Brandon-Miller-Charlotte-Hornets
Brandon Miller - Credit: Nell Redmond-USA TODAY Sports

Film Room: Brandon Miller

Il tentativo di uscire dalla mediocrità passa da scelte complicate, lungimiranti e consequenziali rispetto alla direzione da intraprendere. Le voci di perplessità attorno alla numero due con cui Brandon Miller entra in NBA erano diffuse. Quando si parla di un rookie, perlopiù dopo appena 29 gare, non si intavolano giudizi ma soltanto prese di coscienza su quanto sta mettendo in mostra. Inoltre, all’interno di un contesto di rebuilding in piena evoluzione, il reale ambiente di complementarità attorno ai pilastri del futuro degli Charlotte Hornets fornirà indicazioni più chiare solo nel tempo. Oggi, Brandon Miller sta acquisendo familiarità con il suo gioco applicandolo al livello NBA.

In questo processo sta adattandosi nel rafforzare alcuni aspetti già presenti in termini di skillset e mostrando un buon potenziale di sviluppo. Questo gli permetterà di lavorare con meno pressioni presenti ma con un volume di aspettative in crescendo. La profilazione della frequenza di tiro di Brandon Miller è ben spaziata nel campo, sia on ball che off ball. Solo altri 15 giocatori nella Lega hanno una percentuale di almeno 20% al ferro, 20% short midrange (dal pitturato), 10% long midrange e 25% above the break 3P (dal perimetro esclusi gli angoli). Ha il terzo USAGE% più alto tra rookie (21.4%) e viaggia a 15.1 punti, 2.3 AST, 47.3% 2P e 38.8% 3P. Un primo output estrapolato dall’inizio di stagione di Brandon Miller è la capacità di generare un positivo impatto in diverse modalità nell’attacco degli Charlotte Hornets.

I migliori tiri per Brandon Miller

I possessi classificati come off screen sono 1.2 a partita per Brandon Miller. Attraverso il movimento senza palla trova un’importante volume di produttività e si tratta di una prima situazione dove si intravedono buone abilità. In queste circostanze il lavoro parte ben prima di ricevere e come in partenza cerca di ostacolare il diretto difensore. Inoltre, spesso è bene non dare riferimenti prima di attivare la vera e propria azione lontano dalla palla. Come visibile nelle clip 2 e 3, Brandon Miller è coinvolto da prima quando il passatore riceve, così da avere un possibile vantaggio per l’uscita. Gli Hornets tendono a liberare l’area intorno alla linea del tiro libero. Questo permette di poter usare pochi o nessun palleggio se acquisisce ritmo rapidamente e di imparare a leggere gli spazi in base all’esposizione del difensore del bloccante, optando per un diverso livello di conclusione. Mentre se avviene il passaggio sotto il blocco per togliere l’angolo aperto per una penetrazione, lo riconosce separandosi e giocando dal palleggio (clip 4). In questo modo converte una scelta difensiva mirata a creargli una diminuzione di qualità della possibile soluzione in una nuova opportunità di attaccare.

Brandon Miller recita diversi ruoli in attacco e ciò agevola la sua presenza in campo perché aumentano le fonti da cui poter contribuire. Così da limitare il rischio di limitata identità offensiva che qualora incontrasse delle difficoltà influenzerebbe negativamente il rendimento. Perciò, agire da finalizzatore dal perimetro quando i compagni creano vantaggio è un primo esempio di utilità. In stagione, Brandon Miller tira con il 39.4% in catch-and-shoot da 3P (su 4.9 tentativi a partita), un dato estremamente notevole per un rookie. Rappresenta un aspetto importante per prendere fiducia per mezzo di tiri di qualità a fianco di altri palleggiatori primari. Certamente queste chance dipendono dalla capacità di mettere pressione nel pitturato e attirare degli aiuti, quindi la pericolosità di Brandon Miller è direttamente proporzionale alla bravura dal palleggio dei compagni. Ma è positivo che le percentuali siano in buona media tanto da angoli (21/49, 43.8%) e altre zone (57/149, 38.3%), ma da sottolineare che l’incidenza sull’efficacia realizzativa è strettamente legata a triple wide open (51/112, 45.5%).

Il tema dello floor spacing non può riconciliarsi esclusivamente al tiro da tre punti. In quanto oggi diverse squadre sono molto attente nel proteggere il pitturato affidandosi a closeout ordinati e rotazioni. Quindi, attaccare i recuperi dal palleggio è una componente chiave per Brandon Miller come creatore secondario. Senza dubbio predomina l’attacco sulla mano destra, forte di affidarsi alle certezze che lo hanno affermato al college. Ma si iniziano a intravedere più livelli di scoring tra ferro, pitturato e midrange unito a variazioni nei tempi di rilascio secondo il contest della difesa. Può sia usare il primo passo per battere sulla velocità che facendo valere il vantaggio di taglia e altezza quando il matchup è con guardie più piccole (clip 4). Per Brandon Miller questo è il tragitto in cui le difese accettano di staccarsi da lui per aiutare ma poi devono affrontare il suo gioco dal palleggio acquisendone consapevolezza. A oggi, è quasi totalmente assente la componente di canestri segnati da taglio (meno di 10 possessi), un’ulteriore prospettiva del posizionamento perimetrale senza palla. Ma anche questo legato all’attitudine di squadra nel creare situazioni generatrici di tali opportunità.

Brandon Miller parte senza palla anche per giocare da handoff come finalizzatore (0.8 possessi a partita, 1.28 PPP). Il volume è molto limitato, ma il suo 76.2% EFG% è il quinto dato più alto nella Lega senza considerare un campione statistico e lascia subito intravedere un futuro potenziale in termini di play types. Di nuovo la bravura nel lavoro prima per prendere vantaggio con finta e cambio di direzione. Da quel momento, ha un leggero ma decisivo vantaggio per poter osservare la difesa nella scelta di inseguire e passare sotto (differenza tra clip 1 e 2). Sempre nel citato tragitto di intercambiabile posizionamento tra due estremi dove Brandon Miller trova spesso diverse difese contro di sé, sta imparando come le squadre possono decidere di contenerlo. D’altro canto, gli Charlotte Hornets stanno a loro volta acquisendo informazioni su quali sono gli spazi più vantaggiosi da creare per lui in modo da non eccedere in forzature o situazioni in cui incontra maggiori difficolta. Questi possessi fronte a canestro avranno risvolti su più fronti ma troveranno reale effetto quando Brandon Miller farà un deciso passo verso il cruciale scoring interno.

L’essenza offensiva di Brandon Miller

In questo ideale scenario dove al primo anno un giocatore può sperimentare e mettersi alla prova in differenti tipologie tattiche, Brandon Miller abbraccia anche la facoltà di palleggiatore primario in pick-and-roll (3.5 possessi a partita). In questi possessi mostra intelligente uso del corpo per tenere dietro il difensore contro il drop coverage. L’uso del hostage dribble può creare un 2 contro 1 che rimette quindi alle sue scelte l’efficacia del possesso, legandosi a letture su grado di profondità della protezione del ferro e relativa abilità ad attirare a sé il lungo. Inoltre, Brandon Miller presenta già un intrigante pacchetto di soluzioni tecniche come floater e runner per anticipare il rim protector e oltrepassare la verticalità del contest di tiro. Oltre che l’uso del palleggio a incrociare (snake dribble) per trovare una linea pulita in collaborazione con il rollante. Questa pazienza nel prendersi il tempo necessario per mantenere il vantaggio è un ottimo segnale e non sempre comune per un giocatore al primo anno. Nuovamente, la bravura nel valutare gli spazi a disposizione gli attribuisce da subito una certa duttilità per trovare diverse possibili conclusioni.

Quando la pressione difensiva sale al livello del blocco, diminuiscono i tempi di reazione e Brandon Miller si può affidare ad altre armi. Con il palleggio impara a gestire le complicazioni che sorgono, e soprattutto sorgeranno, non appena la gravity da attaccante aumenterà di credito. Quando il diretto difensore non recupera in tempo con il contenimento del lungo, allora è aggressivo con esitazione e ripartenza (clip 1). Può spezzare il raddoppio se l’arrivo si materializza stabilmente davanti a lui (clip 2). Mentre, come esplicitato nel dover fronteggiare più strategie di coverage difensivo, ritorna il tema del palleggio vivo e pazienza per giocare su un secondo blocco e forzare il passaggio sopra (clip 3). Poi, testimonia molto della sua self confidence la decisione di non affrettare un tiro, ma giocando con il cronometro e resettando l’uno contro uno quando il suo difensore recupera sulla palla (clip 5). Sono tutte situazioni dove Brandon Miller aumenta di sicurezza e bravura nel riconoscere da prima l’intenzione della difesa. Anche in questo caso, il delineamento delle sue abilità da creatore determineranno reazioni difensive sempre più definite a cui dovrà rispondere.

Quando avviene il cambio o si trova davanti a isolamenti, più Brandon Miller riesce a essere lucido e pronto nell’attaccare, meno la difesa potrà togliere spazi alla penetrazione. Perciò, entrano in gioco numerosi fattori quali alternare il livello di velocità, migliorare il ball handling e comprendere la funzionalità del suo atletismo più adatta. A ogni modo, finora è davvero interessante assistere ai primi flash di Brandon Miller in uno contro uno. Come cerca di usare il bump con la spalla sul petto del difensore per separarsi e concludere in arresto o elevazione (clip 1-2). Pur con difficoltà i concetti si vedono anche quando attacca a sinistra (clip 4). L’abitudine legata ai tempi di Alabama a lavorare dal palleggio si percepisce e ricorre il tema del confronto tra la ricerca dei suoi spazi e ciò che invece la difesa vuole forzare. Nell’ultimo possesso mostrato, Caldwell-Pope intende mandarlo sulla linea di fondo verso l’aiuto, quindi finta due volte la partenza per poi creare quel gap che permette di giocare il blocco verso il centro. Nonostante l’ottimo lavoro in screen navigation, acquisisce separazione con piede perno e virata. Pur non concludendo subito, assorbe il contatto per ottenere il fallo.

La dimensione da passatore è piuttosto limitata tuttora. Il rapporto tra assist e Usage è 0.52 (quanti assist realizza ogni volta che termina un possesso di squadra) e la maggior parte di questi passaggi vincenti arriva in situazioni di transizione primaria. Di nuovo, è un’interconnessione di dinamiche e la crescita a metà campo sarà rapportata anche al volume di attenzione attirata come scorer. Inevitabilmente, deriva da un processo di step, seppur si notano le situazioni di gioco che gli Charlotte Hornets tendono a voler creare con più frequenza per lui, sempre nella convivenza con un impegnativo processo di diverse informazioni e azioni. Se Brandon Miller saprà aggiungere forza fisica, potrà trovare multipli benefici nel suo gioco. Ma per un rookie poter e saper gestire possessi di vario tipo è un tema di valore da non sottostimare. In più, un contesto più complementare aiuterà di riflesso. Infine, la trade di Rozier ai Miami Heat può aprire al suo impiego da shooting guard, un fattore che può risultare rilevante nel medio termine e incrementare la portata della sua crescita.

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