Il Lenovo Tenerife vince la Basketball Champions League 2021/2022
Canaria, Canaria y nadie más (Basketball Champions League)

Cos’è successo alla Final Four di Basketball Champions League?

La vittoria di Tenerife, ma anche l'esodo catalano da Manresa, l'ennesimo talento che sboccia a Ludwigsburg e un Hapoel Holon trainato da due ex "italiani".

Quando Patrick Comninos, CEO della Basketball Champions League, ha parlato alla vigilia delle due finali di domenica di “sfida che abbiamo preso dopo cinque anni e per cui siamo felici di come sia andata”, riferendosi alla decisione di organizzare la prima Final Four della competizione fuori dall’ecosistema casalingo di una delle quattro semifinaliste, ovviamente tutelava l’interesse suo e di FIBA. Guardando la realtà dei fatti, però, il suo giudizio potrebbe tranquillamente esulare dal bias dell’essere dall’altra parte della barricata in conferenza stampa.

Perché sì, adesso che si è conclusa la sesta annata della FIBA Basketball Champions League, si può tranquillamente affermare come la Final Four alla Bilbao Arena, in quella Miribilla che tanto affascina quanto fa sudare per giungerci – specialmente quando nella capitale della Bizcaya non piove, e accade raramente -, sia stata un successo. Di valori e spettacolo offerto in campo, della cornice di pubblico sugli spalti, dell’atmosfera che si poteva respirare per le vie della città, dalla Fan Zone allestita sulle rive del Nervión alla fiumana di tifosi che da Casco Viejo – Zazpikaleak, se masticate un po’ di basco – approdavano al grande palcoscenico.

Sono state giornate ricche di eventi, piene di dichiarazioni dei protagonisti, in cui la città di Bilbao ha saputo accogliere le quattro compagini in grado di arrivare in fondo: U-NET Hapoel Holon da Israele, MHP-Riesen Ludwigsburg dalla Germania, BAXI Manresa dalla Catalogna e Lenovo Tenerife dalle Canarie. In quello che cercherà di essere un recap adeguato di ciò che è accaduto sul parquet basco nel fine settimana appena trascorso, è giusto analizzare quello che hanno vissuto le protagoniste, con qualche vista dal dietro le quinte.

La Basketball Champions League? Troppo per questa Holon

La stagione continentale, per l’Hapoel Holon, era iniziata all’insegna della rivoluzione. Dopo essersi portati a casa una Balkan League con la vittoria sui bulgari dell’Academic Plovdiv e una partecipazione alla Final Eight di BCL a Nizhny Novgorod nel 2020/2021, nella scorsa estate erano stati fatti diversi aggiustamenti.

Innanzitutto, dopo essere subentrato a Vincenzo Esposito a Brescia, era arrivato in Israele Maurizio Buscaglia, alla sua prima esperienza alla guida di un club fuori dai confini italiani. Poi, erano state sostituite svariate tessere nel puzzle a roster: fuori, tra gli altri, C.J. Harris e Tyrus McGee, per lasciare spazio a Joe Ragland e… Tyrus McGee, arrivato nuovamente in Israele dopo aver iniziato la stagione ai due volte campioni di BCL San Pablo Burgos – da cui sarebbero arrivati successivamente anche Steve Zack e Hayden Dalton.

L’esperienza dell’ex tecnico di Trento, però, dura poco e male. Quando sulla panchina dei gialloviola si siede Guy Goodes, in passato assistente di David Blatt, Pini Gershon e Neven Spahija, si trovano nel bel mezzo di un complesso play-in contro il Besiktas di Rondae Hollis-Jefferson. Una Top 16 in compagnia di Ludwigsburg e dei quarti di finale impeccabili contro Strasburgo hanno permesso alla compagine israeliana di approdare a Bilbao, trainata da circa un migliaio di sostenitori che sono decollati da Holon, con scalo a Londra o Madrid.

I tifosi dell'Hapoel Holon a Bilbao
Purple Army (Basketball Champions League)

Pronti via e la Purple Army si riempie di volti preoccupati negli spalti. Prima azione degli israeliani dall’inizio della semifinale contro Ludwigsburg e Chris Johnson cade a terra, complice uno scontro non decisamente morbido con Giorgi Shermadini. La clavicola destra dell’ex Boston Celtics è sofferente e questo condiziona psicologicamente la partita dei suoi, che partono a rilento.

In generale, è un one-man-show quello che va in scena alla Bilbao Arena nella prima di quattro partite ad altissimo livello. Joe Ragland – che in tutti i riscaldamenti si allena con il proprio pallone personale, che si porta da casa – chiuderà con 22 punti, 5 assist, 3 palle rubate e una grande amarezza sia in zona mista che in conferenza stampa. Fa del suo meglio per cercare di ostacolare Marcelinho Huertas (17 punti e 9 assist), ma l’esperienza di Tenerife a questo livello è troppo navigata per una debuttante al grande ballo della Final Four.

Alla fine l’Hapoel Holon si ripresenta sul parquet alle 17 domenicali, per la sfida valida per il bronzo contro un’altra ex partecipante a questa fase finale della competizione: il Ludwigsburg di John Patrick, che aveva perso la sua semifinale contro Manresa (ci arriviamo). Questa volta Chris Johnson è integro, Tyrus McGee scalda i motori e Joe Ragland si prepara a un’altra gara da protagonista.

I tedeschi, però, si dimostrano molto efficaci su ambo i lati del campo con una fortissima pressione full-court comandata da Jonah Radebaugh, una prestazione magistrale di Justin Simon e un quintetto small che dà più certezze in termini di dinamismo e mobilità rispetto all’utilizzo di Ethan Happ, con l’ex Cremona, Sassari e Fortitudo che viene relegato in panchina.

Gli israeliani tornano a casa con alcune soddisfazioni individuali, come la premiazione di Joe Ragland e Chris Johnson nel quintetto migliore della competizione per l’attuale annata, e al contempo con qualche ferita (anche in senso letterale, visti gli scontri con alcuni baschi filo-palestinesi per le vie della città) e un ambiente da rasserenare.

A tal proposito, non fa ben sperare il pesante litigio avvenuto tra Coach Goodes e Michale Kyser, in fortissima difficoltà per tutto il weekend. Abbiamo provato a capirne le ragioni, ma ci è stato riferito un elegante ed educato “circolare”. E così sia, verso quella che è la terza classificata di questa Final Four di Basketball Champions League 2021/2022.

Joe Ragland con l'Hapoel Holon alle Final Four di Basketball Champions League 21/22
One-man-show (Basketball Champions League)

Ludwigsburg non è più una novità

Qualche mese fa, nel bel mezzo delle Top 16 che li ha visti capitolare sia in casa che in trasferta contro l’Hapoel Holon, veniva pubblicato un fantastico approfondimento sul MHP-Riesen Ludwigsburg da Giorgos Kyriakidis di Basket News. Nell’articolo, ricco di tanti spunti, si parla di una società in continua ascesa, da cui emergono anno dopo anno talenti floridi e destinati ad aprirsi tante porte nell’angusto corridoio della pallacanestro europea.

Qualche esempio? Da quando John Patrick si è seduto sulla panchina dei gialloneri, nei primi giorni del 2013, hanno spiccato il volo nomi come Royce O’Neale e Kelan Martin (ora entrambi in NBA), ma anche Johannes Thiemann, Oscar Da Silva, Jaleen Smith, Thomas Walkup, Marcos Knight e Nick Weiler-Babb. Tutti giocatori che si sono affermati in Eurolega, tutti giocatori che incarnano in maniera incisiva e a tratti sofisticata la filosofia del statunitense che si siede in panchina: aggressività, pressione, fiato sul collo dell’avversario.

Una difesa a tratti maniacale, ma che porta i suoi frutti se abbinata a un attacco incisivo e tagliente. In questo caso, il “se” è particolarmente azzeccato, perché se nella finale per il terzo posto di cui abbiamo già accennato qualche dettaglio i tedeschi si sono imposti 88-68, la semifinale di venerdì contro Manresa li ha visti sì concedere solamente 63 punti ai catalani, ma segnandone appena 55.

Coach Patrick ci aveva spiegato così quello che era mancato ai suoi, con una delusione apparente e disegnata a mo’ di smorfia sul suo volto: “Abbiamo giocato davvero male. Voglio dire, abbiamo lottato duramente ma eravamo molto nervosi. Non puoi battere una squadra come Manresa se tiri con il 28% dal campo, per di più la maggior parte delle volte senza nessuno che ti contesti il tiro”. Il principale indiziato in questo riferimento non proprio velato è Ethan Happ (9 rimbalzi catturati, ma conditi da un misero 1/8 al ferro), che infatti viene lasciato accomodare in panchina nella gara di domenica, con il seguente commento post-partita del tecnico americano con un passato in Giappone: “Si è trattato di una mia decisione tecnica: volevamo giocare più velocemente e alla fine ha funzionato. Complimenti ai nostri ragazzi più piccoli che sono scesi in campo e hanno giocato alla grande”.

Il riferimento va ai vari Jonah Radebaugh – inserito nel quintetto dell’anno della competizione e per cui si vocifera un passaggio a Tenerife al termine della stagione e che, fun fact, ha chiesto al sottoscritto come prendere un taxi fuori dalla Bilbao Arena -, a un Jordan Hulls in procinto di ritirarsi per entrare nello staff degli Indiana Hoosiers, a Tekele Cotton che ha preso il posto di un infortunato ma mai domo 40enne Tremmell Darden e via discorrendo.

Jonah Radebaugh e Justin Simon alle Final Four di Basketball Champions League 2021/2022
Non li vedremo più a Ludwigsburg (Basketball Champions League)

Soprattutto, però, gli elogi vanno a Justin Simon, arrivato a un solo punto dall’eguagliare la sua miglior prestazione realizzativa in carriera, collezionata ai tempi di St. John’s contro Xavier, in NCAA, con 28 punti. Nella finale per il terzo posto, in cui si è preso le simpatie dei tifosi avversari per averli aizzati dopo questa giocata, è arrivato a 27, fermandosi sostanzialmente con quella windmill destra sulla sirena del terzo quarto.

Ciò che sorprende più di tutto è la sua onnipotenza in campo. Fondamentalmente fa tutto: penetra spazzando via gli avversari, spara da tre, difende come un assatanato, salta prima di tutti a rimbalzo. Le caratteristiche multifunzionali di un ottimo giocatore svezzato da Patrick, che nella conferenza stampa post-finale per il bronzo ne parla in questi termini: “Justin è un ragazzo molto umile e pieno di risorse, vuole sempre migliorare. Ciò che lo rende unico è che non ha una vera e propria posizione in campo: questa è una grande arma nel basket moderno. Questa partita è stata la sua risposta all’essere stato escluso dal miglior quintetto stagionale”. E si è messo a ridere.

La sua prima stagione professionistica in Europa, iniziata per qualche settimana ad Ulm, che ha deciso di non confermarlo, lo consacra come uno dei migliori giocatori dell’intera Basketball Champions League, e non solo perché ha registrato un nuovo record realizzativo per le Final Four della competizione. Justin Simon ti cattura, è calamitante e impossibile da non notare se ci si siede sugli spalti quando la sua squadra è in campo. Riesce anche a mandare giù un boccone amaro come la sconfitta in una semifinale continentale nel giorno del suo compleanno.

Justin Simon festeggia la vittoria con Ludwigsburg alle Final Four di Basketball Champions League 2022
Star in the making (Basketball Champions League)

Divertirsi giocando, giocare divertendosi: Manresa in Basketball Champions League

Camminare per le strade di Bilbao in questo weekend di Final Four di Basketball Champions League è stato più difficile del previsto, considerando le migliaia di tifosi che si sono aggiunti alla consistente quantità di visitatori per il Guggenheim Museum. Non voglio mettermi nei panni di una persona affetta da protanopia, un determinato tipo di daltonismo che impedisce di vedere la luce rossa: si sarebbe perso un bello spettacolo in questi giorni, quello offerto dalla afición del BAXI Manresa, arrivato a questo punto della stagione con una cavalcata meravigliosa.

Guidati da Pedro Martinez, vera e propria istituzione cestistica in Spagna e attualmente al suo terzo ciclo con questo club, i catalani hanno saputo fare di necessità virtù, nel migliore dei modi. Una delle squadre con il budget più basso dell’intera competizione (si vocifera di una cifra poco più alta di un paio di milioni di euro) che ha saputo ingaggiare i giocatori ideali per la pallacanestro freneticamente organizzata del suo Coach. Si corre (tanto), ci si diverte (pure).

Si sono presentati a questa fase finale della competizione con le seguenti caratteristiche, alla voce “squadre più in forma d’Europa”:

  • 40.2 dei loro punti arrivano dalla panchina, sintomo di una squadra lunga e ricca di opzioni;
  • Nel primo quarto di Gara 1 contro Malaga, ai quarti di finale, hanno chiuso sul 29-4, non concedendo nemmeno un canestro dal campo agli andalusi. Si è trattata della prima volta nella storia della Basketball Champions League;
  • Manresa ha comandato la competizione in assist a partita (21.8);
  • Hanno perso solamente una partita casalinga in stagione in BCL.

In particolare, quella questione irrilevante del pubblico si può notare qui, in una foto scattata a poche ore dalla finale contro Tenerife:

I tifosi di Manresa a Bilbao per la Final Four di BCL 2022
Marea rossa (Basketball Champions League)

Abbiamo già detto qualcosina sulla semifinale contro Ludwigsburg, con i tedeschi che sono riusciti in parte a limitare lo strapotere atletico dei catalani, pur non incidendo offensivamente. È vero, ma la sensazione è che Manresa abbia giocato quella prima partita con un ritmo decisamente più appagante per i propri standard, mentre la squadra allenata da John Patrick non è riuscita nell’obiettivo di ingabbiare i principali asset offensivi avversari nel reparto lunghi, come Chima Moneke (13 punti e 13 rimbalzi) e Yankuba Sima (15 punti con 6/7 dal campo).

I ragazzi di Martinez sono scesi in campo con la normale pressione dell’atmosfera, ma questa giocata di Ismael Bako li ha fatti rasserenare. Il belga ci ha spiegato così in zona mista quell’inizio di partita: “Ormai so come ragiona questa squadra, noi lavoriamo divertendoci in campo. Con quella schiacciata, penso che ci siamo tutti rilassati un po’. Per me è la seconda volta alle Final Four e ho avuto bisogno di mostrare ai ragazzi di divertirsi e giocare aggressivi come facciamo sempre. Questa è Manresa. Sembrava di giocare in casa e noi siamo una squadra che dipende molto dal sostegno dei propri tifosi. È davvero fantastico quello che stanno facendo per noi”.

Il vero e proprio protagonista di questa Final Four per Manresa, però, oltre all’apporto necessario dei vari Sylvain Francisco, Joe Thomasson, Dani Perez e dell’ex Trento Luke Maye, è il nigeriano Chima Moneke. Con una storia assurda alle spalle tra Nigeria, Turchia, Svizzera e Australia, che racconta in questa intervista, il numero 11 è arrivato in Spagna dopo delle buone stagioni in Francia.

Questa è stata l’annata della sua definitiva consacrazione: MVP della stagione in BCL (con tanto di quadro dedicato dall’artista Anaia Hoard, sorella di Jaylen, in NBA con Oklahoma), candidato all’MVP della Liga ACB e vero leader di un gruppo di ragazzi che, prima di tutto, ama divertirsi.  La sua stagione in BCL dice 13.9 punti e 6.3 rimbalzi a partita, con il 63.8% dentro l’area.

Non stupitevi se nella prossima stagione lo vedrete al piano più alto, magari in un sistemi che ne esalti le caratteristiche come il Bayern Monaco di Andrea Trinchieri. D’altronde, in zona mista ha affermato: “Per me Manresa significa felicità e tanti bei ricordi. Non voglio pensare al finale, ma so che è vicino. Ricorderò sempre Manresa in maniera positiva, qualunque cosa accada. I nostri fan sono i migliori in Europa, l’ho detto prima e lo farò di nuovo”.

Ha chiuso la sua finale con un taglio in volto, 24 punti, 8 rimbalzi e una prestazione magistrale Ma per parlare dell’atto conclusivo di questa Basketball Champions League, bisogna passare dai vincitori.

Chima Moneke nella finale di Basketball Champions League
MVP (Basketball Champions League)

Tenerife in una botte di ferro

I più forti, ancora una volta. Il Lenovo Tenerife di Txus Vidorreta – basco e quindi di casa, qui a Bilbao – conquista la seconda Basketball Champions League della sua storia, terza se non fosse stato per la Virtus Bologna trainata da Kevin Punter nel 2019. Una squadra assemblata praticamente alla perfezione, cinica e spietata.

Una squadra che si basa su un asse play-pivot di quelli d’annata, ma che come un buon vino rosso migliorano con il passare degli anni, delle stagioni, delle finali da giocare e vincere. Marcelinho Huertas e Giorgi Shermadini, quasi 73 anni in due, hanno dominato sul parquet della Bilbao Arena, tra P&R eseguiti perfettamente e giocate individuali. Insieme a loro, una compagine estremamente lunga e completa, che vanta un tiratore eccellente come Sasu Salin, un lungo mobile e versatile come Kyle Wiltjer, l’estro di Bruno Fitipaldo, il contributo necessario e l’esperienza di Joan Sastre e Aaron Doornekamp.

Come si diceva, però, le luci dei riflettori sono puntate tutte sul numero 9, che chiude la sua semifinale contro Holon con 17 punti e 9 assist, riservandosi una prestazione ancora migliore nell’atto conclusivo contro Manresa. Sono 13 punti e 14 assist per l’ex Los Angeles Lakers, a cui nel post-partita viene fatto indossare un microfono per permetterci di carpire le sue emozioni nel momento in cui viene premiato come MVP di questa Final Four di Basketball Champions League:

Non è utopia dire che “BCL = Best Content League”

Tornando al campo, dopo un primo tempo all’insegna dell’equilibrio, con il ritmo forsennato di Manresa che sembrava leggermente prevalere sulla metronomia di Tenerife, nel terzo quarto è arrivato lo strappo necessario per gli uomini di Vidorreta, con un parziale di 33-17.

Kyle Wiltjer, intercettato dopo la premiazione e alla disperata ricerca di un sigaro, l’aveva analizzata così: “Il terzo quarto è stato il punto di svolta. Nel primo tempo si sono visti punteggi alti, non siamo stati abbastanza aggressivi difensivamente. Prima di accettare Tenerife, ho avuto l’opportunità di andare in altri posti, ma quando mi hanno chiamato non ho potuto dire di no. È un’organizzazione vincente, giocare con questi giocatori è un onore per me e sono davvero felice che Coach Vidorreta mi abbia chiamato per far parte di tutto questo. Abbiamo appena scritto la storia, è davvero difficile disputare una competizione europea come questa. È un momento che non dimenticherò mai e spero di vincere di più, ma non sai mai se tornerai a momenti come questi. Speriamo di festeggiare anche l’anno prossimo”.

Al suo fianco in zona mista c’era Sasu Salin, freddo in semifinale ma bollente nella partita decisiva, chiusa con 18 punti e 4/8 dal perimetro: “Che partita. È stata una sensazione incredibile. Abbiamo giocato un primo tempo molto equilibrato, ma avevamo molta fiducia in noi stessi. Ho dovuto fare alcuni tiri cruciali stasera, perché in semifinale ne ho sbagliati fin troppi”. Sono i suoi tiri, la calma di Huertas, l’apporto realizzativo di Doornekamp che aiutano Tenerife a portare la Basketball Champions League nelle Canarie.

La finale termina 87-98, con una pallacanestro celestiale portata in campo da entrambe le squadre. Con un’atmosfera stratosferica, visto il popolo catalano che omaggia i vincitori all’unisono, e una Bilbao Arena che da rosso Manresa si tinge di giallo Tenerife. Almeno fino alla prossima edizione in campo neutro, alla stagione successiva di una Basketball Champions League in continua crescita.

Tenerife festeggia la vittoria in Basketball Champions League 2022
La Bilbao Arena si tinge di giallo (Basketball Champions League)
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