Deni-Avdija-Washington-Wizards
Deni Avdija - Credit: Stephen Gosling via Getty Images

Film Room: Deni Avdija

Il momento di Deni Avdija presenta numerose sfide per comprendere quanto è ampio il progresso che può portare al suo gioco. Il break che ha preceduto la pausa per l’All-Star Game è una prima risposta da parte di un giocatore che ha appreso la potenzialità del presente, nonostante i risultati negativi. Dal 1 gennaio alla citata pausa, in 29.7 minuti di media, Deni Avdija ha registrato 16.9 punti, 7.5 rimbalzi e 3.7 assist con split di 55.2/48.5/73.7 (FG%, 3P%, FT%, 4.5 FTA a partita). Ma si tratta di un episodio di una storia che trova un copione scritto sin dall’inizio di stagione, dove il giocatore israeliano sta mostrando un volto differente in attacco. Da quando entrato in NBA, gli aspetti principali della sua identità tecnica e tattica si legano a difesa e capacità di rimbalzo. Tra small forward e power forward (94 giocatori, almeno 25 gare e 20.0+ minuti di media), Deni Avdija registra la 13esima DREB% (21.3, a questo link una guida approfondita sulle statistiche avanzate). Mentre tra i suoi matchup offensivi rientrano i migliori attaccanti nella Lega.

Sotto questi aspetti ha mostrato solidità e competenza, mentre a fianco è in corso un importante lavoro per appurare dei difetti emersi. Un punto interrogativo non indifferente per definire il tipo di giocatore che potrà diventare a lungo termine. Nel frattempo, a inizio stagione ha concordato un’estensione contrattuale di 4 anni del valore di 55 milioni di dollari con gli Washington Wizards. La crescita anno per anno di Deni Avdija è stata modesta, ma se dovesse mantenere lo standard attuale, il valore del contratto diventerebbe una gemma preziosa per il rebuilding della franchigia. La ripartenza in seguito alla separazione con Bradley Beal e Kristaps Porzingis rappresentano un’opportunità per maggior minutaggio e ruolo più esteso per Deni Avdija. Ora chiamato a dimostrare e rispondere al messaggio di fiducia mandato dagli Washington Wizards.

Deni Avdija e floor spacing

Deni Avdija è alla ricerca di continua produzione ma ora sta convivendo con alcune discordanze nella fisionomia del ruolo offensivo. Se necessità di maggiormente la palla in mano, il repertorio tecnico e il livello di pericolosità con cui è entrato in questa stagione non giustificano un alto volume di possessi a disposizione a vantaggio di altri scorers. Perciò, il primo passaggio è incrementare l’efficacia senza palla. A questo proposito, c’è un importante dettaglio statistico che gioca a estremo favore di Deni Avdija. Quando il riferimento è un giovane giocatore (23 anni) il rapporto tra volume di tiri ed efficienza è un aspetto da tarare con cura. Se la maggior parte dei suoi canestri dal campo rimane assistita (66.0%), i valori di efficienza salgono notevolmente. Anche nel citato break precedente all’All-Starr Game, l’esplosione offensiva nasce da uno USAGE del 21.3%, di poco superiore a quello stagionale (19.9%).

Questo significa che Deni Avdija può essere altamente produttivo, pur non dovendo accentrare a sé tanto del gioco di squadra. E potrebbe trattarsi di un passo molto importante quando le gerarchie andranno definendosi. La poca gravity e minaccia da tiratore da sempre rappresenta un elemento deterrente per il floor spacing di squadra. Questo comporta un posizionamento staccato e un livello di attenzione maggiormente spostato sulla palla o gioco a due piuttosto che su lui con i piedi dietro l’arco. Qui viene fuori l’intelligenza di Deni Avdija nel ricercare scoring chances più alla sua portata. Queste clip (specialmente 1, 3, 4) mostrano il diretto difensore che deve flottare in rotazione con l’ultima linea difensiva. Una prima separazione che diventa libertà per riposizionarsi ed esplodere dalla ricezione con rapido primo passo contro il recupero. La dimensione da creatore secondario è al momento la più congeniale a Deni Avdija, che si può comunque prestare a differenti opzioni per avere un impatto. Saper convertire un’area di minore efficienza in una opportunità di scoring è un ottimo modo per battere la difesa e limitare situazioni di stazionarietà.

Un’alternativa per convertire la parziale assenza di efficacia come tiratore è trovare precisi tempi di taglio. Una fonte di punti che ha portato Deni Avdija a trovare una forte incidenza percentuale del volume di tiri al ferro assistito, soprattutto nei primi due anni di carriera (73% e 60%). Questo dato ora è assestato attorno all’ultimo valore, e registra 1.24 PPP da situazioni di taglio (1.0 possessi a partita). Di nuovo, mette in mostra prontezza e reattività nel cogliere un vantaggio autonomamente. Si vede molto bene nella seconda clip: dal momento che Allen è in rotazione su Jones e Strus passa a prendere Gafford (‘help-the-helper‘), ciò genera spazio per Deni Avdija da attaccare e dare una linea di passaggio al palleggiatore. Questo movimento porta a tiri ad alta percentuale nel pitturato, ma anche eventuale posizione a rimbalzo offensivo (1.2 a partita). Un’ulteriore lode alla presenza della guardia dei Wizards è proprio l’attenzione nel mettersi a servizio dei compagni, unito a quella solidità chiave nell’accettare ogni richiesta tecnica, anche le meno appariscenti.

Prima dell’inizio di questa stagione, Deni Avdija non è mai andato oltre il 35.0% di efficacia realizzativa da tre punti, né da angoli né above the break. Un fattore che nel gioco moderno influenza e non poco il playing time, perciò divenendo imprescindibile per comprendere che giocatore potrà essere. Il recente balzo offensivo è certamente spinto dalla percentuale realizzativa da dietro l’arco e al ferro, le due aree di maggior efficienza. Anche in questo caso, è doveroso valutare l’intera stagione che sta giocando, dove il miglioramento dalla lunga distanza è tangibile. Ogni qualvolta diventa letale a punire gli aiuti difensivi contro il palleggiatore o al ferro, ne accresce di valore come opzione offensiva. Oltre considerando quanto la percezione come tiratore apre a possibili benefici per sé e per i compagni. Nel caso di Deni Avdija, parliamo in via quasi esclusiva di catch-and-shoot, in quanto non agile o mai chiamato a giocare in uscita da blocchi. La 3P% dalla ricezione è passata da 31.6 (2.5 3PA) a 41.5 (2.1 3PA). Inoltre, sullo stesso volume di tiri wide open (1.9), dal 2022/23 al 2023/24 la 3P% è volata in alto: da 33.1 a 45.2.

Il gioco interno di Deni Avdija

Il rebuilding degli Washington Wizards apre la strada per meglio definire il suo gioco, poter convivere con errori e disporre di più opportunità da palleggiatore. In realtà, il numero di possessi in pick-and-roll non ha visto una notevole variazione (da 1.6 a 1.9 possessi a partita). Al contrario per quanto riguarda l’efficacia, sia in PPP (da 0.70 a 0.78) che in FG% (da 40.8% a 43.4%). Questo testimonia ulteriormente l’attuale conformazione per Deni Avdija, oltre che dal condividere il back court con una delle migliori point guard nella Lega in termini di cura del pallone e limitare i palloni persi come Tyus Jones. In questa stagione, va al ferro 8.1 volte a partita (4.8 in 2022/23), questo rappresenta il principale indizio del cambiamento di mindset in termini di decisione. La frequenza percentuale è salita (da 41% a 48%), ma di riflesso si registra una maggiore accuratezza (da 67% a 70%) e incidenza sui tentativi dal campo da cui subisce fallo (da 12.0% a 15.7%). Pur non possedendo velocità in sprint, ha forza nella parte superiore del corpo e tecnica nel footwork per segnare al suo ritmo. Perciò, non può prescindere dal saper attaccare lo spazio vantaggioso non appena lo riconosce, imparando a variare in tempi e angoli di rilascio. Alcune delle difficoltà come finisher derivano da ancora poca familiarità a convivere con certa frequenza e volume e dover affrontare degli ottimi rim protector esponendo il pallone nei pressi del ferro. Ma le risposte offerte sono davvero positive.

Nella NBA di oggi, a certi livelli non si può prescindere dall’evadere dalla concezione di scoring a tre livelli, ampliandola al quarto dello short midrange. Questa zona di campo prima della restricted area ma più vicina al ferro che quindi non considera i long twos, riveste un’importanza sempre più decisiva. Questo include situazioni ad esempio contro il drop coverage, quando non si è in grado di mettersi davanti al diretto difensore per concludere in lay up, per sbilanciarlo in avanti e separarsi o per non dover sfidare la protezione del lungo. Per Deni Avdija è fondamentale accrescere la qualità di queste soluzioni, soprattutto per uscire da una mono-dimensione interna, con diretta incidenza sulle possibilità da passatore. Questo include uso di floater, runner, footwork e virate e quella serie di tiri ravvicinati che cambiano il discorso come attaccante.

Oggi, Deni Avdija registra il 23% di frequenza di tiri dal campo da short midrange, +5% da passata stagione, ma tale variazione occorsa non ha visto un simile cambiamento in efficacia realizzativa (da 32% a 33%). Anche se, come in altri aspetti trattati, aver combinato aumento di tentativi e precisione è un buon segnale. Quanto visto in clip 1 è molto interessante e rappresenta una tipologia di possesso che si vede anche con Zion Williamson. Un empty-corner PnR in transizione primaria, dove le difese scivolano internamente perché non intimorite dallo shooting di Deni Avdija, che con uno o due palleggi si ritrova già nel pitturato: da qui, efficacia, fisicità ed esplosività saranno chiave per segnare. Il tipo di decision making mostrato nell’ultima clip è sinonimo di come essere efficiente pur non essendo prima o seconda minaccia offensiva. Utilizzato come hub per punire il cambio difensivo dei Raptors, osserva eventuale passaggio in entrata per Kuzma. Una volta che si riposiziona, attacca centralmente l’area libera, si arresta con la spalla verso il petto del difensore, riconosce che elevarsi in quel momento attirerebbe il vicino aiuto di Poeltl, ruota sul piede perno e tira in allontanamento.

Altre componenti di contributo offensivo

Non c’è caratteristica migliore in una forward nel poter essere in grado di apportare buona difesa, capacità di catturare il rimbalzo e immediatamente aprire la transizione e finire in coast-to-coast. Ecco un aspetto peculiare e scoperto da Deni Avdija. La preferenza nel ricercare questi possessi sono decisamente più confortevoli e puntuali per mascherare alcune delle implicazioni a suo sfavore a metà campo. In questa stagione, ha quasi raddoppiato i punti in contropiede (da 1.4 a 2.7) e presenta l’intero pacchetto di skills tecniche e atletiche per eccellere in queste situazioni quando si presentano. A oggi, è un altro tema dove dare credito ai miglioramenti che Deni Avdija ha apportato al suo gioco con aumento della frequenza percentuale di possessi in transizione (da 19.2% a 24.3%) e del risultato in PPP (da 1.10 a 1.15). Inoltre, tra giocatori con almeno 150 possessi totali, soltanto Giannis Antetokounmpo, Pascal Siakam e Jonathan Kuminga ottengono più falli su tiro (20.8%). Per la difesa, è complicato fermare un giocatore in corsa che talvolta si trova ad affrontare giocatori di minor taglia che concedono o punti facili o si trovano a forzare un fallo. Il dettaglio per cui non c’è un momento di esitazione tra la presa del rimbalzo e il primo palleggio per partire in transizione è un fattore differenziale che può mettere dietro di sé più difensori e creare subito vantaggio numerico.

Data la combinazione di trattamento di palla, visione da passatore e team-first guy, un ruolo che Deni Avdija può agevolmente ricoprire è quello di connettore tra colui che crea vantaggio e colui che conclude il possesso. Questo quindi circoscrive le responsabilità con la palla in mano, non eccede nelle richieste a lui dirette in termini di dirigere l’intero attacco e può far risaltare le sue doti affrontando una difesa già mossa o da cui trae beneficio con varie letture. Quanto visto in clip 1 è simile a possessi già emersi precedentemente in termini di reazioni a ciò che accade (attaccare le rotazioni), ma la capacità di servire il compagno meglio posizionato con buoni tempi di scarico è il miglior messaggio di collaborazione. Nel video seguente, il tempo rimanente è poco e le spaziature non sono di qualità, ma Deni Avdija trova perfettamente modo di ricevere in posizione vantaggiosa a cui aggiunge speciale conoscenza di gioco in termini di sapere preventivamente dove si trova il compagno libero. Anche l’ultima clip è una semplice ricezione contro il tag del low man, ma se da questo primo vantaggio non segue capacità di mantenerlo con creazione per sé o per i compagni, si compromette un intero possesso. Tutto ciò è un contorno ben marcato del profilo di Deni Avdija che lo rende congeniale a tanti sistemi di gioco in quanto sempre concentrato a compiere la migliore decisione per la squadra. Su cui la continuità diventa elemento differenziale.

Pur dotandosi ancora di esigua credibilità come tiratore, nella produzione interna e non godendo di un impressionante atletismo, al netto dei miglioramenti in più aree descritti finora, Deni Avdija sa trovare più modalità per creare ricezioni di qualità per un compagno. Rapido nelle decisioni e cosciente di come farsi trovare al posto giusto al momento giusto per mantenere o creare vantaggio senza fermare l’azione. Questo lo rende un compagno affidabile, un destinatario sicuro e non fa altro che incrementare il valore percepito della sua presenza in campo. Certamente, non è sufficiente a valere un minutaggio importante e un ruolo di alto spessore, ma può anche non essere ciò che i Wizards e Deni Avdija stesso hanno in mente. Lo sviluppo tecnico che sta mostrando è un segnale che lo può posizionare in un range di identikit a oggi molto ricercato nella costruzione di una squadra. Un tema di monitoraggio sono le palle perse: la guardia israeliana ha il 13° dato più alto di TOV% (15.2) tra giocatori con un’AST% almeno di 15.0% con 600 o più minuti in stagione. Ma rapportata all’età e al contesto, è accettabile se procede a incrementare il volume di tiri assistiti (pareggia il career-high in AST Ratio, 21.3).

Se Deni Avdija manterrà una certa linearità nella propria performance, che non deve necessariamente registrarsi nell’attuale stagione ma a cui deve assolutamente aspirare nel medio termine, allora potrà trasformare l’impatto della sua presenza offensiva che a volte lo limita. Il presente è anzi una prima vetrina del suo potenziale, di cui non dovrà necessariamente stravolgere o affrettare un’evoluzione, se non massimizzare il rendimento di alcuni componenti fondamentali. Quali giocatore di qualità off the ball, solido rimbalzista, affidabile difensore sulla palla e disponibile a correre in campo aperto. Attualmente ha già più gare da 20 o più punti (11) che nei primi tre anni in NBA combinati (8). In più, e questo può davvero essere il colpo vincente per gli Washington Wizards, il suo contratto ha un andamento decrescente: nel 2027/28, ultima stagione in essere, guadagnerà 11.8 milioni di dollari. Pensare a quanto può fortificare il suo gioco in questo lasso di tempo e il valore che avrà contrattualmente può essere una gran vittoria per la franchigia, e poi per Deni Avdija per massimizzare i profitti una volta terminato il contratto.

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