awak-kuier-reyer-venezia-riscaldamento-lbf-2023
Sorrisi (Ciamillo-Castoria/LBF)

Gli infiniti viaggi di Awak Kuier

In Finlandia è già il volto del basket femminile nazionale, ma Awak Kuier ha lasciato il segno in ogni angolo di mondo in cui ha giocato. Venezia compresa.

Il Draft WNBA del 2021 è il secondo consecutivo che si svolge a distanza, a causa del fatto che i dati sulla diffusione del Covid-19 negli Stati Uniti sono ancora piuttosto preoccupanti. La WNBA deve dunque rinunciare al suo orange carpet, che di norma vede tutte le future rookie della lega presenziare a quello che per molte è il momento più importante della carriera.

La commissioner Cathy Engelbert chiama le giocatrici dal tradizionale podio, che stavolta però è in una stanza vuota, davanti a qualche pallone ufficiale e a una foto del ponte di Brooklyn, per tentare di ricreare l’atmosfera newyorkese che avvolge questo appuntamento da alcuni anni a questa parte. Sullo schermo alle spalle della commissioner compaiono le immagini delle giocatrici e le loro reazioni al momento della chiamata, per cercare di rendere la cerimonia quanto più vicina possibile alla realtà.

Quando con la seconda scelta le Dallas Wings chiamano Awak Kuier, sul monitor arrivano le immagini da una stanza che si trova dall’altra parte dell’Oceano, dove è riunita un’intera squadra di basket pronta a celebrare una delle sue punte di diamante. Kuier al momento della chiamata sta infatti terminando la sua stagione con la Passalacqua Ragusa e assiste al Draft circondata dalle sue compagne. Ragusa è una tappa di un viaggio che ha già attraversato due continenti e si prepara a conoscere il terzo. Da quel momento, Dallas prenderà i contorni di un luogo familiare, da conoscere e assorbire, grazie all’aiuto di chi la circonda e la sostiene.

Come lei stessa ricorda, “quella sera ero felice e nervosa allo stesso tempo e quando ho sentito il mio nome sono rimasta un po’ sorpresa perché non mi aspettavo che sarei stata draftata così in alto. Avere le mie compagne al mio fianco è stato molto bello, perché erano lì per supportarmi e starmi vicino. Ero contenta di finire a Dallas, è un’ottima città, e lì ci giocava anche una delle mie compagne a Ragusa, per cui ritengo di essere stata molto fortunata quella sera”.

In queste parole e in quella serata di aprile c’è tanto della storia di Awak Kuier, che si articola lungo assi che uniscono l’Africa, l’Europa e l’America e che la vedono sempre circondata dalle persone più importanti della sua vita. La metafora che meglio riassume la carriera di Awak Kuier è quella del viaggio, che inizia in posti di cui lei non ha nemmeno memoria, per poi attraversarne altrettanti che modelleranno la sua persona secondo culture e tradizioni provenienti da tanti angoli di mondo.

Prima tappa: Finlandia

A compiere il primo viaggio che caratterizzerà la vita di Kuier sono i suoi genitori. Lei deve ancora nascere quando suo padre e sua madre decidono di prendere i quattro figli maschi e lasciare il Paese in cui sono cresciuti per scappare da una situazione estremamente critica. Il Sudan, infatti, è martoriato da una guerra civile che dura a intermittenza dagli anni cinquanta e che ha fatto nel corso degli anni oltre tre milioni di morti. Nel 2005 la guerra termina e solo nel 2011, a seguito di una lunga transizione, nasce il Sud Sudan. È questo lo Stato da cui proviene la famiglia di Awak Kuier, che all’inizio del terzo millennio decide di scappare da quella che è una delle aree più povere e calde del continente africano.

I Kuier riescono a trovare supporto in Egitto, ed è a Il Cairo che si stabiliranno per un periodo di transizione prima di cercare di raggiungere l’Europa. È nella capitale che nasce la loro prima figlia, Awak, che acquisisce la cittadinanza egiziana, ma che non ha ricordi di quel Paese, perché a soli due anni la famiglia fa le valigie in direzione Finlandia, un paese geograficamente e culturalmente agli antipodi rispetto al Sud Sudan. Mette la sua base a Kotka, una piccola città affacciata sul Golfo di Finlandia, in cui non viene accolta con entusiasmo. Il razzismo è una piaga molto presente in un Paese dove la maggioranza della popolazione è bianca e non è abituata ad avere a che fare con persone che vengono da territori e culture così distanti dai propri.

Al di là del clima ostile, però, Kotka ha una particolarità, ovvero è piena di campetti per giocare a basket, in un paese che non ha particolari legami con la palla a spicchi. “Sono stata molto fortunata”, ricorda Kuier. “Lì chiunque giocava a basket, c’è una specie di cultura intrinseca della pallacanestro in città e a me piaceva tantissimo giocare”. Il basket inizia pian piano a diventare la sua quotidianità e si trasforma in un legame tra le due culture che la attraversano. Dentro casa, infatti, i suoi genitori crescono lei e i suoi fratelli secondo le tradizioni e la lingua del paese che ha fatto crescere loro, cioè il Sud Sudan, ma al di fuori di quelle mura, a scuola e nelle vie della città, Kuier cresce secondo la cultura finlandese, che sente come altrettanto sua perché nei suoi ricordi ha sempre vissuto in quella terra.

Una giovanissima finlandese agli Europei femminili U18.
Piccolo Lupo (FIBA)

Se nella vita di tutti i giorni queste differenze a volte faticano a convivere, i 28 metri sono una specie di spazio sicuro: “A differenza di quello che accadeva fuori, non mi è mai capitato di vivere esperienze di razzismo all’interno del mondo della pallacanestro. Nelle squadre in cui ho giocato ho sempre trovato delle compagne e degli allenatori che mi hanno accolto, e sento che nel basket la diversità è più accettata che nella vita reale. Puoi essere alto o basso, siamo tutti diversi, ma nel basket non conta. Un’altra cosa molto importante è stata che tutti i miei amici nel mondo della pallacanestro lo erano anche al di fuori e questo mi ha aiutato molto.”

Il talento di Kuier è straripante le garantisce un posto alla Helsinki Basketball Academy, l’istituzione più importante in Finlandia in termini cestistici, che ha cresciuto anche Lauri Markkanen. “Ho conosciuto Lauri, mi è capitato di parlarci, ma solo poche volte, perché i nostri calendari non si incastrano bene, ma mi piacerebbe conoscerlo meglio”. D’altronde in patria oggi sono loro i volti del basket nazionale, al maschile e al femminile. Nonostante Kuier non abbia ancora 22 anni, in Finlandia è molto conosciuta, grazie soprattutto ai video in cui schiaccia, che hanno spopolato prima nella sua terra e poi in tutto il mondo. “È una parte del mio gioco che ho un po’ abbandonato quando hanno iniziato a farmi giocare come guardia, ma è qualcosa che mi piacerebbe reintegrare. Quando ero bambina era una cosa che eccitava tantissimo le persone, per cui nel futuro mi piacerebbe ritornare a farlo.”

A renderla così popolare nel paese del nord Europa è anche il fatto che sin da subito Kuier sceglie di giocare con la maglia della nazionale finlandese. Nel 2019 porta l’Under 18 alla conquista della medaglia d’oro europea: è la miglior scorer del torneo, con 18.8 punti a partita e anche la miglior rimbalzista (12.2 di media), per cui la vittoria dell’MVP è un risultato tanto scontato quanto eccezionale. Nello stesso anno partecipa all’Europeo anche con la formazione Under 20, portandosi a casa un argento e venendo nominata nel miglior quintetto.

Partecipare a queste manifestazioni ed essere una presenza costante nella nazionale del suo paese è un punto di svolta importante nella carriera di Kuier: “È stato in quel momento che ho capito che il basket poteva essere anche una professione e non più solo una mia grande passione”. E allora è da Helsinki e dalla Finlandia che il suo viaggio riparte, questa volta in direzione Italia. Si resta in Europa, ma si cambia diametralmente di nuovo clima: ad accorgersi del suo talento è infatti la Passalacqua Ragusa, che nel 2020 la vuole nel suo roster per rilanciare l’eterna sfida con Schio.

awak-kuier-ragusa-dinamo-sassari-lbf
I primi lampi italiani di Awak Kuier (Luigi Canu/LBF)

La seconda casa di Awak Kuier

L’arrivo in un nuovo Paese all’inizio è difficile, ma intorno a lei c’è una vera e propria famiglia ad accoglierla. Ciò che accomuna le due esperienze di Kuier in Italia, cioè quella di Ragusa prima e quella di Venezia poi, è il fatto di trovarsi in due gruppi molto coesi, che hanno una chimica ben visibile anche al di fuori del parquet.

L’Italia diventa ben presto una seconda casa, grazie alle sue compagne che la aiutano ad ambientarsi e a immergersi nell’ennesima nuova cultura della sua vita. “All’inizio non è stato facile, sono due mondi completamente diversi, ma pian piano mi sono ambientata. Dell’Italia ho imparato ad apprezzare molto il calore delle persone e il cibo. La cosa che mi piace di più del vivere in Europa è che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, a livello storico o culturale imparo qualcosa ogni giorno”. Tra queste esperienze, Kuier ricorda quella più recente, quando la Reyer ha collaborato con un atelier locale, vestendo le sue giocatrici da Principesse del Carnevale, per sottolineare il legame tra la società e questa storica tradizione della città.

Con Venezia oggi Kuier sta giocando una delle sue migliori stagioni in carriera – in campionato 13.7 punti, con 6.3 rimbalzi e 1.4 stoppate, con numeri simili anche in EuroCup – con una squadra che nonostante sia giovanissima sta già raggiungendo traguardi importanti, come la semifinale di EuroCup contro il Galatasaray. Venezia è reduce anche da un’importantissima vittoria in campionato nel derby contro il Famila Schio di Rhyne Howard, in cui Kuier ha sfoderato una doppia doppia da 20 punti e 10 rimbalzi, con il 67% da tre, quattro stoppate date e 32 di valutazione. È stata solo la seconda sconfitta stagionale delle Orange, ma il fatto che l’altra sia arrivata dalla Virtus, la terza contender per la vittoria dello Scudetto, rende i playoff di aprile e la Coppa Italia che si giocherà a fine mese due eventi da non perdere.

La giocatrice della Reyer Venezia al tiro contro Sassari.
Reyer (Ciamillo-Castoria/LBF)

Per Kuier l’obiettivo è portarsi a casa il primo trofeo in Italia, dato che nella sua esperienza ragusana non è riuscita ad agguantarne nessuno. La sua prima stagione in terra siciliana si è chiusa con tre semifinali, senza però raggiungere nessuna finale. Dopo essere uscita al primo turno in Supercoppa, le iblee hanno agguantato il terzo posto in campionato, uscendo però al penultimo turno sia in Coppa Italia che ai playoff. Dal canto suo, Kuier ha vissuto due stagioni in crescendo, passando dai 9.2 punti di media al primo anno ai 16.5 del secondo. Anche i rimbalzi sono passati dall’essere 8.7 ad allacciata di scarpe ai 9.6.

Negli anni siciliani, il suo gioco ha preso man mano forma e oggi è un’ala in grado di giocare in qualsiasi posizione dalle 3 alla 5. Grazie alla sua abilità nel mettere palla a terra, sviluppata durante gli anni finlandesi in cui giocava da guardia, è in grado di mettere in difficoltà la difesa, anche se ha bisogno di ancora un po’ di massa per riuscire ad assorbire meglio i contatti.

Anche nel tiro dalla distanza Kuier sa farsi valere: con quasi tre triple e mezzo di media a partita segna con il 43%, mentre da due viaggia con il 56%. Le enormi potenzialità del suo fisico sono ancora da esplorare, proprio perché Kuier è ancora giovanissima, ma quello che ha fatto a Ragusa le è valso la chiamata sul palcoscenico più importante del mondo. Il viaggio approdato sulle soleggiate coste iblee è ripartito verso il secco caldo del Texas.

awak-kuier-reyer-venezia-lbf-2023
Infermabile anche dall’arco (Ciamillo-Castoria/LBF)

Con le Dallas Wings negli USA

Il terzo continente in cui si articola il viaggio di Kuier è l’America. Dallas diventa la sua base per le due stagioni giocate in WNBA, dove però non riesce a trovare lo stesso spazio che aveva in Europa. Nella seconda stagione i numeri sono sensibilmente in crescita, ma gioca solo 12.6 minuti di media a partita segnando 2.8 punti.

Nonostante non abbia mai avuto la possibilità di essere davvero protagonista, per lei quest’esperienza è stata comunque importante. “All’inizio è stato difficile adattarsi al ritmo più alto e alla diversa fisicità del gioco statunitense e soprattutto non è stato facile passare da una situazione in cui giocavo molto a una in cui ho trovato molto meno spazio. L’importante però, per me, è stato l’approccio, perché sta tutto nell’avere la giusta mentalità, nel farsi trovare pronti quando arriva il tuo momento. In generale per me l’esperienza è stata molto positiva, ne ho tratto molti insegnamenti e ora so cosa devo migliorare: essere più aggressiva, cercare di attaccare di più il canestro ed essere meno passiva e in generale avere più fiducia nel mio gioco”.

Dallas la aspetta, ha un futuro molto interessante davanti e tante giocatrici che con il tempo potranno portare la squadra texana alla conquista dell’anello. Arike Ogunbowale e Charli Collier sono solo alcuni dei nomi che, insieme a quello di Kuier, potranno fare grande il nome di una franchigia ancora priva di una solida tradizione alle spalle come le Wings.

Il ritorno di Awak Kuier

Awak Kuier è un personaggio che si trova al crocevia di tante realtà e di tanti paesi differenti. Ogni tassello dei mondi che ha attraversato è parte di lei e rende unica la sua storia. Niente di quello che ha vissuto è andato perduto, anzi è sempre pronto a tornare: “Non sono mai andata in Sud Sudan, ma tutta la mia famiglia è di lì e i miei parenti vivono ancora lì. Quando ho un momento libero vado sempre alla ricerca di informazioni su questo Paese, mi piacerebbe moltissimo poterci andare un giorno.”

Quello che ha acquisito nel corso della sua vita lei lo considera un dono, da restituire alle nuove generazioni sotto forma di ispirazione. È lei stessa la prima a riconoscere l’importanza della rappresentazione, del poter vedere qualcuno che abbia il tuo stesso aspetto fare qualcosa, per credere di poterlo fare a propria volta. “Voglio essere un punto di riferimento per bambine e bambini in Finlandia. Venendo da un Paese in cui non ci sono tanti immigrati è importante che anche loro si vedano rappresentati. È più facile credere in qualcosa quando vedi qualcuno che ha il tuo stesso aspetto fare quella cosa, ed è per questo che tengo molto ad essere un modello per le generazioni future”.

“Io sono stata fortunata ad avere il sostegno della mia famiglia, ma uno dei motivi per cui ho impiegato tanto tempo a credere nel fatto che potessi diventare una professionista è stato proprio perché non avevo nessun modello a cui guardare nel mio Paese”. La sua storia è la sua identità, e il basket la voce che ha per esprimerla. Per restituirla a chi vuole ascoltarla.

awak-kuier-finlandia-lituania-fiba-eurobasket-2023-qualifiers
Leader del Branco (FIBA)
Quello che devi sapere sulla prossima EuroLeague Women
L'EuroLeague Women riparte con le italiane Schio e Virtus Bologna, e tantissimo da scoprire.
Robyn Parks ha trovato la sua casa
La carriera di Robyn Parks ha attraversato quattro continenti, ma è nella Magnolia Campobasso che ha...
Cos'è successo nel girone d'andata della Serie A Femminile?
L’imbattibilità di Schio, la rincorsa di Venezia e Bologna, e molto altro. Ecco cos'ha riservato il girone...

POTREBBERO INTERESSARTI

Quello che devi sapere sulla prossima EuroLeague Women
L'EuroLeague Women riparte con le italiane Schio e Virtus Bologna, e tantissimo da scoprire.
La WNBA riparte dalle Las Vegas Aces
L'estate è alle porte e ricomincia la Lega femminile più famosa al mondo, in attesa che la Commissioner...
La miglior stagione nella storia del Famila Schio
Schio è campionessa d'Italia per la dodicesima volta, in una stagione superlativa che l'ha vista arrivare...

Non perdere nemmeno una storia. Iscriviti alla nostra newsletter.

Overtime

Storie a spicchi

Non perdere nemmeno una storia. Iscriviti alla nostra newsletter.