Il CT dell'Olanda a fine partita
Tutto okay in Oranje (FIBA)

Sfidare l’Italia da italiano: Maurizio Buscaglia e la sua Olanda

Dal 2019, l'attuale allenatore di Napoli è il CT della Nazionale olandese: una scelta che gli sta portando diverse soddisfazioni e che ci ha raccontato in quest'intervista.

In una di quelle mattine che sanno di antipasto d’estate, ma con il soffio del vento proveniente dalle Dolomiti, c’è una città intera che saluta un figlio, un fratello, un padre. Per qualcuno un Sindaco, visti i successi e il conseguente introito di interesse che aveva regalato al territorio; e caso vuole che un omonimo Carlo Buscaglia sia davvero un primo cittadino, del piccolo comune alessandrino di Dernice. Altrettanto curioso che l’altitudine di Trento (194 metri s.l.m) sia nettamente inferiore a quella di questo piccolo borgo tra le valli piemontesi.

È in Trentino, però, che un’Aquila ha spiccato il volo dal 2010 in poi, scalando le categorie della pallacanestro italiana dalla Serie B fino a due Finali Scudetto consecutive, combattute fino alla fine contro Olimpia Milano e Reyer Venezia. L’artefice è il Sindaco, il figlio, il padre del basket bianconero a Trento, che dopo 13 anni (la prima parentesi l’aveva vissuta tra il 2003 e il 2007) passa il testimone, anche se l’assessore allo Sport Tiziano Uez l’avrebbe voluto “fino al 2047”. Per lui sarebbe iniziata una nuova avventura a Reggio Emilia, con l’annuncio di un contratto triennale siglato due giorni dopo il saluto alla sua Trento.

È un mese e mezzo dopo circa che arriva una notizia inaspettata, curiosa, intrigante: Maurizio Buscaglia è il nuovo Commissario Tecnico della Nazionale olandese. Una sfida irrinunciabile, per la quale il tecnico nato a Bari ma cresciuto a Perugia ricorda di non aver mai avuto dubbi: “La chiamata di una Nazionale è sempre bellissima e ti inorgoglisce. Soprattutto un caso come questo, in cui sono stato seguito e ci sono stati tanti viaggi ed interviste; abbiamo portato avanti un piano, con le mie idee che sono piaciute. Io sono il primo straniero dopo quasi 10 anni di gestione olandese (con Jan Willem Jansen prima e Toon van Helfteren poi, ndr), quindi si è trattato di un passo di un certo tipo, che è stato voluto fare per cambiare filosofia, metodologia e quant’altro. Non ho avuto troppi pensieri prima di accettare questa chiamata, perché la proposta di allenare una Nazionale è magnifica di per sé. Mi piaceva molto il fatto che si mettessero le basi per iniziare un programma: non sarei andato a raccogliere un’eredità precedente ma, rispettando ovviamente il passato, avrei dovuto costruire un nuovo tipo di percorso. Perché quello introdotto prima del mio arrivo era ormai concluso, com’è normale che sia nella vita e nella pallacanestro. Il fatto di poter giocare le qualificazioni europee e quindi sperare di giocare quelle mondiali… come fai a rifiutare? Ti viene da dire di sì automaticamente. È stata una valutazione molto breve la mia, perché tecnicamente e progettualmente era una proposta molto interessante. Con la massima garra che bisogna avere per portare una Nazionale di medio livello più su”. E così è, con la penna che incide sul contratto una firma fino al settembre 2021, mese in cui si giocherà EuroBasket.

Obiettivo EuroBasket per l’Olanda di Buscaglia

La Nazionale olandese manca a questa competizione dal 2015 ma, prima di terminare negli ultimi posti in quella spedizione che tante gioie e dolori ha regalato anche a noi italiani, non si regalava un Campionato Europeo dal 1989. Una delle prime dichiarazioni del tecnico italiano dopo l’annuncio con gli Oranje è emblematico: “Abbiamo tutto per qualificarci ad EuroBasket”. Suona quasi come una profezia, ma la concorrenza di Turchia, Croazia e Svezia intimorisce anche solamente nel leggere i nomi delle avversarie nel Gruppo D di qualificazione. L’esordio ufficiale arriva il 21 febbraio 2020, in trasferta ad Ankara. I padroni di casa non possono ancora contare su Shane Larkin, il rivitalizzato Sertac Sanli e il condottiero Ergin Ataman in panchina, ma partono nettamente favoriti contro una Nazionale che non vanta nessun elemento con elevata esperienza continentale. Eppure, Charlon Kloof si inventa una partita stratosferica (27 punti, 6 rimbalzi e 3 assist) e l’Olanda, con il 65-72 sulla sirena del quarto quarto, mette la prima tessera in un puzzle che sembrava destinato a rimanere un rebus irrisolto alla vigilia di queste qualificazioni ad EuroBasket.

Uno dei condottieri di questa Nazionale allenata da Maurizio Buscaglia: Charlon Kloof

La storia scombussola i piani dell’umanità con una pandemia che sconvolge il mondo intero, pallacanestro compresa, ed EuroBasket viene posticipato al 2022. Ciò non significa che il sogno olandese si affievolisca, anzi: Maurizio Buscaglia e il suo staff lavorano giorno dopo giorno per centrare l’obiettivo, che diventa ufficiale con un’altra vittoria in trasferta, ancor più impattante per la differenza dei valori in campo. A un anno esatto dal successo della Ankara Arena e dopo un altro importante tassello nel 78-76 contro la Svezia, a Istanbul si gioca Croazia-Olanda: i sassaresi Filip Kruslin e Miro Bilan, oltre a una squadra più rodata ed esperta dei Paesi Bassi, che hanno dalla loro l’ambizione di scrivere la storia. A volta basta questo, il desiderio di sovvertire delle sorti già scritte oltre al talento effettivo che si muove sul parquet. Serve una partita dura, una lotta su ogni pallone vagante e un 59-65 che vuol dire biglietto per gli Europei.

Ora che ad EuroBasket mancano poco più di due mesi, Maurizio Buscaglia guarda a quel girone di qualificazione con immenso orgoglio: “Quello che abbiamo fatto fa assolutamente piacere al movimento Dutch. È vero che manchiamo da 7 anni da un Europeo, ma è altrettanto vero che è solamente il secondo che viene giocato dai Paesi Bassi in più di 30 anni. Questo vuol dire tanto. Stiamo combattendo in queste Qualificazioni alla Coppa del Mondo 2023 per realizzare un sogno, ma saremo anche impegnati nelle Qualificazioni per EuroBasket 2025: e se i Paesi Bassi riuscissero giocare due Europei consecutivi con un cambio generazionale, sarebbe un top incredibile. In più, abbiamo battuto la Croazia ma il biglietto per l’Europeo nasce con l’upset in Turchia: la Nazionale olandese non vinceva in Turchia dal 1968 in una competizione di questo tipo, e mantenere la differenza canestri è stato difficilissimo. Sono state partite dall’intensità incredibile e arrivare in quel modo nel girone mettendosi alle spalle squadre del genere è stato super. Pensare che ci faremo una palla a due alla fase a gironi di EuroBasket è una sensazione professionale molto bella”. Sì, perché oltre a cercare di centrare la qualificazione alla rassegna europea, l’Olanda ha anche affrontato un ostico primo round di qualificazione alla Coppa del Mondo 2023 che si svolgerà tra Indonesia, Giappone e Filippine. Un gruppo che ha visto la presenza di Russia (poi squalificata da tutte le competizioni FIBA dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina), Islanda e Italia.

I Paesi Bassi festeggiano la qualificazione a EuroBasket 2022
Facce da EuroBasket 2022 (FIBA)

Maurizio l’italiano, Buscaglia l’avversario

Proprio alle 19:30 ad Almere, va in scena la prima uscita ufficiale del nuovo corso targato Gianmarco Pozzecco alla guida dell’Italia, dopo l’amichevole persa a Trieste contro la Slovenia di Luka Doncic. L’avversario, manco a dirlo, saranno i Paesi Bassi di Maurizio Buscaglia, pronto a vivere un’altra serata da incorniciare nell’album dei ricordi dopo la sfida agli Azzurri del novembre scorso, nell’impresa sfiorata al Mediolanum Forum di Assago, dove l’allora Nazionale guidata da Meo Sacchetti aveva strappato la vittoria per 75-73, che l’ex Tecnico di Trento ricorda così: “Quella di novembre è stata una partita speciale, come speciale lo sarà anche questa perché giocare contro la Nazionale italiana per me è emozionante. Quando la vedo dall’altra parte sono sempre un po’ sottosopra, quindi sicuramente lo sarà ancora. La partita di Milano è stata una partita in cui abbiamo combattuto, siamo stati lì come può essere il nostro piano partita: vogliamo sempre stare vicini per dare qualche zampata. Abbiamo recuperato un paio di break e alla fine abbiamo perso due palloni importanti, perché siamo stati veramente lì vicini”. Stasera la storia si ripete, contro una squadra ricca di molti dei suoi elementi migliori (mancheranno Melli e Gallinari, in attesa di Paolo Banchero) e più strutturata rispetto a quella incontrata qualche mese fa: “Questa sarà diversa, perché è il battesimo di una Nazionale nuova, con elementi anche nuovi o che ritornano come abbiamo visto dalle convocazioni. Il percorso di questa nuova Nazionale è appena cominciato. È stato anche una scossa dolorosa, in un momento particolare. Traspare una bella atmosfera: si percepisce voglia di fare e compattezza. Sono cambiamenti importanti e profondi. Mi fa abbastanza specie che ci sia questa bella coincidenza: un allenatore italiano sulla panchina di una Nazionale straniera gioca la prima partita ufficiale del nuovo corso della Nazionale italiana”.

Nonostante un’ampia ed importante differenza di valori in campo, Buscaglia avvisa ci sarà più di qualche parallelismo in atto: “Anche noi siamo in una fase sostanzialmente sperimentale; siamo molto contenti del raggiungimento degli Europei, che ci danno una linea di confine per il cambio generazionale che stiamo facendo. In queste finestre abbiamo inserito pian piano dei giocatori giovani, abbiamo dei cambiamenti da fare per esigenze di roster con qualche assenza. Sarà una partita che dovremo cercare di interpretare al massimo delle nostre disponibilità. Dal roster della Nazionale c’è competitività che salta agli occhi. Mi piace molto che ci siano, ovviamente con più qualità e numericamente più di noi, degli inserimenti di ragazzi giovani che possano rappresentare il futuro. A differenti livelli, ma sono dei piani simili: anche noi abbiamo chiamato in Nazionale i principali giocatori olandesi, abbiamo stabilito un cammino con i college americani, grazie alla collaborazione e all’ingresso nello staff di Luca Virgilio, attuale Basketball Operations Chief a Nebraska, per avere durante l’estate e in qualche finestra alcuni elementi. Piano piano stiamo facendo dei passi in avanti importanti. Il programma partito nel 2019 ha una sua forza, perché si conclude con una competizione che è il top per i Paesi Bassi. La partita sarà durissima ed emozionante, ma anche da vivere con il fascino e il gusto che si porta dietro”.

Maurizio Buscaglia si emozionerà ad ascoltare l’inno italiano in quella che è la sua nuova casa, e probabilmente lacrime e sorrisi si mischieranno anche quando incontrerà dall’altra parte del campo giocatori e persone che conosce particolarmente bene. Ci saranno Diego Flaccadori e Simone Fontecchio, che rispettivamente a Trento e Reggio Emilia, sotto la sua guida tecnica, hanno attratto gli interessi di Bayern Monaco ed ALBA Berlino. Soprattutto, ci sarà Peppe Poeta, che il nativo di Bari ha allenato una stagione a Trento e nella parentesi in biancorosso a Reggio Emilia, prima dell’interruzione causata dalla pandemia e nei primi mesi da CT dell’Olanda: “Conosco Peppe da tantissimo tempo, l’ho allenato e anche se abbiamo incrociato il campo in stagioni molto importanti è stato un validissimo giocatore, sostegno e interlocutore, sia nella profonda ed importante avventura di Trento che nella breve parentesi reggiana interrotta dal Covid. Un giocatore con cui già quando era in campo, durante gli allenamenti settimanali, si poteva interloquire in un certo modo; non mi sorprende che possa pian piano intraprendere questa carriera, in cui può risultare uno sguardo differente che può dare all’allenatore tante cose in più del suo vissuto. E gli voglio bene: Peppe è una persona veramente fantastica”. A partire dal momento in cui ha posto la prima firma sul contratto con gli Oranje, ben prima di meritarsi il rinnovo dopo la qualificazione ad EuroBasket, Coach Buscaglia ha intrapreso una carriera su due fronti, tra Nazionale e club. Un’esperienza stimolante e complessa, della quale però vede tante potenzialità: “L’esperienza è fantastica, perché ti rapporti con i club, i coach e i giocatori: devi costruire un percorso che come Commissario Tecnico non è facile, perché è part-time, ha tempi e modi diversi di gestione”. Ricordando quanto sia necessario che anche il club faccia questo tipo si sacrificio, se così lo si può definire. Da quando è sulla panchina olandese, Buscaglia ha allenato Reggio Emilia, Brescia, Hapoel Holon (dov’è stato sostituito da Guy Goodes, CT di Israele e nella stessa “duplice” posizione) e Napoli, esperienze in cui ha sempre trovato una mano tesa: “Bisogna innanzitutto ringraziare i club che sono tranquilli e che accettano che un allenatore abbia questo incarico. Mi ha fatto sempre piacere sentire da Reggio, Brescia, Holon e Napoli l’orgoglio e il ben sentimento di avere in panchina il CT di una Nazionale. Non è scontato, quindi fa molto piacere”.

Maurizio Buscaglia a Napoli nel 2022
Maurizio Buscaglia all’ombra del Vesuvio (Ciamillo-Castoria)

Nonostante si possa pensare il contrario, l’ex allenatore di Trento spiega per filo e per segno come non si accavallino il lavoro con club e quello con la Nazionale, con annessi compiti e responsabilità: “L’avere queste due posizioni non occupa costantemente e completamente il mio tempo. Uno lavora con il club sul pezzo, tutti i giorni; poi, come in tutte le Nazionali, ho uno staff molto preparato, con ogni assistente che si divide i compiti. Chi segue la lega belga-olandese con report su giocatori e partite, chi segue quelli all’estero e chi quelli del college. Anche io, ovviamente, ho i miei focus: quando c’è la libertà di un giorno, quando c’è tempo di mettere a punto qualcosa che riguarda la Nazionale, lo si fa. Si guarda una partita in più, si programmano riunioni mensili con lo staff o si sentono i giocatori. Un percorso normale per mantenere la condivisione adeguata per far sì che tutto prosegua per il verso giusto. Costantemente abbiamo contatti con gli allenatori dei giocatori sparsi per il mondo, il che permette di avere un database che di volta in volta viene aggiornato, anche con i check dello staff medico in merito alla condizione fisica di alcuni elementi. L’informatica e l’organizzazione aiutano, perché danno delle scadenze e tengono sotto controllo tutto. Anche i miei assistenti e lo staff medico, ovviamente, a loro volta allenano e sono impegnati quotidianamente con i club. Siamo diversi e ci siamo divisi un po’ il mondo”. Una frase, quest’ultima, particolarmente azzeccata, visto che nella lista dei convocati per questa finestra FIBA sono svariati i campionati e i Paesi da cui provengono i componenti della Nazionale olandese. Jesse Edwards arriva dall’Università di Syracuse, Yannick Franke dai polacchi del Trefl Sopot, Matt Haarms dai Frankfurt Skyliners, Olaf Schaftenaar dal neopromosso in ACB Girona, mentre Roeland Schaftenaar dal Leyma Coruna in Spagna.

Una crescita targata BNXT

Non sono da dimenticare, anche perché in maggioranza quantitativa, i tanti elementi di spessore reduci dalla prima edizione della BNXT League, il primo campionato cestistico congiunto belga-olandese. In particolare, sarà interessante vedere all’opera l’MVP delle Finali, vinte dal suo Leiden, Worthy de Jong. Il Coach italiano non ha che parole lodevoli da spendere nei confronti di quest’iniziativa intrapresa per lo sviluppo del movimento sia in Belgio che in Olanda: “Noi abbiamo avuto nel salto verso l’alto delle nostre ambizioni per il movimento olandese un incrocio di situazioni molto importanti, con delle tempistiche decisive. Io alleno la Nazionale dal 2019 e da quel momento abbiamo aperto le convocazioni a una lista molto più ampia di elementi. Chiamiamo giocatori dagli Stati Uniti e dai campionati europei che non erano stati considerati, poi la Nazionale inizia un percorso, si qualifica agli Europei e dopo un anno di lavoro nasce la BNXT, che è diventata interessante e alza il livello degli olandesi, perché il campionato belga è di più alto livello e mette pressione anche alla parte olandese per quanto riguarda i media e l’organizzazione. Si stanno facendo dei passi importanti. I giocatori belgi e olandesi sono motivati a giocare perché la competizione è di alto livello, gli americani sono più importanti e li si va a scegliere da campionati dal tasso tecnico più elevato come Francia, Germania o Italia. È stato un momento perfetto per creare un campionato del genere, da cui io ho chiamato quelli più in mostra o coloro che hanno fatto una bella stagione, perché la Nazionale è di tutti e ti permette di coinvolgere i convocati con i Summer Camp e li stage. Un po’ di ricambio generazionale lo sto facendo, il percorso è cominciato nella finestra numero uno, dove ho iniziato a inserire i giocatori che arrivavano dal college. E così proseguendo. Il mio obiettivo è arrivare alla finestra successiva agli Europei, a novembre, dove il nucleo giovane di questa Nazionale diventerà quello maturo della prossima. Essere al secondo round di Coppa del Mondo ci aiuta, perché dà ai ragazzi giovani l’idea di un loro percorso: il prossimo campionato europeo se lo devono andare a guadagnare loro, se ci riusciamo. Per loro diventa un obiettivo non indifferente”.

Le tappe sono segnate, e passano dall’Europeo che la Nazionale di Maurizio Buscaglia giocherà a Praga in un gruppo serrato e pieno di insidie, con i padroni di casa della Repubblica Ceca, Israele, Polonia, la Finlandia di Sasu Salin e soprattutto la Serbia, che potrà vantare anche la presenza di un certo MVP a cui piacciono le corse con i cavalli: “Dovremo affrontare Israele e Finlandia per cercare di valutare queste prime quattro posizioni. Però, detto francamente, quando vedo le convocazioni della Serbia o Jokic in campo la cosa mi piace un casino! Penso che bisogna sempre avere i più forti, perché è un’esperienza totalizzante per giocatori, allenatori e per la partita in sé. Per costruire un gameplan in modo e maniera di contestare talenti di questo tipo, vedi Satoransky e Vesely con la Repubblica Ceca. Cercheremo di lavorare sempre al top, ma con la consapevolezza che l’errore più grande sia scegliere le partite, perché non ti danno quella continuità in testa che è necessaria per poi giocartela con chi più, se possiamo. Noi siamo ancora una Cenerentola, ma dobbiamo avere la voglia e la soddisfazione di poter competere con Finlandia, Israele, Polonia: ci è successo con Turchia e Croazia, quindi perché non potrebbe succedere altrimenti?”. Abbiamo capito quale sia l’ingrediente segreto per la ricetta dello sviluppo di questo gruppo: la fiducia incondizionata del suo Commissario Tecnico.

Maurizio Buscaglia dirige un timeout con l'Olanda
In italiano, olandese o inglese? (FIBA)

Non è solo calcio, parola di Buscaglia

La nostra chiacchierata con Maurizio Buscaglia termina con una questione dal carattere più socio-culturale che prettamente sportivo. Sappiamo bene quanto in Italia si dia forse eccessivo spazio a un singolo sport rispetto alle tante discipline in cui i nostri atleti eccellono; in Olanda, dove la passione per il calcio è incontaminata, si percepisce la stessa sensazione? La risposta di chi ormai da tre anni è a stretto contatto con lo sport nei Paesi Bassi non sorprende, ma ha sfumature che possono lasciar spazio a margini di cambiamento: “Questo è assolutamente un football country. Una nazione di calcio, che piace da morire agli olandesi. Al di là del tifo dei singoli, c’è un mito dell’Ajax che coinvolge molto. Ci sono anche discipline meno pubblicizzate, come l’hockey su prato che è stata medaglia olimpica per l’Olanda, oppure tantissimi atleti individuali di successo in sport come il ciclismo, il mountain biking, lo skeet, il pattinaggio: basta vedere le competizioni internazionali, le Olimpiadi in primis, per rendersi conto di quanti olandesi facciano incetta di medaglie. Ma questo è un discorso che vale per tanti altri Paesi, Italia compresa: viene fuori quando vai a fare grandi risultati, e anche da noi dovrebbero essere molto più seguiti durante la stagione quegli atleti che si fanno un mazzo incredibile e poi portano a casa podi su podi. Per quanto riguarda gli olandesi, ci vorrà più tempo, ma già oggi giocano con le mani. Diciamo che i risultati aiutano, perché la BNXT e i risultati della Nazionale hanno fatto fare un piccolo passo avanti. Piccolo, perché è uno sport che viene seguito da una cerchia ristretta. Al momento la Nazionale la conoscono tutti, perché ha avuto questo risultato, quindi una piccola passione che aumenta e si alimenta. Si tratta di un proseguimento lungo e legato a ciò che si riesce a fare. Ovviamente, il coinvolgimento di così tanti giocatori e tutti coloro che sono addetti ai lavori nel nostro mondo. Qualche giorno fa abbiamo disputato un’amichevole contro il Belgio, il palazzetto era abbastanza pieno e alcuni olandesi sono venuti in trasferta”.

La crescita e lo sviluppo sta avvenendo anche fuori dalla canonica impostazione cestistica 5v5, come dimostra il grande interesse degli olandesi per il 3×3, protagonista nei recenti Mondiali disputati in Belgio, con la rappresentativa maschile in 5ª posizione e quella femminile al 10° posto: “Pian piano il movimento sta crescendo, e in tutte le forme: qui c’è una grande passione per il 3×3, ad esempio. Con la partecipazione alle Olimpiadi, è stato creato un piccolo indotto e un pubblico non indifferente, anche con i recenti Mondiali. È un anda e rianda, perché il nostro risultato ha spinto a guardare, così come i traguardi raggiunti dal 3×3: bisogna farne tesoro, mettere tutto in saccoccia e crescere”. Anche le strutture e l’organizzazione aiutano: “È la stessa cosa per il settore squadre Nazionali, che qui si chiama Orange Lions Academy: l’U16 ha vinto la Division B ed è stata promossa in Division A, ora sarà il turno dell’U18. Poi abbiamo una facility molto organizzata ad Amsterdam, l’accademia lavora ogni weekend sui migliori prospetti e li unisce per fare delle amichevoli, perché le misure dei Paesi Bassi lo consentono: puoi muovere meglio i giocatori. Lo staff punta su professionisti che lavorano ogni giorno su questi ragazzi. Tutti questi piccoli passi fanno sì che si venga ad alimentare molta più curiosità, che al momento è quasi più elevata da fuori che da dentro. È un classico percorso che ho notato anche quando fai pallacanestro in club e città dalla tradizione più esigua: in primis diventi più celebre all’esterno, poi la gente se ne rende conto e si appassiona a sua volta. Il processo è in atto ma non va a 100 all’ora. Ci vuole tempo”.

Quando a Maurizio Buscaglia è arrivata la chiamata che ha cambiato la sua prospettiva di allenatore probabilmente per sempre, facendo sì che potesse intraprendere un’avventura totalmente differente da quella instaurata in una comfort zone ricca di soddisfazioni come Trento, forse non si aspettava che i risultati sarebbero stati così soddisfacenti in poco tempo. I suoi Paesi Bassi, però, dopo aver staccato il biglietto per EuroBasket, vogliono continuare a crescere, anche per convincere chi tra gli olandesi si diverte solo con i piedi a prendere ogni tanto il pallone tra le mani. La sfida alla sua Italia, con la sua Olanda, è solo uno dei passi cruciali in un percorso destinato a farlo immergere sempre più nella cultura Oranje.

Festeggiamenti della panchina dell'Olanda dopo una vittoria
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