Damian Lillard - Milwaukee Bucks
Damian Lillard - Credit: Jerome Miron

Film Room: Damian Lillard

La stagione dei Milwaukee Bucks è stata ricca di vicissitudini di vario tipo. Il primo periodo di transizione che inizialmente hanno visto una trade capitale e un cambio allenatore con Adrian Griffin. Una certa mediocrità difensiva, con il dato di efficienza a metà campo passato da essere il terzo migliore (96.0) nella Lega al ventunesimo (101.4) fino alla pausa per l’All-Star Game. Per seguire con l’arrivo di Doc Rivers, le prime tumultuose settimane dentro e fuori dal campo. Al netto di tutto ciò, la squadra ha in qualche modo raccolto vittorie e dalla ripresa della stagione a febbraio ha iniettato una notevole spinta. Ora vale il secondo posto nella Eastern Conference (44-24) e i Milwaukee Bucks stanno tornando a spingere. Questo parziale risultato arriva anche nonostante Damian Lillard attraversando una prima stagione con i Milwaukee Bucks non produttiva ai suoi livelli al tiro. Certamente, lo status e la carriera che lo precedono lasciano fiducia che potrà ritrovare ritmo ed efficacia.

Ancor più vista l’incidenza e la frequenza (45%) che hanno sul suo gioco. Il rendimento di Damian Lillard da tre punti impattano l’intera capacità realizzativa. Finora, sta tirando con il 33.3% in catch-and-shoot (2.8 3PA) e con il 35.9% in pull-up (5.7 3PA). Tutto questo è inevitabilmente un ostacolo e a lungo termine non può che infettare ogni genere di chance che viene attribuita ai Milwaukee Bucks. Ma trattandosi di uno dei migliori di sempre, rimangono valore percepito e gravity che sono forti generatori di attenzione. Perciò, al netto del leggero calo in USAGE% (da 36.2 a 30.5, quarto più basso in carriera – qui per scoprire tutto su questa statistica avanzata), Damian Lillard sta riportando il secondo miglior dato di AST Ratio (23.5) e il primo AST/TOV (2.76) da quando è in NBA. Il suo playmaking può essere un punto davvero importante per l’attacco dei Milwaukee Bucks, in attesa di tempi migliori come scorer.

Le partnership in PnR di Damian Lillard

Da subito l’accoppiata tra Damian Lillard e Giannis Antetokounmpo ha presentato un potenziale immenso. Il numero di possessi spesi per creare alle due stelle le condizioni tipo per spingere e generare attacco da questo gioco non è sempre stato lineare. Finora, la partnership si fonda su due situazioni: la prima è l’empty corner pick-and-roll (riportata in clip 1-2). I Bucks usano utilizzarlo facendo partire Damian Lillard senza palla, al fine di rendere più dinamica l’azione. La principale differenza che implica una conseguente lettura è, quando la difesa opta per il drop coverage come in questi possessi. Oltre che potenzialmente aprire al tiro dal palleggio, fattore da considerare è quanto profondo è lo stunt del difensore a un passaggio di distanza nei pressi della linea del tiro libero. Altro punto fermo è l’high pick-and-roll, dove il blocco è settato molto alto. In questo caso, oltre che dare a Damian Lillard notevole spazio per avanzare in palleggio, rende molto complicato per la difesa staccarsi in aiuto sul roll. Nelle clip 3 e 4, si nota bene la distanza tra la prima linea difensiva (concentrata su gioco a due) e la seconda. Questo genera uno spazio centrale dove Antetokounmpo ha libertà di ricevere in corsa, diventando difficilmente contenibile fino al ferro (qui per approfondire le terminologie tattiche).

Un aspetto positivo per Damian Lillard è avere diverse opzioni nei bloccanti. Oltre ad Antetokounmpo, Brook Lopez offre altre soluzioni e conseguenti scelte. Per quanto ha sempre lavorato per adattarsi ai canoni del gioco moderno, predilige il pop out aprendosi sul perimetro. Pur non con percentuali eccellenti ma rilevanti rapportate al ruolo (39.2% wide open 3s, 3.2 3PA), diventa un’arma che Damian Lillard può sfruttare in vari modi. Il palleggio vivo è chiave, perché tiene con sé il difensore del bloccante fino a che è allontanato a tal punto che il recupero diventa inefficace, come visibile in clip 2 con Jokic. Allo stesso tempo, lo spacing di squadra per manipolare la presenza di possibili aiuti nelle vicinanze: in clip 1, lo scambio di posizione tra Beverley e Portis tiene impegnati i difensori e amplifica le possibilità di contromosse come extra pass e tagli. Infine, trattandosi di una scelta che i Milwaukee Bucks adottano contro le difese più conservative, si crea una linea di penetrazione interna. Nel terzo possesso mostrato, di nuovo il concetto di assistere indirettamente il gioco a due riposizionandosi come Portis per creare a Damian Lillard un gap. Da qui con il cambio di velocità comprende che gli occhi della difesa sono tutti verso di lui, quindi diventa questione di trovare il compagno aperto.

Quando si parla di playmaking come abilità a tutto tondo, si intende un volume di letture che evadono dai confini ristretti a una prima lettura. Queste si estendono alla ricerca della lacuna difensiva, talvolta anche solo esposta per un brevissimo lasso di tempo, da attaccare. Un esempio è il terzo compagno libero quando avviene una pre-rotazione contro il roll. In particolare, quando questo è di Antetokounmpo, la magnitudo si moltiplica e può essere automatico giocare attorno a questo taglio piuttosto che direttamente. Nella NBA di oggi, la volontà di proteggere pitturato e ferro tende a prevalere. Perciò è molto comune vedere degli scivolamenti interni su ogni lato del campo. Per quanto se non segue qualità nei closeout si corre il rischio di trovarsi in netto svantaggio, questi passaggi devono essere rapidi e precisi per dare immediata opportunità a chi riceve di attaccare a più livelli. Se restringiamo il campo catch-and-shoot, Malik Beasley è attualmente il più letale nella Lega, con il 44.2% su 5.2 tentativi a partita e il 49.5% da angoli (90/182). Ma diventa particolare e intelligente scegliere chi inserire come primo destinatario del passaggio dalle mani di Damian Lillard, adattandosi anche alle scelte difensive e nei primi secondi. In clip 4, Jovic è al livello del blocco e Adebayo flottato internamente. Questo genera una ‘stampede‘ (partenza in penetrazione in corsa) per Antetokounmpo, che di nuovo gode di spazio per prendere velocità in single coverage.

Da queste clip mostrate finora, e in generale seguendo più partite dei Milwaukee Bucks, si intuisce come fanno forte affidamento sul primo pick-and-roll centrale. A volte quasi esclusivo ed eccedendo in questo, oppure non avendo a disposizione seconde e terze mosse. Soltanto il 16.1% dei tentativi dal campo arriva negli ultimi 7 secondi dell’azione e nell’arco totale l’efficacia realizzativa ha inevitabilmente un calo progressivo. Ma la questione diventa come reagiscono se il primo gioco non produce vantaggio. Il double drag (doppio blocco su palla in transizione primaria) è un’opzione, vista anche la versatilità in termini di tipologie di blocchi a favore di Damian Lillard da palleggiatore. Solitamente, visto l’ampio utilizzo di questo set nella Lega, il primo blocco è solido per dare un primo vantaggio con apertura sul perimetro (tipico per Lopez o Portis), mentre il secondo è uno slip al ferro (più congeniale ad Antetokounmpo). Si vede anche come i Bucks possano giocarlo sia con entrambi gli angoli pieni che soltanto uno, con relative complicazioni per la difesa. Per Damian Lillard, se il suo diretto difensore tende a inseguire, diventa fondamentale processare velocemente quale dei tre avversari coinvolti è attivo nei suoi confronti, tramutando questo in un passaggio vincente.

I cardini per Damian Lillard e l’attacco

Nel corso della sua carriera, Damian Lillard ha sempre privilegiato nei suoi tiri dal campo un ampio volume tra l’arco dei tre punti e al ferro. La frequenza percentuale dei primi è sempre stata sopra il 35% e oltre il 40% dal 2017/18 a oggi. Mentre per i secondi sempre maggiore del 30%, un dato che lo ha spesso inserito tra le prime trenta point e combo guard. Attualmente i tiri al ferro sono il 27%, comprensivi anche dei falli subiti. Le sue penetrazioni sono e saranno un un fattore chiave per l’attacco dei Milwaukee Bucks. Pur essendo meno rispetto alla passata stagione (da 16.2 a 12.8), in questo momento Damian Lillard ha una PTS% del 67.4 e registra 1.3 assist. Ecco la reale importanza, perché queste rappresentano un generatore di buoni tiri per i compagni: sta registrando il miglior dato dal 2020 in Drive Assist/Pass%. Una metrica che relaziona il rapporto tra passaggi in uscita da penetrazione e quanti di questi si convertono in assist. Ogni paint touch è oro per dare opportunità di qualità da più situazioni. Damian Lillard è sempre migliorato nel tenere lo sguardo orientato a tutto campo quando ha battuto sul palleggio il difensore. Questa consapevolezza permette di vedere i tagli o lo smarcamento dei compagni, forzare aiuti e anticipare le rotazioni. Rimane sempre importante anche analizzare il contorno e come può trarne vantaggio: come Gallinari a un passaggio di distanza in clip 1, o il gioco a due in lato libero in clip 2.

Da considerare assolutamente l’impatto di Khris Middleton, per vari motivi. Sta attraversando una stagione davvero efficiente, e con Damian Lillard aumentano i canestri dal campo assistiti (da 41.5% a 47.2%). Questo ha contribuito a registrare la seconda migliore EFG% in carriera (56.2%), grazie a circostanze meno soffocanti ed esigenti. Inoltre, lo starting five dei Milwaukee Bucks apporta 124.4 punti su 100 possessi di offensive rating in 1137 possessi. Perciò, la migliore versione di questa squadra può essere decisamente performante. I tre sono protagonisti di una Horns Action da cui possono uscire con varie soluzioni, tutti con facoltà di agire da palleggiatore con ognuno dei compagni. Questo taglio di Middleton, in clip 1, e la simultaneità con il pick-and-roll tra Damian Lillard e Antetokounmpo, porta Toppin (primo possibile difensore a inserirsi sulla traiettoria del roll) a essere girato di spalle. Perciò, il greco ha di nuovo quel letale vantaggio per aggredire il ferro come lui sa fare. Successivamente, nel possesso contro i Brooklyn Nets, si nota come lo spacing (inteso come chi è posizionato e dove) complica le rotazioni difensive. L’intenzione è di tenere il gioco sul lato (‘ICE’ coverage), quindi Giannis aggiusta l’angolo di blocco. Una volta che Damian Lillard ha vantaggio, non si ferma e tiene con sé O’Neale, e Bridges deve restare con Antetokounmpo, lasciando libero Middleton per un altro tiro costruito.

Le possibili combinazioni si moltiplicano, sta ai Milwaukee Bucks cavalcarle e sciogliere l’attacco dotandolo di movimento di giocatori e pallone. Ad esempio, il pick-and-roll tra Damian Lillard e Antetokounmpo con un’uscita lontano dalla palla per Middleton. Questo mantiene il ritmo offensivo e bilancia la produzione del duo principale con la presenza di migliori scoring chances per i compagni. Nella prima clip, si ripete il gioco a due con angolo vuoto, con Doncic preventivamente posizionato. La difesa cambia ma subito si susseguono il ricciolo di Middleton e il secondo pindown per Beasley, che parte con separazione dallo sloveno. Oppure, nel secondo video, il set è un tipico blocco sulla palla con corner exit, visto da diverse squadre. L’uscita in angolo, al netto di decisione e credibilità con cui avviene, è comunque utile per Damian Lillard in quanto incide sul facilitare il suo passaggio da pick-and-roll. Perché se Middleton si fosse invece posizionato in una delle due posizioni di ala, avrebbe avvicinato al palleggiatore un difensore che in qualche modo potrebbe alterare l’efficacia. Invece i compagni sono stanziati profondamente, come detto rimane la gravity di Damian Lillard che chiama Randle sul perimetro spinti dalla minaccia di un tiro dal palleggio. Per quanto la rotazione è di Hartenstein, in grado di alterare l’efficacia al tiro, lo spazio che ha per controllare ritmo e corpo lo aiuta a concludere senza forzature.

Il richiamo alla centralità offensiva

Fondamentale per i Milwaukee Bucks non inceppare in staticità di gioco, ma attivare del movimento prima del pick-and-roll. Pur non essendo effettivamente parte dell’azione, il concetto di base è quello di spostare i difensori mentre il gioco prende forma. Per Damian Lillard, avendo in parte predominato sempre in carriera la dimensione da scorer piuttosto che da passatore, questi frangenti agevolano il suo decision making. In clip 1, l’allineamento iniziale è quello già visto precedentemente dove il ribaltamento di lato ha portato allo ‘stampede‘ di Antetokounmpo. Contro Lopez, Bogdanovic è al livello del blocco e Damian Lillard va con il reject. Ora, attenzione a ciò che accade: il difensore di Middleton è costretto ad aiutare sulla penetrazione, mentre lui riempie l’angolo, Beasley sale in ala e Giannis riempie l’area. Da qui, può scegliere il passaggio secondo il comportamento di Duren. Oppure, altro dettaglio importante nel possesso successivo. Mentre Lopez e Antetokounmpo cambiano direzione verso e lontano dalla palla, quando arriva il blocco sulla palla, Williams e DeRozan danno le spalle al pick-and-roll empty corner. Il lungo avversario è alto e apre lo short roll, quindi la rotazione è in leggero ritardo e Lopez può agevolmente scegliere come chiudere.

Oggi, aspettando che questo nodo dell’efficacia al tiro si dissolve, è importante che Damian Lillard dimostri di saper mantenere maturità e prontezza nel dirigere l’attacco. L’intenzione è sempre quella di rallentarlo, ma ciò non deve impedirgli di impattare per sé e per i compagni. A esempio, nel primo possesso riportato, sul primo blocco Porzingis esce per fermare il palleggio. Ma sull’immediato secondo pick-and-roll è staccato e in automatico drop, guadagnando quello spazio ricercato e punito con Lopez in pop, sempre calamitando l’attenzione dei due difensori coinvolti fino all’ultimo. La capacità di passare in sequenza tra più situazioni è decisiva: contro i Kings, non c’è vantaggio sul primo gioco a due e nemmeno riescono con il triangolo a battere la difesa di Sabonis. A quel punto, Damian Lillard riconosce che, invece che cercare il blocco di Lopez in uno spazio ristretto, c’è un vuoto dove Antetokounmpo può vincere l’isolamento. Infine, nella terza clip, si assiste di nuovo a quel movimento collettivo prima di entrare in pick-and-roll, lo ‘show‘ difensivo di Young lo forza a fermare il palleggio. Qui, il lasso di tempo tra questa pausa e l’immediata entrata in Get Action con Antetokounmpo è minimo. Più Damian Lillard riuscirà a supportare l’attacco con questo genere di scelte, più circoscriverà eventuali cali al tiro.

Non si è sempre abituati a dedicare così ampia riflessione a Damian Lillard sotto questi aspetti. Si parla di un giocatore con 270 gare da almeno 30 punti in carriera (RS + PO), ventiquattresimo all-time. E con almeno 25.0 punti a partita in sette delle ultime otto stagioni. Di cui l’unica dove non ci è riuscito ha giocato 29 gare (2021/22). Ma è lecito dare credito alla multipla capacità di certi giocatori di andare oltre dei break che chiaramente hanno un forte impatto. E non sussiste dubbio che se queste percentuali si proietteranno anche nelle fasi più calde, rappresenteranno un serio problema. Al momento, Damian Lillard e tutti i Milwaukee Bucks ricercano stabilità. Se la troveranno assieme, sarà intrigante vedere il grado di minaccia che instaureranno nella Lega.

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