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Sul tetto d'Italia (LBF)

La miglior stagione nella storia del Famila Schio

Schio è campionessa d'Italia per la dodicesima volta, in una stagione superlativa che l'ha vista arrivare fino al terzo posto in EuroLega.

I momenti epici e indimenticabili che la Final Four di EuroLeague Women 2023 ha offerto sono stati una marea. La copertina, di diritto, spetta a chi è salito sul gradino più alto del podio: dopo oltre un decennio di rincorse, quest’anno il Fenerbahce è riuscito a portarsi a casa il primo trofeo della sua storia. I tifosi e le tifose della squadra di Istanbul hanno colorato di giallo e di blu le tribune della Kralovka Arena, cantando ininterrottamente per due partite ed esultando per la conquista del titolo più agognato nella storia della franchigia. Il Fener era reduce da otto partecipazioni nelle ultime dodici Final Four, senza essere mai riuscito ad alzare la coppa. A livello femminile, prima di quest’anno, era l’eterna incompiuta: una presenza fissa tra i top club d’Europa, che però si era sempre fermata a un passo dal grande traguardo.

Il successo gialloblù in questa stagione era abbastanza scontato, dato che la squadra era stata assemblata proprio per centrare l’obiettivo. Una vera corazzata, che poteva contare su un numero di stelle superiore a qualsiasi altra formazione. Tra queste, la più luminosa ha un nome e un cognome inconfondibili. Breanna Stewart è stata la protagonista del più grande instant classic di quest’Eurolega, dato che ha chiuso la finale con 35 punti (record assoluto in una finale), 6 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate e 5/5 da tre punti. Le avversarie di Mersin hanno chiuso il primo quarto con 17 punti a referto, siglati da cinque giocatrici diverse; Stewart, da sola, alla prima sirena ne aveva messi la stessa quantità

Poter testimoniare questa grandezza è un privilegio incredibile e poterla approcciare come persona al di fuori dei ventotto metri forse lo è stato anche di più. Quando alla cerimonia di consegna dei premi individuali le abbiamo chiesto cosa significasse per lei sfidare giocatrici che la considerano come un punto di riferimento, non ha potuto che spendere belle parole. “Essere circondata da donne straordinarie per me è un privilegio e sono contenta che ci sia qui anche mia figlia, che potrà crescere ispirandosi a queste storie. Spero che tutto questo aiuti il movimento femminile a crescere e che sempre più ragazze si avvicinino a questo sport”, ha detto Breanna Stewart.

La forza di Schio

Eppure, in semifinale, il Fener aveva rischiato grosso, perché aveva dovuto fare i conti con l’orgoglio di chi arriva da sfavorita, ma vuole dimostrare di meritare di essere lì. Al di là di tutta la qualità tecnica che si è potuta ammirare a Praga, la parte più emozionante e indimenticabile della competizione è stata l’esperienza del Famila Schio e il modo in cui le giocatrici stesse l’hanno vissuta e ce l’hanno raccontata.  

Schio è arrivata alle Final Four con l’etichetta della squadra di buon livello che però sembrava essere un gradino sotto rispetto alle altre tre. Come ha detto coach Dikaioulakos in conferenza stampa: “Eravamo arrivate qui come la Cenerentola della competizione, ma volevamo dimostrare che in realtà eravamo la seconda o la terza squadra più forte del torneo”. Sin dalla semifinale, questa mentalità si è vista con chiarezza.

La partita contro il Fenerbahce doveva essere una pura formalità, e invece Schio a tre minuti dalla fine distava soli tre punti dalla formazione turca. Sono stati poi il maggior talento individuale delle gialloblù e la minore esperienza in contesti come questo da parte delle orange a determinare la sconfitta, ma il vero valore tecnico delle italiane si è visto, ed è riemerso nella partita contro Praga. A suggellare la vittoria scledense è stata una fortunatissima tripla sulla sirena di Egle Sventoraite, ma per quaranta minuti Schio è riuscita a far inceppare il secondo miglior attacco dell’EuroLega, tenendo botta all’asfissiante difesa delle padrone di casa.  

Quando la tripla della lituana ha centrato il canestro, la tensione di giocatrici, tifose, tifosi e coaching staff si è sciolta in un’esplosione di pura gioia. È stato probabilmente il momento più emozionante del torneo, quello in cui le fatiche della stagione sono state ricompensate da una meritatissima medaglia di bronzo. Se c’è però un momento in cui l’anima di Schio è emersa con straripante chiarezza, è da ricercare nei minuti e nelle ore successive alla sconfitta con il Fenerbahce. La delusione dell’essere arrivate davvero a un soffio dal giocarsi una finale di EuroLega era tangibile, ma a farla da padrone era più l’orgoglio di essere arrivate fin lì e di aver giocato una semifinale tenendo testa alle più forti.

L’atteggiamento delle scledensi in quel momento è una lezione di come si dovrebbe vivere la sconfitta nel contesto sportivo: un momento di consapevolezza di quello che si è vissuto, un punto di partenza per imparare da ciò che non è andato. È stato ancora coach Dikaioulakos, vincitore del premio di miglior allenatore dell’EuroLega, a spiegarlo molto chiaramente. “Non siamo delle perdenti, siamo tristi per la sconfitta, ma siamo fiere, abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere, abbiamo dato il nostro meglio e abbiamo fatto affidamento sul contributo di tutte. Anche chi non è entrata è stata fondamentale per caricare le altre, questa partita l’abbiamo giocata tutte insieme, anche con la tifoseria sugli spalti”, ha detto l’allenatore greco.

Impossibile, infatti, non nominare la marea arancione che si era impossessata di uno spicchio di tribuna della Kralovka Arena. Schio è un paese di quarantamila abitanti e il legame che ha stabilito con il Famila è qualcosa di indissolubile, che ha dato origine a una vera e propria famiglia. Sono le stesse giocatrici a parlare di questa società proprio in questi termini, e a rivolgere sempre un pensiero al pubblico che le segue in ogni angolo d’Italia e d’Europa.

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Il popolo di Schio a Praga (FIBA EuroLeague Women)

Lo stesso legame si è creato, poi, anche tra le atlete. La chimica di squadra si basa sul core delle italiane, che si conoscono bene grazie alle esperienze di club e nazionale, e che a loro volta hanno tirato dentro tutte le altre. L’intesa che c’è sul campo è nata nella quotidianità degli allenamenti, delle trasferte e delle partite: a Praga quest’affetto si è visto chiaramente.

Si è visto nei sorrisi nonostante la sconfitta, si è visto nell’abbraccio sulla tripla di Sventoraite, si è visto nei continui botta e risposta dietro le quinte su cui Instagram ci ha aperto una finestra, si è visto nella complicità tra il coach e le sue giocatrici nei momenti immediatamente successivi alla partita con il Fenerbahce.

Si è visto soprattutto, nel corso della stagione, nel continuo esserci l’una per l’altra e per la squadra quando ce n’era più bisogno. La forza di Schio quest’anno è stata trovare tante protagoniste diverse, in grado di alzare il livello quando le giocatrici principali andavano in difficoltà. C’è un leitmotiv nelle parole delle atlete quando spiegano cos’ha permesso a questa squadra di arrivare fino al terzo posto in Eurolega, ed è la certezza di poter sempre fare affidamento l’una sulle altre. 

Le protagoniste della cavalcata

Al centro del progetto di Schio, a fare da mentore alle più giovani e a fare gli onori di casa con le straniere c’è la capitana della squadra, Giorgia Sottana. Dopo aver girato l’Italia e l’Europa, è tornata a Schio, che considera ormai come una seconda casa. Per lei, dunque, questa partecipazione ha un valore particolare. “Essere qui è bellissimo, è un risultato che attendevamo da tanti anni a Schio. Mi fa piacere averlo raggiunto con questa maglia, che per me ha un sentimento diverso. Il nostro presidente se lo merita, dopo anni e anni di investimenti che hanno reso questa società un punto di riferimento nel panorama cestistico italiano. È un onore essere qui e rappresentare la città di Schio e anche l’Italia in qualche modo”, ha detto in esclusiva ad Overtime.

La maturità che la caratterizza si percepisce subito, ed è figlia di un percorso di crescita personale fatto attraverso il basket, ma anche fuori dal campo. “Credo che negli ultimi anni ho raggiunto una consapevolezza come persona che mi fa essere prima Giorgia persona e poi Giorgia giocatrice. Quello che cerco di fare è portare Giorgia dentro il campo e non viceversa e questo è uno step che mi ha fatto crescere molto in consapevolezza e fiducia, perché quando entro e gioco so chi sono e cosa posso dare. Ci sono giornate più o meno buone come in tutte le cose, però cerco sempre di dare il 100% di me stessa, sia nella vita che in campo”, ha aggiunto.

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Giorgia Sottana è il volto della favola Famila Schio (FIBA EuroLeague Women)

Chi non ci ha messo molto ad entrare nelle grazie del pubblico scledense è senza ombra di dubbio la WNBA Rookie of the Year, Rhyne Howard. La prima scelta assoluta del Draft 2022 ha saputo fin da subito cogliere ogni aspetto della pallacanestro europea sfruttando il proprio flow per portare il Famila Schio verso una storica Final Four: “È fantastico pensare a dove siamo arrivate come gruppo, per me è una sensazione speciale perché è arrivata alla mia prima stagione oltreoceano. Dobbiamo essere orgogliose del nostro cammino, imparare da quello che abbiamo vissuto ieri per poterlo mettere in pratica domani”, ha detto all’indomani della Final Four ad Overtime.

Un anno da professionista destinato a non finire per la numero 10 delle orange cominciato ad Atlanta con un percorso da All-Star, continuato da assoluta protagonista nella città veneta e che proseguirà con il ritorno nel paese a stelle e strisce per la sua seconda stagione in WNBA. La necessità di fermarsi per riposare è tanta, ma non deve mai distogliere il focus dall’obiettivo finale: “È stata davvero tosta, siamo tutte molto provate, ma questo è il nostro lavoro e ogni volta devi allenarti al massimo e dare il cento per cento se vuoi raggiungere la vittoria. In questa fase della stagione tutte le squadre arrivano stanche, perciò non deve essere un alibi da utilizzare in caso di sconfitta. La chiave è stata prendersi cura di noi stesse”, ha aggiunto l’americana.

Un'esultanza di Rhyne Howard a Schio
Rhyne like Mike (Famila Basket Schio)

Ciò che ha spinto Schio a non disunirsi e rimanere competitiva in ogni competizione a cui ha preso parte è da ritrovare nella solidità del gruppo. Non c’è il gruppo delle giocatrici italiane e quello delle giocatrici straniere; le nuove arrivate si sono uniformate allo spirito vincente di una società che non ha rivali nella pallacanestro femminile, spinte dal brio di chi già da anni porta alto questo mantra e dal pubblico che abbraccia totalmente ogni scelta del front office.

Nel ruolo di idolo della piazza c’è Costanza Verona, la cui breakout season l’ha aiutata a consacrarsi come simbolo della piazza. “Ho avuto tanta fiducia da parte dell’allenatore che mi ha fatto iniziare in quintetto praticamente tutte le partite e questo per me è stato molto importante. Io sono contenta e spero di ripagare questo tipo di fiducia con le prestazioni in campo. Sto facendo un percorso, ho sempre fatto un percorso graduale nella mia carriera e ogni volta cerco di alzare sempre di più l’asticella. Essere qui è sicuramente il punto più alto della mia carriera, ma lavoro proprio per tenere sempre così alto il livello e vivere esperienze come questa che sono davvero un sogno”, ha detto in un’intervista esclusiva ad Overtime.

Poter vedere lei e il Famila Schio giocarsi ogni anno l’accesso alla Final Four è un augurio che ci sentiamo di fare per il bene di un movimento in piena ascesa grazie a storie come queste. La prima volta però, è bene ricordarlo, non si scorda mai e le istantanee da portarsi dietro rimangono certamente indelebili. “L’esperienza qui a Praga è clamorosa. Giocare contro ragazze che fino al giorno prima vedevo in televisione non ha prezzo. Quando mi sono trovata in ascensore con [Breanna] Stewart ero pietrificata [ride, ndr]. La scorsa stagione su questo campo abbiamo perso Gara 3 e mi ricordo della rabbia provata nello spogliatoio solo un anno fa; oggi ci siamo ritrovate di nuovo qua ma per giocare la Final Four ed è stato tutto così emozionante”, ha aggiunto.

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Quello che serve è Costanza (LBF)

La miglior stagione di sempre

Poter in qualche modo rappresentare l’Italia alla Final Four di Euroleague Women ci ha fatto provare le sensazioni di cui ha parlato Costanza Verona, ci ha fatto capire quale sia la stanchezza raccontata da Rhyne Howard e ci ha decisamente fatto vivere il senso di appartenenza citato di Giorgia Sottana. Abbiamo respirato l’aria di una competizione organizzata in maniera esemplare da FIBA, la cui accoglienza è stata notevole dal primo ritiro dell’accredito al congedo dopo la finale di domenica sera. Siamo stati parte di una splendida cornice di pubblico che si è tinta dei colori delle quattro squadre partecipanti, riempiendo fino all’ultimo posto una Kralovka Arena in mutazione perpetua di fronte ai nostri occhi stupiti.

La presenza alla cerimonia dei FIBA Euroleague Women Awards, la possibilità di seguire gli allenamenti a pochi centimetri di distanza dalle atlete, le interviste post-partita e la festa finale del Fenerbahce – in cui le giocatrici hanno abbracciato le proprie famiglie e abbiamo potuto godere della compagnia di Holly Rowe (giornalista di ESPN), Marta Xargay, Abbie Quigley e della piccola Ruby (la figlia di Breanna Stewart) – sono stati gli highlights di una tre giorni davvero frenetica chiusa nel migliore dei modi possibili.

Il Famila Schio però è stato il vero motivo della nostra “visita” a Praga. Un gruppo fantastico trascinato dall’onda arancione di tifosi accorsi in massa per non perdersi nemmeno un secondo di questa impresa, pronti a cantare – coinvolgendo anche chi a palazzo era neutrale – dalla palla a due fino al suono della sirena. Aver conquistato il terzo posto in una competizione come l’EuroLega femminile è un fatto ancora difficile da spiegare a parole. Si potrebbe parlare di impresa, ma per una squadra sempre in cima al proprio campionato nazionale e costantemente in lotta con le miglior squadre d’Europa, questo risultato è solo il giusto riconoscimento arrivato dopo anni di duro lavoro, un percorso che testimonia l’impegno della società oltre che la qualità di staff tecnico ed atlete.

Infine rimane impossibile non citare la stagione delle orange, arrivate ad un passo dal conquistare un poker storico mantenendo per tutto l’anno inespugnate le mura del PalaRomare. Al termine di una serie mozzafiato contro la Virtus Segafredo Bologna èarrivato lo scudetto numero dodici della storia; in entrambe le partite, il pubblico ha letteralmente riempito i due palazzetti, segno di come il movimento della pallacanestro femminile sia in costante crescita e possa cominciare ad essere visto con un occhio meno critico, ma più costruttivo.

Le scledensi con un asso pigliatutto completano anche la sesta tripletta in dieci stagioni, e lo fanno con tre protagoniste differenti: Astou Ndour come MVP della Supercoppa Italiana, Rhyne Howard come MVP della Coppa Italia e Marina Mabrey come MVP delle Finali Scudetto. Per non dimenticare chi ha preso parte a questo immenso tour de force è doveroso citare anche chi non ha ricevuto una menzione, ma è stata ugualmente importante per il cammino di Schio: da Jasmine Keys a Martina Bestagno, da Martina Crippa ad Elisa Penna, da Kim Mestdagh ad Ajsa Sivka. Alla miglior stagione di sempre.

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Dopo quella tripla (FIBA EuroLeague Women)

Articolo ed interviste a cura di Letizia Bimbo ed Edoardo Pollero.

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