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Qualcuno è sorpreso? (Ciamillo-Castoria)

Non poteva che essere Colbey Ross

Il play della Pallacanestro Varese ha giocato da MVP del campionato, e non poteva essere altrimenti.

Il 30 aprile, Masnago era sostanzialmente una bolgia. Palazzetto stracolmo per l’ultima in casa, che poteva decidere la salvezza al termine di un’annata straordinaria, in tutti i sensi. Dopo averla iniziata con ottime premesse, sotto la guida di Luis Scola e Michael Arcieri, i biancorossi allenati da Matt Brase si erano presto imposti come una delle migliori del “secondo” campionato italiano, quello che non considera Virtus Bologna ed Olimpia Milano, ampiamente sopra la concorrenza.

Dopo aver conquistato i playoff sul campo ed esserseli visti sfuggire dalle mani dalla giustizia sportiva, quel 30 aprile Varese aveva bisogno di una vittoria contro Scafati per scacciare definitivamente l’incubo retrocessione. Con pochi secondi sul cronometro al termine del primo quarto, Colbey Ross aveva di fronte a sé David Logan, uno che avrebbe fatto il suo nella giornata successiva, nell’ultima chiamata per la salvezza contro Brescia.

Il 4 di Varese palleggia sul posto fuori dall’arco, esita una penetrazione, attacca il connazionale sul lato destro, vira e va in step back, con entrambi i piedi dietro la linea da tre. Spara, ed entra. Varese a +16 e partita in ghiaccio, nonostante fossero passati solamente dieci minuti. Ho scelto questa sequenza in fotogrammi per descrivere la stagione del 24enne uscito da Pepperdine, perché c’è tutto quello che l’ha reso un eroe all’Enerxenia Arena, ed un nemico spietato in tutti gli altri palazzetti d’Italia. Una sorte simile a quelle dei vari Terrell McIntyre versione 2007 o Daniel Hackett versione 2012 a Siena, David Logan versione 2015 a Sassari, e via discorrendo.

In quei pochi secondi che si tramutano in tre dei suoi 33 punti finali c’è il talento che ha solo bisogno di un sistema per supportarlo nella sua necessità d’evasione dagli schemi, l’esuberanza dell’ultimo arrivato ma che sembra lì da anni. La classe innata del campione che non sarà una meteora, e l’affetto per un popolo che l’ha adottato fin dalle prime giocate varesine. Colbey Ross, alla fine, la salvezza l’ha portata su un vassoio d’argento alla Pallacanestro Varese, e con quella vittoria per 95-81 ha cementificato una volta di più il suo status come MVP del campionato.

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Con la sua gente (Ciamillo-Castoria)

Colbey Ross, the MVP

“Come ci si sente da MVP? Beh, in maniera incredibile. È un qualcosa che aiuta la mia fiducia, sono super grato per tutto ciò che ho vissuto la scorsa stagione. E sono grato per tutti quelli che hanno votato per me, davvero”, mi dice dal Colorado, dov’è tornato per delle vacanze anticipate sulla tabella di marcia, mentre in Italia si sono conclusi quei playoff in cui – mettendo la mano sul fuoco – gli sarebbe piaciuto dire la sua. Quella partita l’aveva conclusa con i già citati 33 punti, aggiungendoci 10 rimbalzi e 13 assist. Tripla doppia alla prima stagione in LBA.

Un qualcosa riuscito nel campionato italiano solamente a giocatori come Andrea Cinciarini, Sasha Volkov, Toni Kukoc e Darren Daye. Non proprio gli ultimi di passaggio. “Essere accostato a nomi del genere è una benedizione”, dice. E pensare che al termine della gara non si era nemmeno accorto di aver fatto qualcosa del genere, di straordinario. Era consapevole di quello che avrebbe provato una volta suonata la sirena finale, quello sì.

“Sapevo che sarebbe stata l’ultima partita casalinga della stagione. Prima della partita ero piuttosto triste perché mi piace giocare a Varese, davanti ai miei tifosi. Sapevo di dover fare tutto il possibile aiutare la squadra a vincere”, continua. “Sono andato nello spogliatoio e non avevo la minima idea di aver appena fatto una tripla doppia. Ho acceso il telefono e mi sono reso conto di aver ricevuto un sacco di messaggi pieni di congratulazioni da famiglia e amici. Ero assolutamente scioccato e non dimenticherò mai quella giornata”, aggiunge Colbey, emozionato al telefono.

Candidato insieme a Muhammad-Ali Abdur-Rahkman, Frank Bartley, Ike Iroegbu e Riccardo Rossato per il premio di Rivelazione dell’Anno, ed insieme a Frank Bartley, Marco Belinelli, Semaj Christon, Brandon Davies, Chris Dowe, David Logan e John Petrucelli per quello di MVP della stagione, il nativo di Aurora si è portato a casa entrambi i premi, catturando l’attenzione di diverse squadre tanto nel panorama europeo che quello americano.

I numeri non sono tutto, ma le sue medie stagionali aiutano a capire il perché sia uno dei giocatori più intriganti per molte compagini: 17.5 punti, 4.4 rimbalzi e 7.5 assist a partita, tirando con il 55.5% da due e con il 38.9% dall’arco. E i numeri sono quelli che l’hanno portato a Varese, come mi aveva detto Mike Arcieri riguardo alla selezione di giocatori per le sue squadre, e per i biancorossi nello specifico. “Il metodo generalmente si basa sui numeri e sui dati analitici, per andare in profondità nelle caratteristiche di un giocatore: tira da tre, ma con quale volume di tiro? Alto o basso? Cerchiamo giocatori con high-basketball IQ, che capiscano cosa significa giocare in un sistema del genere a prescindere dai singoli compiti”, aveva spiegato con minuzia.

“Cerchiamo chi faccia advanced passes, chi sappia mettere il pallone per terra, chi sappia trarre il meglio dai propri compagni con flessibilità e versatilità“, Michael Arcieri aveva aggiunto. L’identikit perfetto di Colbey Ross, in pratica. E senza conoscere queste parole, il playmaker di Varese mi ha risposto nella stessa maniera. “Luis [Scola] e Mike [Arcieri] hanno un background NBA, quindi penso che sia stato discusso fin dall’inizio il voler giocare ad un ritmo elevato, in quello stile. Coach Brase lo ha sottolineato dall’inizio, dal precampionato fino alla fine. Si è sempre trattato di spingere la palla in transizione, giocare ad un buon ritmo e cercare sempre il tiro più efficace. Vogliamo sparare dall’arco, avere tocchi nel pitturato. Vogliamo arrivare fino a canestro. Questo è ciò di cui abbiamo parlato ogni giorno. E ha funzionato, giusto?”. Sì, Colbey: ha funzionato.

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All about numbers (Ciamillo-Castoria)

Colbey and Matt

L’approccio di coach Brase è stato fondamentale, anche fin dal loro primo incontro avvenuto a poche settimane dall’approdo del play americano nel campionato italiano, poco prima della Summer League 2022 con i Portland Trail Blazers. “Due settimane prima della Summer League sono andato a un mini-camp con Portland, e ho incontrato coach Brase. Non avevo idea che fosse stato preso da Varese per essere il capo allenatore. Mentre la Summer League proseguiva, ho sentito che sarebbe andato a Varese, e so che erano molto interessati a me: sono venuti per vedermi giocare dal vivo. Alla mia terza o quarta partita di Summer League, Brase mi disse: “Se vieni a Varese, ti lascerò essere te stesso. Giocheremo ad un ritmo elevato, avrai molta libertà, e vinceremo tante partite”. Una volta detto questo, ero davvero convinto”, dice Colbey.

A proposito di Summer League, è notizia di pochi giorni fa che il sensazionale 24enne riproverà il salto in NBA, giocando quest’estate con gli Utah Jazz, come riportato da Tony Jones di The Athletic. Non è ancora certo quale sarà il suo futuro nella prossima stagione, conteso tra il sogno di ritornare in America ed una stabilità in Europa, dove può ambire un approdo anche ai piani alti, in EuroLega.

Di certo, dovesse rimanere in Italia, conosce già quali potrebbero essere le avversarie più toste. “Virtus Bologna, Milano, Tortona e Sassari sono davvero ottimi team. Le prime due giocano in Euroleague e lo si capisce da come vengono allenate: giocano a pallacanestro nel modo giusto. In termini di condivisione della palla fanno un ottimo lavoro, hanno un sacco di giocatori di talento. Belinelli che esce dai blocchi in qualsiasi momento rende il tuo lavoro un incubo, così come il modo in cui Teodosic passa la palla: è uno dei migliori in Europa. Quello che mi ha impressionato di più è David Logan: quello che ha fatto alla sua età con Scafati è impressionante”, ha detto.

In generale, però, è Colbey Ross che ha sorpreso più di tutti in LBA, e ciò è dovuto anche al modo in cui tutta la squadra si è affidata al suo talento. “La pallacanestro giocata con Varese è la mia preferita, perché mi trovo a mio agio nel correre il campo ad un ritmo sempre pù elevato degli avversari. Entrare nel pitturato e trovare i miei compagni di squadra è un qualcosa per cui ho fiducia nei miei mezzi”, l’ex Pepperdine mi ha confidato. “Dice sempre di ragionare sul momento, controllando quello che è nelle nostre facoltà. Dopo la penalità, ci ha detto che avremmo dovuto continuare a giocare come se nulla fosse, come se stessimo ancora lottando per un piazzamento nella parte alta della classifica”, ha aggiunto su coach Brase.

Con un aiuto in più, “Ogni partita che ho giocato in casa, con la nostra gente a Varese, è stata la mia preferita. È qualcosa che non puoi spiegare, bisogna esserci per viverlo”. Una stagione irripetibile, che ha consentito ai biancorossi di accedere alla fase qualificatoria della Basketball Champions League, grazie e soprattutto a Colbey Ross, la meteora atterrata a Masnago per diventare MVP. L’MVP della sua gente.

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