per Westbrook ma protetta 1-4), per cui quest’anno dovranno provare a vincere più partite possibili. Victor Oladipo ha iniziato bene la stagione, è nel contract year e rimane un ex All Star; probabilmente il front office di Houston ha ritenuto Oladipo ad oggi migliore, o almeno più adatto al roster dei Rockets, di LeVert.

In generale l’impatto che l’ex Indiana avrà dipenderà molto dalla sua dimensione off ball. Considerando le sue % in catch and shoot (43.3% da 3 su 3.3 FGA a partita) e il suo usage (26.7%), tutto fa presagire ad una buona convivenza con Wall, anche se desta qualche perplessità la sua capacità da handler nel pick and roll (nel 28%TILE questa stagione, solo 0.78 PPP su una media di 6.7 P a partita), specie dato l’utilizzo massivo di questo fondamentale da parte di Silas. Certamente l’impatto difensivo di Oladipo sarà migliore di quello di Harden, anche se i problemi dei Rockets sembrano più strutturali che additabili ad una singola componente. Molto interessante è che l’ex Okc sia nel 78%TILE Spot Up: questo permetterà a Silas di averlo in quintetti sperimentali con Wall-Gordon-Tucker e McLemore. Se paragoniamo la dimensione di Oladipo in catch and shoot rispetto a quella di LeVert (33.3% da 3 su 1.8 FGA a partita), forse troviamo anche qualche motivo tecnico, condizione che ad ogni modo non ha minimamente influenzato Stone, al perché sia arrivato lui e non la nuova giovane shooting guard dei Pacers.

Il discorso su Allen è invece più legato al cap space: il centro ventiduenne ex Nets quest’estate sarà RFA e probabilmente chiamerà fra i 16-20M l’anno per i prossimi 4 anni. Houston, conscia di non voler pagar quella cifra, ha ritenuto di maggior valore la prima non protetta 2022 di Milwaukee ricevuta dai Cleveland Cavaliers.
Cosa vuol dire tutto questo? Che Houston in free agency avrà tanto spazio salariale, tante pick future ed un buon core con cui decidere il da farsi. I Rockets in fin dei conti potrebbero anche decidere di “passare la mano” e tankare nel 2022 e 2023, anni in cui invece avranno le proprie prime scelte.

Ma perché non prendere ora un possibile giocatore franchigia come Ben Simmons? Probabilmente non conosciamo tutta la storia ma, provando ad ipotizzare il ragionamento di Stone e Witus (il potente assistente GM di Stone), i Rockets hanno ritenuto Simmons, oltre che un fit non ottimale con Wall (che ad ogni modo rimarrà a roster per altri 3 anni), un giocatore su cui difficilmente si potrà costruire una franchigia di successo.
In generale Houston ha accettato l’offerta che gli desse maggior libertà possibile in futuro. Nel farlo, la franchigia di Fertitta è anche scesa al di sotto della Luxury Tax (di 3.65 milioni) e dell’Hard Cap (di 9.95 milioni): un dettaglio da non trascurare data la crisi dei principali business del proprietario dei Rockets.

È tempo di rebuilding a Houston; quanto questo durerà dipenderà molto dalle scelte future della franchigia guidata dell’ex avvocato di New York, neo GM dei Rockets, Rafael Stone.

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