Shaquielle McKissic con l'Olympiacos contro il Panathinaikos
Statement from the beginning (Euroleague Basketball)

Decollare con Shaquielle McKissic

L'Olympiacos è tornato a far paura a tante corazzate in Eurolega: il ritorno ai playoff è anche merito di Shaq, con una storia da film alle spalle.

Calathes amministra il palleggio, com’è solito fare. Tenta di appoggiare al vetro un assist per Papagiannis che sarebbe immediatamente entrato negli highlights del match, ma la potenza è troppa e il centro greco non riesce ad acciuffare il pallone. Il rimbalzo lo cattura Shaquielle McKissic, alla seconda partita con questa maglia. Aveva iniziato la stagione in Turchia, con il Besiktas, lasciando di stucco più di uno spettatore, come ad esempio quando in casa della squadra più in forma d’Europa, l’Anadolu Efes di uno Shane Larkin in versione MVP – a tal proposito, vi consiglio questo documentario -, ne aveva messi 38, conditi da 8 rimbalzi e 4 assist: una prestazione dominante, da uomo che brama sfide dal sapore più piccante.

Dicevo, Shaquielle McKissic cattura quel rimbalzo e dà il via al contropiede avversario. Non sono trascorsi nemmeno due minuti sul cronometro quando mette palla a terra. Il Panathinaikos è sbilanciato, perché tanto Calathes quanto Papagiannis non riescono a recuperare in breve tempo dopo il tentativo offensivo di qualche istante prima: DeShaun Thomas indietreggia, Ioannis Papapetrou – ex della sfida a maglie invertite rispetto a un greco dalla certa importanza con la 7 – e Andy Rautins fanno del loro meglio per fermare l’avanzata di chi, dietro la schiena, ha due volte il numero della leggenda con cui condivide lo spogliatoio.

Si percepisce che stia per compiere un gesto importanti, quelli che fanno definire una determinata partita “statement game”. Ma forse è troppo presto per imporsi così in un palcoscenico dalla tale importanza, sia nell’immediato ma soprattutto fino al prossimo incontro tra queste due: si decide di quali colori si possa tingere l’Acropoli ad Atene, se il bianco affincherà il rosso o il verde. Shaq ha scelto la prima opzione: prende velocità, nessuno ha intenzione di frapporsi tra la sua iniziativa personale e il canestro, tanto che quando stacca dalla lunetta il Pireo è già tutto in piedi.

McKissic decolla, tiene saldo il pallone nella sua mano destra, la affonda nella retina e atterra. Un secondo e poco più di pura adrenalina, l’inizio spettacolare di una partita – in cui spiccherà il volo in altre due occasioni, qui e qui – che mi racconta in questi termini: “Penso che il derby a cui sono più legato sia il primo, perché prima di scendere in campo non sapevo cosa aspettarmi e alla fine l’ho giocato molto bene, creando questa leggenda che quando gioco contro il Panathinaikos mi trasformo in una sorta di superumano. Sembra quasi che abbia il sopravvento su tutti gli altri ragazzi che hanno giocato una partita simile nel corso degli anni, perché la gente tende a credere che io diventi sovrumano quando gioco contro di loro (ride, ndr)!”. Al termine di quell’esordio casalingo da fuochi d’artificio, aveva detto: “È pazzesco, perché giocavo con questi ragazzi su NBA 2K: Printezis, Papanikolaou, Spanoulis… essere i loro compagni di squadra otto o nove anni dopo, giocando in questa atmosfera, è davvero incredibile. È pazzesco”.

Altri due atti significativi dell’eterna rivalità (cestistica, e non solo) che si respira ad Atene sono arrivati tra la fine di febbraio e la terza settimana di marzo 2022. Il primo con la vittoria della Coppa di Grecia, che mancava ai biancorossi da 11 anni, e il secondo con un punto esclamativo che sa tanto di definitiva promozione per il gruppo di Georgios Bartzokas quanto di eclatante bocciatura per la squadra di Dimitris Priftis: un bollente 101-73, con un tabellino da 10 punti, 8 rimbalzi e 6 assist per McKissic. Oly in Paradiso, Pana nell’inferno del Pireo. Un’atmosfera che Shaquielle ha imparato ormai a vivere sotto la sua pelle: “Quando sta per arrivare un derby non c’è pressione per me, perché penso sempre che vinceremo. Ma è così difficile descrivere quale sia la sensazione di giocare una partita come questa: il valore è altissimo, l’intensità è incredibile. Incredibile. È qualcosa che non puoi descrivere. Ho imparato che i fan sono pazzi per queste due squadre e nessuno può davvero immaginare che cosa sia in realtà essere in quell’atmosfera in quell’arena. In entrambi i lati, che sia da noi al Pireo o ad OAKA. Non trovo le parole giuste, è semplicemente incredibile. Incredibile”.

Tornando per un attimo alla prima di queste due stracittadine elleniche, nonostante non sia stata la gara dall’esordio impattante o il dominio assoluto che si è visto a qualche settimana di distanza in Eurolega, ha avuto un sapore speciale per Shaq: “È stato il primo trofeo che abbia mai vinto in vita mia. Farlo su quel palcoscenico con questa squadra è una sensazione che non si può eguagliare. Vincere per i tifosi greci e dopo tanti anni di insoddisfazioni in Coppa di Grecia… voglio dire, cos’altro potrei volere? Il Campionato greco, l’Eurolega… credo ci abbia fatto reso davvero consapevoli, sai. Dovessimo andare ai playoff, non credo che questa squadra pensi che perderemo. Credo che tutti pensino che vinceremo e andremo alle Final Four, dove può succedere di tutto”. Final Four di Eurolega? Stagione da annali? Consapevolezza? Facciamo uno stepback necessario.

Shaquielle McKissic in maglia Olympiacos con Dorsey
Dangerous pair (Euroleague Basketball)

Il viaggio di tutti

Chiamo Shaquielle McKissic, dopo esserci accordati su Instagram a suon di “Let’s do it, man”, poco dopo i controlli di sicurezza che tutti i giocatori e lo staff dell’Olympiacos hanno superato all’aeroporto di Berlino, all’indomani di una sorprendente battuta d’arresto contro l’ALBA, trascinata da uno spettacolare Maodo Lo. Sì, una sconfitta inattesa, perché se si prende in analisi la campagna europea dei biancorossi di Grecia in questa stagione, non può che seguire una standing ovation.

In quella che è il primo anno d.S. ad Atene, visto il ritiro di una leggenda vivente come Vassilis Spanoulis, eroe prima al Panathinaikos e poi ai rivali di sempre, la squadra allenata da Georgios Bartzokas – già in panchina per confezionare l’ultimo trionfo continentale dei suoi, nelle Final Four 2013 disputate a Londra – si è imposta fin da subito come una delle squadre da battere in una delle edizioni di Eurolega più competitive di sempre: gli arrivi in estate di Tyler Dorsey, Thomas Walkup e Moustapha Fall, oltre alle certezze Kostas Sloukas e Sasha Vezenkov, hanno certificato un cambio di passo che si è notato in più di un’occasione in stagione.

Un cambio di passo esplosivo, se consideriamo che tra i protagonisti di questo roster c’è una delle figure più elettrizzanti dell’intero panorama europeo, per cui però nulla è mai stato scontato, come spesso accade in storie come la sua: “Per me la cosa più importante è essere qui e dimostrare a me stesso che appartengo. È stata una strada lunga e tortuosa, soprattutto per l’Eurolega. È stato molto difficile dimostrare a me stesso e a tutti che questo è il mio posto: ognuno di noi compie una traiettoria simile, ogni anno c’è una nuova stagione e tu devi sempre dimostrare di appartenere a questo livello, il più alto in Europa. So che l’ho sempre fatto, ogni anno, quindi per me questo è il risultato più grande”. Un viaggio ricco di insidie, come sottolineato da lui stesso, iniziato a queste latitudini nel campionato italiano. Nel 2015, dopo un paio d’annate dal contributo realizzativo importante ad Arizona State, Shaquielle McKissic sbarca in Italia, alla Victoria Libertas Pesaro di Riccardo Paolini, con compagni di squadra come Semaj Christon e Trevor Lacey, che “mi hanno impressionato molto”.

Shaquielle con la VL Pesaro
Italian dunker (Ciamillo-Castoria)

Il debutto arriva il 4 ottobre 2015 contro la Scandone Avellino di Pino Sacripanti – che a stagione in corso avrebbe accolto il ritorno di Marques Green – e, nonostante la sconfitta, si tratta di un atterraggio detonante nel nostro campionato: 29 punti, 10 rimbalzi e 5/10 dall’arco, ultimo ad arrendersi dei suoi. Una gara e una parentesi in LBA che ricorda così: “Avellino-Pesaro è stata la partita che mi ha dato la fiducia necessaria per spingermi a credere davvero che io appartenessi all’estero e che fossi in grado di giocare da queste parti. Avevamo fatto qualche partita di pre-stagione ed eravamo andati molto bene, ma ovviamente si tratta di partite dal valore e dall’intensità differenti rispetto al campionato. Nonostante avessimo perso contro una grande squadra, con quello che sarebbe stato l’MVP della stagione James Nunnally, si trattava un po’ del mio momento coming out. Sette anni fa, wow… il tempo passa!”.

Shaquielle McKissic ce l’ha fatta

Eppure la traiettoria che Shaquielle definisce come “simile” per molti suoi colleghi, nel suo caso va ben oltre una difficile scalata sui campi di mezzo mondo – ha giocato, finora, in Italia, Corea del Sud, Turchia (in tre squadre differenti), Spagna e Russia – fino ad arrivare a un palcoscenico ambito come l’Eurolega. McKissic, infatti, ha superato nel seguente ordine: un’infanzia senza il padre, uno spostamento dall’Indiana a Seattle per seguire la madre e il suo nuovo compagno, la decisione di vivere da solo una volta che la madre si separa, quasi un mese da senzatetto, la morte del migliore amico per un colpo di pistola – ha indossato la maglia numero 40 in diverse sue avventure per omaggiarlo – e due anni di libertà vigilata, oltre tre mesi di prigione, per alcuni furti.

Senza considerare gli innumerevoli lavori (tutti diversi tra loro, dal cameriere a un impiego in un negozio di arredamento) che ha svolto in completa autonomia per pagare l’iscrizione ad Edmonds Community College, affiancando una costante crescita in campo. Crescita che, se consideriamo il punto di vista atletico, era arrivata negli anni dell’High School, a Kentridge: “Il mio atletismo è arrivato con tutto il pacchetto (ride, ndr). Quando ero al liceo dovevo camminare su questa grande collina ogni mattina per arrivare a Kentridge High School. Così, per rendere il tutto più facile, perché avevo questo zaino pieno di libri, ho iniziato a camminare al contrario. Avevo già una buona dose di forza nelle mie gambe, ma a mio parere quel periodo mi ha aiutato a raggiungere un livello molto alto. Duecento giorni di fila facendo su e giù da quella collina per andare a scuola. È lì che stavo sviluppando proprio il mio futuro a mio parere, quello è stato il mio primo metodo. Il merito della mia esplosività in campo lo do a quel periodo”.

Shaquielle McKissic in Barcellona-Olympiacos
Focused (Euroleague Basketball)

Dopo Kentridge ed Edmonds, arriva finalmente la chiamata di un college prestigioso come Arizona State, dove gli verrà concessa la deroga per giocare un sesto anno universitario per imparare ancora di più. In campo, ovviamente, perché fuori dal parquet Shaquielle era già un ragazzo parecchio maturo. Lo capisco definitivamente quando mi dice queste parole: “Per arrivare qui ho perso due amici davvero intimi, è una motivazione che spinge ogni volta che vado là fuori a giocare. Nei cinque iniziali o entrando a partita in corso, questo è tutto ciò che dimostro: l’opportunità che ho e che un sacco di gente non ha. Per me questo si tratta di un risultato enorme, sto vivendo un momento della mia vita meraviglioso dopo tutto quello che ho passato: mi sono creato questa opportunità dopo essere stato un senzatetto, per esempio. È una cosa bellissima, perché la pallacanestro mi aiuta a prendermi cura della mia famiglia”.

Le parole più significative, però, probabilmente le ha raccontate nel Focus On prodotto da Eurolega su di lui, che vi consiglio di guardare e al cui interno sono presenti anche parole encomiabili del suo allenatore in biancorosso. Ad ogni modo, ecco il racconto della sua traiettoria a quei microfoni: “Il basket mi ha davvero salvato in molte situazioni: dopo tutto quello che hai passato, hai ancora quegli incubi di svegliarti in prigione o scappare dalla polizia. Cosa farei se non stessi giocando a pallacanestro? Non lo so, probabilmente non sarei felice come lo sono ora, di sicuro. Sono cresciuto con una mamma single, andava a lavorare tutti i giorni dalle 6 del mattino alle 6 di notte. Guardarsi intorno e vedere altre le situazioni di altre persone era sempre un po’ diverso. Una volta finalmente arrivati a Seattle, la prima scuola in cui sono andato era in un quartiere difficile e, venendo da dove sono venuto, essere introdotto direttamente in qualcosa di simile ha fatto sì che la mia intera mentalità cambiasse. C’era gente che portava armi e litigi a scuola tutti i giorni, con tanti di loro che attendevano che anche io cadessi. Come ho detto sono cresciuto in una famiglia che aveva intorno guadagni loschi, droghe… sapevo molto di quel mondo, questo è certo. Quando mia madre ha deciso di andarsene, ho deciso di rimanere lì per crescere: era solo la mia mentalità. È stato allora che ho deciso “Okay, ora sto per iniziare a prendere cose che sono necessariamente mie”. Rubavo, ma era solo sopravvivenza. Penso che abbia creato un mostro dentro di me. Ora inseguo i miei sogni, cercando di inseguire la strada più difficile che posso, senza guardarmi indietro”. Non fermarsi per guardare indietro: una chiave necessaria.

Learning from a legend

Da quando al Pireo si è iniziato a collezionare trofei su trofei, c’è un uomo in particolare che è stato largamente ringraziato per ciò che ha fatto in campo nel corso di una carriera stratosferica. Miglior marcatore di tutti i tempi in Eurolega, un giocatore che tutti avrebbero dovuto ammirare dal vivo. C’è chi, come Shaquielle McKissic, ha avuto invece l’onore e il privilegio di condividerci lo spogliatoio del Peace and Friendship Stadium, oltre che di decine di palcoscenici in giro per l’Europa.

Sento la sua voce tremare quando mi racconta di Vassilis Spanoulis: “Per me, giocare con una leggenda come Spanoulis è stata un’esperienza da “once in a lifetime”. È come il Kobe della Grecia e dell’Eurolega: giocare con qualcuno che ha fatto così tanto… Ho condiviso il campo con lui e molte volte mi è capitato di pensare: “Come ha fatto tutto questo?”. I tiri che ha fatto, i punti che ha segnato, tutti gli assist che ha distribuito: è incredibile. Ma penso che fosse davvero un Dio tra gli uomini. Ho cercato di prendere tutto da lui. Sembra immortale, è molto saggio e quando è in campo non perde la concentrazione in nessun momento. Non ho appreso solamente giocando accanto a lui, ho imparato molto dagli allenamenti quotidiani. È un’esperienza che non si può descrivere a nessuno. Che dire, è come giocare con Kobe Bryant!”.

L'Olympiacos con Shaq e Spanoulis
McKissic con il suo idolo e compagno di squadra (Euroleague Basketball)

E in quella che, come accennato in precedenza, è la prima stagione senza di lui, sembra che gli insegnamenti di Kill Bill abbiano fatto bene a tutto il gruppo. Dalla nostra chiacchierata, McKissic e compagni hanno infilato tre vittorie e una sconfitta, continuando la strada verso il fattore campo ai playoff di Eurolega che sono ufficialmente arrivati dopo l’esclusione definitiva delle compagini russe dalla competizione, con il 77 che non ha smesso di volare sopra il ferro.

Sul suo profilo Instagram, dopo la vittoria della Coppa di Grecia, Shaq ha postato una foto con il suo piccolo Foreign Jermaine con la didascalia “1/3”, a mo’ di unfinished business. Ma dopo l’Olympiacos cosa arriverà? Mi dice che non sa cosa gli riserverà il futuro, ma le idee per il post-carriera sono chiarissime: “In questo momento sono solo concentrato sul basket e sul mio podcast fuori dal campo, che si chiama “Players Choice“, #15 in America sulle classifiche Apple: è proprio lì che sto spingendo in questo momento. Voglio avviare una società di media e penso che sarà davvero un successo, sto cercando di essere creativo e voglio capire come farlo nel migliore dei modi. Ma parlando della pallacanestro, giocherò il più a lungo possibile, finché il gioco me lo permette. Sono felice di giocare ancora, ma mi sto certamente preparando al giorno in cui non scenderò più in campo”.

Anche questo vuol dire tracciare un percorso, segnare una traiettoria che ti porti dai quartieri malfamati di Seattle a una delle città cestistiche per antonomasia nel Vecchio Continente. Dagli scippi e gli omicidi alle schiacciate in campo aperto. Shaquielle McKissic ha imparato a decollare lontano dai guai.

Shaquielle McKissic all'Olympiacos
Ordinaria amministrazione al Pireo per Shaq McKissic (Euroleague Basketball)

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