Malik Monk - Credit: Darren Yamashita, USA TODAY Sports
Malik Monk - Credit: Darren Yamashita, USA TODAY Sports

Film Room: Malik Monk

Sin dall’arrivo ai Sacramento Kings, Malik Monk ha abbracciato a pieno il ruolo di sesto uomo. Nell’ultima stagione dell’attuale contratto in essere (2 anni a 19 milioni), il rendimento in campo rappresenta il primo elemento di giudizio per ciò che potrà ottenere. Nel frattempo, la guardia di Kentucky appare evidentemente più a suo agio con il pallone nelle mani e strumentale nelle dinamiche offensive. All’interno di queste, certamente Mike Brown ha scelto di assegnare un volume di opportunità e responsabilità maggiori per far compiere a Malik Monk un salto nel suo gioco. Tutto ciò si sta traducendo in una legittima corsa al premio finale: tra giocatori in uscita dalla panchina, registra il sesto dato per punti (15.3, tra giocatori con almeno 25 gare) e secondo per assist (5.5, dietro Chris Paul) a partita.

Nella gara esterna contro i Phoenix Suns, ha raggiunto la ventiseiesima gara da 5 o più assist. Si tratta del dato più alto in stagione (secondo TJ McConnell con 18) ed è un aspetto su cui sta mostrando una notevole crescita. Questo grafico mostra la tendenza in miglioramento riguardo principali voci di valutazione sulle abilità da passatore. In particolare, il riferimento è agli assist potenziali su 75 possessi (“Passing Creation Volume“), la capacità di realizzare varie tipologie di passaggi (“Passing Versatility“) e il volume di punti prodotti da assist (“Assist Pts/75 Poss“). Di conseguenza, c’è un impatto sul talento in playmaking di Malik Monk che si va a sommare alla presenza da scorer nella second unit dei Sacramento Kings e certifica ancor più il fit tra le due parti. Questo ha aperto una porta di ingresso verso un impiego da iniziatore offensivo, adatto per un giocatore molto attento ai dettagli e concentrato.

Malik Monk più dominante on-ball

Con la proliferazione dell’uso del pick-and-roll, c’è una diretta correlazione con l’aumento del numero di possessi da palleggiatore primario (da 2.8 a 4.2) e la connessione con il lungo in campo. In questa stagione, la frequenza media di passaggi diretti a Sabonis è passata da 17.5% a 24.2%, con relativa influenza sul rapporto con assist realizzati (1.5 a partita). Un aspetto importante che agevola l’efficacia è la screen and rolling awareness del lituano, ossia lucidità e abilità a riconoscere quanto e come settare il blocco, o due in successione, fino a saper ricevere in short roll o dopo un lungo taglio al ferro. Allo stesso tempo, dal lato di Malik Monk, la pazienza nell’attendere l’arrivo del blocco se non c’è immediato vantaggio e la velocità di esecuzione (clip 5) perché complica il coverage difensivo e forza uscite alte e rotazioni. Nelle prime due clip, si vede bene come la rapida uscita del pallone verso Sabonis è precisa per non imbattersi in un difensore ben posizionato o anticipa l’aiuto da lato debole, permettendo di ricevere e creare contatto per concludere.

Il contesto dei Sacramento Kings è ottimo perché incorpora costantemente tanto movimento senza palla e tagli per complicare la tenuta difensiva. Seppur pone nel palleggiatore più difficoltà nel dover processare multiple opzioni di passaggio o creazione di tiro individuale. Qui si vede utilizzo e utilità del 45 cut (taglio da ala al ferro). Innanzitutto, libera spazio a chi gioca il pick-and-roll sia per attaccare il pitturato che proprio per limitare il numero di aiuti su lato forte- In clip 1 e 5, il gioco diventa empty corner mentre in clip 2 è strumentale per dare a Malik Monk più libertà in penetrazione. Ma, in quel possesso, il fattore differenziale è il gioco da handoff in punta che permette di sprintare. Mentre i due tagli compromettono le rotazioni difensive perché non c’è un vero e proprio giocatore che può prendere Sabonis, creando un 2 contro 1. Il concetto fondamentale è che quel taglio resta un movimento verso un tiro ad alta percentuale, perciò se il difensore non è ben posizionato o reattivo nel seguire, Malik Monk può servire il compagno. Con agevolazione offerta dalla conformazione a 5 fuori per aprire l’area e l’attacco nei primi secondi per limitare la possibilità di pre-rotazione.

L’impatto sul playmaking talent di Malik Monk è reale in quanto ci sono positivi segnali che gli assist non sono soltanto istinti ma vere letture. Questo permette di superare dei test in cui la difesa è concentrata in determinati aiuti, contro cui mostra reattività nel servire il compagno libero. Quando il tag sul roll è deciso, automaticamente si libera lo scarico per terzo o quarto giocatore. Perché non c’è soltanto la rotazione in aiuto a chi prende il lungo dopo il blocco sulla palla, come nei primi due possessi riportati. Ma nuovamente deve essere messa attenzione su come un semplice taglio aiuta l’efficacia offensiva: in clip 1, il movimento di Davion Mitchell complica la rotazione di Kennard e dà maggior spazio al tiratore. Allo stesso modo, può arrivare un secondo e terzo difensore su linee di passaggio (tatticamente noto come ‘help the helper‘, in clip 3) per togliere lo scarico in angolo, soluzione più logica ma Malik Monk mantiene lo sguardo alto per creare un tiro aperto. Talvolta, questi aiuti interni sono limitati scivolamenti che se non battuti con tempi precisi tolgono potenziale vantaggio a chi riceve dietro il perimetro (clip 4).

Definizione di Malik Monk da passatore

C’è un’ulteriore genialità tattica nell’attacco dei Sacramento Kings. Durante il pick-and-roll, si vedono dei tagli, relocation o scambi di posizione sulla linea di fondo che risultano fondamentali per diverse ragioni. E Malik Monk ne sta traendo vantaggio per i compagni. Talvolta è uno di quei 45 cut già citati, ma anche proveniente da angolo. La puntuale simultaneità tra movimento con e senza palla porta il difensore del tagliante a fermarsi o esitare verso un possibile aiuto contro la penetrazione al ferro. Questo porta due sulla palla, aprendo uno scarico sul perimetro (clip 1-2-3). Un assetto simile implica condivisa capacità di lettura per non congestionare l’area pitturata e compromettere lo spacing. In quanto, se due attaccanti restassero stazionati sul perimetro, un singolo difensore potrebbe posizionarsi al centro per ruotare più o meno rapidamente. Al contrario, disponibilità e riconoscimento del tempo di taglio possono beneficiare il lavoro del palleggiatore contro la protezione del pitturato (clip 4).

Altro elemento di analisi è il timing nell’uscita del pallone e come questo provvede a mantenere il flusso offensivo. Malik Monk non possiede ancora una certa on ball gravity tale da vedersi riservare delle difese estremamente aggressive, quindi viene testato il suo decision making. Quando il drop coverage è profondo e portato per più scivolamenti verso il ferro, lo scarico all’ultimo è un buon segnale nell’attendere prima di scegliere come concludere, a meno che non si verifica un late switch difensivo. Nella medesima situazione, ma a differente velocità, le successive clip mostrano il dettaglio nella differenza tra comprendere oltre quanti palleggi (2 in clip 2, 1 in clip 3) espandere l’uscita in palleggio dal blocco per attirare l’aiuto del lungo. Mentre ad innalzare il livello di pressione difensiva, Malik Monk deve anticipare il passaggio senza oltrepassare eccessivamente il confine inquadrato nella linea immaginaria del blocco per non imbattersi nel lungo avversario e battere sul tempo la difesa. Un tema che non ricorre finora è lo skip pass, ossia il ribaltamento di lato quando la rotazione interna è profonda.

La fonte primaria degli assist realizzati da Malik Monk in stagione è da penetrazione (2.3, primo in NBA a pari di Tyrese Haliburton). In questo scenario, è importante valutare come possono rientrare dei passaggi in emergenza quando non produce un tiro e un effettivo vantaggio per il ricevitore, dovendo fare leva su una seconda self creation (clip 1). Malik Monk da sempre ha in sé una componente di attacco in 1 contro 1 dal palleggio che ora trova una dimensione aggregata. Perciò, esiste una maggioranza di passaggi vincenti che nascono da consapevolezza rispetto alla provenienza degli aiuti una volta che ha battuto il difensore diretto. Nelle clip successive, Malik Monk reagisce alla rotazione riuscendo anche a prendere tempo necessario per valutare le opzioni mettendo pressione nel pitturato, pur evidenziando il rischio nel realizzare passaggi in salto. A questo si deve aggiungere visione e precisione per premiare tagli senza palla e abilità a mettersi in visione quando pare impossibilitato a concludere la penetrazione (clip 4-5, Kings 4° in frequenza di possessi conclusi con taglio).

Come ampliare il bagaglio tecnico

Il ball handling diventa funzionale in diversi modi da creatore di gioco. Per Malik Monk, è un aspetto da tenere monitorato in quanto finora abituato a conoscere un ristretto repertorio di velocità, ad alto giro di motore. In questi casi, serve a risistemare il gioco a due e mettersi più in ritmo per attaccare. In quanto, aggressività e modo con cui esce dal blocco in palleggio influenza l’efficacia, dato l’attuale stage in cui migliori sono le condizioni per farlo accelerare, altrettante sono le opportunità di chiudere positivamente. Segnale positivo la connessione che Malik Monk sta costruendo con i lunghi dei Sacramento Kings, soprattutto quando sono necessari dei re-screen per dare vantaggio. Nella seconda clip, emergono diversi aspetti già trattati. Il taglio di Vezenkov doveva essere simultaneo al pick-and-roll diretto da Monk per aprire il lato destro. Ma i Warriors giocano difesa ‘Ice‘ e tengono il gioco sul lato. Quindi, indietreggia e di nuovo i movimenti dei compagni a supportare l’efficacia. Il secondo taglio di Vezenkov toglie momentaneamente il low man alla difesa (non visto da Thompson), Fox porta con sé il difensore che avrebbe potuto fare stunt al gomito e Malik Monk è in grado di chiudere l’azione in pochi secondi.

Come già mostrato da un punto di vista analitico, c’è una vera crescita tecnica in Passing Versatility. Da passaggi a una mano, schiacciati, ribaltamenti di lato ed è molto interessante l’uso di questo lob a una mano. Oltre che per esecuzione, sottolinea anche come Malik Monk può adattarsi a giocare con un lungo mobile come Sabonis, con cui privilegia passaggi al petto o schiacciati, oppure verticale come McGee che preferisce un’assistenza al ferro per sfruttare l’elevazione. In queste clip, la guardia dei Sacramento Kings mostra come sta diventando sempre più pericoloso se non viene impedito ad entrare in area e se il lungo non ha un impatto sulla sua penetrazione. Quando dispone di tempo dal palleggio, sta risultando sempre più efficiente e affidabile. Mentre l’AST Ratio è salito da 22.5 a 26.7, il TOV Ratio è altrettanto migliorato (da 11.0 a 10.3). Quindi il rapporto AST/TOV è persino migliorato. Da considerare che, in maniera fisiologica, l’aumento di palle perse a partita (da 1.9 a 2.1) è quasi totalmente relativo a live ball turnovers (palle perse che rimangono vive), un fattore da monitorare.

Il ruolo di sesto uomo pare la dimensione adatta per Malik Monk, perché ha più chance di scoring e creazione di gioco per i compagni. Inoltre, massimizza il contributo nei minuti in campo, dove i Sacramento Kings in stagione registrano +4.0 punti su 100 possessi di efficienza offensiva. Dalle stesse situazioni elencate finora, è in grado anche di segnare da tre punti o al ferro in palleggio, spinto dal suo dirompente cambio di velocità così difficile da contenere per le difese. Riguardo la capacità realizzativa di Malik Monk, l’efficienza è fortemente condizionata da eccellenti percentuali da dietro l’arco (43.7% catch-and-shoot, settimo dato in NBA tra giocatori con 3.0+ 3PA).

Al contempo, i tiri da due punti lo vedono decisamente sotto la media tra pari ruolo (49.3% 2P, 33° dato percentile). Nello specifico, le soluzioni interne alla linea del tiro libero devono trovare maggiore produttività, vitale per un giocatore con alta frequenza di paint touches. Attualmente, Malik Monk registra la quarta più bassa FG% da penetrazione tra 56 giocatori con 10.0+ a partita (41.0%) e secondo dato più basso in carriera in rim FG% (58%). Questo non denota una lacuna, ma un break meno positivo di un attaccante comunque in grado di supportare l’attacco di squadra. Questo grazie a un’evoluzione della naturale connotazione del gioco di Malik Monk che ha ampliato il raggio di azione e dato un impulso al suo sviluppo. Il playing time nel quarto periodo è il terzo nei Sacramento Kings dopo Fox e Sabonis, perciò la fiducia è riposta anche nel chiudere le gare a fianco delle due stelle. L’energia che propulsa in uscita dalla panchina è vitale. Altrettando il playmaking quando Fox non è in campo, adattandosi e non pensando esclusivamente a segnare. Un aspetto su cui ha da sempre capacità di creare i propri tiri.

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