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Tyrese Maxey - Photo by Tim Nwachukwu/Getty Images

Tyrese Maxey è pronto a diventare Grande

L'esplosione del nativo di Dallas può portare la stagione dei Philadelphia 76ers verso traguardi inaspettati.

La stagione 2022/23 dei Philadelphia 76ers è iniziata ben prima del previsto e con premesse non molto diverse da quelle degli ultimi anni. La quarta regular season delle ultime cinque chiusa con almeno 48 vittorie e tramutatasi in un’edizione di Playoff che non ha valicato il turno delle Conference Semifinals. La sconfitta per 4-2 nella serie contro i Miami Heat ha messo nuovamente spalle al muro il front office. Con limitate possibilità di manovra vista la situazione salariale, un nuovo tentativo è stato compiuto verso la costruzione di un roster fortemente competitivo che parte però anzitutto dalle certezze di casa. Alla fine della serie persa contro Jimmy Butler e soci, Doc Rivers ha sottolineato come, nonostante il flop e la prematura uscita, “ci sono buone cose che possiamo portare a casa dopo quest’anno. Tyrese Maxey su tutte”.

Vista l’esigenza di vincere nel presente e concretizzare un processo ormai in atto da troppo tempo, il giovane prodotto di Kentucky è una delle ultime ragioni per avere un’ottimistica impressione anche sul futuro dei Philadelphia 76ers. Questo perché, al momento, i giocatori sotto contratto per la stagione 2024/25 saranno soltanto due: Joel Embiid (ha firmato nel 2021 un’estensione quadriennale da 196 milioni) e PJ Tucker, allora prossimo ai 40 anni, che avrà una player option del valore di 11.5 milioni di dollari. E sarà proprio Tyrese, presumibilmente, il terzo tassello della nuova Philly se la franchigia gli offrirà la Rookie Contract Extension, che potrà arrivare precedentemente all’inizio dell’ultimo anno dell’attuale accordo e quindi tra 12 mesi.

Per quanto sia precoce e azzardato poter affermare che da quel momento Tyrese Maxey diventerà il nuovo uomo franchigia dei Philadelphia 76ers, è innegabile che al momento le speranze della dirigenza siano quelle di rivedere la versione più vintage di James Harden per avere concrete chance di conquista del titolo, ma farlo con un’assicurazione sul futuro come Maxey evita almeno di far pensare al peggio se anche quest’anno la stagione vedrà l’epilogo a cui ormai ogni tifoso sembra essersi rassegnato.

Date ai Sixers quello che è di Harden

La situazione contrattuale di James Harden ha influenzato in positivo il rimescolamento delle carte per provare a vincere. A partire dalla scelta del Barba di declinare la player option da 43.7 milioni di dollari con il conseguente taglio di 15 milioni sul nuovo contratto (68.6 per i prossimi due anni), i Philadelphia 76ers hanno agito con decisione su determinati e ben precisi assets. Da preziosi giocatori di rotazione come De’Anthony Melton, Danuel House Jr. e Montrezl Harrell, a un sostanziale cambio nello starting-five con l’aggiunta di PJ Tucker.

Quest’ultima appare improntata sul fornire un contributo impattante su due principali carenze. Nella stagione 2021/22, tra 32 quintetti con almeno 200 minuti complessivi, quello dei Philadelphia 76ers formato da Harden – Maxey – Thybulle – Harris – Embiid ha registrato il 25° dato in spacing e il 29° in offensive rebounding talent. La prima metrica evidenzia la presenza di giocatori abili nel tiro in catch-and-shoot che ampliano le spaziature offensive, mentre la seconda fa riferimento alla capacità di garantire secondi possessi. La grafica mostra la proiezione della nuova lineup dei Philadelphia 76ers e come PJ Tucker potrebbe compensare in maniera importante questi aspetti offensivi rispetto a Matisse Thybulle.

Matisse Thybulle registra il 47.91% in Spacing e 22.30% in Offensive Rebounding Talent

Con queste aggiunte, quasi certamente richieste a Morey direttamente da James Harden che ha voluto con sé compagni già apprezzati ai tempi dei Rockets, il Barba è pronto a guidare la squadra nell’ennesimo e forse ultimo tentativo di andare in fondo con questa struttura. Il roster attuale di Philadelphia è più profondo, fisico e consapevole nella sua totalità. Dopo anni a promettere successi senza mai avvicinarsi a farlo, il 2022/23 si presenta da subito senza vie di mezzo: sarà “championship or bust”. Ma, al netto di ciò che succederà nei prossimi 12 mesi, Tyrese Maxey merita una buona dose di attenzione. Nella stagione che inizia tra poche ore, la terza in carriera, Tyrese dovrà confermare di poter essere la shooting guard titolare in una squadra da titolo e consacrarsi nel ruolo di terzo “Big” del roster con compiti ben precisi e forte dell’esplosione statistica del 2021/22. Il suo sviluppo sarà uno dei fattori chiave per il successo dei Philadelphia 76ers.

Tyrese è arrivato silenziosamente

Al fine di essere efficace come giocatore complementare al fianco di compagni su cui grava il maggior carico offensivo di squadra, per Maxey sarà fondamentale bilanciare responsabilità e funzionalità. Nella sua breve carriera NBA già ha vestito i panni di diversi attori nelle dinamiche dei Philadelphia 76ers, assicurando una sempre più crescente affidabilità e una presenza offensiva in costante miglioramento. Il primo anno è trascorso nell’ombra, quasi per intero partendo dalla panchina e con le dovute precauzioni riservate a un Rookie con tanto da imparare. In 61 gare, di cui soltanto 8 da titolare, Maxey ha chiuso con 8.0 punti e il 46.2% FG (7.0 FGA) in 15.3 minuti di media. La stagione 2021/22 è stata invece quella dell’esplosione: 17.5 punti (4° tra Sophomores), 4.3 assist (4° tra Sophomores), 48.5% FG (13.3 FGA, 2° tra Sophomores con 7.0+FGA) e 42.7% 3P (4.1 3PA, 2° tra Sophomores con 2.0+3PA) in 35.3 minuti.

Dall’assenza di Ben Simmons ai vari infortuni occorsi durante la stagione, sino all’arrivo di James Harden, Tyrese Maxey è sempre stato la costante in casa 76ers per tutto l’anno, e da guardia a cui fu subito incollata l’etichetta di giocatore che predilige attaccare il ferro rispetto al gioco perimetrale, Tyrese ha bilanciato e ridefinito entrambi gli aspetti. La percentuale di punti provenienti da tiri dentro l’arco è passata dal 68.4% nel 2020/21 al 53.5% nel 2021/22 e questo a favore di più ampia produttività al tiro da tre punti (% di punti dal 19.1 al 30.2). Oggi Maxey ha più consapevolezza del suo valore, dei suoi punti di forza e anche dello status di Rising Star più volte emerso in questi mesi. Ecco perché Philadelphia è pronta a investirci con forza.

Meno oligarchia nell’attacco dei 76ers

Tyrese Maxey ha plasmato e variato il suo skillset e dopo aver dimostrato di essere un incredibile scorer, il ruolo di comprimario potrebbe addirittura iniziare a stare stretto.

La trasformazione offensiva di Tyrese Maxey

Tra giocatori con almeno 1000 minuti nella stagione 2021/22, Joel Embiid e James Harden sono l’unica coppia di compagni di squadra nella top-15 per Offensive Load% (quanto un giocatore contribuisce individualmente a un possesso attraverso creazione di gioco, tiri, passaggi e palloni persi). Questa centralità nell’attacco riduce il resto a una presenza in campo principalmente statica, quanto è lento il ritmo di entrata in azione. I Philadelphia 76ers sono tra le ultime squadre nella Lega per frequenza percentuale di situazioni di gioco dinamiche come tagli (28° in frequenza), uscite dai blocchi (30° in frequenza) e handoff (25° in frequenza), mentre prevalgono gli isolamenti (10° in frequenza) e post-up (2° per possessi a partita). Si registra così una netta differenza tra momenti in cui prevalgono palleggi di un singolo circondato da compagni stazionari come eventuale scarico e azioni in cui attacco è un moto perpetuo che cerca di coinvolgere più giocatori per far muovere la difesa avversaria su più lati.

Per quanto complicato può essere snaturare l’identità di una squadra, che oltretutto non dispone di tempo per farlo ed è ben lontana dalla fase di costruzione a favore di una raccolta immediata di risultati, disporre di un ventaglio offensivo più ampio è un imperativo per Philadelphia. Ed è qui che alle spalle di Joel Embiid e James Harden deve emergere Maxey. Visto il suo stile di gioco, quelle situazioni dove la squadra è stata carente nel 2021/22 possono essere fonti a lui più congeniali per sbloccare esplosività e tiro da tre punti. Come mostra il grafico, una larga lacuna separa i due All-Star dei Philadelphia 76ers dal resto della squadra in termini di punti su 100 possessi generati a favore della squadra (O-LeBron, asse X), mentre Maxey e Tobias Harris hanno praticamente lo stesso peso nell’attacco. L’impresa per Rivers dovrà quindi essere sgravare le sue superstar di qualche responsabilità e fatica di troppo per creare situazioni di gioco che coinvolgano anche un terzo giocatore.

La prevedibilità dei 76ers, in questo aspetto, emerge ancora di più se si guarda alle tre semifinaliste della Eastern Conference nella passata stagione. Milwaukee Bucks, Boston Celtics e Miami Heat, nonostante un go-to-guy abbastanza chiaro, hanno un set di giocatori complementari (ancor meglio se con abilità sui due lati del campo) che assicurano punti indipendentemente dal minutaggio e che risultano coinvolti in modo migliore.

Avere a roster due giocatori del calibro di James Harden e Joel Embiid è ovviamente un lusso, ma il rischio di essere monotematici è reale. Con il Barba nelle vesti di facilitatore per i compagni l’attacco di squadra è comunque salito di livello (efficienza a metà campo da 97.6, 8°, a 104.5, 4°), è cresciuto l’Offensive Rating (da 112.1 a 118.6 punti su 100 possessi) e la frequenza sia di tiri da tre punti che di viaggi in lunetta. E proprio Tyrese Maxey ha probabilmente beneficiato più di chiunque altro dell’arrivo del mancino. Quello che farà davvero la differenza per il team di Rivers sarà quanto Maxey si dimostrerà in grado di creare autonomamente i propri tiri e crescere nel ruolo di iniziatore offensivo. Uno dei primi obiettivi sarà ridurre la visione di azioni di questo genere, dove un passivo Tyrese Maxey funge quasi da spettatore a giochi singoli o a due dei suoi compagni di squadra.

Maxey resta una presenza pericolosa per la difesa, ma da fermo facilita il compito a chiunque

Tyrese Maxey post-Harden

James Harden ha accelerato la messa in mostra del bagaglio tecnico di Maxey, il cui ruolo lo scorso anno è diventato quello di concludere da situazioni dove l’attenzione era sul Barba. In questo caso, gli sono state tolte delle responsabilità da primo portatore di palla (che erano aumentate a dismisura in assenza di Ben Simmons) a favore di un’evoluzione in giocatore dinamico perfetto per concretizzare i vantaggi creati da Harden. Quattro aspetti testimoniano il cambiamento. Il primo è la percentuale di tiri dal campo arrivati dopo 0 a 2 palleggi, passata dal 48.3% al 64.5% dall’arrivo di Harden. Stesso andamento per quella di tiri aperti e molto aperti (da 48.6% a 58.4%). Le triple in catch-and-shoot sono aumentate, da 1.9 (convertite con il 38.5%) a 2.8 con uno straordinario 54.4% di efficacia. Infine, i tocchi per partita, passati da 84.8 a 65.5.

Con una nuova selezione di tiri, Tyrese Maxey ha mantenuto uno standard di efficacia molto alto (da 1.26 a 1.45 punti per tiro). Inoltre, nelle 24 gare di regular season con il Barba ha tirato con il 58.9% dal campo (61.1% da 2P e 55.6% da 3P) su 3.8 passaggi di media ricevuti. Gravitando attorno a Harden, nascono opportunità che vanno sfruttate al meglio e Tyrese Maxey lo ha fatto con fiducia nei propri mezzi e notevole varietà di soluzioni. Nelle prime clip mostrate, l’utilità può sembrare soltanto quella di bloccare per togliere ad Harden il miglior difensore avversario. Ma volendo togliere la palla dalle sue mani, si libera spazio per Maxey che con un primo passo fulmineo può lasciare dietro il recupero per andare al ferro, oppure tirare da tre punti mettendo o meno palla per terra. Nelle situazioni più classiche, quando Harden ha un difensore dietro la prima linea di pressione pronto per l’aiuto, questa viene rotta con un passaggio a Maxey sul lato forte o debole, che vola in penetrazione.

Il backcourt dei Philadelphia 76ers avrà più tempo per costruire chimica

Il Tyrese Maxey post-Harden (18.7 punti, 52.3% FG, 48.0% 3P) suscita tanta curiosità e ci dirà anche le prospettive future di Philadelphia. L’impressionante e rapido sviluppo visto nel secondo anno lo mettono al livello di guardie come Luka Doncic, Ja Morant e Kyrie Irving, in termini di capacità di finire al ferro e abilità di concludere da tre punti sia in catch-and-shoot che dal palleggio. La prima vera sfida sarà l’aggiunta di volume di tiri dal campo, monitorando la tendenza di efficacia.

Il pacchetto di Tyrese Maxey è tutto da liberare

Il punto di partenza di Tyrese Maxey

All’interno della stessa gara Maxey ricopre un ruolo che passa da complemento di Embiid e Harden a quello di protagonista dell’attacco quando quest’ultimo siede in panchina e tocca a lui condurre il gioco. Nel primo caso le abilità da score-first guard lo mettono nelle condizioni di essere un affidabile destinatario dei passaggi del Barba. Le sue doti da sprinter gli permettono di battere l’uomo con un primo passo bruciante e far muovere di molto la difesa avversaria. Metterlo quindi nelle condizioni di sfoggiare la sua velocità è il modo più congeniale per portarlo vicino a canestro. La presenza di Joel Embiid come bloccante, che può agevolmente fare pop, short-roll o tagliare, agevola l’avvicinamento alla restricted area, dove la FG% è passata dal 56.6% nel 2020/21 (2.4 FGA) al 62.3% nel 2021/22 (4.1 FGA). La sua efficacia è stata sperimentata da Rivers anche partendo dal lato debole in attacco per poi ricevere un handoff in fascia centrale e attaccare con due compagni sul lato debole e uno su quello forte a spaziare il campo.

Quando invece tutto il campo diventa territorio di azione e si attacca contro difese non ancora schierate pochissimi giocatori lo ricoprono alla velocità di Tyrese Maxey. Tra 132 giocatori con 150 o più possessi in transizione nell’ultima stagione, la guardia dei Philadelphia 76ers ha registrato 1.35 punti per possesso (217 possessi, con il 62.0% FG su 2.3 FGA), il secondo dato più alto dietro Mikal Bridges. Maxey viaggia a ritmo spedito dal palleggio, riuscendo ad assorbire il contatto e con grande capacità di chiudere con conclusioni acrobatiche, con un ottimo footwork e resistenza fisica contro l’aiuto avversario. Questa sua predisposizione non rende casuale il fatto che quando James Harden è in panchina e Doc Rivers gli assegna i compiti di condurre il gioco, il quintetto più utilizzato in questo caso (Maxey – Milton – Green – Niang – Embiid, 33 minuti) registra un PACE di 108.71, un dato ben superiore alla media di 100.01 dei quattro quintetti più utilizzati con Harden in campo.

Essere il primo a catturare il rimbalzo agevola l’entrata nell’azione

A questo si collega un aspetto fondamentale per far sì che Maxey possa davvero essere un perno fondamentale dell’attacco dei Sixers, ossia mettere in ritmo i compagni. Con un ristretto numero di possessi con il pallone nelle mani non è semplice produrre costantemente punti da iniziatore. Allo stesso tempo, è inusuale immaginare James Harden giocare off the ball con Maxey a guidare le operazioni. Un positivo punto di partenza è il 7.2 di TOV% registrato, il secondo dato più basso nella stagione 2021/22 tra point guard e shooting guard con almeno 15 punti e 3 assist di media in 40 o più gare. Il quintetto citato precedentemente con James Harden in panchina, negli stessi 33 minuti ha registrato 93.6 punti di Offensive Rating. Per quanto sia impensabile imputare le responsabilità esclusivamente a Tyrese Maxey, da primo portatore di palla in quei minuti va prodotto valore, sacrificando anche una contenuta crescita nei palloni persi, che rapportati all’età e allo sviluppo da tenere sono un fatto fisiologico.

Dal momento che il tiro da dietro l’arco è un’importante minaccia, la facilità nel battere i closeout è il primo modo per generare soluzioni con spazio per i compagni. La lettura di provenienza dell’aiuto e il tempo di uscita del passaggio sono caratteristiche fondamentali per ampliare la visione a tutto campo, ancor più quando le difese si adatteranno a lui con più attenzione. Nella raccolta, la seconda clip ripropone una situazione già vista ma con diverso risultato. Maxey prende la corsia centrale dal lato debole su handoff di Harden e accelera verso il canestro, congiuntamente c’è un pick-and-roll e due giocatori a spaziare negli angoli. Il passaggio cross-court è preciso e con tempi buoni, e con intelligenza si riposiziona in visione nell’angolo liberato.

L’aumento di spacing potrà beneficiare la visione di gioco una volta entrato nel pitturato

Infine, il tiro da tre punti è il fattore che, per importanza nelle dinamiche di gioco attuali e incidenza nella produzione offensiva, sarà più essenziale mantenere efficace a partire da questa stagione. Tra il primo e il secondo anno, il numero di tentativi rapportato su 36 minuti è pressoché rimasto invariato (4.0 nel 2020/21, 4.2 nel 2021/22). Ciò nonostante, i miglioramenti sono impressionanti per tempi e risultati ottenuti. Tyrese Maxey ora è a suo agio in ogni situazione, senza paura e con una buona dose di spettacolarità dal palleggio. Con il pallone in mano, punisce il difensore che passa sotto il blocco, o l’eventuale drop coverage del lungo in attesa del recupero del suo marcatore. Nella prima stagione, se non ci fosse stato spazio per avvicinarsi a canestro, dalle mani di Maxey si sarebbe prodotto davvero poco. Nel 2021/22, quei tiri in pull-up sono stati convertiti con il 40.3% (1.9 a partita).

Practice makes it perfect.

Quella crescita che pare inevitabile

Tyrese Maxey non ha accelerato i tempi, ha riconosciuto l’opportunità e non si è tirato indietro. Con l’arrivo di James Harden, sapeva di dover segnare più tiri in catch-and-shoot e che possesso dopo possesso le opportunità sarebbero in qualche modo aumentate. Perciò, i periodi off the ball nell’attacco dei Philadelphia 76ers rimarranno la chiave per la sua produzione. Il quesito è quanto questi saranno predominanti nella presenza in campo assieme a James Harden. Trattandosi di uno dei migliori passatori nella Lega, l’utilizzo di Tyrese Maxey come giocatore di movimento può altresì aprire spazi per lo stesso Harden.

Se la giovane guardia dei Sixers dovesse mantenere un elevato standard di rendimento al tiro da tre punti, combinando la già più affermata abilità in penetrazione, azioni di screening per lui renderebbero l’attacco di Phila molto più imprevedibile. In questo caso, trovandosi a proprio agio in entrambe le situazioni, Tyrese Maxey dovrà soltanto compiere la giusta lettura della difesa e scegliere tra un tiro in ritmo o l’avvicinamento a canestro, con la duplice via di creare per sé o per un compagno. Da non sottovalutare la presenza di PJ Tucker: nel 2021/22 ha registrato il quinto dato più alto in NBA in screening talent tra giocatori con almeno 1000 minuti giocati. Di seguito vengono presentate una serie di clip di azioni di gioco di varie squadre NBA cercando di individuare delle potenziali situazioni in cui Tyrese Maxey potrebbe venire utilizzato come finalizzatore, sia da palleggiatore che in movimento.

La prima è un pindown screen che Memphis usa liberare Desmond Bane, che sfrutta la sua pericolosità come tiratore per attirare l’aiuto servendo il roll a canestro del lungo. La successiva azione è un gioco di Utah per liberare il lato sinistro a Donovan Mitchell, aprendo il pitturato con quattro giocatori esterni e la finta di pick-and-roll verso il centro con Joe Ingles. Il terzo video proviene dalla serie Playoff tra Golden State Warriors e Memphis Grizzlies: al fine di ricercare il cambio favorevole per Stephen Curry viene effettuato un double drag screen. In questo caso, Klay Thompson resta sul lato forte, ma l’impostazione può anche essere creata per liberare il lato con un taglio a canestro. Il quarto canestro è di Darius Garland, con una giocata più volte utilizzata dai Cleveland Cavaliers. Si tratta di uno Spain pick-and-roll disegnato proprio per il tiratore. Per ultimo, la Chicago action dei Memphis Grizzlies. Il lungo dalla punta che concede un handoff dal palleggio alla guardia in uscita da un blocco settato proprio dal tiratore che sfrutta lo spazio creato dall’attenzione sul mismatch favorevole per il lungo rollante. 

Tyrese Maxey non vive più nell’ombra

Lo scorso anno Tyrese Maxey ha chiuso al quinto posto nella votazione per il premio di Most Improved Player (52 voti). Per lui regna l’ottimismo di una dirigenza intera e gli elogi di Doc Rivers sulla sua incessante etica di lavoro giocano a favore. Nelle prime due stagioni ha saputo aggiungere componenti di gioco strumentali a chi lo circonda in campo. In avvicinamento al terzo anno, i pilastri su cui lavorare sono disciplina difensiva, versatilità nei passaggi e selezione dei tiri dal campo. La velocità è un tratto che contraddistingue Maxey, ma anche in questo caso va usata nel migliore dei modi. In particolare, quando dirige il pick-and-roll da palleggiatore, decelerare non è sinonimo di indecisione, tutt’altro. Per quanto tale esplosività dopo il blocco può cogliere impreparata la difesa, attendere il comportamento avversario, le opzioni sul lato debole e il posizionamento del compagno bloccante possono portare a una soluzioni più agevoli. Allo stesso modo, una certa dose di pazienza può portare a ricercare zone di campo non protette, come spesso accade per i tiri dal midrange, e aggiungere una dimensione al proprio attacco.

Questo aspetto può davvero rappresentare l’elemento separatore che definirà chi sarà Tyrese Maxey. Non nella prossima stagione, ma nel futuro a lungo termine. La consapevolezza di attirare una dose di attenzione difensiva oltre il diretto marcatore e plasmarla possesso dopo possesso. Il sentore è che potrà arrivare a quel punto, anche se non dall’oggi al domani. Ma la reazione all’aumentare delle opportunità in campo sarà la prima risposta. Maxey è una bellissima storia di come il lavoro mirato a convertire debolezze in forze sia l’unica opzione possibile per chi ha trascorso la prima stagione in NBA con numerosi alti e bassi e rischia di finire facilmente nel limbo degli inespressi. Il pensiero di un giocatore al secondo anno letteralmente catapultato tra i titolari di una squadra in difficoltà ma pur sempre con ambizioni da titolo rende ancora più lodevole i suoi miglioramenti. A posteriori, si può dire addirittura che la saga di Ben Simmons lo abbia aiutato, ma il risultato non doveva essere questo nemmeno nelle più rosee aspettative della franchigia. Ora, a Tyrese tocca fare l’ultimo passo: crescere senza togliere il palcoscenico a nessuno. Tyrese Maxey è un team-first guy. Ne farà parte, sempre alla massima velocità.

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