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Sasha Vezenkov è il dominatore dell'anno (Turkish Airlines EuroLeague)

Il pagellone della Regular Season di EuroLega 2023

Conclusa la Regular Season, diamo i voti alle squadre di EuroLega.

Un’altra Regular Season di EuroLega, quella che per molti è considerata la più avvincente dell’era moderna, è arrivata al termine. Dopo aver stilato i nostri premi individuali nell’ultima puntata di EuroLega a Spicchi, diamo i voti – correlati alle aspettative che venivano riposte caso per caso prima dell’inizio della stagione – alle 18 squadre che hanno partecipato quest’anno.

A cura di Cesare Milanti, Filippo Stasi ed Edoardo Pollero.

ASVEL Villeurbanne (8 W, 26 L): voto 4.5

Non c’erano dubbi che il gruppo non fosse all’altezza così come l’uomo al timone, però chiudere all’ultimo posto è stato decisamente troppo. Per una squadra che ha l’obiettivo di eccellere a livello giovanile, essere tra le prime dieci squadre di Eurolega non dovrebbe essere uno sforzo così proibitivo. Costruire intorno a Nando De Colo – giocatore di pregevole fattura, ma non più in grado di tenere in piedi da solo una squadra – senza dargli dei compagni in grado di sostenere il livello della competizione è stato un peccato di presunzione che a Villeurbanne non potevano proprio permettersi. Il progetto di Tony Parker rimane ambizioso, eppure ad oggi il futuro sembra sempre più incerto e senza sbocchi.

Panathinaikos (9 W, 23 L): voto 5

I fasti dei primi anni 2000 sono ben lontani, tuttavia ci si aspettava decisamente di più visto il valore degli elementi presenti nel roster. Poche idee, tanti problemi e nessuna soluzione sono stati i motivi per cui i greci hanno buttato al vento l’ennesima stagione. Un gioco basato sulle fiammate di Dwayne Bacon e su ciò che rimane dell’atletismo di Derrick Williams ha creato più grattacapi al Panathinaikos che agli avversari. Strappano più di un sorriso le dichiarazioni di giocatori e front office in cui continuano a definirsi alla pari dell’Olympiacos. Alla resa dei conti hanno sempre finito per essere schiacciati dalla differenza di valori; penultimi contro primi oggi, nella speranza che il derby di Atene torni ad essere competitivo non solo a parole.

ALBA Berlino (11 W, 23 L): voto 5.5

Come il Bayern Monaco, anche l’altra tedesca delude. Sia chiaro: nessuno chiedeva all’ALBA di lottare per i playoff, sin da inizio stagione sembravano fuori portata e così è stato. Però sono arrivate meno vittorie – pur giocando 6 partite in più – rispetto alla scorsa stagione… Una leggera involuzione sul piano dei risultati non offusca certo le tante note liete, a partire da un Jaleen Smith sempre più leader specialmente nei momenti in cui Maodo Lo è stato ai box. Christ Koumadje a tratti ha dominato sotto canestro, mentre alcuni rookie come Tamir Blatt e il “nostro” Gabriele Procida hanno ben figurato quando chiamati in causa. Luke Sikma rimane la chioccia e il faro di una squadra il cui progetto tecnico merita di essere seguito sempre con grande attenzione. Ma dovendo giudicare la stagione europea dell’ALBA e non il resto, non si può arrivare alla sufficienza.

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Il primo anno in EuroLega di Gabriele Procida (Turkish Airlines EuroLeague)

Bayern Monaco (11 W, 23 L): voto 5+

Dopo aver clamorosamente sfiorato le Final Four sia nel 2021 che nel 2022, il Bayern Monaco di Andrea Trinchieri ha deluso le aspettative di coloro che avrebbero voluto rivederli ai playoff per la terza stagione consecutiva. In realtà, pur essendo stata una campagna europea nettamente al di sotto delle potenzialità, i bavaresi avevano abituato la platea europea fin troppo bene. I limiti che coach Trinchieri era riuscito a mascherare divinamente in passato, sono emersi prepotentemente quest’anno. Complici gli infortuni a uomini determinanti come Lucic, impiegato solo per 17 partite su 34 totali. Complici firme estive sciagurate come quella di Isaac Bonga: resta un mistero il fatto che l’ex Washington Wizards sia riuscito a raccogliere oltre 100 gettoni in NBA, prima di tentare il rilancio in Eurolega… Un bust totale. Anche Winston e Gillespie, l’asse play-pivot rookie nella competizione, non ha convinto fino in fondo. Una stagione opaca, anzi brutta, che tuttavia ci pare fisiologica per un Bayern che era andato oltre ogni logica nelle due annate precedenti.

Virtus Bologna (14 W, 20 L): voto 6

Con la vittoria dell’EuroCup nel maggio 2022, la Virtus Bologna ritrovava un appuntamento che mancava da 20 anni esatti: la liturgia dell’EuroLega, quella che ha fatto battere le pulsazioni di migliaia di appassionati a Basket City per tante stagioni. Ci si affacciava con un Sergio Scariolo reduce dall’impresa ad EuroBasket con la Spagna, e con un roster a metà tra volti noti nel panorama cestistico europeo (Teodosic, Hackett, Shengelia, Belinelli), elementi che cercavano conferme ad alti livelli (Mickey, Cordinier, Lundberg, Weems, Bako, Jaiteh) e facce nuovissime (Pajola, Mannion, Ojeleye). Il risultato, complici tanti fastidi fisici per buona parte del roster ed un approccio non del tutto costante alla prima stagione dell’era Segafredo in EuroLega, ha visto la Virtus alternare vittorie storiche – in trasferta contro Barcellona e Real Madrid – ed un finale di stagione arrendevole, come dimostra il -31 rifilato dal Maccabi Tel Aviv a fine marzo. Tutto sommato, una partenza che sarebbe scorretto definire “falsa”. Una prima annata dalla quale imparare, sperando di rimanere nell’Olimpo del basket europeo ancora a lungo.

Valencia (15 W, 19 L): voto 7-

Se la Virtus aveva concluso l’EuroCup 2022 da vincitrice, il Valencia era caduto in casa proprio contro i bianconeri, in semifinale. Complice l’esclusione delle squadre russe, però, la squadra affidata all’ex Bilbao Alex Mumbrú aveva fatto comunque il salto verso il piano superiore, con innesti intriganti come Chris Jones, Jonah Radebaugh, James Webb e – a stagione in corso – Shannon Evans. Dopo un mese di gennaio all’insegna della perfezione, rimanendo imbattuti per cinque partite consecutive, gli spagnolo non sono riusciti a dare seguito a quanto di buono avevano mostrato ad inizio 2023, concludendo la Regular Season da febbraio in poi con un record di 3-9. Usciti dalla corsa per i playoff, è improbabile che vengano confermati per l’EuroLega 2023-24. Il progetto, però, parte da delle buone fondamenta.

Milano (15 W, 19 L): voto 5

Ad inizio stagione, era impossibile pronosticare l’Olimpia Milano fuori dai playoff di EuroLega. In molti, d’altronde, vedevano la squadra di Ettore Messina pronta a tornare alle Final Four dopo due anni, grazie a degli investimenti oculati durante l’estate. Gli arrivi di Kevin Pangos e Brandon Davies, tra i migliori in circolazione nel Vecchio Continente nei rispettivi ruoli, oltre all’essersi rinforzati con innesti validissimi in completamento del roster come Billy Baron, Johannes Voigtmann e Stefano Tonut, tra gli altri, non lasciavano molti dubbi. Eppure, la stagione dei meneghini è risultata nefasta fin dall’inizio, con i pesanti infortuni di Shavon Shields e Kevin Pangos, e le conseguenti strisce negative di 9 sconfitte consecutive tra ottobre e dicembre e di 5 nel mese di gennaio. L’arrivo a stagione in corso del deus ex machina Shabazz Napier ha riportato il sorriso, con magiche vittorie contro Olympiacos e Fenerbahce, ma i biancorossi si sono fermati al dodicesimo posto. Bisogna ripartire dalle certezze.

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Tutti vogliono bene a Shabazz (Turkish Airlines EuroLeague)

Anadolu Efes (17 W, 17 L): voto 4+

Gli innesti di Will Clyburn, Ante Zizic e Achille Polonara in estate avevano fatto pensare ad una storica tripletta per la corazzata turca. Gli ingranaggi però si sono inceppati e nessuno di loro ha saputo trovare realmente la propria identità per lasciare il segno come si pronosticava ad inizio stagione. Le parole di Ergin Ataman si sono trasformate in fumo; la sua spavalderia si è scontrata con tutti gli ostacoli che una regular season come quella di quest’anno gli ha messo di fronte. La sorte per una volta si è messa contro la compagine di Istanbul, così tra infortuni e difficoltà nel tenere il gruppo unito, nemmeno il record positivo può essere utilizzato come scusante. La fine di un’era e il fallimento del trio più intrigante degli ultimi dieci anni.

Stella Rossa (17 W, 17 L): voto 6.5

Qualche rimpianto non manca in casa Stella Rossa. Un inizio di stagione troppo soft, con il debuttante coach Jovanovic durato 7 partite – vincendone soltanto una – prima di lasciare il posto a un santone della competizione come Dusko Ivanovic. Da quel momento, il Crvena Zvezda ha fatto il salto di qualità a livello mentale, vincendo le seguenti 6 gare compreso uno spettacolare derby di Belgrado in casa del Partizan con buzzer-beater dall’angolo di Nemanja Nedovic. Inizialmente è stata proprio la combo guard ex Olimpia Milano la guida tecnica della squadra; poi l’innesto di Luca Vildoza ha dato un grande aiuto in termini di pericolosità e fluidità offensiva. L’aggiunta di Facundo Campazzo, infine, è arrivata troppo tardi per permettere ai biancorossi di raggiungere la quota playoff, complice la sanzione per violazione del fair-play finanziario legata proprio all’acquisto dell’argentino. Peccato averlo visto a Belgrado per sole 9 gare…

Baskonia (18 W, 16 L): voto 8

Essere condannati ad un nono posto amarissimo giocando tutte le proprie carte nell’ultima gara disponibile al Pireo, in casa di un Olympiacos verosimilmente spedito verso la Final Four, dev’essere stato un boccone difficile da digerire per il Baskonia. Inutile sottolinearlo, ma anche senza il raggiungimento dei playoff la squadra di Joan Peñarroya si merita una promozione piena, da tutti i punti di vista. Partendo dallo scouting di Alfredo Salazar, l’uomo chiave alla Fernando Buesa Arena che ancora una volta ha portato dei diamanti grezzi e li ha fatti plasmare dall’ambiente, dal coaching staff e da quella magica atmosfera che si respira nei Paesi Baschi per quei talenti parzialmente inespressi. E dunque questa si è trasformata nella stagione dell’esplosione europea di Darius Thompson – che potrebbe presto ottenere il passaporto italiano -, dell’impatto di Markus Howard e Maik-Kalev Kotsar, ma anche di un più che discreto Daulton Hommes, ex Cremona. Nella corsa alle prime otto il Baskonia ha patito una concorrenza spietatissima, ma il futuro continuerà ad essere roseo con questa dirigenza al comando.

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La consacrazione di Darius Thompson in EuroLega (Turkish Airlines EuroLeague)

Fenerbahce (19 W, 15 L): voto 7.5

Se questo articolo fosse uscito alla fine di ottobre, il voto per il Fenerbahce sarebbe stato chiarissimo: 10. Magari con lode. Dopo il tentativo di proseguire l’epopea di Zeljko Obradovic sulla scia serba di Igor Kokoskov prima e Sasha Djordjevic poi, la squadra turca era stata affidata a Dimitris Itoudis, che sembrava aver plasmato una corazzata inscalfibile dopo un mercato estivo ricco di innesti di spessore. Dalla cabina di regia con Nick Calathes e Scottie Wilbekin al ricambio tanto nelle ali con un redivivo Nigel Hayes-Davis e Nemanja Bjelica quanto sotto canestro con Johnathan Motley, Tonye Jekiri e – a stagione in corso – Kostas Antetokounmpo. Una serie di infortuni e lo scouting più approfondito da parte delle avversarie, però, ha portato la sponda gialloblù di Istanbul dall’essere imbattuta alla qualificazione ai playoff grazie alla vittoria dell’Olympiacos sul Baskonia. Salvati per il rotto della cuffia, ma tutto può accadere d’ora in poi.

Zalgiris Kaunas (19 W, 15 L): voto 9+

Esiste la regular season di EuroLega perfetta? Chiedetelo ai tifosi dello Zalgiris Kaunas e vi diranno di sì. Peggior squadra dello scorso anno, campagna acquisti estiva passata in sordina, la scelta di coach Kazys Maksvytis parsa come una scommessa azzardata… Risultato finale dopo 34 giornate? Sesto posto in classifica e playoff raggiunti contro ogni pronostico. Ancora una volta, c’è da togliersi il cappello di fronte alla lungimiranza della dirigenza biancoverde. Keenan Evans si è dimostrato – fino al momento dell’infortunio al tendine d’Achille – il leader perfetto di una squadra capace di trovare linfa da un rinato capitan Ulanovas, dalla stella Brazdeikis e da una serie di gregari scatenati come gli encomiabili Butkevicius e Smits. L’infortunio del playmaker ex Maccabi sembrava poter spezzare i sogni playoff dello Zalgiris, ma i lituani han saputo ripartire con Taylor e Polonara, aggiunte mirate e funzionali. La Zalgirio Arena sistematicamente sold out è stata senz’altro un fattore che ha contribuito a spingere oltre i propri limiti la squadra di coach Maksvytis, autrice di una stagione da standing ovation, quasi commovente. Per il 10 in pagella, bisognerebbe fare un altro miracolo: raggiungere la Final Four in casa.

Partizan (20 W, 14 L): voto 9-

Spinta dal miglior pubblico di tutta l’Eurolega e dal coach più vincente di sempre, la partenza in salita dei serbi si è trasformata in una comoda discesa. La mina vagante della competizione è pronta a fare la voce grossa anche in post-season dove cercherà di mettere i bastoni tra le ruote ad una presenza fissa della Final Four come il Real Madrid. Riuscire a rimanere a galla all’interno di una bagarre playoff durata praticamente un’intera stagione è la vera impresa dei serbi. Kevin Punter e Zach LeDay vogliono regalare un sogno alla piazza come già fecero a Milano; Mathias Lessort ha alzato l’asticella registrando il miglior dato a rimbalzo offensivo; infine Dante Exum è tornato ai livelli di quel Draft NBA che lo scelse con la numero cinque. Zeljko Obradovic ci riuscì poco più di 30 anni fa ad alzare la coppa, la voglia di bissare quel successo è davvero troppo forte.

Maccabi Tel Aviv (20 W, 14 L): voto 8

Aver iniziato la stagione con 4 partite in casa e altrettante vittorie, al fronte di una sola sconfitta in trasferta, ha instradato sin da subito nel migliore dei modi la stagione del Maccabi. Quest’anno lo Yad-Eliyahu è stato più che mai un fortino: solo Barcellona e Stella Rossa sono riuscite a espugnare Tel Aviv in stagione. Questo non solo grazie alla spinta dei propri tifosi, ma anche a un modo di giocare che ha esaltato la leadership tecnica di Lorenzo Brown, gli istinti di un Wade Baldwin che al fianco dell’ex Unics ha trovato il fit perfetto, formando uno dei backcourt più difficili da marcare in Europa. Oltre alle due stelle, la versatilità di Colson, l’atletismo di Nebo sotto le plance e un blocco israeliano capace di dare manforte in uscita dalla panchina e di non far rimpiangere l’assenza del 4 titolare Alex Poythress. Il Maccabi ha convinto in regular season, crescendo di consapevolezza di partita in partita e arrivando ai playoff sulle ali dell’entusiasmo.

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Bisogna chiedere scusa a Wade Baldwin (Turkish Airlines EuroLeague)

Monaco (21 W, 13 L): voto 8

Dopo aver stupito tutti lo scorso anno, si sono riconfermati ad alti livelli grazie ad un gruppo rinforzato e alle idee di Sasa Obradovic. La mentalità e i valori che il coach ha instillato nella propria squadra sono stati un fattore non indifferente, tanto importante da far scattare la scintilla anche nel cuore di pietra di Mike James. La possibilità di giocare una gara in più sul proprio campo durante i playoff sarà fondamentale per rendere il sogno Final Four di EuroLega una solidissima realtà, un traguardo storico per la società monegasca. Sui monegaschi la pressione è stata decisamente più elevata rispetto a quanta ce ne fosse nella passata stagione; tuttavia, le aspettative non sono state deluse grazie anche alla maturazione di giocatori come Alpha Diallo, Elie Okobo e alle conferme di gemme come John Brown III e Jordan Loyd. Forse è ancora presto per considerarli una contender, ma questo sarà il prossimo passo da compiere.

Real Madrid (23 W, 11 L): voto 8+

Nella prima stagione post Pablo Laso, che a Madrid ha segnato una vera e propria era cestisticamente parlando, il Real Madrid è ripartito da Chus Mateo, suo vice per otto anni e dunque perfettamente inserito nell’ambiente. La scelta di dare continuità e mantenere l’ossatura di un gruppo vincente ha pagato non solo a livello di risultati, ma anche di qualità delle prestazioni. Il Madrid ha dominato anche quest’anno a rimbalzo, issandosi come miglior squadra dell’intera Eurolega sotto le plance anche per stoppate. Edy Tavares in tal senso rimane un fattore… L’attacco è secondo solo al Baskonia per punti segnati, anche grazie ai 19.5 assist messi a referto di media (quarta miglior squadra). Insomma: è il solito Real, con qualche freccia in più al suo arco – ogni riferimento al duo dei Balcani formato da Dzanan Musa e Mario Hezonja non è affatto casuale… Anche se ai playoff è probabile che a gestire i possessi più caldi vedremo, ancora una volta, i veterani di mille battaglie Llull, Rodriguez e Fernandez.

Barcellona (23 W, 11 L): voto 8+

Se al roster dell’ultima stagione, con pochi cambi, aggiungi elementi del calibro di Tomas Satoransky, Jan Vesely, Nikola Kalinic, Mike Tobey ed Oscar da Silva in una squadra già piena zeppa di fenomeni come Nikola Mirotic, Cory Higgins e via discorrendo, il risultato non può che essere soddisfacente. Ed in effetti, il Barcellona di Sarunas Jasikevicius ha concluso la propria Regular Season alle spalle del solo Olympiacos. La ciliegina sulla torta per l’EuroLega 2022-23 dei blaugrana è scontata e potrebbe arrivare solamente alla Final Four, ma per giocarsi le proprie carte in quella Kaunas che tanto ha dato al tecnico lituano bisogna oltrepassare l’ostacolo Zalgiris, pronto a distruggere in mille pezzi un sogno che, stagione dopo stagione, diventa sempre più un incubo. Nel frattempo, però, i catalani possono sorridere.

Olympiacos (24 W, 10 L): voto 9.5

Trovare un difetto ai greci quest’anno è molto complicato, per arrivare a meritarsi un bel 10 e lode però serve alzare quella coppa che manca esattamente da dieci anni. Senza nulla togliere ai role player che compongono una rosa profonda e di talento, la stagione dell’Olympiacos si riassume con tre nomi: Sasha Vezenkov, MVP unanime e autore di prestazioni da autentico fenomeno che lo hanno incoronato uno padrone della stagione regolare; Georgios Bartzokas, la mente dietro il “dominio” biancorosso, spietato e pronto a sconfiggere anche la scaramanzia pur di alzare quel trofeo; Thomas Walkup, non solo il collante tra le due metà campo ma anche il braccio che rendeva concrete le idee del proprio allenatore. L’anno scorso la finale è mancata per una tripla all’ultimo secondo di Micic, quest’anno nonostante un primo turno insidioso il destino sembra volerli là a giocarsi il premio più importante.

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