Caris LeVert Nets 2020
Caris LeVert con la canotta dei Brooklyn Nets (Getty Images)

Caris Levert: So, yeah, I know all about resilience

Di Alessio Lemmo, dal nostro Gruppo Facebook "Overtime": la storia di Caris LeVert

È la sera del 3 aprile 2010. Caris e Darryl LeVert, accomunati non solo dal legame fraterno ma anche da una viscerale passione per la pallacanestro, sono a casa di amici a godersi l’atto conclusivo della March Madness: le Final Four del campionato NCAA. Quell’anno sarà possibile ammirare Gordon Hayward a Butler, Draymond Green a Michigan State, i futuri campioni di Duke. E, ovviamente, i fratelli LeVert non vogliono perdersi neanche un minuto di quell’evento. Finita la bella serata, tornano a casa per passare insieme qualche momento spensierato con loro padre, Darryl Wayne LeVert, prima di andare a dormire. La mattina successiva sarà il giorno di Pasqua e andranno insieme a messa, nell’attesa che la madre Kim torni dagli impegni lavorativi che l’hanno costretta fuori città. Purtroppo, quello sarà l’ultimo momento in cui i due fratelli potranno parlare con il padre: Darryl Wayne LeVert, solo otto ore dopo, morirà per un attacco cardiaco. Aveva 46 anni e il suo corpo senza vita verrà trovato dai fratelli LeVert la mattina di Pasqua. Prima di morire, Darryl Wayne ha sempre spinto Caris a dare il massimo; era il suo più grande tifoso.

Credeva fortemente nel talento del figlio che, abbinato al duro lavoro, avrebbe potuto permettergli di raggiungere traguardi importanti. Ma, all’improvviso, lui non c’era più, in modo inaspettato e senza senso. Con nessuna possibilità di dirgli addio. Così, Caris ha iniziato a sopperire alla dolorosa mancanza del padre con un’incredibile forza interiore che lo ha motivato a spingersi sempre più in alto. Dove prima c’era il padre, adesso doveva esserci lui. Caris aveva fatto una promessa a sé stesso e a suo padre: il suo sogno di diventare un giocatore NBA non gli sarebbe stato negato.

Caris Levert College Michigan
Caris LeVert ai tempi di Michigan (Andy Lyons-Getty Images)

High School

Al suo ultimo anno di High School, LeVert pesa solo 69 kg per un’altezza di 1.93m. Di certo, non un gran biglietto da visita per ricevere offerte dalle migliori università americane, che lo iniziano ad etichettare come “smilzo e magrolino”. Durante il consueto reclutamento, viene sedotto e abbandonato da coach John Groce di Ohio State, che lo convince a firmare una lettera di intenti con l’Università dell’Ohio, salvo poi non portarlo con sé quando cambierà panchina qualche giorno dopo, per accasarsi all’Università dell’Illinois. Decide quindi di diventare un Wolwerine e accettare l’offerta di Michigan. Nell’anno da Freshman, Coach John Bielein – allenatore di Michigan – consiglia a Caris di allungare la sua eleggibilità e utilizzare al meglio il primo anno per lavorare sul suo corpo, sfruttando il “redshirt year” concesso nel college sport americano. LeVert è davvero molto magro per il suo tipo di fisico. Il ragazzo, però, ha altri piani.

Hard work pays off

Rifiuta la proposta del suo coach, nonostante fosse consapevole di essere l’ultimo nelle rotazioni nella posizione di guardia. Non giocherà neanche un minuto nelle prime sei partite. Caris non ha alcuna intenzione di arrendersi, non fa parte del suo DNA. Impegnare anima e corpo in ciò che crede, quello sì. Il duro lavoro paga, e così, dopo l’inizio in sordina, nel corso della stagione comincia ad emergere dai bassifondi del roster e il coach inizia ad usarlo regolarmente come arma in più dalla panchina, in una squadra che annovera tra i suoi giocatori Trey Burke, Tim Hardaway jr, Glenn Robinson III e Nick Stauskas tra gli altri.Michigan arriverà fino all’ultimo atto della March Madness vincendo il titolo NCAA contro Syracuse, non prima di battere – nella finale di conference – proprio Illinois, guidata dal coach che aveva sedotto e abbandonato Caris LeVert durante il reclutamento.

Ma la vita non ha ancora smesso di porre di fronte a Caris altri ostacoli da superare, altre sfide che vogliono dissipare la sua forza e vederla lentamente scomparire. Kim LeVert, sua madre, riceve una diagnosi terribile: sclerosi multipla.

Il primo successo

Il mondo gli crolla nuovamente addosso, intorno a lui sembra esserci solo buio pesto. Sarà il sorriso di sua madre ad illuminare quell’oscurità e ad ispirarlo nel suo cammino. Durante una delle tantissime raccolte fondi per i malati di sclerosi multipla, a cui parteciperà da giocatore professionista, dirà di essere felice di poter aiutare sua madre, e chi come lei è affetto da sclerosi multipla, attraverso la piattaforma che ha a disposizione, l’NBA. Intanto, le sue quotazioni al college iniziano ad aumentare.

Con l’approdo in NBA di Trey Burke e Tim Hardaway Jr, scelti al Draft del 2013, diventa titolare dei Wolwerine, che è destinato a guidare nel suo anno da sophmore e a veder lottare per prestigiosi successi. Proprio alla fine di quell’anno arriva il primo: Michigan diventa campione della Big Ten Conference, per la prima volta – senza condividerlo con nessuno – dal 1986. E sapete contro chi trionfano in finale i Wolwerine? Esatto, Illinois, guidata da coach Groce.

Gli infortuni

Caris LeVert inizia ad entrare nei radar degli scout NBA. Quasi non ci crede, guardando indietro a quello smilzo ragazzino dell’Ohio che è dovuto crescere troppo in fretta. Tuttavia, non fa in tempo a gioire per le attenzioni ricevute, che arrivano, come guidati da un cinico destino, i primi problemi fisici che rallenteranno la sua crescita, fin lì esponenziale. In totale, saranno tre le operazioni al piede sinistro in 22 mesi, le quali non permetteranno a LeVert di concludere il suo anno da Junior e quello da Senior, dove stava guidando, da co-capitano, i suoi Wolwerine per punti, assist e rimbalzi a partita. Così arriva il 2016, viene invitato all’Nba Draft Combine che però sarà costretto a vedere fermo ai box, in stampelle. La frustrazione è tanta. Tutti gli sforzi fatti finora sembrano non bastare.

Le sue proiezioni al Draft calano drasticamente, fino ad arrivare a prevederlo come scelta al secondo giro. I GMs temono i suoi problemi fisici e non pensano che Caris possa riuscire a recuperare al meglio, dopo così tanti infortuni. Si sbagliano, eccome se si sbagliano. Non hanno ancora fatto i conti con la forza e la capacità di affrontare le avversità di questo ragazzo nativo di Pickerington, Ohio, un tempo smilzo ed ora una guardia di 1.98 per 87kg, ben 18 in più del suo anno da freshman.

Caris Levert Nets 2018
Caris LeVert con la canotta dei Brooklyn Nets nel 2018 (Mike Stobe-Getty Images)

NBA

Lui lo sa che si sbagliano.

Non resta che dirlo e farlo capire al mondo intero. Dopo l’NBA Draft Combine del 2016 decide di scrivere una lettera aperta su “The Players Tribune”.La lettera inizia così: cari GMs NBA, il mio nome è Caris LeVert e ci sono alcune cose che dovreste sapere di me. Da lì in poi, Caris decide genuinamente e autenticamente di mettersi a nudo, di raccontare la sua storia fino a quel momento, una storia di passione per la pallacanestro, di duro lavoro e di gioia per il gioco, ma anche di sofferenza, angoscia, frustrazione e avversità. Vuole urlare al mondo quanto sia pronto e capace di tornare ai suoi livelli ottimali, di superare le difficoltà e di non scoraggiarsi di fronte ad esse. Vuole urlare al mondo che non saranno di certo delle stampelle a fermarlo, perché lui sa davvero che ci sono cose ben più difficili da affrontare nella vita. “È una cosa strana da sentire per me, onestamente” scrive Caris nella sua lettera “perché so tutto riguardo le avversità e la resilienza. Ho imparato queste cose fin da piccolo. Ho dovuto. Non ho avuto scelta”.

Verrà scelto dagli Indiana Pacers – e poi immediatamente scambiato con Thaddeus Young dei Brooklyn Nets – con la chiamata numero 20 dell’Nba Draft 2016. Sean Marks – GM dei Nets – ha creduto in lui e, prendendo una licenza non concessa, ha fatto bene. Arrivato alla sua terza stagione NBA nel 2018 è ormai un giocatore affermato nella Lega. Segna 27 punti nel “season opener” contro i Pistons e due giorni dopo 28 contro i Knicks. A detta di tutti, questa sarà la sua stagione, la stagione di Caris LeVert. Nulla da fare, le difficoltà e gli ostacoli, come ormai abbiamo imparato, sono sempre dietro l’angolo ad attendere Caris.

Cadere e rialzarsi

Arriva il 12 novembre del 2018, e durante una partita di regular season contro i Minnesota Timberwolwes, LeVert, dopo aver provato a contrastare il tiro di Okogie, cade male sul piede destro. Le immagini sono bruttissime e tutto fa pensare al peggio. In campo piomba un silenzio tombale interrotto solo dalle lacrime di alcuni compagni di squadra. Fortunatamente, però, gli esami effettuati il giorno dopo non rileveranno fratture e la diagnosi sarà di lussazione alla caviglia.

Salterà solo 42 partite e ritornerà a febbraio durante la stessa stagione dell’infortunio, dimostrando ancora una volta un’incredibile capacità di reagire alle avversità. Avevate dubbi? Torna, eccome se torna, più forte di prima. Come ha sempre fatto. Nella stagione successiva sarà capace di segnare ben 51 punti contro i Boston Celtics e due giorni dopo siglare una tripla doppia da 27 punti 11 rimbalzi e 10 assist contro i San Antonio Spurs. Ormai la stella di Caris LeVert brilla di luce propria e tutti hanno imparato a scoprire il suo talento. Ciò che colpisce di più però è l’uomo dietro al giocatore, un compagno di squadra esemplare, sempre col sorriso stampato in faccia e disponibile con tutti. Allenatori, compagni, giornalisti nazionali e reporter locali. Dicono che ha qualcosa di speciale che aleggia attorno a lui.

Caris LeVert Indiana Pacers 2021
Caris LeVert presentato dagli Indiana Pacers

Una nuova vita per Caris LeVert

Il 16 Gennaio 2021 è il giorno di una delle più grandi trade della storia dell’NBA. Nello scambio che porta James Harden ai Nets, LeVert finisce prima a Houston e immediatamente dopo a Indiana in cambio di Victor Oladipo. Nonostante il naturale dispiacere di lasciare la sua prima casa NBA, Caris guarda avanti, col sorriso e la grinta necessaria come ha sempre fatto. Indiana è una squadra che all’apparenza sembra perfetta per le caratteristiche di LeVert e, grazie all’incommensurabile talento cristallino di Sabonis e la sopraffina intelligenza di Brogdon, può tranquillamente dire la sua ad est.

Mancano solo le visite mediche di routine, una formalità prima di cominciare la nuova avventura agli Indiana Pacers. Ma non esistono formalità per Caris. La risonanza magnetica effettuata alla schiena del ragazzo rileva una massa sospetta al rene sinistro che lo costringerà a star fermo fino a data da destinarsi, attendendo ulteriori approfondimenti. Senza questa trade non avrebbe mai pensato di fare una risonanza e non avrebbe mai scoperto questa massa – o l’avrebbe scoperta più tardi. Alla prima conferenza stampa da giocatore dei Pacers, Caris dichiarerà che questa trade potrebbe avergli salvato la vita.Ad oggi non si sa ancora se la massa sia cancerogena, solida o una cisti. Inevitabilmente, sarà necessario attendere i successivi approfondimenti medici, che dovrebbero arrivare nei prossimi giorni, per poterne sapere di più.

Non ci resta che augurare il meglio ad un ragazzo capace di cadere e rialzarsi una quantità talmente alta di volte da renderlo quasi un movimento automatico. Ma automatico non lo è e non lo sarà mai. Caris LeVert lo ha dovuto fare tante volte, fin da quando a 15 anni, la mattina di Pasqua del 2010, ha trovato riverso a terra il padre, morto. Da quel giorno ha scoperto di avere un’impetuosa forza dentro, quella forza che, senza dubbio, gli permetterà di affrontare anche questo ostacolo, con la tenacia che lo ha sempre contraddistinto nella sua vita. “so, yeah, I know all about resilience”. Puoi dirlo forte Caris, puoi dirlo forte.

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