Layne Murdoch Jr. - cbssports.com

Pelicans, fate spazio per Zion Williamson

Al secondo anno nella lega ma con una sola stagione intera nel motore, Zion Williamson è letteralmente esploso. Nonostante tutto, viene da dire.

Alla seconda stagione dell’era Zion Williamson i New Orleans Pelicans stanno provando, faticosamente, a migliorare i risultati dello scorso anno. Dopo il tutt’altro che entusiasmante record di 30-42 sotto la guida di Alvin Gentry, valido per il tredicesimo posto nella Western Conference, la proprietà ha optato per un nuovo coaching staff nella speranza di veder esplodere il talento a disposizione del team. Spezzando però una lancia a favore di coach Gentry, è doveroso sottolineare come l’ex coach dei Phoenix Suns abbia potuto contare su appena ventiquattro partite di Zion, a partire dal 22 Gennaio con la vittoria interna contro gli Spurs (22 punti e  4/4 da 3 il biglietto da visita dell’ex Duke) a causa di un infortunio al menisco patito in pre-season.

Different coaches, different offense

Con l’arrivo di Van Gundy i Pels hanno radicalmente cambiato il loro sistema offensivo rispetto alla passata stagione. I New Orleans di Coach Gentry erano infatti noti per l’alto ritmo e l’alto numero di possessi: con 103.89 di PACE Williamson e compagni erano la 4^ squadra per numero di possessi medi per partita, dietro solo a Bucks, Rockets e T’Wolves. Il 40.3% delle conclusioni arrivavano nei primi 8 secondi delle azioni, cercando di sfruttare la prima transizione offensiva per evitare di dover attaccare una difesa schierata. Ed era tutto meno che una scelta sbagliata.

Quest’anno il ritmo del Jazz, per usare un paragone caro al grande Kareem Abdul-Jabbar, sembra essere cambiato, rispecchiando forse una volontà del coaching staff di avere una squadra un po’ più quadrata, capace di ragionare anche a metà campo: il numero di possessi è sceso a 99.71 – 14esimo PACE della lega – e la metà (50.5%) delle conclusioni arrivano tra i 15 e i 7 secondi sul cronometro dei 24, mentre “solo” il 33.8% nei primi 8 secondi dell’azione (i Bucks, 3° PACE della lega, prendono il 40.7% nei primi 8 secondi dell’azione), sintomo di una tendenza a ricercare un attacco maggiormente a metà-campo e contro una difesa schierata. O forse no. Potrebbe esserci un altro motivo, sul quale torneremo più avanti.

Torniamo ai numeri offensivi della franchigia della Louisiana. I Pels con 114.3 punti/100 possessi sono l’8° attacco della NBA per efficienza offensiva, numeri di assoluto valore per una squadra che tira “solo” – per gli standard della NBA di questi anni – 30.7 volte da 3 punti, realizzandoli con una percentuale poco entusiasmante del 34.9, peggio di 24 squadre della lega.

Nella maggior parte delle situazioni di gioco i Pelicans si collocano più o meno a metà della classifica tra le squadre NBA per ogniPlaytype”:

  • #15 per possessi in transizione con 15.7%.
  • #14 per isolamenti con 5.8%.
  • #15 per Pick and Roll con 17.7%.
  • #15 per possessi in post-basso con 4.4%.

Probabilmente coach Van Gundy è ancora alla ricerca della giusta strada da intraprendere dal punto di vista offensivo, e i pochissimi allenamenti a causa di un calendario ancora più fitto di quanto già lo sia normalmente uniti all’impossibilità di organizzare sessioni video di squadra se non per un massimo di 10 minuti non è certo di supporto con un gruppo così acerbo. Si prova a fare gli avvocati del diavolo, per non cavalcare a tutti i costi la narrativa del Van Gundy cattivo tanto cara sui social. Anche se le giustificazioni e il tempo a disposizione, con Zion Williamson in squadra, non sono infiniti.

A star is born

With the first pick in the two thousand and nineteen NBAdraft, the New Orleans Pelicans Select: Zion Williamson, from Duke University”.

(Reazione del Front Office dei pelicans alla vittoria della Lottery del Draft)

Quando durante la Lottery per il draft i New Orleans Pelicans sono stati estratti per i diritti della prima scelta assoluta, all’interno della facility della franchigia della Louisiana il front office dei Pels, conscio del valore e del potenziale del ragazzo in uscita da Duke dopo appena un anno, ha esultato come per una vittoria di un titolo NBA.

Come già detto, la carriera NBA di Zion è iniziata in ritardo per via di un infortunio al menisco, ha collezionato ventiquattro presenze sul parquet nel 2019/20, e ha comunque impressionato da subito per impatto fisico e atletico. Zion ha inoltre stupito per la mitezza negli atteggiamenti, per l’etica lavorativa e per l’umiltà, tre caratteristiche che non sono così scontate da trovare in un ragazzo che ha i riflettori puntati addosso da anni nonostante non sia ancora ventunenne.

L’impatto sulla squadra è stato subito determinante, portando una nuova vitalità alla franchigia e ai suoi tifosi dopo l’addio turbolento di Anthony Davis in direzione Città degli Angeli. E anche l’impatto sul gioco non è stato certo da sottovalutare: 22.5 punti a partita, 6.3 rimbalzi, 2.1 assist, 112 di offensive rating 106.9 di defensive rating con lui sul parquet, a fronte di un 109.5 di offensive rating e un 112.2 di defensive rating quando in panchina o ai box.

Questa stagione il livello del giocatore si è ulteriormente alzato, complice anche una maggiore integrità fisica e un maggiore impiego. Zion ha alzato ogni valore statistico nella metà campo offensiva: 33.1 minuti a partita (5.3 in più rispetto alla passata stagione), 26.9 punti, 7.2 rimbalzi, 3.7 assist, 61.7% FG (!!). Solo 18 giocatori, (tutti centri) con 20 o più partite giocate, tirano meglio di lui dal campo in NBA.

Shot chart Zion Williamson 20-21 (Statmuse.com)

Guardando neanche troppo attentamente la sua Shot Chart ci si accorge che:

  • 1) la maggior parte dei segni colorati si trovano nei pressi del ferro, o quantomeno all’interno del pitturato;
  • 2) la sezione riguardante il Mid Range shot rimane praticamente bianca;
  • 3) viene appena macchiata al di fuori della linea dei 3 punti.
(Highlights stagione 20-21 Zion Williamson)

Proviamo ad approfondire la questione. Williamson prende il 79.48% dei tiri in Restricted Area, addirittura il 94.96% all’interno dell’area dei 3 secondi. Nonostante questa mole di conclusioni nei pressi del ferro, l’ala da Duke riesce a convertire in punti il 63.16% delle stesse. Un giocatore simile per Shot Selection potrebbe essere Ben Simmons. Il ragazzo australiano prende circa il 95% dei tiri all’interno del pitturato (95.21% per l’esattezza) con una percentuale di realizzazione dell 55.77%, 7 punti percentuali in meno rispetto a Zion. Ciò testimonia la grande efficacia del numero 1 del Pels. Navigando così spesso nell’area è anche alto, anzi altissimo il numero di tiri liberi tentati per partita, 8.6, 4° in tutta la NBA dietro a Joel Embiid, Giannis Antetokoumpo e Trae Young. 

Oltre alle capacità strabilianti di Williamson di puntare al ferro e arrivarci tendenzialmente senza possibile opposizione dei corpi avversari, guardando le partite si ha l’impressione che alcuni, se non la maggior parte dei giocatori, ci pensino due, anche tre volte prima di mettersi sulla sua linea di penetrazione, immolando il proprio corpo.

Point-Zion

Il vero merito del tanto bistrattato Stan Van Gundy, nonostante tutto, sembra quello di aver trovato un nuovo ruolo offensivo per Zion. Dopo la pausa dell’All Star Game infatti è sempre più frequente vedere il numero 1 dei Pelicans utilizzato come Point-Forward, per gestire più palloni, anche da palleggiatore nei P&R. Si parla di 3.2 possessi a partita come ball-handler nei pick and roll, producendo 1.01 punti per possesso in questa situazione, numero astronomico se confrontato alla scorsa stagione (in cui Zion non è entrato nemmeno nei requisiti minimi per essere considerato ai fini statistici, ovvero 10 possessi totali per quella specifica situazione di gioco)

(Pelicans-Sixers: lettura di Zion sul P&R)

Da questa trovata di Coach Van Gundy e del suo staff ha tratto beneficio sì Zion, che sembra sentirsi molto a suo agio nel ruolo di creator: dividendo la stagione in due porzioni, pre e post All Star Game, si nota come i Net Rating prima dell’introduzione della “Point-Zion” dei giocatori che hanno condiviso sul parquet almeno 100 minuti con l’ala da Duke siano quasi tutti negativi; nella seconda parte di stagione, facendo gestire un numero maggiore di possessi a Zion, i Net Rating migliorano rispetto alla prima porzione presa in esame.

Effetto della Point-Zion sui Net-Rating dei compagni

Questo nuovo ruolo ha (finalmente) iniziato a far parlare delle capacità di passatore del ragazzo da Salisbury, notevolmente sottovalutato sotto questo punto di vista. Il numero 1 del Pelicans sta dimostrando di non subire la pressione della gestione di un maggior numero di possessi. Anzi, è l’esatto opposto. Zion ha notevolmente incrementato i suoi numeri nel passing rispetto alla passata stagione: 

  • 2.1 assist a partita, 11.9 AST% e 0.85 AST/TO Ratio nella stagione 19/20.
  • 3.7 assist a partita, 18.7 AST% e 1.39 AST/TO Ratio nella stagione 20/21.

Prendendo la partita delle stelle come “giro di boa” si nota una notevole differenza

  • 3.4 assist a partita, 2.6 turnovers, 16.9 AST%, 1.33 AST/TO Ratio e 27.5 di Usage% pre-All Star Game.
  • 4.1 assist a partita, 2.8 turnovers, 22.0 AST%, 1.48 AST/TO Ratio e 30.8 di Usage% post-All Star Game.

Questi numeri consolidano la sensazione di confidenza acquisita da Zion nel recitare la parte dell’attore protagonista di un sistema offensivo, creando per sé e per i compagni. 

Pelicans-Sixers. Lettura in penetrazione

Chiaramente i margini di miglioramento esistono ancora (fortunatamente) e sono ancora ampi, ma i primi lampi da lettore di gioco sono impressionanti e lasciano ben sperare. Anche perché spesso si vede inserito in alcuni quintetti non propriamente contemporanei e che ricordano piuttosto un basket che non esiste più, con imbarazzanti spaziature e situazioni di gioco in cui, per uno Zion che attacca il pitturato, ci sono 4 compagni con i piedi dentro l’arco o più semplicemente non ci sono sufficienti tiratori per impensierire una difesa che, ovviamente, attende il numero 1 al ferro e non si preoccupa di difendere il perimetro. D’altronde il contorno si chiama:

  • Eric Bledsoe, “Point-Guard” con il 33.9% da 3P in carriera.
  • James Johnson, cintura nera di secondo grado di MMA ma giocatore schierato l’ultima volta da “3” quando forse frequentava la seconda media. 
  • Jackson Hayes, giovane centro dinamico ma con raggio di tiro limitato al ferro, schierato da “4”.
  • Steven Adams o Willy Hernangomez da 5, giocatori che operano solamente nel pitturato.
Blazers-Pelicans. Il “Muro” difensivo che viene costantemente schierato contro Zion

Zion è chiaramente il faro della franchigia e il giocatore attorno a cui costruire per ambire al titolo in futuro, ma ci sono aspetti nei quali deve ancora migliorare e tanto. Va costruito un tiro rispettabile dal Mid-Range e quantomeno credibile oltre l’arco, così da evitare di essere troppo dipendente dalla sua condizione fisica e dalla tenuta atletica. Questi upgrades del gioco offensivo aprirebbero ulteriori nuovi orizzonti.

Give him some (s)pace

La particolarità del gioco di Zion è lampante. Idealmente, per ottenere la massima resa dall’ex giocatore dei Blue Devils, il front office, e successivamente il coaching staff, dovrebbe costruire, e successivamente mettere in campo, un roster che sia in grado di lasciare il più possibile l’area libera per agevolare le sue penetrazioni e i conseguenti scarichi. Questa stagione il quintetto più utilizzato da coach Van Gundy – il terzo più utilizzato in tutta la Nba con 574 minuti all’attivo suddivisi in 38 partite (15.11 a partita) – comprende Bledsoe e Adams, insieme al trio Ball-Ingram-Williamson.

Shot chart Lonzo Ball 20-21 (Statmuse.com)

Ball e Ingram hanno costruito rispettivamente un più che discreto ma ancora discontinuo tiro da 3P (37.6% su 7.9 3PA, con un Career-High di 8 3PM contro i malcapitati Rockets post deadline), diventando chiaramente l’elemento del back-court più pericoloso dall’arco tra i giocatori a disposizione di Van Gundy, e una varietà offensiva degna di un All-Star: Ingram dispone di un mix di atletismo, lunghezza e tecnica invidiabile a pochi giocatori della lega. Il “turning point” per la carriera del ragazzo nativo di Kinston è stato il passaggio dai Lakers ai Pelicans nell’estate 2019. In Louisiana ha trovato la sua dimensione, potendo gestire molti più possessi e dimostrando una capacità innata nel fare canestro in tutti i modi. Le cifre in ascesa rispetto all’anno scorso lo confermano: 24.3 punti a partita, 4.9 rimbalzi, 4.9 assist, 6.2 triple tentate a partita (38.2 3P%), 28% Usage e 59.1 TS% (True shooting).

Shot chart Brandon Ingram 20-21

Eric Bledsoe e Steven Adams sono arrivati ai Pelicans con uno Skill Set abbastanza definito. Bledsoe, per esempio, in carriera una percentuale da dietro l’arco del 33.9%, non esattamente uno dei fratelli Curry. Questa stagione la percentuale da 3 punti è leggermente superiore alla sua media, 35.5%, derivante da un 37.31% dagli angoli (da sottolineare lo scarso numero di tentativi, poco più di un tiro a partita) e da un 35.1% da ATB (Above The Break) su un numero maggiore di conclusioni, poco meno di 4 a partita.

Shot chart Eric Bledsoe 20-21

Come si vede dalla Shot Chart del giocatore, la “varietà” del gioco offensivo di Bledsoe si limita al tiro da 3 punti, il 51.11% delle sue conclusioni arrivano con i piedi dietro l’arco, e alle incursioni in area, visto che un ulteriore 35.56% delle conclusioni vengono scoccate all’interno del pitturato, realizzandone comunque il 49.04%.

Steven Adams è uno dei centri più migliorati da quando è entrato nella lega. Negli anni è arrivato ad avere consapevolezza delle sue capacità offensive: blocchi rocciosi, roll profondi con capacità di chiudere al ferro, short roll ricevendo un pocket pass a centro area, situazione in cui ha migliorato la bontà delle sue letture con la palla in mano (5 di Assist% e 0.61 di Assist/Turnover Ratio nella sua stagione da Rookie, 8.8 di Assist% e 1.41 di Assist/Turnover Ratio nella stagione corrente). Ha sviluppato anche un gioco credibile in post basso, costruendo una discreta gamma di movimento spalle a canestro.

Shot chart Steven Adams 20-21 (Statmuse.com)

Al di fuori di 5 tentativi dal mid range, dei quali due a bersaglio, e di 3 preghiere da oltre metà campo, il restante 97.33% delle conclusioni del neozelandese arriva con i piedi nel pitturato (63.01% di realizzazione). Spesso durante questa stagione Steven Adams è stato “parcheggiato” nel cosiddetto Dunker Spot, utilizzato come bloccante nei P&R e sugli scarichi dalle penetrazioni. Forse però non viene sfruttata la sua presenza al 100%, rendendo la stessa quasi un problema in più da affrontare per i compagni penetratori. I Pelicans sono la ventinovesima squadra per possessi gestiti dal rollante del P&R e la quindicesima per possessi in post-basso, forse troppo poco per rendere un fattore incisivo il centro di Rotorua.

Il risultato di queste scelte offensive consiste in un muro difensivo degli avversari (i Knicks hanno relegato Zion a una delle peggiori serate degli ultimi mesi, da notare qui il comportamento di Rose e Gibson), una vera e propria barricata costruita intorno all’area dei 3 secondi. Chiaramente chi riuscirà a far trovare l’area avversaria aperta a Williamson, troverà la chiave di volta per riscrivere la storia della franchigia della Louisiana. Altrimenti, tutto passerà per la sua abilità di leggere il comportamento delle difese avversarie e sviluppare soluzioni alternative. Qui, sempre contro i Knicks ma 3 giorni dopo la prima sfida…

Defensive misconception

Con coach Stan Van Gundy il Front Office dei Pels ha optato per un allenatore che fa del suo sistema difensivo la base per costruire una franchigia vincente. Scelta, in teoria, molto simile a quella fatta dai Knicks con coach Thibodeau. I risultati ottenuti però non sono stati quelli auspicati durante la Off-Season. I New Orleans Pelicans sono la VENTISETTESIMA difesa Nba, davanti solo ai non irreprensibili Blazers, ai Kings e T’Wolves, con un Defensive Rating di 114.6, subendo in media 8 punti in più su 100 possessi rispetto alla miglior difesa Nba, quella dei Lakers (Per dovere di cronaca, il lavoro di coach Thib ha pagato qualche dividendo in più, essendo i Knicks la quarta difesa NBA con 107.8 di Defensive rating).

In una puntata del Podcast di Zack Lowe, “The Lowe-Post”, commentando i risultati del secondo turno dei Playoff della scorsa stagione, l’allora analista di Espn e oggi coach dei Pels aveva espresso i suoi complimenti a coach Budenholzer per il sistema difensivo da lui impiantato nei suoi Bucks; il sistema di Milwaukee tiene Brook Lopez in drop su tutti i P&R in cui viene coinvolto, esaltando la sua caratteristica di Rim Protector. Ad affiancarlo ci sono quattro esterni molto versatili, capaci di grandi movimenti laterali così da poter aiutare e recuperare sui close-outs con grande efficacia. Ciò nasconde i suoi limiti di mobilità ed esalta le doti atletiche di ali versatili come Middleton e Antetokoumpo.

Nelle idee di Van Gundy il ruolo del greco dovrebbe spettare a Zion, giocatore che però, data la sua mole, non ha nella rapidità laterale e nei close-outs le sue caratteristiche migliori: Zion Williamson è un giocatore sì esplosivo, ma nella reattività di compiere grandi salti, anche consecutivamente. Ovviamente se Zion è idealmente l’interprete di Antetokoumpo nel ruolo di “tappabuchi“ difensivo, Steven Adams sarebbe il giocatore destinato a recitare la parte del Brook Lopez della situazione. 

Difesa dei Pelicans sul P&R quando c’è Adams in campo

Adams è sempre stato un giocatore solido difensivamente, 104.38 di Defesive rating medio nelle 7 stagioni precedenti, ma quest’anno sembra essersi fatto inghiottire dalle pessime abitudini difensive della squadra, producendo il peggior dato in carriera per questa statistica, 115.5, valore totalmente discordante con il Career-High della stagione 15/16, in cui ebbe un notevole 99.9 di Defensive rating. Può essere Adams in sé il problema difensivo dei Pelicans? Non del tutto.

Se si guardano i 5 quintetti più utilizzati da coach Van Gundy balza all’occhio una certa discrepanza tra i valori del Defensive Rating dei quintetti con in campo il terzetto Bledsoe-Williamson-Adams e quelli in cui o è solo presente Zion o in campo ci sono Adams e Bledsoe. Analizzando i quintetti Nba con almeno 50 minuti sul parquet emergono dati interessanti. 204 quintetti rispondono a questo requisito. I quintetti dei Pels con in campo il trio Bled-Zion-Adams si collocano nei bassifondi della speciale graduatoria dei “Migliori quintetti difensivi della Nba”:

  • Bledsoe, Ball, Ingram, Williamson, Adams, 574 minuti giocati (3° in Nba), 146° per Defensive rating (114.2).
  • Alexander W., Bledsoe, Williamson, Adams, Ingram, 187° (!!!!) per Defensive rating (124).
  • Marshall, Bledsoe, Williamson, Adams, Ingram, 183° per Defensive rating (121.7).

Tenendo sempre valida la selezione di cui sopra, il quintetto comprendente solo Bledsoe e Adams si è guadagnato il 77° posto (105.8 di Defensive rating). Diverso invece il discorso riguardante Zion. Nei restanti due quintetti dei Pelicans presi in considerazione, ad affiancare il ragazzo da Salisbury nel frontcourt sono stati due centri con caratteristiche diverse: Willy Hernangomez, un lungo più simile ad Adams, e Jaxon Hayes, un lungo più mobile e versatile.

  • Redick, Hernangomez, Williamson, Hart, K. Lewis, 137° per Defensive rating (113).
  • Bledsoe, Hernangomez, Williamson, Ingram, Ball, 196° per Defensive rating (128.2).
  • Hart, Hayes, Williamson, Alexander Walker, K. Lewis, per Defensive rating (86.8).

Tutto ciò potrebbe essere un indizio sul tipo di giocatori che riescono a far rendere la giovane stella anche nella metà campo difensiva. A completare il quintetto con il migliore dei Defensive Rating tra quelli citati ci sono giocatori molto versatili, capaci di grandi movimenti laterali e di cambiare su tutti i blocchi. Potrebbe essere questo il contesto difensivo ideale per Zion Williamson.

Avere una difesa degna di questo nome infatti comporta, oltre all’ovvia conseguenza di subire meno punti, il poter andare maggiormente in transizione offensiva partendo da un rimbalzo catturato, senza dover effettuare una rimessa dal fondo per riprendere il gioco. Forse è questo il motivo per cui i Pels hanno un basso ritmo e un basso PACE factor. Per le caratteristiche dei giocatori presenti nel roster, avere un maggiore quantità di possessi in transizione, alzare un po’ il ritmo e il numero dei possessi potrebbe dare una dimensione offensiva di ben altro spessore.

A look into the future

Come già detto, il futuro in Louisiana sarà roseo con e grazie a Zion Williamson. Certo è che anche i Pelicans dovranno metterci del loro, costruendo un contesto attorno alla loro stella per potergli permettere di esprimere il proprio potenziale. Un nucleo di giocatori su cui provare a costruire è già presente: Ingram, Ball, Hart, Alexander Walker e Hayes sono tutti giovanissimi, alcuni con prospettive da star, pensando ai primi due, e altri col potenziale per diventare dei role-players determinanti.

A questo core vanno però aggiunti giocatori che diano prima di tutto esperienza, vista la giovane età del gruppo e della loro star, e dei sacrosanti tiratori per aprire spazi. In questa ottica stupisce la scelta di scambiare Melli e Redick, forse i migliori giocatori con i piedi dietro l’arco del roster, unita alla volontà di scambiare Lonzo Ball, che al netto di percentuali ancora altalenanti sembra l’unico esterno credibile coi piedi oltre l’arco.

Per il futuro potrà essere fondamentale il recruiting di qualche free agent di livello. Per farlo è necessario che la franchigia dia anche un’idea di trasparenza e di correttezza nei confronti dei giocatori. In questo senso la polemica tra JJ Redick e David Griffin sulla mancata cessione ai Knicks che il GM aveva “promesso”, non rende esattamente attraente il front-office dei Pels.

Il talento comunque c’è, ma trasformarlo in qualcosa di importante non sarà facile e la strada intrapresa con Van Gundy non sembra promettere bene. L’impressione è quella di essere davanti a un connubio roster-coach che non riesce a decollare e non riesce a mettere in risalto i pregi di entrambe le parti. La difesa non è quella di SVG, l’attacco non è quello che serve a Zion. E il fatto che con nemmeno 80 partite in carriera i suoi numeri siano ugualmente esplosi rende al meglio l’idea di cosa ci sia di fronte ai nostri occhi.

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