Jordan Bayehe esultanza
Jordan Bayehe esultanza in Cantù-Trieste (Ciamillo-Castoria)

Jordan Bayehe – Il cerchio della vita

Jordan Bayehe, ventunenne atleta italo-camerunense della Pallacanestro Cantù, ci ha raccontato del viaggio che lo ha portato ad arrivare in Serie A partendo dalla sua città natale: Yaoundé.

È l’11 ottobre 2020.
All’Enerxenia Arena di Masnago si sta giocando a porte chiuse uno dei derby lombardi più sentiti e gloriosi del basket italiano: Pallacanestro Varese sfida Pallacanestro Cantù per la 147° volta nella storia delle due società. Il match è all’insegna dell’equilibrio, con l’Openjobmetis a tentare la fuga in più occasioni e gli ospiti bravi a reagire e ricucire ogni strappo avversario. A 7 minuti dalla fine, infatti, il tabellone dice 66 pari.

I bianco-blu hanno appena segnato 6 punti consecutivi e hanno a disposizione il possesso per tornare avanti dopo una lunga rincorsa. Riceve James Woodard in punta: l’esterno statunitense chiama il blocco del suo lungo, lo sfrutta e poi va a servire l’ottima rollata a canestro del compagno, bravo a tagliare a canestro con forza. L’aiuto del varesino Jakovičs arriva in ritardo e ciò permette al canturino col numero 23 sulla schiena di concludere il suo assalto al ferro col canestro e fallo.

Jordan Bayehe Esulta Derby 2020
L’urlo di Jordan Bayehe dopo il canestro e fallo nel derby Varese-Cantù, ottobre 2020 [Ciamillo-Castoria]

D’istinto, Jordan Bayehe si gira e lancia un urlo poderoso per celebrare l’and one, senza rendersi conto che proprio dietro di lui c’è un certo Luis Scola. Di fatto, involontariamente Jordan quasi grida in faccia al giocatore per il quale prova più ammirazione in assoluto. Un’autentica leggenda del basket mondiale che non a caso, a 40 anni suonati, è il capocannoniere della Serie A e la spiega ancora a molti suoi avversari. Lo stesso lungo della Pallacanestro Cantù lo ammette candidamente.

Scola è stato l’avversario più duro da affrontare. Oltre ad essere un manuale che cammina e predica i fondamentali del gioco, riesce sempre a leggere in anticipo come reagisce il suo difensore. Ci provi anche a fregarlo, ma un secondo dopo ti accorgi che è stato lui a fregare te! Deve averne vissute talmente tante che ormai capisce in anticipo cosa stai per fare e agisce di conseguenza. Per quanto tu ci possa provare, lo subisci sempre.

Qualche azione dopo, Bayehe si rivolge a Scola per sincerarsi di non averlo offeso nello sprigionare la tensione del momento. La leyenda argentina molto sportivamente lo rassicura: “Non ti preoccupare, fa parte del gioco. Da dove vieni? Ah, dal Camerun. Guarda: ci sono dei ragazzini camerunensi proprio lì a bordo campo, sono molto bravi”. Jordan andrà a parlare con loro a fine partita, con Cantù che oltretutto dopo quel suo canestro e fallo non si volta più indietro e va a vincere il derby 80-90.

È appena la terza giornata del girone d’andata e la terza partita in Serie A1 per il 21enne Bayehe, molto convincente a Masnago considerata la prestazione da 9 punti e la difesa generosa su Scola. Il primo di una serie di exploit clamoroso quello del Taliercio con la prima doppia-doppia stagionale a referto – che fa capire come mai la Pallacanestro Cantù abbia deciso di puntare con un contratto biennale su un ragazzo che, con l’avvicendamento sulla panchina brianzola tra Cesare Pancotto e Piero Bucchi, ha guadagnato minuti e fiducia a tal punto da venire schierato nello starting five bianco-blu. Jordan Bayehe sta rispondendo in maniera soddisfacente e sa di avere ancora ampi margini di miglioramento da esplorare, ma allo stesso tempo ha già sperimentato quanto sia dura da percorrere l’unica strada che può portarlo a raggiungere certi ambiziosi obiettivi. E di chilometri, su questa strada, ne ha già macinati diversi.

Jordan Bayehe Tiro 2021
Jordan Bayehe sfida Mitchell Watt in Venezia-Cantù, febbraio 2021 [Ciamillo-Castoria]

CHILDHOOD – The little lion leaves home

Anno del Signore 2013.
È da poco terminato un concerto a Yaoundé.
Roger Dassi sta per fare ritorno alla sua abitazione, sita nel quartiere anglofono della città. Yaoundé è rimasta divisa per quasi 40 anni, dal 1922 fino all’11 febbraio 1961, data in cui si tenne il referendum che sancì l’unificazione tra il Camerun britannico e la neonata nazione indipendente (ex Camerun francese). Ben il 78% degli abitanti del Paese è francofono, dunque Dassi non è nuovo a incontrare difficoltà linguistiche nell’interloquire con buona parte dei suoi connazionali.

Anche di ritorno dal concerto deve sforzarsi per farsi capire da uno spilungone che lui stesso ha fermato per strada. Dassi, di mestiere, fa l’allenatore di pallacanestro e tra la folla non ha potuto non accorgersi di questo ragazzino alto già quasi 2 metri. Al coach iniziano a brillare gli occhi: non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione di reclutarlo nella sua Africans Can Play Basketball Academy, sebbene il giovane abbia già risposto: “Grazie, ma non posso. Devo finire l’anno scolastico”. L’allenatore riesce comunque a trovare un compromesso col ragazzo: lo chiamerà al termine della scuola, rispettando in tal modo il suo impegno.

A Jordan Bayehe del basket non è mai importato nulla. Ha sentito parlare del camp organizzato in città dal cestista camerunense della NBA Luc Mbah a Moute, ma non se n’è mai realmente interessato. Da bambino ha sempre e solo giocato a calcio, come del resto quasi tutti i suoi coetanei cresciuti nel mito di Samuel Eto’o, da padri cresciuti a loro volta in quello di Roger Milla e dei Leoni Indomabili di Italia ’90.

Solo l’insistenza di coach Dassi lo spinge a dare una chance a quel nuovo sport, una volta terminata la scuola e ottenuto l’equivalente del nostro diploma di terza media. Per la verità, quando l’allenatore chiama mesi dopo quell’incontro, Jordan neanche si ricordava di averlo incontrato e di avergli lasciato il numero di telefono della sorella maggiore, non avendo un cellulare suo. Fatto sta che è giunto il momento: il ragazzo e la pallacanestro stanno per fare conoscenza reciproca.

Jordan Bayehe Kyle Hines Rimbalzo 2020
Jordan Bayehe lotta a rimbalzo con Kyle Hines nel derby Cantù-Milano, novembre 2020 [Ciamillo-Castoria]

Non sapevo nulla di basket fino a quel momento, ma ero curioso di capire cosa mi aspettava al primo allenamento. Il giorno prima assieme a mio fratello ho cercato dei video digitando “primo allenamento di basket”, ma non trovai molto… Per cui la mia attenzione venne catturata dagli altri risultati delle ricerche. Ricordo benissimo di aver guardato la gara delle schiacciate nella quale Blake Griffin saltò sopra la KIA, su alzata di Baron Davis… Io lì sono impazzito! Ricordo di aver visto anche il video dello step-over di Allen Iverson ai danni di Tyronn Lue. Non vedevo l’ora di imparare a fare quelle cose in campo.

Ecco, non è andata esattamente come Jordan pensava.
Il primissimo allenamento è fissato per l’una di pomeriggio. Considerato il clima tropicale che presenta Yaoundé, a quell’ora non è decisamente consigliato fare allenamento. Ma questo a coach Dassi non può fregare minimamente, così come non gli interessa che Jordan non veda l’ora di provare ad assalire il ferro come era solito fare Blake Griffin nel suo prime, scaraventando violentemente la palla nell’anello.

Ecco, la palla. Dov’è la palla? Jordan non la vede proprio. Anzi, a dire il vero coach Dassi gliela mette in mano solo mentre deve fare l’esercizio della sedia: fermo con la schiena aderente al muro, piegato a 90° sulle gambe ancora esili e tremanti a causa di quel tipo di sforzo a cui non erano mai state abituate prima. La seduta è totalmente incentrata sul lavoro fisico, in particolare sulla forza delle gambe, perché è dal potenziamento muscolare che il suo allenatore vuole porre le basi. Due ore trascorse a fare sessioni di affondi, balzi, scatti, rapidità di piedi e tutti gli esercizi più odiati da chi ha mai fatto un allenamento di pallacanestro.

A un certo punto Jordan domanda al coach quando avrebbero iniziato a giocare. Risposta: “Non sei ancora pronto fisicamente, è necessario che ti prepari in questo modo. Tieni duro. Ci rivediamo domani”.
Insomma, le Dassi rules sono già scolpite sulla pietra.

Jordan Bayehe Roger Dassi Yaoundé 2021
Jordan Bayehe (al centro) e Roger Dassi (a destra) con la maglietta della African Can Play Basketball Association di Yaoundé [Facebook Roger Dassi Acha]

Appena rientra in casa, Jordan ricorda di essersi direttamente messo a letto. Senza toccare cibo, senza nemmeno essersi fatto una doccia. Dorme non solo per recuperare energie; dorme anche per provare a dimenticare una giornata che in cuor suo auspicava fosse divertente; al contrario, è stata deludente, massacrante, un incubo. Se questo è il biglietto da visita del basket, non vuole averci nulla a che fare.

Il mattino seguente Jordan sente le sue gambe esili di gazzella pesanti come quelle di un elefante. Anche per questo motivo, non ha nessuna intenzione di tornare al campo. Coach Dassi deve recarsi a casa di Jordan e, una volta arrivato, comprende che è necessario ammorbidire leggermente la linea per convincerlo a non mollare subito. I due riescono a trovare un compromesso: le Dassi Rules restano, a patto che gradualmente il coach inizi a illustrargli i fondamentali del gioco, palleggio e terzo tempo. Jordan può così esercitare la coordinazione mani-piedi e braccia-gambe in maniera corretta, iniziando ad assimilare le prime regole da rispettare per non incappare in infrazioni di gioco. I suoi progressi sono rapidi e lo stesso Jordan ci svela cosa ha contribuito ad accelerare il processo di apprendimento.

Osservavo molto e cercavo di imparare da chiunque, anche i bambini di 7 anni che avevano un’impostazione tecnica migliore della mia. Finito il mio allenamento restavo spesso a osservare i più piccoli giocare. Tuttora mi capita di fermarmi a guardare i compagni tirare a fine allenamento.

Osservare gli altri, per migliorare se stessi. Non solo i campioni della Serie A come Scola, oggi; con grande umiltà Jordan ha saputo imparare da tutti sin dal principio, compresi i bambini di Yaoundé. È anche grazie a loro se i movimenti di Jordy di settimana in settimana diventano più regolari, automatici, tecnicamente migliori; l’incertezza gradualmente diminuisce a vantaggio della confidenza nei propri mezzi. Il pallone dopo tre palleggi non scappa più come prima, anzi, comincia a padroneggiarlo con una certa dimestichezza. Il ragazzo inizia così a vedere dei miglioramenti consistenti e ciò lo rende felice, lo fa appassionare a quello che sta facendo. Sente di star diventando un giocatore di pallacanestro. E non si tratta solo di un’impressione sua o di coach Dassi, perché nel giro di due anni da quel primo allenamento viene notato dagli scout di uno dei settori giovanili più importanti d’Europa.

TEENAGE – The little lion grows up

Il quindicenne Bayehe nel 2015 è costretto a lasciare the city on seven hills, la sua Yaoundé, con tanta malinconia nel cuore. Si stacca per la prima volta dai genitori, dai suoi sette fratelli, dagli amici, dalle sue abitudini e radici culturali più profonde. Ma nel suo destino lo attende la Madre di tutte le città del mondo fondate su sette colli, la più antica e bella di tutte: la Città Eterna.

Jordan viene infatti messo sotto contratto dalla Stella Azzurra Roma, società d’élite in Europa e nel mondo per scouting internazionale di giovani talenti da far crescere poi nel rispettivo settore giovanile. A fargli compagnia c’è un altro ragazzo nato a Yaoundé e pochi mesi più piccolo di Jordan: parliamo di Paul Eboua, oggi ai Long Island Nets, squadra militante nella NBA D-League.

Jordan Bayehe Stella Azzurra Roma 2016
Jordan Bayehe (di profilo) e Paul Eboua (di fronte) ai tempi della Stella Azzurra Roma [Ciamillo-Castoria]

Trasferendomi da Yaoundé a Roma, il mio stile di vita è cambiato totalmente: in Camerun mi allenavo due volte a settimana al massimo, il mercoledì e il sabato. Facevo allenamento dalle 15 alle 17 circa, non finivo più tardi perché a quell’ora inizia a fare buio e non è sicuro muoversi. E una volta tornato a casa poi avevo da studiare… Mentre a Roma di allenamenti pomeridiani ne avevo 2/3 al giorno, tutti i giorni. Subito dopo scuola ci aspettava una seduta di lavoro individuale, poi una di pesi e infine l’allenamento di squadra. Questa era la nostra routine settimanale, dal lunedì al venerdì e talvolta anche il sabato. Il giorno di riposo? Nah. Non esiste alla Stella Azzurra.

Una routine davvero dura da sostenere, come ci conferma un ex compagno di Jordan alla Stella Azzurra, Joseph Mobio, ala italo-ivoriana quest’anno in forza all’APU Udine.

La Stella Azzurra non è per tutti. Durante una delle stagioni trascorse lì, eravamo reduci da un periodo di 2/3 sconfitte di fila. Non ce lo potevamo permettere, così per due settimane ci allenammo tutti i giorni alle 6 del mattino, prima della scuola. Per poi tornare a lavorare in palestra nel pomeriggio, come sempre. Fu massacrante certo, ma utile alla crescita mia, di Jordy e degli altri ragazzi coi quali ho legato fraternamente negli anni di Roma.

A incitarli e strigliarli in palestra, il volto più riconoscibile del progetto Stella Azzurra Basketball Academy: coach Germano D’Arcangeli. Il quale, oltre ad aver accompagnato Jordan durante il suo percorso giovanile, lo ha anche lanciato nel mondo dei professionisti. Prima in serie B e poi in A2, a Roseto, dove il ragazzo si è messo in evidenza a tal punto da meritarsi le attenzioni della massima categoria. Queste le parole dedicate ad Arcangeli dal lungo oggi alla Pallacanestro Cantù.

Germano lì dentro è una figura molto paterna. Ogni ragazzo alla Stella Azzurra può avere alcuni problemi d’ambientamento; nel caso lui è sempre disponibile con tutti. Ma quando si entra in palestra non gli interessa più nulla di ciò che succede fuori dal campo. È un allenatore duro, ti spinge sempre oltre il limite. Tante volte mi faceva incazzare e impazzire, però poi a mente fredda capivo perché era così esigente e tosto in palestra con noi.

Jordan Bayehe Roseto 2019
Jordan Bayehe con la maglia numero 23 dei Roseto Sharks nel 2018 [Ciamillo-Castoria]

Sentivo nostalgia di casa? Naturalmente. Mi sono trovato catapultato in una realtà completamente diversa, ma al tempo stesso non potevo piangermi addosso perché non ero l’unico in quella situazione. Già il secondo anno ho visto arrivare in foresteria ragazzi del 2003, più piccoli di me di quattro anni, per cui non ti potevi neanche lamentare. Certo, loro ogni 3/4 mesi tornavano a casa… Cosa che io non sono mai riuscito a fare.

Proprio così: Jordan non riabbraccia la sua famiglia da 6 anni. E mentre lo afferma, la sua parlantina vivace si spegne lentamente; e il volto che fino a poco prima irradiava luce riflessa dal suo sorriso smagliante, tutt’a un tratto, si incupisce. 

ADULTHOOD – The Indomitable Lion

Secondo una corrente di pensiero che affonda le proprie radici nell’antichità – parliamo di Ippocrate, IV secolo a.C. – e che tutt’oggi viene considerata valida da diversi studiosi, la vita umana è divisa in cicli settennali. Ogni ciclo segna una tappa fondamentale nell’evoluzione dell’individuo secondo questa teoria che trova riscontri anche negli studi dei biologi. Le cellule del nostro corpo infatti si rinnovano ogni sette anni e di conseguenza l’intero organismo si rigenera, si trasforma e si prepara a una nuova fase biologica che ci porterà a cambiare ulteriormente a livello psicofisico, ad evolverci, a maturare.

Pensate alla storia di Jordan Philippe Bayehe.
Camerunense di nascita, italiano di formazione.
Sono passati sette anni da quando ha palleggiato per la prima volta una palla a spicchi arancione.
Ne sono passati 6 da quando ha abbracciato per l’ultima volta i suoi sette fratelli, mamma Elizabeth e papà Roger, prima di decollare con un bagaglio da stiva colmo di paure e incertezze da Yaoundé, destinazione Roma. Jordy non li rivede da allora, i suoi familiari. Non è più tornato a casa per motivi personali che ha voluto giustamente tenere per sé. È trascorso un ciclo settennale, nel mentre. Ma poco importa: questo ciclo si è appena chiuso, nel migliore dei modi.

Il lungo della Pallacanestro Cantù è stato infatti convocato per la prima volta dalla nazionale di pallacanestro del Camerun per le qualificazioni ad AfroBasket 2021, che si sono tenute dal 19 al 21 febbraio. Nel debutto vincente contro la Guinea, 12 punti e 8 rimbalzi in 23 minuti di impiego; un positivo 10+5 anche nella sconfitta contro la Costa D’Avorio. Ma al di là delle prestazioni, la convocazione è stata un premio ai grossi sacrifici fatti da Jordy dal giorno in cui ha conosciuto la pallacanestro fino ad oggi. Una soddisfazione enorme, impreziosita da un particolare non secondario: i due match che hanno qualificato la nazionale camerunense ad AfroBasket 2021 si sono disputati nella bolla di Yaoundé.
Proprio così: Jordan è finalmente tornato a casa.

Nazionale Camerun Inno Qualificazioni Afrobasket 2021
Jordan Bayehe durante l’inno nazionale del Camerun [Fiba.basketball]

L’aveva lasciata da leoncino,
ignaro di cosa ci fosse là fuori.
Nel mentre è cresciuto, cambiato, maturato
e oggi vi fa ritorno da Leone Indomabile,
da giocatore della nazionale del Camerun.

Jordan è tornato a casa
come Simba ne Il Re Leone.
E un cerchio della sua vita,
forse il più importante,
finalmente si è chiuso.

È il cerchio della vita
e ci commuove tutti
attraverso disperazione e speranza,
attraverso la fede e l’amore
finchè troviamo il nostro posto
sul sentiero che si svolge
nel cerchio, il cerchio della vita
.

It’s the circle of life
and it moves us all
through despair and hope,
through faith and love
‘til we find our place
on the path unwinding
in the circle, the circle of life
.

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