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Giorgia Sottana è il volto della favola Famila Schio (FIBA EuroLeague Women)

Il Famila Schio può vincere l’EuroLeague Women?

A Praga inizia la Final Four di EuroLeague Women, dove sarà presente anche il Famila Schio. Scopriamo questa tre-giorni di alta pallacanestro.

Il momento più importante della stagione europea è arrivato: la Final Four di EuroLeague Women si terranno a Praga iniziano oggi, con la finale prevista per domenica 16 aprile, e vedrà come protagoniste il Famila Wuber Schio, il Çukurova, il Fenerbahce e la squadra di casa, Praga. Giocatrici provenienti da diciannove nazioni sono pronte a darsi battaglia per portare a casa il trofeo più ambito e, per la prima volta dopo 21 anni, anche l’Italia avrà una squadra a rappresentarla. Andiamo insieme a scoprire le squadre partecipanti.

Un sogno che diventa realtà per Schio

A portare la bandiera italiana alla Final Four di EuroLeague Women, per la prima volta dopo Parma nel 2002, sarà il Famila Wuber Schio. Dopo anni di dominio nelle competizioni nazionali, in questa stagione la squadra veneta era stata chiamata a fare il grande salto anche a livello internazionale e la presenza di Schio a Praga certifica il successo del progetto orange.

Il roster, infatti, era stato pensato proprio per arrivare tra le migliori quattro d’Europa, dato che nelle ultime stagioni quest’obiettivo era stato mancato sempre per un soffio e con tanti rimpianti. Lo scorso anno le orange uscirono per mano di Praga in gara tre dei quarti di finale, in una partita dominata dalle ceche. Il rammarico delle scledensi era però stato Gara 1, in cui Schio, fuori casa, aveva condotto per tre quarti e mezzo per poi ritrovarsi sconfitta di due punti a causa di un crollo nell’ultima frazione. L’anno precedente, invece, l’eliminazione era stata forse ancora più difficile da digerire, dato che il doppio confronto con Girona aveva condannato le orange all’uscita per un solo punto di differenza.

L’enorme quantità di talento individuale a disposizione da inizio anno – Marina Mabrey e Rhyne Howard su tutte – aveva messo l’asticella in alto sin da subito per la stagione, ma il raggiungimento delle Final Four era un traguardo tutt’altro che scontato. In Eurolega, partita dopo partita, Schio ha consolidato la sua reputazione, dimostrandosi all’altezza delle rivali più quotate: la vittoria contro una Mersin che schierava ancora DeWanna Bonner, Chelsea Gray e Jonquel Jones è forse l’esempio più lampante. Nonostante alcune scivolate nel corso dell’anno, come la brutta sconfitta contro il DVTK, le orange hanno dimostrato solidità nei momenti chiave della stagione, vincendo match cruciali per il raggiungimento dei playoff contro dirette rivali come Girona o Salamanca e rifilando addirittura 31 punti alle campionesse di Sopron nella partita che valeva il primo posto nel Gruppo B al pari di Mersin.

La crescita e i successi di Schio sono andati di pari passo con la consacrazione delle giocatrici italiane in squadra. Jasmine Keys e Costanza Verona hanno giocato la loro migliore stagione in carriera, contribuendo al funzionamento di un sistema che prima che sulle individualità si basa sul talento che emerge dal lavoro corale della squadra. A dimostrarlo, il fatto che siano terze per numero di assist a partita e che ben quattro giocatrici viaggino in doppia cifra di media a partita, con Mabrina Mabrey come miglior realizzatrice con 14.4 punti di media.

Se è vero che da un lato c’è la pressione di partecipare alla prima Final Four della propria storia, portando la bandiera di un paese che al torneo manca da tanto, dall’altro è anche vero che Schio si affaccia alla semifinale contro il Fenerbahce senza niente da perdere. Il fattore stanchezza potrebbe essere rilevante, dato che Schio solo nell’ultimo mese ha giocato le tre partite dei quarti di finale di EuroLeague Women, la Final Eight di Coppa Italia e il primo turno dei playoff di campionato. Accanto a questo, le orange dovranno cercare di essere più precise dalla linea del tiro libero, dato che sono la squadra con la peggior percentuale di realizzazione, un mero 69.4%.

Una delle forze di Schio è il fatto che in quintetto ha tutte giocatrici in grado di trovare la via del canestro con un’efficienza altissima. Rhyne Howard ha iniziato la stagione con qualche difficoltà, faticando a inserirsi nei meccanismi della squadra. Con il passare dei mesi, però, si è adattata e in Coppa Italia è tornata a essere una giocatrice decisiva in grado di prendersi e mettere tiri difficili.

Marina Mabrey è la giocatrice più talentuosa di questa squadra, in grado di segnare pressoché da ogni angolo del campo e una certezza dalla linea dei tre punti. L’eventuale successo di Schio passa in primis dalle sue capacità offensive. Jasmine Keys ha consolidato la già ottima stagione che aveva vissuto lo scorso anno in maglia orange, chiudendo la stagione con tre doppie doppie, di cui una cruciale nel match contro Salamanca. Il suo apporto in difesa è stato fondamentale, e insieme a Astou Ndour forma una coppia formidabile a protezione del canestro.

Astou Ndour, a sua volta, è una giocatrice sempre più solida, la più efficiente su entrambi i lati del campo. Da due tira con quasi il 60% e in stagione regolare viaggia a oltre una stoppata di media a partita. Costanza Verona è nella sua breakout season, è la regista dalle cui mani passano tutti i palloni di Schio. La sua grinta e la sua voglia di vincere sono un punto di riferimento per l’intera squadra, nonostante i soli 23 anni all’attivo e nonostante questa sia solo la seconda stagione in maglia orange.

Praga è la hometown hero dell’EuroLeague Women

Avere dalla propria il pubblico in una competizione a partite secche è una delle fortune a cui ambivano le quattro contendenti e Praga sa bene quanto questo fattore possa essere fondamentale. Nonostante un roster totalmente differente, infatti, Praga non ha dimenticato l’upset di otto anni fa, quando le padrone di casa sconfissero la superpotenza russa Ekaterinburg, che all’epoca schierava giocatrici dal calibro di Candace Parker, Alba Torrens e Sandrine Gruda, laureandosi regina d’Europa davanti a un estasiato pubblico di casa. 

Con l’esclusione delle squadre russe, la formazione ceca è rimasta una delle formazioni più accreditate a riempire quel vuoto di superpotenze nel basket femminile europeo. Se il Fener ha cercato di raggiungere lo stesso obiettivo costruendo a tavolino la squadra con la più grande concentrazione di talento WNBA degli ultimi anni, Praga ha preferito provarci puntando sulla continuità. Questo ha significato spostare per il secondo anno consecutivo dal Connecticut alla Repubblica Ceca l’asse Alyssa ThomasBrionna Jones, che la stagione scorsa aveva trascinato le ceche fino alle semifinali. Se Praga è considerata tra le favorite, riuscendo a raggiungere il secondo posto nel Gruppo A, tanto del merito va alle due statunitensi, che sul campo formano un duo con pochi uguali nella competizione. In media, le due contribuiscono in ogni partita con 33 punti, 20 rimbalzi e 8 assist, rappresentando una certezza sia in attacco che in difesa, oltre al fatto che sono in grado di dominare tanto dentro quanto fuori il pitturato.

Sulle due giocatrici pesa ancora la sconfitta dello scorso anno, arrivata proprio per mano di quel Fenerbahce a cui Praga ha virtualmente lanciato la sfida di regina d’Europa. Nella semifinale dello scorso anno, le ceche erano state avanti anche di dodici punti, prima di venire travolte dalla risposta delle turche, che nel giro di 10 minuti hanno ribaltato il risultato dal -12 al +14. Uno dei fattori chiave della sconfitta era stato l’infortunio di Maria Conde, che aveva lasciato il campo nel terzo quarto, privando le ceche di una giocatrice di altissimo livello, finalista per il premio di MVP dell’anno scorso.  

Gli infortuni sono stati una costante anche quest’anno, con la squadra che ha dovuto adattarsi a giocare anche in sette giocatrici. Questo ha causato alcune difficoltà nel corso della regular season, ma il talento e lo scoring power su cui può contare coach Natalia Hejkova hanno garantito a Praga il secondo posto nel Gruppo A dietro al Fener. Le ceche hanno infatti il secondo miglior attacco della competizione e sono anche le migliori rimbalziste del torneo, con 43.6 rimbalzi a partita, in gran parte dovuti proprio alla presenza di Thomas e Jones sotto le plance.

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Praga può vincere a casa? (FIBA EuroLeague Women)

Coach Natalia Hejkova è sicuramente un altro dei motivi fondamentali del successo delle ceche. L’allenatrice slovena è la più vincente della storia dell’EuroLeague Women, con cinque titoli all’attivo, e nel 2019 è stata inserita anche nella FIBA Hall of Fame. Se la sua squadra gioca a un ritmo alto è davvero difficile batterla, anche se alcuni punti deboli ci sono. In primis, il roster è abbastanza corto ed esposto agli infortuni, e Praga è la quarta squadra peggiore della competizione per palle perse, con 15.9 di media a partita.

Il successo di Praga passa prima di tutto dalle mani di Alyssa Thomas. I numeri messi in piedi dall’ala delle Connecticut Suns parlano da soli: 16.6 punti, 7.6 rimbalzi, 6.1 assist e 2.2 palle recuperate di media a partita. È una delle candidate più credibili al titolo di MVP e le due triple doppie messe a segno durante la stagione saranno un fattore di non poco conto al momento della decisione.

Brionna Jones ha avuto una stagione priva di infortuni e si è confermata come uno dei migliori centri dell’Eurolega, chiudendo la stagione in quasi doppia doppia di media (16.9 + 9.2). È la quinta miglior rimbalzista della competizione. Teja Oblak ha avuto una stagione altalenante in termini realizzativi, ma la sua esperienza nella competizione europea sarà un fattore che potrà risultare decisivo.

Maria Conde ha tutta la voglia del mondo di rifarsi dopo il brutto infortunio dello scorso anno e la sua presenza in squadra è una delle certezze su cui si basa l’attacco delle ceche. Valeriane Vukosavljevic ha giocato forse la sua miglior stagione in carriera e lo ha fatto dopo una gravidanza. È la terza miglior realizzatrice della squadra e ha chiuso la regular season con numeri di altissimo livello: 14.9 punti, 6.3 rimbalzi e 2.5 assist, con anche oltre una rubata di media a partita.

L’eterna illusione del Fenerbahce

La campagna acquisti estiva aveva fatto presagire a qualcosa di parecchio ambizioso, poiché con l’esclusione delle squadre russe – da sempre le più ricche nel panorama del basket femminile – il “seggio vacante” doveva essere occupato da una nuova super potenza. Dalla passata stagione però sono rimaste alcune scottature significative. La più visibile di tutte è la finale persa in casa contro Sopron di fronte ad un pubblico rumoroso e completamente schierato a favore delle proprie beniamine.

Forse l’illusione più grande degli ultimi anni per la società con sede ad Istanbul, ma non la prima. Già in più di un’occasione, infatti, il Fenerbahce si è trovato a svolgere il ruolo di eterna seconda (o peggiore) nonostante un budget importante. In poco più di dieci anni sono arrivate spesso amare sorprese: per sei volte consecutive (dalla stagione 2011-12 alla stagione 2016-17) qualificate alla Final Four collezionando due quarti posti, un terzo posto e tre medaglie d’argento, la più clamorosa delle quali ottenuta nel derby contro il Galatasaray.

Successivamente i roster non all’altezza e la pandemia hanno tenuto lontano le turche dalle migliori quattro, facendoci ritorno nel 2021 (la sconfitta per 84-88 nella semifinale contro Ekaterinburg grida ancora vendetta) e nel 2022, con la disfatta più sorprendente della loro storia non in termini di risultato ma di aspettative. Quest’anno però la sinfonia potrebbe essere cambiata; l’arrivo ad Istanbul di Emma Meesseman, Breanna Stewart, Courtney Vandersloot e dell’allenatrice Marina Maljkovic, ha spianato la strada delle gialloblu verso l’ennesima Final Four.

La regular season era iniziata con due pesanti sconfitte che non avevano certamente aiutato il Fenerbahce a placare le forti critiche arrivate in estate (per usare un eufemismo), ma la striscia di dodici successi consecutivi e il primo posto nel girone A hanno calmato i tifosi e spaventato la concorrenza. Nei quarti di finale lo scontro con le ungheresi di Sopron, le eterne rivali e da sempre portatrici di sciagure, non ha avuto dibattito chiudendosi con due sonori 82-62 in Turchia e in Ungheria.

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Un fenomeno generazionale ad Istanbul (FIBA EuroLeague Women)

Il roster del Fenerbahce è nettamente superiore a quello di tutte le altre avversarie, questo grazie ad un budget ingente e al desiderio delle giocatrici con un passato in Russia di ritrovarsi e portare il primo storico titolo alle “Queen of the Hoop”. Coach Maljkovic potrà schierare un quintetto prevalentemente formato da giocatrici WNBA, anche se durante la stagione regolare ha preferito utilizzare alcune di queste opzioni in uscita dalla panchina.

Emma Meesseman è stata la trascinatrice del gruppo giocando con un’efficienza straordinaria, trasformandosi nella donna in missione già vista anche in Russia, a Washington, a Chicago e con la divisa della nazionale belga. Breanna Stewart non ha bisogno di parole per essere descritta, serve solamente sapere che dal suo arrivo a gennaio nessuna giocatrice nella competizione ha fatto meglio di lei chiudendo con 20 punti, 7.9 rimbalzi e 23.8 di valutazione media a partita.

Kayla McBride è il collante perfetto tra le due metà campo, l’arma silente con cui il Fenerbahce può cambiare l’esito di una gara; nella sua dimensione da ‘3&D Wing’ è in grado di cancellare ogni speranza della squadra avversaria. Alina Iagupova è la più orgogliosa del gruppo, l’animo vero e proprio della squadra spinta da un desiderio di alzare per la prima volta un trofeo prestigioso dopo aver vinto per due volte il premio di MVP della regular season, oltre ad essere tra le giocatrici più prolifiche d’Europa.

Courtney Vandersloot ha esperienza, talento, genialità e una voglia di vincere incredibile nonostante sembri giocare nella propria bolla, ma è proprio per questo motivo che è difficile vederla prendere una scelta sbagliata. Nell’immensa qualità portata sul parquet dalle gialloblu è impossibile non citare Satou Sabally nel ruolo fondamentale di “Sixth Woman”, Kiah Stokes come peso ulteriore da aggiungere in area e Olcay Cakir, playmaker e fiera portabandiera turca.

Cosa aspettarsi dalla EuroLeague Women F4 del Çukorova?

L’alone di misticismo che aleggia intorno alla squadra turca è incredibile e forse è stato proprio l’approdo alle Final Four di Praga a rendere il Çukurova la più grande incognita di questa Euroleague Women. Dopo aver raggiunto la semifinale di EuroCup Women la scorsa stagione, il secondo posto in campionato e la vittoria della coppa nazionale, la squadra di Mersin ha ampliato il budget per concorrere al pari delle super potenze del basket femminile.

Un club giovane, fondato nel 2017 e che ha fatto il debutto nella competizione continentale più importante solo due anni più tardi. Gli scarsi risultati e la pandemia hanno portato la società a rivedere le proprie priorità per tornare a fare la voce grossa in questa stagione; l’unico obiettivo, secondo il front office, è approdare alla finalissima e diventare la squadra più forte di Turchia dando lo scacco matto alla rivale Fenerbahce.

Ovviamente non è oro tutto quel che luccica. Se il Çukurova non si era fatto molti amici lo scorso anno lanciando oggetti in campo durante la semifinale contro Venezia, quest’anno ha deciso di fare un sostanziale upgrade: le accuse di avvelenamento all’hotel che ospitava la squadra a Salamanca; il continuo ‘tampering‘ per convincere giocatrici e coach Roberto Iniguez a lasciare il proprio team e andare in Turchia; le difficoltà create dal club a livello comunicativo.

La regular season è andata esattamente come previsto e, nonostante due sconfitte consecutive all’inizio, il percorso è stato netto permettendo loro di concludere il girone B al primo posto dopo una bagarre infinita che ha coinvolto quattro squadre. Nei quarti di finale le turche hanno superato il Tango Bourges in tre gare, perdendo di un solo punto gara 2 (76-75) ma dominando le sfide giocate a Mersin (84-56 gara 1, 91-63 gara 3), approdando per la prima volta alle Final Four di EuroLeague Women.

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Cercando lo sgambetto al Fenerbahce (FIBA EuroLeague Women)

Il roster del Çukurova ha subito parecchi cambiamenti in questi sei mesi perdendo nell’ordine Jonquel Jones, Briann January e Dewanna Bonner che ne formavano lo scheletro portante. In panchina il cambio da Zafer Kalaycioglu a Roberto Iniguez ha sicuramente alzato l’asticella nonostante sia avvenuto in circostanze sospette. Tuttavia, con gli innesti giusti e una guida esperta, l’obiettivo finale è ad un passo e mai come oggi sta dando ragione alla tanto sgradita e ostile compagine turca.

Elizabeth Williams è una certezza per la competizione, non a caso la sua chiamata a stagione in corso ha fatto dimenticare presto la partenza di Jonquel Jones (fino a quel momento la migliore dell’intera Eurolega) ed è servita a mantenere salda l’identità di gioco della squadra dentro l’area. Aleksandra Crvendakic ha smesso di essere ben voluta quando ha lasciato Salamanca di punto in bianco per approdare a Mersin, ma in sole sei partite ha trasformato l’approccio difensivo delle turche da molto buono ad estremamente efficace.

Chelsea Gray è stata una delle giocatrici più dominanti della stagione regolare sui due lati del campo. I suoi 16.8 punti, 6.1 assist, 1.7 recuperi e 16.5 di valutazione media a partita dimostrano perché è arrivata a conquistare il premio di MVP durante le ultime Finals WNBA. Tiffany Hayes rappresenta alla perfezione il pragmatismo di Çukurova, poiché capace di rimanere focalizzata e salda sulla partita aggiungendo al mix l’innata abilità nel fare sempre la scelta giusta. È diventata involontariamente il perno su cui ruotano le scelte dell’allenatore.

Laura Cornelius è il jolly all’interno di un quintetto di star e superstar. La scelta di puntare su di lei come playmaker non è casuale, perché il suo basso profilo e il suo lavoro sporco aprono spazi alle compagne per fare più male possibile alle avversarie. Le rotazioni di coach Iniguez sono corte e prevedono pochi cambiamenti, tuttavia non sono da dimenticare elementi cruciali come la sempre presente Quanitra Hollingsworth, un’eccellente all-around player come Jelena Dubljevic e la giovane Goksen Fitik.

Approfondimento a cura di Edoardo Pollero e Letizia Bimbo.

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