FIBA U19: il miglior quintetto del Mondiale

I dominatori del basket del futuro si sono messi in mostra nel recente mondiale FIBA U19. Scopriamo chi si è preso la copertina del torneo.

IL Mondiale FIBA U19, da poco conclusosi, è stato come prevedibile l’occasione migliore per poter ammirare sia lo stato di salute dell’insegnamento del basket ad ogni latitudine e longitudine, sia un ottimo metro di misura per tastare da vicino alcuni dei migliori prospetti al mondo traendo preziosi indizi sul proprio futuro. Seppur nel complesso, forse, non sia stata l’edizione capace di passare alla storia per il livello del talento medio mostrato, sicuramente è stato un torneo molto avvincente ed in grado dai quarti di finale in avanti di regalare sfide incerte e dal risultato in bilico.
Entrando ancora più nello specifico dei singoli, si sono potuti apprezzare i miglioramenti derivanti ormai da metodologie e strutture di allenamento in forte crescita anche in quelle zone del mondo storicamente più indietro da un punto di vista meramente cestistico, e la tendenza sempre più generale nel provare a portare determinate tipologie di strutture fisiche il più possibile oltre quei limiti che fino a pochi anni fa si credevano insuperabili per natura.
Su tutti, è stato infatti il mondiale di Chet Holmgren e Victor Wembanyama, 215cm il primo e 220cm il secondo: il perfetto biglietto da visita per due giocatori che hanno solamente iniziato a mostrare il proprio potenziale, e di cui è davvero quasi impossibile prevedere il punto di arrivo.

Ecco a voi i 5 migliori giocatori del Mondiale FIBA U19.

Da sinistra: Nikola Jovic(Serbia), Zach Edey(Canada), Victor Wembanyama(Francia), Jaden Ivey(Usa), Chet Holmgren(Usa). Fonte: Fiba
  • VICTOR WEMBANYAMA (Francia) : 2004, 220cm
    Medie: 14punti, 7.4 rimbalzi, 1.4 assist 4.7 stoppate, 19.1 di valutazione.
Victor Wembanyama facilmente sopra al ferro. Fonte: Fiba

Victor Wembanyama  sapeva bene che sarebbe atterrato in questo Mondiale FIBA U19 con tutti gli occhi del mondo addosso, e non tanto per via di quello che già fa (impressionante) ma soprattutto per quello che potrà arrivare a fare (ce lo auguriamo tutti). Perché questo torneo ha fugato ogni dubbio: il potenziale è infinito.
È vero, il mondiale dell’enfant prodige svezzato sapientemente a Nanterre e che dalla prossima stagione sarà un nuovo giocatore dell’Asvel Lyon di Torny Parker (possibile debutto in Eurolega, senza fretta), ha palesato ancora molti aspetti su cui dovrà metter mano quanto prima, come peraltro da lui stesso sottolineato nell’intervista post finale contro gli Stati Uniti: la gestione del contatto e delle braccia chilometriche quando è in marcatura, aspetto che ne ha ad esempio pregiudicato il minutaggio in campo nella semifinale thriller contro la Serbia, raggiungendo quota 4 falli commessi in soli 6 minuti d’impiego, lasciando i compagni privi della sua fondamentale presenza. Cosa che poteva costare caro.
Eppure, nonostante queste evidenti lacune (l’aspetto del controllo del corpo migliorerà comunque con il completamento dello sviluppo muscolare) stiamo pur sempre parlando di un ragazzo di due anni sotto età rispetto alla media del torneo (un abisso a livello giovanile), di 220cm, in grado offensivamente di giocare perfettamente da esterno con un range di tiro sostanzialmente infinito e non contrastabile per ragioni di altezza, di danzare sul perno mostrando un equilibrio quasi inspiegabile o di rollare in area verso il ferro grazie ad una rapidità di piedi davvero notevole.


Difensivamente basterebbe citare le 5.7 stoppate (dato modificato da FIBA in un secondo momento, aggiungendone 7 che non erano state registrate) rifilate ad uscita per far intuire quanto la sua sola presenza in campo sia condizionante per gli avversari, ma Victor sorprende soprattutto per la capacità di potersi accoppiare anche con giocatori molto, molto più piccoli, in grado di poter ben contenere le penetrazioni degli avversari e di arrivare a contestare conclusioni che altri giocatori, semplicemente, non arriverebbero mai a contestare.
Ci sono ampi margini di miglioramento, ampissimi.
Ci sono ancora molte cose da sistemare e correggere, è vero, ma è difficile ricordare nella storia recente del gioco un giovane che avesse polarizzato cosi tanto l’attenzione internazionale su di sé: perché potenzialmente uno come con le proprietà fisiche di Victor Wembanyama non si è davvero mai visto prima.

  • CHET HOLMGREN (Uas): 2002, 215 cm
    Medie: 11.9 punti, 6.1 rimbalzi, 3.3 assist, 2.7 stoppate, 19.3 di valutazione
Chet Holmgren premiato come Mvp del torneo. Fonte: Fiba

Chet Holmgren era indubbiamente il giocatore più atteso del Mondiale FIBA U19 insieme a Victor Wembanyama.
Numero uno del ranking dei licei americani e prossimo giocatore di Gonzaga University, sarà molto probabilmente il giocatore che insieme al “nostro” Paolo Banchero si contenderà la prima chiamata assoluta al Draft 2022.
L’hype insomma era davvero elevato intorno a questo giocatore, ma chi si sarebbe atteso numeri da capogiro a referto ha dovuto presto ricredersi.
Questo Mondiale U19 ha mostrato a tutti un Holmgren molto concentrato e attento, ma non ossessionato dalla ricerca continua del tiro o della realizzazione. In soli 21 minuti di media in campo, la sensazione principale che ha trasmesso è quella di un giocatore molto maturo, focalizzato sull’obiettivo, che ha prodotto solo 1.4 palle perse a partita (mai più di 2) a discapito della quantità di possessi offensivi gestiti e che ben ha presente quali siano i propri punti di forza ed i propri limiti su cui ancora poter lavorare (anche in questo caso, i margini di miglioramento sono ampissimi).
Impressionante la sua naturale capacità coordinativa e la sua fluidità nel passare da rimbalzo offensivo conquistato all’apertura del palleggio per lanciarsi nella conduzione del contropiede grazie ad un’ampia falcata e ad un controllo di palla in velocità di primissimo livello. Sempre ricordandoci la sua altezza: 215cm.

La capacità di leggere gli aiuti per scarichi precisi e puntuali lo rendono una minaccia anche come passatore, anche se in questo torneo difficilmente ha avuto bisogno di lasciar andare la palla una volta puntato il ferro (sia in 1v1, che da rollante o tagliante).
Nella finale di domenica contro la Francia è stato però l’uomo che più ha patito la presenza di Wembanyama, aspetto che ha inciso parecchio sulla propria efficacia a rimbalzo offensivo limitandone la pericolosità in penetrazione e sulle conclusioni dagli scarichi. Ha chiuso il match conclusivo del torneo con 10 punti, 2 rimbalzi e 5 assist, e forse sarebbe stato legittimo attendersi un impatto maggiore a livello generale, soprattutto se messo in relazione con quello avuto dal francese ed al titolo di MVP del Mondiale ricevuto durante la premiazione finale.
Una partita nulla toglie però alla maturità ed alla sicurezza riversata in ogni singolo secondo trascorso sul parquet dalla prima palla a due della competizione.
Dove potrà arrivare dipende sola da lui, ma la strada imboccata sembra decisamente quella giusta.

  • JADEN IVEY (Usa), 2002, 193cm
    Medie: 12.3 punti, 3 rimbalzi, 2.1 assist, 12.3 di valutazione.
Jaden Ivey galleggia in aria. Fonte: Fiba

Potrebbe lasciare qualcuno perplesso la presenza di Jaden Ivey nel miglior quintetto del torneo, in campo solamente per 9 minuti nella combattuta semifinale con il forte Canada, e chiusa con soli 2 punti e 2 rimbalzi.
In realtà, il figlio di Niele Ivey (capo allenatrice di Notre Dame Univerity ed ex assistente dei Memphis Grizzlies) ha mostrato in tutto il torneo una freschezza fisica (atleticamente devastante) ed una creatività offensiva decisamente degne di nota.
16 punti, 4 rimbalzi e 3 rubate nella finalissima di domenica, ed insieme al totem supersize Lofton Jr l’uomo che più di tutti ha suonato la carica nei momenti di massima difficoltà (sotto 58-50 sul finire di terzo quarto). Non molla mai Jaden, mai. La sua forza interiore, la sua sicurezza (anche troppa, a volte tende ancora a “strafare” soprattutto in fase di attacco in campo aperto) la sua esuberanza ne hanno fatto uno degli elementi più interessanti della spedizione a stelle e strisce, ed  assolutamente una delle chiavi per cui la medaglia d’oro è oggi al collo degli americani e non dei francesi.

Jaden Ivey potrebbe esser il prototipo perfetto per la media degli esterni NBA moderni in circolazione: gambe ed atletismo fuori dal comune, ottima dose di creatività e di adattabilità a diverse tipologie di avversari, buona capacità di anticipazione (3 palle recuperate solamente in finale).
Pecca ancora in fase di lettura soprattutto nel riconoscere i raddoppi e nel tiro dalla distanza: 8/28 complessivo per un 28.6% che è troppo poco per chi si è preso 4 tentativi di media ad uscita ed un aspetto (anche mentale) su cui dovrà applicarsi molto per avere una chance concreta di poter incidere anche nella massima lega al mondo.

  • ZACH EDEY (Canada), 2002, 220cm
    Medie: 15.1 punti, 14.1 rimbalzi, 2.3 stoppate, 23.3 di valutazione.
Zach Edey incontenibile in area per la difesa spagnola. Fonte: Fiba

Il centro di Perdue University Zach Edey era uno degli uomini che più incuriosiva  tra i convocati della formazione canadese, ma forse non in tanti avrebbero scommesso ad occhi chiusi su di un mondiale giocato da sostanziale dominatore in area come solo i centri vecchia scuola erano in grado di fare. Certo, il corpo aiuta, soprattutto in un torneo con pari età e qualcuno anche più giovane.
Bisogna riconoscere però la complessità per simili stazze (a differenza di Wembanyama che pesa solamente 95kg, Edey si attesta intorno ai 130kg) nel riuscire a sviluppare non tanto una buona padronanza dei fondamentali, quanto nel saper esprimere ottime proprietà di corsa e mobilità: e Zach Edey è parso proprio questo, un lungo di 220cm di 130kg con buonissime mani, ottima mobilità e interessante capacità di corsa. Ne sa qualcosa soprattutto la (forte) Spagna che si è dovuta arrendere nei quarti di finale al cospetto proprio del centrone canadese autore di una prova devastante da 24 punti, 15 rimbalzi, 4 stoppate per 35 di valutazione (suo high nel torneo), come anche gli Stati Uniti in semifinale hanno dovuto sudare le proverbiali 7 camicie per arginare la sua prepotenza nel pitturato (16 punti e 16 rimbalzi finali) a dimostrazione che le cifre con cui ha terminato la manifestazione non sono frutto solamente di avversari non all’altezza.

Ha un’ottima mano dalla media distanza, reattività nel salto interessante se rapportata al proprio peso, e l’ottimo torneo disputato e la prospettiva futura ne legittimano a pieno titolo la presenza all’interno del quintetto ideale di tutto il Mondiale FIBA U19.

  • NIKOLA JOVIC (Serbia), 2003, 208cm.
    Medie: 18.3 punti, 8.3 rimbalzi, 2.9 assist, 20.7 di valutazione.
Nikola Jovic al ferro. Fonte: Fiba

Il mondiale disputato da Nikola Jovic avrebbe forse nel complesso meritato di esser premiato con il titolo di MVP assoluto, ed il talento di casa Mega Belgrado è senza nascondersi troppo una delle motivazioni principali per cui la Serbia sia riuscita a giungere fino alle semifinali. Il gioco degli slavi è stato complessivamente uno dei migliori visti in campo, difensivamente e offensivamente, in cui il gruppo è riuscito via via ad acquisire sempre maggior sicurezza crescendo di gara in gara lungo tutto il torneo. E se a questa premessa aggiungiamo uno Jovic in questo spolvero, allora non c’è assolutamente da stupirsi per il quarto posto finale conquistato.
Oggi Nikola è semplicemente il 2003 più pronto di tutti a giocare ad un livello “pro”, mentalmente ancor più che fisicamente o tecnicamente. Le sue qualità sono ormai note, un bagaglio di scelte che spaziano da un tiro di una tale bellezza nel rilascio da suscitare paragoni i grandi specialisti del passato o in circolazione, ad un primo passo offensivo di assoluta efficacia e difficilmente contenibile dai pari ruolo, all’ottima solidità a rimbalzo e padronanza dei fondamentali.

Ma c’è di più: Jovic era atteso come leader indiscusso della spedizione serba, e non solo non ha disilluso le aspettative non arretrando di un singolo passo, ma non si è mai sottratto a tali responsabilità dando anzi l’impressione di sentirsi a suo agio nel ruolo di trascinatore: e questo, non ha prezzo. La prova nei quarti di finale da 26 punti e 13 rimbalzi rifilati ad una delle formazioni complessivamente più ardue da affrontare (l’Argentina) è probabilmente la singola prestazione più rilevante di tutto il mondiale (soprattutto soppesando la durezza dell’avversario) ed è difficile, davvero difficile non immaginarsi un futuro radioso per il giovane Nikola Jovic, dal prossimo anno alla sua prima avventura Pro in Aba League (Mega Belgrado)
L’appuntamento, nel suo caso, è per il Draft 2023.

  • MENZIONE D’ONORE : KENNETH LOFTON JR (Usa), 2002, 200cm
    Medie: 13.1 punti, 5.3 rimbalzi, 0.9 assist, 15 di valutazione.
Kenneth Lofton Jr (sinistra) e Chet Holmgren (destra): sarà proprio l’Mvp del torneo il primo a sottolineare il peso della prestazione di Lofton Jr nella vittoria finale contro la Francia. Fonte: Fiba

Oltre ai 5 giocatori selezionati da Fiba per comporre il miglior quintetto ideale di tutto il torneo, abbiamo deciso di inserire una menzione d’onore per un giocatore che non porta a casa nessun riconoscimento personale, ma è una delle ragioni principali per cui tutta la spedizione statunitense sia riuscita a rientrare in patria con la medaglia d’oro al collo al posto di quella d’argento.
Stiamo parlando di Kenneth Lofton Jr, classe 2002 fresco di primo anno trascorso a Louisiana Tech Bulldogs, forse il giocatore che più di tutti ha spostato l’equilibrio della finale di questo mondiale, riuscendo sostanzialmente da solo a riportare la propria squadra con la testa avanti nel punteggio grazie ad una serie di giocate offensive e difensive infarcite di padronanza tecnica, fisicità e soprattutto una determinazione e durezza mentale davvero notevoli per un ragazzo della sua età.
Per la verità, tutto il torneo del giovane Lofton Jr è stato caratterizzato da un’ottima continuità di rendimento, e già dai raduni preliminari si era capito chi sarebbe stato un punto di riferimento della spedizione oltre al super osservato speciale Chet Holmgren.
Kenneth ha fatto anche di più se possibile, dimostrando una capacità di leadership di primo livello, in grado di diventare un reale punto di riferimento al di là dei semplici valori tecnici, e non a caso sarà proprio lo stesso Chet Holmgren a dichiarare al termine della finale “Lui è il nostro vero Mvp. Se abbiamo bisogno di un canestro, lui è l’uomo da cui andiamo”. (16 punti, 7 rimbalzi, 2 assist e 18 di valutazione per Lofton Jr alla fine)
Già, perchè è soprattutto nel momento di massimo smarrimento generale (quando non solo per la prima volta gli Usa si ritrovano ad inseguire un avversario per quasi tutta la gara-da fine primo quarto fino a metà dell’ultimo-ma addirittura si ritrovano sotto di 3 possessi con l’inerzia della sfida saldamente in mani francesi) che Lofton Jr sale in cattedra: la sua stazza unita a coordinazione, padronanza del piede perno e dei fondamentali dal post basso, ambidestrismo e grande tocco di polpastrelli, diventano il fortino in cui si rifugia Team Usa cercandolo ripetutamente in post basso per una serie di 1v1 incontenibili per la difesa francese e che finiscono puntualmente in fondo alla retina.
Grazie alle sue giocate offensive tutto il gruppo riacquista quella fiducia che iniziava per la prima volta a latitare, ed un paio di lampi difensivi infliggono il copo da k.o. che non consentirà più ai transalpini di rialzarsi (rimbalzi, fisicità ed una palla rubata dal palleggio all’esterno Tchicamboud ad un minuto dalla sirena finale davvero incredibile per lucidità, reattività e tecnica difensiva).
Il titolo di Mvp del torneo assegnato ad Holmgren è legittimo, fosse stato assegnato a Wembanyama nessuno avrebbe potuto parlare di furto, ma se dovessimo limitarci a consegnare il premio per il giocatore che più di tutti abbia condizionato l’esito della partita finale valevole per l’assegnazione della medaglia d’oro allora forse non ci sarebbero proprio dubbi: Kenneth Lofton Jr.
Dove potrà arrivare? Impossibile dirlo ora, ma la forza di volontà è potente in questo giovane campione del mondo.

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