Maodo Lo all'ALBA Berlino
My city (Euroleague Basketball)

Maodo Lo è cresciuto

Nel mezzo di un processo di crescita che vede coinvolta la pallacanestro tedesca, Maodo Lo ha assunto i gradi del protagonista assoluto.

I vari tornei in giro per il mondo che componevano la struttura tetraedrica del Preolimpico con vista sulle Olimpiadi di Tokyo, alla vigilia, non sembravano prevedere all’orizzonte tante favole dal lieto fine. A Victoria si prospettava senza il minimo dubbio un duello tra i padroni di casa e la Grecia, a Belgrado sappiamo bene quanto la Serbia fosse favorita, in Lituania ci si aspettava che Doncic e compagni mettessero lo zampino e a Spalato, beh, difficile vedere la Croazia buttata fuori da in un raggruppamento che vedeva tra le contendenti Tunisia, Russia, Brasile, Messico e Germania. Difficile, sì, ma non del tutto improbabile.

Eppure è tortuoso il percorso che porta Bogdan Bogdanovic, Mario Hezonja & Co. fino alle fasi finali. Un’imbarcata contro il Brasile (94-67 da parte dei verdeoro dell’ex CT biancorosso Aza Petrovic, visto a Pesaro all’inizio della LBA 2021/2022) e un timido 75-70 ai danni dell’esigua Tunisia portano i balcanici alla semifinale della Spaladium Arena, nel primetime di giovedì 1 luglio. Di fronte c’è la Germania, una squadra compatta, con tanti punti e poche virgole, al massimo un paio di interpunzione esclamative in giocatori d’alta Eurolega, specialmente nel pacchetto lunghi. Ci sono Johannes Voigtmann e Danilo Barthel, c’è Mo Wagner – e non ancora il fratello Franz, talento che appare generazionale per il futuro della pallacanestro tedesca – ma è assente Dennis Schröder. Soprattutto, si tratta del secondo tentativo di qualificazione a un’Olimpiade per questa Nazionale: l’ultima volta Dirk era al picco della sua carriera e aveva trascinato i suoi a Pechino 2008. In quest’occasione, c’è bisogno di un altro leader che salga in cattedra quanto il pallone inizia a scottare. Non avrà quel fadeaway nel suo repertorio, né tantomeno la lunga chioma bionda con cui la gran maggioranza dei parrucchieri a Dallas ha iniziato a prendere confidenza a cavallo tra i primi due decenni del secolo in corso. Ma fa canestro – e tanto, 29 i punti contro la Croazia in quella partita – e si prende sulle spalle la squadra, mentre scorrazza palla in mano.

Padroni di casa KO, Brasile sconfitto nell’ultima tappa di una cavalcata che li avrebbe condotti in Sol Levante. E un numero 4 da omaggiare, sotto alle due lettere impresse sulle spalle: Lo. Maodo, il nome che impazza per le strade di Berlino quando è gameday per l’ALBA, capace di unire sotto gli stessi colori una città divisa tra Hertha e Union. Capace di trainare un Paese intero, pronto a rivivere le emozioni Olimpiche anche sul parquet: “L’ultima estate è stata molto speciale per noi. Non ci aspettavamo di arrivare alle Olimpiadi quando siamo andati a giocarci il torneo di qualificazione a Spalato. Abbiamo avuto una buona intesa e siamo stati in grado di qualificarci. Eravamo molto felici e abbiamo portato quest’euforia ed eccitazione direttamente alle Olimpiadi. Personalmente, prima del mio esordio olimpico provavo un sentimento ricco di gioia, felicità ed eccitazione per essere presente in un’occasione così importante. Percepisci che si tratta di un grande palcoscenico, perché il mondo intero e la Germania stanno guardando: è stato molto divertente esserne parte. Sono molto felice quando rifletto sulla mia esperienza alle Olimpiadi perché sento di essermi goduto ogni singolo momento. Non ero troppo stressato o ansioso, mi sono semplicemente divertito. Ecco perché sono molto felice della mia esperienza, non mi sono perso la gioia del torneo”.

Maodo Lo con la Germania al Torneo Preolimpico di Spalato
Checked in (FIBA)

Evoluzione

La sensazione è che il giocatore che trascina la Nazionale di basket tedesca alla sua sesta partecipazione ai Giochi Olimpici sia il classico ragazzo che non scinde un palcoscenico simile dai campetti in cui è cresciuto, nella sua Berlino. È un amante del gioco, e lo manifesta presentandosi alla nostra chiacchierata con un cestista stilizzato su una t-shirt bianca. Porta il basket con sé in buona parte della sua giornata, oltre a un’altra compagna di vita: “Mi piace molto la musica, la ascolto sempre senza sosta: in macchina, a casa… la musica è una parte importante della mia vita”.

Penso di non sbagliarmi nell’affermare che lo stesso approccio l’abbia mantenuto anche nel gruppo che avrebbe detto la sua a Tokyo, circoscritto in termini di costanza e compattezza: “Ho un ottimo rapporto con tutti i miei connazionali. Siamo stati in grado di costruire continuità nel corso degli anni, quindi competizione dopo competizione si vedono gli stessi giocatori, gli stessi ragazzi. Ovviamente vado d’accordo con i ragazzi con cui ho condiviso molti tornei, siamo in contatto e ci vediamo nelle partite di Eurolega; mi sento spesso con Dennis (Schröder, ndr) e sì, siamo tutti bravi ragazzi”.

Nato a pochi istanti dall’inizio del 1993 (“Da bambino aspettavo sempre la fine di dicembre, perché c’era il Natale e poi una settimana dopo ci sarebbe stato il mio compleanno: una grandissima festa”), è con questa rassegna olimpica che Maodo Lo ha fatto un salto di qualità non indifferente. Tra Spalato e Tokyo, ha portato la sua pallacanestro a un livello mai toccato prima: nel Preolimpico ha viaggiato a 12.8 punti e 4 assist di media, nei primi dieci in entrambe le voci statistiche, mentre in Giappone è arrivato a 13.5 punti e 5 assist per partita, compreso uno show da 24 punti (6/9 dal perimetro) nell’esordio contro l’Italia.

Maodo Lo in Germania-Italia alle Olimpiadi di Tokyo
Olympic Dream (FIBA)

Ci penserà Luka Doncic – aiutato dai 27 punti di Zoran Dragic – a frapporsi ai sogni tedeschi in un ottavo di finale in cui la stella dei Dallas Mavericks ne piazza 20 con 11 assist. In un’Olimpiade in cui i padroni della cabina di regia hanno dato spettacolo – pensiamo allo stesso Doncic, ma anche a Ricky Rubio, Patty Mills ed Evan Fournier -, Maodo Lo non ha indossato i panni dell’eccezione che conferma la regola.

Quest’anno, con l’addio di Fontecchio in direzione Baskonia, è senza alcun dubbio il go-to-guy della squadra, con Luke Sikma a fare da mente raffinata. Ma è presto per aprire l’entusiasmante capitolo del presente, perché c’è una domanda a cui dare una risposta sul passato di questo ormai esperto protagonista dell’Eurolega: da dove arriva Maodo Lo?

Germany to the US and way back: gli inizi di Maodo Lo

Come anticipato, Maodo nasce mentre in città si preparano a festeggiare l’arrivo dell’anno nuovo. Nasce in una famiglia fuori dall’ordinario, visto che papà Alioune, un contadino di couscous originario della regione senegalese del Kaffrine, lo chiama così per onorare una celebre figura religiosa dell’Africa occidentale, Malick Sy, che veniva chiamato “Maodo”, ossia “Il Grande”. Ma soprattutto con l’arte, che occupa un posto a tavola e non lo lascerà in ogni fase della sua vita fuori dal campo: “Mia mamma è un’artista (il New York Times parla in questo articolo di sua madre Elvira Bach, una delle pittrici tedesche più conosciute a livello globale, ndr), ecco perché mi interessa l’arte e mi piace andare a musei ed esibizioni, dato che sono cresciuto in una famiglia di artisti: direi che questo è un mio interesse”. È come detto un ragazzo semplice (“Tengo molto alla famiglia, mi piace prendermi cura delle persone che mi sono vicine. Amo trascorrere del tempo con gli amici e mi piace godere le diverse parti della città: vedere diversi tipi di architettura, fare passeggiate, gustare il cibo. Direi che fuori dal campo sono solo un ragazzo normale”), uno di quelli che hanno le idee chiare sul ruolo che avrà la pallacanestro nella propria parabola.

Dopo essere stato svezzato nel Central Hoops, progetto di sviluppo cestistico berlinese, arriva il primo tiro da prendersi e infilare in una retina lunga 6.380 chilometri, quelli che separano Berlino da New York, ma tanto stretta da poter frenare le ambizioni di quello che, alla fine dei conti, è un ragazzo di 20 anni che non si è mai spinto fuori dai confini. Eppure, è proprio quell’esperienza collegiale nella Grande Mela che lo prepara a quello che sarebbe giunto in seguito: “Quei quattro anni hanno rappresentato un periodo molto significativo della mia vita. Si è trattato di un tempo abbastanza lungo da rendere questo un episodio saliente della mia vita. Ho amato l’università e la città in generale: il Campus era proprio a Manhattan, all’incrocio tra 116th Street e Broadway Avenue, quindi in una posizione molto centrale. Io sono di Berlino, sono cresciuto in una città enorme, quindi a New Yok mi sentivo come a casa. Si tratta di uno dei motivi per cui ho deciso di andare alla Columbia University, perché mi sembrava molto familiare. Amo New York, l’energia che si respira lì e il suo ritmo. Ho incontrato un sacco di amici lì”. Nonostante non siano arrivati grandi successi di squadra, senza mai riuscire a centrare una qualificazione alla March Madness – ma con un trionfo e un titolo di MVP nel CollegeInsider.com Postseason Tournament 2016 -, il suo rendimento è di quelli che si fanno notare: 14.5 punti a partita e un discreto repertorio, con la necessità di migliorare le percentuali in lunetta.

Amante di New York, con un’apprezzabile traiettoria universitaria: next step NBA? “Mi era stato offerto un accordo per avere un accordo parzialmente garantito con i Sixers, uno di quelli per cui se non riesci a entrare in roster finirai nella G-League (il tutto dopo aver disputato la Summer League a Las Vegas, con 7.9 punti e 2.4 rimbalzi di media in circa 21’ di utilizzo in sette partite complessive, ndr)”. C’è puzza di un grosso ma, che di fatto arriva pochi istanti dopo: “Non volevo correre il rischio e ho deciso di firmare con Bamberg”. Il passaggio a stelle e strisce è temporaneo, perché, dopo quelle quattro annate a Manhattan, il richiamo a casa arriva quasi in maniera naturale, con Maodo Lo che, una volta rientrato alla base, non avrebbe più lasciato la Germania: “Bamberg all’epoca era senza alcun dubbio la squadra più dominante in Germania, dato che erano gli unici in Eurolega. Volevo avere la possibilità di giocare nella seconda miglior lega dopo l’NBA. Volevo migliorare, imparare. L’ho fatto molto con Trinchieri, un allenatore molto duro ma eccezionale: è riuscito a migliorare la mia comprensione del basket, che era molto importante per la mia crescita. Poi, dopo il mio secondo anno, Bamberg non ha più giocato in Eurolega, così ho deciso di trasferirmi al Bayern Monaco per rimanere in quel palcoscenico”. Ma andiamo con ordine.

I numeri di Maodo Lo nel suo miglior anno al college, quello da junior: 18.4 punti, 4.4 rimbalzi e 2.3 assist a partita

Un tedesco in Italia

Il Bamberg in cui approda Maodo Lo nell’estate 2016 è una squadra che sa il fatto suo, un progetto al secondo anno della sua maturazione, con Andrea Trinchieri a tessere i fili dopo una prima annata in cui erano state messe in bacheca Bundesliga e Supercoppa di Germania. Un gruppo che ha detto addio a Brad Wanamaker e che punta i riflettori su un Nicolò Melli in versione stella assoluta, con elementi di livello come Nikos Zizis, Janis Strelnieks e Daniel Theis a contribuire ai successi della squadra. Insomma, il gruppo ideale in cui mettere le basi per la propria crescita a un livello ambizioso come l’Eurolega, con un allenatore che chiede molto, restituendo altrettanto: “In quel sistema, ho imparato ad avere un alto livello di professionalità fin dal primo momento. Quello che serve per essere giocatore di basket di alto livello. Coach Trinchieri chiede molto, è un perfezionista: non vuole altro che il meglio da te. Quello che mi ha stupito di lui è che la sua comprensione del basket è così buona che se commetti un errore una volta, lo vedrà immediatamente: niente gli sfugge. Non ha bisogno di guardare il video dopo la partita, perché come l’errore accade, lui lo vede”.

Le due stagioni di Maodo Lo alla Brose Arena sono una medaglia a due facce. La prima sicuramente dorata, perché oltre alla Bundesliga questa volta arriva anche la BBL-Pokal, con qualche difficoltà in più in Eurolega; la seconda, invece, rappresenta l’inizio dell’ascesa Bayern Monaco e diverse difficoltà per i bianconeri, con l’esonero di Trinchieri che lascia spazio a una breve parentesi di Luca Banchi. Ma sono, trofei in bacheca o meno, anni in cui questo playmaker con il vizio dell’attaccare il canestro impara molto, specialmente per i compagni che trova in spogliatoio: “Uscendo dal college per me è stata dura perché ho dovuto imparare molto. Il livello era, come ovvio, completamente diverso, dal college all’Eurolega, soprattutto con una grande squadra piena di veterani e giocatori fantastici: Nicolò Melli, Nikos Zisis, Fabien Causeur, Janis Strelnieks, Darius Miller, Daniel Theis e così via. Si tratta di una serie di ragazzi esperti: non solo di talento puro, sapevano come applicare le proprie conoscenze per giocare nel migliore dei modi a pallacanestro. Capivano ogni tipo di pick&roll, movimenti, spaziature: questo era il livello e io non ero nemmeno lontamente vicino, dovevo imparare. Il mio ricordo di questo tempo è stato molto positivo, è stata una grande annata in cui abbiamo vinto tutto in Germania e abbiamo gareggiato molto bene in Eurolega, purtroppo abbiamo perso alcune partite ravvicinate. Quello a Bamberg è stato un anno speciale e non lo dimenticherò mai. In più, non solo Andrea Trinchieri e Melli erano italiani, ma anche Daniele Baiesi, con cui ho avuto un ottimo rapporto e che mi ha sempre sostenuto, dandomi in primis la possibilità di venire a Bamberg. Anche Nikos Zizis parlava la lingua dopo aver giocato con Treviso e Siena, quindi c’era una grande connessione italiana”.

E a proposito di Italia, è proprio parlando del clima che si viveva a Bamberg che Maodo Lo se ne esce con una battuta che non mi aspettavo per niente, ma che ancora oggi mi fa sorridere: “Se fossi italiano… non ordinerei una pizza con l’ananas (ride, ndr)! Se fossi a Bologna ordinerei delle tagliatelle al ragù, una cosa del genere: cercherei di essere tradizionale, vivendo le esperienze più autentiche e locali possibili”. Vedendolo particolarmente ispirato sul cibo, lo incalzo proponendogli di trascorrere qualche settimana immerso nella cucina italiana, con una curiosità su chi lo abbia introdotto al tema: “Ho un gran ricordo di Daniele Baiesi, quando ero a Bamberg e Monaco di Baviera: viene da Bologna e gli piace molto la cucina e il vino italiani. Gli facevo sempre domande sulla cultura, la ristorazione, il cibo e la cucina italiana in generale. Mi ha insegnato molto! Mi piacerebbe visitare, magari questa estate, chissà!”.

Maodo Lo è uno spasso

Prima di lasciare Bamberga in direzione Monaco di Baviera, Maodo Lo trascorre quella che è la seconda e ultima delle sue annate nel suo primo club professionistico. Nel 2017/2018 il rinnovamento è pesante, con l’addio significativo di Nik Melli in direzione Fenerbahce da Zeljko Obradovic, ma le aggiunte sono comunque di livello: Daniel Hackett e Ricky Hickman, giusto per citarne un paio. Le medie stagionali rimangono sullo stesso livello di quelle dell’anno precedente, ma il suo posizionamento in campo e la leadership quando viene chiamato a gara in corso sono sotto gli occhi di tutti.

Il tempo di spostarsi arriva nell’estate 2018, quando sono i campioni di Germania a fargli alzare la cornetta del telefono. Il mittente è ancora Daniele Baiesi, che nel frattempo si è spostato in Baviera e che riporterà con sé ancora una volta Andrea Trinchieri. Ancora una volta due stagioni, ancora una volta dei sensibili miglioramenti: mantiene gli standard performativi degli ultimi mesi a Bamberg e fa uno step in più dal punto di vista delle decisioni offensive, oltre che affinare alcune lacune nella difesa on the ball. E soprattutto, vince di nuovo al primo colpo: percorso netto nei playoff, 3-0 all’ALBA Berlino e Bundesliga in tasca, in una squadra che vantava il primo Derrick Williams europeo e un Nihad Đedović nel pieno della propria maturazione cestistica, oltre ai solidissimi Vladimir Lucic e Danilo Barthel.

Esattamente come avvenuto a Bamberg, però, una volta poste le basi per vincere non riesce a ripetersi. Un primo posto in regular season (19-2) forse dà vita a una sorta di pressione che i bavaresi non riescono a reggere, nonostante le premesse fossero incoraggianti: in estate era arrivato dall’NBA Greg Monroe, da cui ci si aspettava un impatto dominante e che invece ha relativamente deluso le aspettative. Le aspettative di quel gruppo, in cui si stava inserendo anche Diego Flaccadori, vengono spazzate dalla pandemia, che interrompe l’Eurolega e fa riprendere la Bundesliga a più di tre mesi dallo stop di marzo 2020. Il risultato? Tante difficoltà nei playoff ed eliminazione contro Ludwigsburg, che arriverà fino in fondo per poi perdere contro l’ALBA Berlino.

Maodo Lo al Bayern Monaco
2/3 (Miguel Henriquez/Getty Images/Euroleague Basketball)

Dal tramonto all’Alba: Maodo Lo torna a Berlino

È l’inizio di un biennio vincente per i gialloblù, e ancora Maodo Lo non ne è del tutto consapevole. Con l’arrivo di Andrea Trinchieri sulla panchina dei bavaresi nell’estate 2020, infatti, arriva nuovamente il tempo di fare le valigie. Forse questa volta è davvero arrivato il momento di attraversare il confine per vedere la pallacanestro continentale da una prospettiva differente da quella tedesca. O forse no: “Dopo Monaco, ho avuto alcune opzioni per giocare all’estero in altri club europei, ma vengo da Berlino e volevo stare vicino alla mia famiglia perché c’erano alcune cose di cui prendermi cura, alcune situazioni familiari e private. È uno dei motivi per cui ho firmato qui. È stato fantastico finora: amo la mia città e l’organizzazione è speciale, proprio come la cultura che si respira qui, che è davvero positiva. Mi sto divertendo un sacco”.

Non c’è cosa migliore che lavorare divertendosi, e Maodo Lo porta un fatturato di tutto rispetto al termine di un suo another day in the office, con scrivania e computer sul parquet della Mercedes-Benz Arena. Come di consueto, il primo è un anno vincente, sotto la guida di un veterano del basket europeo come Alejandro García Reneses, per tutti Aito. La Bundesliga torna nuovamente nella capitale, sebbene la rivalità a distanza con il Bayern Monaco sia più accesa che mai: gli uomini del Trinka, infatti, arrivano a un passo da una storica qualificazione alle Final Four di Eurolega, oltre a strappare dalle mani dei berlinesi la Coppa di Germania 2020/2021. La rivincita è arrivata alla fine di febbraio, seppur senza uno scontro diretto tra quelle che sono considerate le potenze calamitanti nel panorama cestistico tedesco: il Bayern Monaco si schianta ai quarti di finale contro il modesto Chemnitz e l’ALBA ne approfitta per portarsi a casa la BBL-Pokal, superando i Crailsheim Merlins in finale grazie ai 20 punti di un Maodo Lo MVP.

La miglior versione stagionale del figliol prodigo con la numero 0 sulle spalle, però, si è sicuramente vista giovedì 10 marzo, contro l’Olympiacos di Kostas Sloukas, Tyler Dorsey e Shaquielle McKissic. Una partita di cui parla, con eccessiva modestia, in questi termini: “Personalmente, al college ho avuto una serie di ottime partite, ma è un livello diverso. Ho giocato bene alle Olimpiadi e a Spalato, di sicuro. In questa stagione abbiamo perso una partita molto ravvicinata contro il CSKA Mosca, in cui ho avuto lo stesso PIR di quando ho ottenuto l’MVP contro l’Olympiacos. È senza dubbio una delle partite migliori della mia carriera, ma è compito di qualcun altro giudicare se effettivamente sia stata la mia miglior prestazione di sempre”. Valutate voi: 27 punti (5/6 in area e 5/6 dall’arco), 7 assist, 5 rimbalzi e 34 di valutazione.

Vittoria contro la terza forza dell’Eurolega e primo MVP della giornata della sua carriera, nonostante abbia collezionato più di un’eccellente partita in questa regular season che ha visto l’ALBA Berlino sfiorare i playoff: 23 punti da ex contro il Bayern Monaco, 22 punti contro la Stella Rossa, 26 punti contro il CSKA Mosca e via discorrendo. Il suo salto di qualità è tutto da vedere: è passato da 9.5 a 13.5 punti di media in stagione regolare, raccoglie 1 rimbalzo in più a partita e tira con il 44.4% dal perimetro: un miglioramento eccezionale rispetto al 34.6% della passata stagione.

Il progresso è notevole e sostanziale, e il merito va condiviso anche con chi siede in panchina. Dopo sette anni passati ad apprendere dal maestro tra Gran Canaria e ALBA Berlino, quest’anno l’allenatore dei campioni in carica di Germania è Israel Gonzalez. Un approccio, quello dello spagnolo, a metà tra la continuità e nuovi elementi da interiorizzare, mi dice Maodo: “Israel è alla guida da questa stagione e sta continuando fondamentalmente il lavoro iniziato da Aito, con un approccio e un sistema simili, con la stessa filosofia. Sta funzionando bene: sta facendo un ottimo lavoro, ha trascorso molto tempo con Aito e si può dire che ha maturato una certa esperienza nell’assorbire e imparare da un maestro come lui. Ma allo stesso tempo sta anche incorporando il suo stile, non sta copiando al 100%. Sta alternando alcune cose, adattandosi a situazioni diverse, è molto competitivo e vuole vincere a tutti i costi, assicurandosi di avere una buona atmosfera per sviluppare una buona alchimia nello spogliatoio e un percorso da intraprendere. Ha gestito questo equilibrio tra competitività e sviluppo molto bene. Tutti sono molto felici per lui che sta facendo un ottimo lavoro”.

I risultati, come detto, si vedono: l’ALBA, seppur con l’esclusione delle squadre russe, è arrivato a un passo dai playoff di Eurolega, in cui invece si sono inseriti gli ormai rivali del Bayern Monaco. Nonostante per buona parte dell’anno non abbiano potuto contare su un roster al 100% della forma fisica, l’ultima fase di stagione li ha visti sconfitti solo con squadre ben più attrezzate, come Barcellona e Anadolu Efes, oltre che contro il Baskonia degli ex Rokas Giedraitis, Simone Fontecchio e Jayson Granger: “Stiamo giocando bene, nonostante all’inizio della stagione un sacco di giornalisti ed esperti dicessero: “Oh, guardate il roster dell’ALBA Berlino: una squadra di Eurocup”. Penso che possiamo essere orgogliosi di noi stessi a questo punto della stagione. Abbiamo giocato con un roster infortunato per tanto tempo, sentendo la mancanza di giocatori chiave come Marcus Eriksson, Yovel Zoosman, Louis Olinde. Soprattutto Marcus. Abbiamo perso questi ragazzi per molto tempo e bisogna che ciò sia riconosciuto. Abbiamo rookie e giocatori ancora acerbi, come Oscar da Silva, Tamir Blatt, Malte Delow e Jonas Mattisseck. Quindi, se facciamo un passo indietro e guardiamo al nostro cammino, potremmo non essere primi o qualificati ai playoff, ma sono molto soddisfatto delle condizioni con cui stiamo gareggiando in questo momento, con tutti i problemi che abbiamo avuto. Undici di noi hanno avuto il Covid-19 allo stesso tempo, abbiamo perso cinque partite consecutive. Ma abbiamo combattutto, dimostrando che possiamo competere in Eurolega, sebbene non siamo nella nostra miglior forma possibile. Sono molto felice e orgoglioso di come stiamo giocando e di come la stagione si sia sviluppata finora: spero che potremmo competere per la vittoria della Bundesliga”.

La mia chiacchierata con Maodo Lo volge al termine, ma sono curioso di conoscere il suo punto di vista su uno dei temi più discussi nel passato recente della pallacanestro europea: lo sviluppo del basket nel panorama tedesco, con la Bundesliga che ha rappresentato e sta rappresentando una terra di mezzo fondamentale per la crescita di determinati giocatori. I nostri Nicolò Melli e Simone Fontecchio, o in passato giocatori come Will Clyburn e Kyle Hines, per esempio. La sensazione, però, è che si stia guardando al futuro a testa alta.

Maodo mi conferma quest’impressione: “Il movimento qui da noi sta certamente migliorando. Ora abbiamo alcune squadre in Eurocup, come Amburgo e Ulm. Ci sono le squadre di Eurolega e il numero di giocatori giovani che hanno più opportunità è sempre più alto. Non è sempre stato così in Germania. Quando avevo circa 20 o 21 anni, non credo che avrei avuto l’opportunità di giocare in una squadra in Bundesliga: era un po’ diverso nove anni fa. Ora i giovani stanno ottenendo diverse opportunità di mostrare il loro valore in campo e questo è un bene per il talento generale del paese: è un grande momento per il nostro sviluppo. Questo è stato un bene per il basket tedesco e ormai abbiamo tanti elementi ricchi di talento. Quando si guarda alla nostra squadra nazionale abbiamo talenti interessanti: giocatori NBA, Eurolega e buoni elementi nel campionato tedesco. Penso che il tutto stia crescendo e sono felice che siamo riusciti a portare la Germania alle Olimpiadi, qualificandoci alla fase a eliminazione diretta dopo il girone. È ottimo e penso che la cultura della pallacanestro stia crescendo esponenzialmente qui in Germania”.

Non lo affermerà per quanta modestia si porta dietro, ma questa crescita è anche merito suo: da quella semifinale con la Croazia all’MVP contro l’Olympiacos, sempre in Germania e con la Germania. Maodo Lo è cresciuto per davvero.

Il tedesco in ALBA Berlino-Olimpia Milano
All eyes on him (Ciamillo-Castoria)

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